Esercizi di pensiero positivo – Combattere l’ira

Pubblicato il 07 marzo 2010 da Flavia

Alcune riflessioni giorni fa con Piattini: c’è in giro un astio, un livore, un’energia che anzichè incanalare per cambiare delle cose, rivolgiamo distruttivamente gli uni contro gli altri.
Qualche mia riflessione personale sull’uso del linguaggio nelle mail:  “è un fallimento” (e io che dovrei dirti?)
Riflessioni a pranzo su quei lavori logoranti e pieni di negatività, come ricevere telefonate di clienti arrabbiati tutti i santi i giorni, dalla mattina alla sera. In che stato si torna a casa?
Un collega dalla stanza accanto che urla al pc: e muoviti, bastardo! e un’altra al telefono nell’altra stanza: oh ma mi sentiiiiii? mi sentiiiiiiii?
La gente al cellulare in treno che fa sfoggio di aggressività  perchè al telefono è facile e perchè – loro pensano – fa figo. Invece chi è intorno vorrebbe solo zittirli con una valigiata in testa. Quanto potrei ancora continuare…?
Qualcosa vorrà pur dire, se una delle chiavi di ricerca con cui si arriva frequentemente qui su VereMamme è “pensiero positivo“. Ce n’è un gran bisogno.

Sarebbe bello condurre una campagna contro alcuni stati d’animo che sono i migliori nemici della nostra autostima e le migliori scuse per paralizzarci e non intraprendere cambiamenti.

La prima volta che ho letto la frase “solo tu sei responsabile dei tuoi stati d’animo”, mi sono arrabbiata. (Pessimo inizio, in effetti). Poi mi sono ricordata di un intervento di un famoso giocatore di pallavolo in un nostro meeting, e della sua provocazione: “Quando vi alzate la mattina, da cosa dipende se è una buona o una cattiva giornata?”. Pensai a tutte le risposte ovvie, tipo “dal tempo” “dall’umore del capo” “dagli impegni della giornata” tranne che a quella veramente ovvia: “Da me stessa”. La me stessa che avevo in mente allora era un personaggio rivolto soprattutto all’esterno,  molto dipendente da una serie di successi a breve termine, per definizione instabile,  e quindi la risposta mi sembrò troppo pretenziosa. Come sarebbe dipende “solo” da me stessa? Ma poi cominciai a chiedermi: perchè in certi giorni la vita mi sorride e mi sento capace di tutto e in altri, complice un micro-sistema di eventi irritanti da cui mi sono fatta avvelenare le ore precedenti, mi alzo sentendomi già una iena? E dove sta scritto che deve essere così?

Riconosco che c’è un solido fondo di autostima nello scegliere piuttosto che subire qualunque cosa, quindi anche i propri stati d’animo. Partire dall’autoconsapevolezza, come dicevamo tempo fa, significa riconoscere i propri stati d’animo e incanalarli. Di alcuni, significa anche saper liberarsi accompagnandoli gentilmente alla porta: ansie, paure, sensi di colpa, sensi di inferiorità.

Prendiamo l’ira. L’affronto per prima perchè ho ammesso che mi è facile cascarci – quindi, qui, devo lavorare molto su me stessa. Innumerevoli le cause: i contrattempi, le cose fuori del mio controllo, qualcuno che mi fraintende…e naturalmente i no e le urla dei bambini, quando il troppo è troppo.

Sono numerose le ragioni per cui arrabbiarsi conviene: serve per dare la colpa a qualcosa o a qualcuno, spostando la responsabilità dall’interno all’esterno di noi, può servire a manipolare gli altri con timori e sensi di colpa, evita di farci pensare con chiarezza e ci offre la temporanea scusa della perdita di controllo, ci permette poi di commiserarci, e così via con una lunga lista di buoni alibi.

