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Lo schiacciatore non parla dell'alzata, la risolve

Pubblicato il 15 marzo 2010 da Flavia

Ringrazio Monica per avermi segnalato oggi questa chicca, ragionando su possibili rapporti tra coaching ed educazione (argomento che ultimamente le crea molti grattacapi!). Proprio pochi giorni fa ricordavo con piacere l’effetto che mi fece la frase di un pallavolista durante un meeting aziendale. Evidentemente la pallavolo, così come il tennis e tutti gli sport agonistici, contiene dei messaggi importanti da riapplicare altrove.
Devo dire che VereMamme e il progetto Mom Coach, con la sua idea di coaching applicato ad ambiti diversi da quelli di origine (lo sport, poi il management), cioè addirittura alla maternità, alla vita personale e familiare, fa “storcere il naso” a molti scettici. E’ un atteggiamento diffidente (o snob..): verso le mode, verso la banalizzazione di cose difficili, verso i termini inglesi, verso quella che viene percepita come eccessiva competitività o aggressività. Come se voler promuovere un atteggiamento vincente in una persona fosse segno di presunzione o di eccessiva semplificazione (meglio promuovere il pessimismo e il cinismo, si va più sul sicuro?). Bene, guardate questo video: solo 3 minuti e un messaggio chiarissimo. Poi storcete pure il naso.

12 Risposte per “Lo schiacciatore non parla dell'alzata, la risolve”

  1. Stefano scrive:

    Da ex pallavolista…e schiacciatore….parole sante e vere! Applicate alla vita di ogni giorno….Flessibilità e adattamento…poi si schiatta di mazzate l’alzatore al bar!!!! :-)))

  2. Rachele scrive:

    Da attuale pallavolista, anche se a livello di divertimento, nochè schiacciatrice ribadisco: PAROLA SACROSANTE!!!!!!! Fare a scaricabarile non risolve niente anzi è un comportamento piuttosto infantile; nei bambini però è normale, negli adulti meno perchè loro sanno che attribuire le colpe serve a poco: quello che serve è capire chi ha sbagliato per insegnargli a non sbagliare più ma è PIU UTILE trovare un modo per risolvere una situazione che momentaneamente non va nella direzione giusta!!!

  3. Flavia scrive:

    E bravi pallavolisti :)
    pensate alle situazioni di lavoro con cui ci confrontiamo ogni giorno, l’esempio più esilarante è di solito tra marketing e vendite che si danno la colpa a vicenda. tutti dipendiamo dal lavoro di qualcun altro, ed è irritante se qualcuno non fa il suo pezzo come vorremmo, ma è più intelligente attivarsi per trovare soluzioni alternative, che dire "non posso farci niente, è colpa sua". mi piace tantissimo il messaggio di flessibilità: se la palla è bassa, non puoi comportarti come se fosse alta. devi cambiare, devi risolvere, non devi sprecare preziose energie mentali a lamentarti che sia bassa. mitico Velasco :)

  4. giuliana scrive:

    adoro velasco, il mitico allenatore filosofo, e sono d’accordo con tutto quello che dice.
    confesso però che mi mette a disagio l’idea di "atteggiamento vincente": mi fa molto anni ’80, quelli in cui andavano di moda libri come "io vinco, tu perdi" (avete presente?). ma, al di là delle mode negli stili di pensiero, l’idea di essere per forza vincente mi scaraventa di forza in un ambito competitivo, e questo non mi piace (attenzione, flavia, il contrario di vincente non è né pessimista né cinico, ma perdente tout cour, che è anche questo un concetto parecchio fuorviante, se ci riferiamo alla nostra vita di tutti i giorni).
    sono addirittura maniaca quando si tratta di parole, perché so che le parole formano il pensiero, e un pensiero che non sappia svincolarsi dalla competizione proprio non fa per me.
    ciò detto, è chiaro che palle basse ne abbiamo finché basta, e l’importante è schiacciarle. poi andiamo dall’alzatore, come diceva stefano, e lo schiattiamo di mazzate.

  5. M di MS scrive:

    Carino questo video!
    Devo dire che, al di là dello scaricabarile, mi ha confermato quanto sia utile avere un modo creativo di vedere le cose, fuori dai soliti percorsi (quando dice: apro il file "palle alzate male").
    Ma anche nelle piccole cose della vita quotidiana. Mi viene in mente quando per organizzare un incontro di lavoro anzichè chiedere uno sconto è bastato chiedere "cosa puoi offrirmi per questa cifra?" e la cosa si è fatta anche bene.
    Peccato che questa furbizia creativa non sia venuta in mente a me…;)))
    Come si dice a Milano: ciapa sù e porta a cà.

