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La legge di Darwin – primo episodio

Pubblicato il 11 marzo 2010 da Flavia

 Elena. 40 anni. giornalista.

Certe volte quando parlo con gli altri mi rendo conto che non è una cosa tanto comune quella di essere rimasti in contatto con  i compagni del liceo, specialmente se ci sei rimasto molto in contatto. Per essere chiari, così in contatto che non ti limiti a spiarli su Facebook, ma li senti tutti i giorni, e ti ci vedi, pure, per giunta, magari per un caffè.

- Non capisco come facciate ancora a sopportarvi dopo 20 anni – ha detto Francesca, la segretaria del direttore.

- Chi ti ha detto che ci sopportiamo? – ho risposto io.

Ed è la verità, perché ogni volta che ci vediamo finisce che litighiamo e ci mandiamo a quel paese, ma senza di loro non saprei cosa fare.

Specialmente in periodi come questo, in cui mi sento una specie in via di estinzione, loro mi confermano che da qualche parte, nel mondo, esistono ancora esseri disadattati che lottano per non adeguarsi, strappando all’inesorabile processo evolutivo una nicchia genetica in cui sopravvivere. 

 —————————-

 

- Quest’anno delle elezioni tu non te ne occupi – mi ha detto Stefano, il caporedattore, sedendosi sulla mia scrivania. E me lo ha detto così da vicino che potevo contargli i peli del naso.

- E chi se ne occupa, allora? – ho chiesto io, cercando di mantenere una faccia impassibile.

- Veronica – ha risposto lui, sfogliando il mio calendario da tavolo.

- Veronica la tipa che è arrivata il mese scorso?

- Esattamente – ha detto lui continuando a sfogliare il mio calendario da tavolo.

- Quella che si è rifatta le tette? – Ho insistito io

Stefano ha smesso di colpo di sfogliare il calendario e mi ha fissata.

Ho sentito distintamente il suo respiro farsi più affannoso.

- Davvero si è rifatta le tette ? – ha chiesto.

- Si – ho risposto io – non te ne eri accorto?

Certo che me ne ero accorto – ha farfugliato lui con una certa irritazione – io queste cose le noto subito.

Ah bene – ho detto io – almeno non avrai una delusione come DeGallis.

Perché DeGallis pensava che fossero vere?

Prima di toccarle sì

Ah perché lui gliele ha toccate? – mi ha chiesto con un risolino.

Sì, lui – ho detto io, sottolineando il lui.

Allora Stefano finalmente è sceso dalla mia scrivania ed è andato ad alitare cipolle in faccia a qualcun altro.

Certo come vendetta per avermi tolto le elezioni di quest’anno è un po’ meschina, ma sempre meglio di niente.

Sempre meglio che consolarmi pensando che starò di più con mio figlio, come mi ha suggerito Mara .

- Con mio figlio – le ho detto – ci posso stare anche il mese prossimo.

Le elezioni, invece, ci sono adesso.

 ———————-

Certe volte Mara mi dà sui nervi.

La conosco da 25 anni e anche il primo giorno che l’ho vista mi ricordo che mi dava sui nervi.

Con quel cappello bianco da matrimonio in campagna che non si capiva che c’entrava con i jeans e lo zainetto Invicta a strisce viola.

“L’ho preso a mia madre” –   ha detto, come se avesse fatto chissà quale affare  a rubare un cappello a sua madre.

Beh, allora aveva 15 anni ed era quasi giustificabile. Quasi.  Il problema  è che anche oggi che ha 40 anni continua  a mettersi addosso roba vecchia e fuori moda.

- E’ vintage – dice.

- Non è vintage – cerco di spiegarle –  è brutto.

Aveva una carriera assicurata, Mara. La scuola interpreti a Trieste, lo stage al Parlamento europeo, cinque anni a New York. Io dentro di me dicevo, vai Marta sei tutte noi, e intanto sognavo che un giorno l’avrei raggiunta anch’io a New York. Ristoranti, teatri, un appartamento al Village e tutti i maschi newyorkesi a nostra disposizione. E invece lei che fa, quella traditrice? Tra tutti i maschi newyorkesi va a scegliersi l’unico collega italiano, e per di più cretino.

- Marta torniamo in Italia che li abbiamo i nostri affetti, quella è la nostra casa -  le ha detto lui.

- Mandalo a quel paese – le ho detto io.

Ovviamente ha preferito dare ascolto a lui e ci ha pure fatto tre figli.

L’altra sera  al telefono si è lamentata che secondo lei dall’agenzia per la quale lavora adesso la chiamano poco per via dei bambini.

- No, Marta, non è per quello che non ti chiamano – le ho detto

- E perché allora?

- Per come ti vesti

Non c’è niente come la sincerità di un amico per farti apprezzare l’ipocrisia.

———————–

- Ma insomma, Elena,  possibile che non ti dispiaccia neanche un po’ che ti abbiano tolto la conduzione del programma sulle elezioni? – ha chiesto Francesca con la sua vocetta belante.

(Ecco perché odio gli open space. Danno a chiunque il diritto di sedersi sulla tua scrivania ponendoti quesiti imbecilli.)

- Certo che mi dispiace – ho risposto

- Oooooddiooooo come sei sincera! – ha belato lei

- Cosa vorresti che ti dicessi? – le ho chiesto – che sono contenta? Non ti sei accorta che sono mesi che scrivo articoli sul programma elettorale dei partiti e traccio le biografie dei candidati? Mi sono girata 14 province in meno di una settimana e ora arriva Veronica con la quinta di reggiseno, si prende i miei appunti e fa lei le interviste in diretta. Certo che mi dispiace!

- Ah ma allora sei proprio nervosa, ti rode proprio questa storia, eh!

io l’ho guardata dritta negli occhi.

Naso a uncino, lentiggini sparse, bocca serrata da mi concedo solo dopo il matrimonio.

Non era certo tipo di cui avere pietà.

-       Ma, senti un po’ Francesca, ia programma partecipa anche Eugenio, quel tipo con cui esci?

-       Sì certo, perché?

-       Ah ecco dicevo…. Non sai  perché sul tavolo di Veronica ci stanno delle foto di lei abbracciata con tutto lo staff….

-       Tutto lo staff?

-       Tutto, sì, ….e no, sai…. te lo dico perché mi pareva che nella foto Eugenio tuo, era quello più abbracciato …… fossi in te andrei a dare un’occhiata….

-       Sì…guarda…vado  …ma non perché non mi fidi di Eugenio, solo perché voglio vedere come hanno allestito lo studio

-       Ecco brava, vai, e poi me lo vieni a raccontare, che sono curiosa

L’ho vista correre verso lo studio con una faccia aggrinzita come una prugna, ma confesso che non ho avuto pietà neanche in quel momento.

Marta dice che sono una vera cinica.

Dice anche che prima non ero così.

Forse ha ragione lei.

Io non ero così … ma mi ci hanno fatto diventare.

 

 

 



3 Risposte per “La legge di Darwin – primo episodio”

  1. Flavia scrive:

    - non è vintage. è brutto – :)))))
    questa è troppo memorabile. nonostante il cinismo questa Elena mi sta simpatica!

  2. christine scrive:

    …. mumble mumble… anche io frequento ancora i miei compagni del liceo… mi devo preoccupare?????

  3. Isa scrive:

    "Non c’è niente come la sincerità di un amico per farti apprezzare l’ipocrisia." : ah ah ah! :) Complimenti, mi sa che sarà dura aspettare venerdi’ prossimo per "la suite"! ;)


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