  6. Flavia scrive:

    @Giuliana grazie, sono d’accordissimo con te sul linguaggio che forma il pensiero. E’ per questo che credo che il rifiuto di uno stile di pensiero che predilige l’opportunità vs il problema, la soluzione vs la colpa, sia indice di cinismo e pessimismo (atteggiamento perdente, nel senso che non produce buoni risultati). quando Velasco dice "pensa a schiacchiare, non pensare a lamentarti" sta insegnando ad avere un atteggiamento vincente verso le difficoltà della vita. che poi dall’altra parte ci sia un avversario, fa parte della sana competizione dello sport, ma nella vita molto spesso l’avversario sono le avversità degli eventi, siamo noi stessi, sono i nostri limiti e blocchi da superare.
    lo vedo molto questo disagio in giro verso concetti come "vincente" , "competitivo" e penso che sia un bug nostrano, del paese dei pulcinella. ti lavorerò ai fianchi per convincerti :)

  7. pontitibetani scrive:

    vorrei aver registrato velasco.

    per dire … ha convito il mio superscettico nonchè filosofico compagno di vita, il quale – da quando lo conosco – ha dato il suo "ok" solo a due persone:
    un lama tibetano e velasco
    come dire "sti…." (ecco per dire il tipetto, mi capite …no!?)

    detto ciò vorrei dire del "vincente", il concetto di vincente in velasco (da ciò che ne ho tratto) è qualcosa che una che lavora nel sociale e spesso con i "perdenti" riesce a cogliere.

    è un vincente pulito, che si coniuga con gioco e con vita, con imparare, con coraggio, con ethos, con saper anche perdere e imparare, osservare chi perde dandogli stima e imparare da ciò che sa fare bene comunque.
    (un perdente che può diventare vincente in un attimo dopo).
    lui riesce ad insegnarti ad imparare perchè è il primo a cercare di imparare dal nuovo e di nuovo …

    a me ha trasmesso l’umiltà del coraggio di sollevare la testa e tirare avanti, di non sollazzarsi nella gioia o nel dolore, non autogloriarsi ora dell’uno o nell’altro.

    la vita e lo sport sono robe impegnative, raccontarsi balle non serve, si fa.
    senza scuse.

    mentalità vincente o principio di autoperpetuazione della specie?

    tnks a flavia, per avermi permesso di aprile il file "coaching" nella mia zucca, talvolta rigidamente, educativa!
    ;-)))

  8. pontitibetani scrive:

    dicevo vorrei averlo registrato per riscoltarmelo un pò…. opssssss

  9. Do minore scrive:

    Velasco è molto intelligente, lo conosciamo. Del suo discorso, alcuni aspetti non sono nuovi, ma due spunti "impliciti" mi sembrano notevoli.
    Innanzitutto, la creatività come metodo disciplinato di affrontare e risolvere i problemi, e in generale un approccio costruttivo alle cose, si diffondono con una fatica molto maggiore del pessimismo (o del cinismo, o della tentazione dello scaricabarile), che si propaga velocemente e spesso con poca resistenza.
    In secondo luogo, per riuscire ad assumersi le responsabilità dei propri errori e imparare da essi, occorre una chiara coscienza di sé e del proprio ruolo (madre, padre, membro di una squadra o di un’azienda) nello spazio e nel tempo: uno schiacciatore rimarrà schiacciatore anche nel futuro, e così l’alzatore e chi riceve. Questo non significa che il nostro ruolo presente sia immutabile, ma che ciò che siamo oggi non è destinato a scomparire domani; al contrario, ciò che saremo domani dipende da chi siamo oggi e da come lo siamo/saremo diventati negli anni, con i nostri comportamenti e il nostro lavoro, quindi è molto importante riuscire a fare bene la nostra parte.
    Sono idee tutt’altro che originali, ma spesso dimenticate o ignorate. Per fortuna, però, se incontriamo qualcuno che ce le fa riascoltare in modo convincente come Velasco, fanno vibrare delle corde stimolanti in molti di noi. Ciao.

  10. Flavia scrive:

    @M di MS ;) quella non era tanto creatività, ma abitudine alle negoziazioni coi fornitori: il cervello è come una palestra, e le nostre parti più reattive sono quelle su cui facciamo regolarmente esercizio… quindi per esempio il mio cervello in cucina è atrofizzato…ma posso brillantemente organizzare il catering :))))))

    Benvenuto do minore, della creatività come metodo e disciplina avevamo parlato quando ci siamo conosciuti :) grazie delle tue considerazioni sui nostri ruoli, non mi erano venute in mente. ecco perchè è così utile condividere le cose con gli altri.

  11. Chiara 2 scrive:

    Tempo fa, quando cercavo di capire che cosa non andava nel rapporto con il mio primo capo, avevo letto questo libro:
    Dialogo sul team – Massimo Bergami ed Ettore Messina
    In particolare, mi aveva attratta il fatto che Ettore Messina fosse un allenatore di basket di successo che stimavo molto.
    Insieme, raccontano dinamiche presenti nello sport, ma applicabili a qualsiasi gruppo umano in cui si debba fare squadra per raggiungere un obiettivo.
    L’ho applicato come la Bibbia quando ho avuto un piccolo team da coordinare e cerco di applicarlo alla mia famiglia, ovviamente cambiando ogni volta il significato della parola "vincere".

  12. mariangela scrive:

    Bellissimo intervento, molto divertente. Dare la colpa a qualcun altro è molto più facile di pensare "dipende da me" o "cosa posso fare io?", ma una volta che cominci la sensazione di dominio sulle situazioni (@giuliana, parole eccessive, ma sono pur sempre una control freak;-)) che ti dà, la sicurezza di te, sono meravigliose. E quanto più una situazione ti fa soffrire tanto più è difficile entrare in quello stato d’animo, eppure il "vincente" è tutto lì. Certo una cultura più calvinista avrebbe da tempo sdoganato il termine, sostituirlo con "costruttivo" può aiutare?


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