Non tutte le manifestazioni d’ira sono dannose, ad esempio quelle volte a scongiurare un pericolo immediato per i bambini. Però sarebbe meglio simularla e scegliere bene il linguaggio, bloccando subito i comportamenti pericolosi senza ferire la loro identità. (Per esempio, tempo fa ero al parco e ho colto un urlaccio: “AngelicamaseiSCEMAti SPEZZIlaschienamifai SPAVENTARE ti PICCHIO e NONTIVOGLIOpiù BENE!” Lo giuro, le ha dette così tutte in fila, in un climax perfetto! Ma aveva fatto un corso?) Anche un profondo sdegno che spinga ad agire è una cosa che può servire, mentre un attacco di ira violenta e offesiva fa solo danni e non cambia assolutamente l’ordine delle cose. Considero positiva anche la rabbia come tenacia, come grinta costruttiva, che io vedo sportivamente così: mancato un obiettivo, mi do la carica per riprovarci, magari imprecando, ma mi sto ricaricando. E quindi faccio ripartire il cronometro, riprendo la palla, riposiziono l’asticella…

Ma e’ quando non scegliamo, quando ci sentiamo travolgere, quando perdiamo il controllo che facciamo del male (verso noi stessi e  verso chi ci è vicino, l’ira è una forma di violenza): ed è quello il momento di pensare a fare qualcosa sul serio.

Vi metto qui alcune tecniche per liberarsi dall’ira:

- Decidere che vogliamo liberarcene. Come il vizio del fumo, non si va da nessuna parte se prima non lo vogliamo veramente.

- Sforzarci sempre di scegliere, prendendo contatto con i nostri pensieri nel momento dell’ira.

- Annotare gli eventi. Tenere un diario dei motivi e delle circostanze che ci hanno fatto esplodere ci farà scegliere l’ira con minore frequenza.

- Liberarci dalle aspettative e dalla pretesa che gli altri siano diversi da come sono (durissima, questa) e che tutti ci approvino, dato che queste sono fonti frequenti di arrabbiature.

- Dopo uno scoppio di collera, annunciare che è stato un errore ed esprimere il proposito di non ricadervi, dimostrando a se stessi e agli altri di volersi correggere davvero.

- Farci una bella risata, che è una forma superiore di intelligenza emotiva. Qui siamo già al livello advanced.


Ispirato da

Wayne W. Dyier, Le vostre zone erronee, Bur

Altre letture

Rabbia, C.Tani e R. Sorrentino, Mondadori

La rabbia, K. Ruth, Frassinelli

Non t’incazzare!, D. Palacios, Vallardi

VereMamme Coaching, tutti i post sull’autoconsapevolezza


5 Risposte per “Esercizi di pensiero positivo – Combattere l’ira”

  1. pontitibetani scrive:

    aggiungerei un bel libretto sullo zen
    lo zen e il tiri con l’arco di cotal herigel http://www.aikikai.it/Biblioteca/zenarco.htm

    libro del quale mi era piaciuto il concetto che il vero bersaglio sei tu stesso.

    ma io credo che questo processo di autoconsepvolezza necessiti anche di luoghi di ricarica (hai voglia a fare pratica di autoconsapevolezza in mezzo al supermarket), di esplorazione, e di esercizio…. poi si che potrai usarla in ufficio nel delirio totale.

    insomma arrivare a fare i conti con la rabbia (che nella sua variante positiva è esattemente, come dici, tu una forza propulsiva che aiuta ad oltrepassare gli ostacoli) fa parte di un processo complesso, e della capacità di distinguere la propria rabbia, da quella altrui, della capacità di restare sereni in mezzo ad un tornado, e via dicendo.

    e occorre che qualcuno ci aiuti a fare questo lavoro di definizione, di esercizio, di consapevolezza …

    imho

    :-)

  2. piattinicinesi scrive:

    ecco, guarda, ti avevo appena scritto un commento sullo zen su FB :))
    ci sono zone profonde di noi stessi su cui lavorare, con lentezza e costanza. ognuno ha le sue, sigh

  3. Flavia scrive:

    @Piattins, ma guarda che io scrivo e parlo, nelle situazioni pubbliche, sempre esercitando lo zen (o almeno la mia personale limitatissima applicazione). Non hai idea di cosa uscirebbe se non lo facessi :) è nel privato che pecco spesso :)
    @Monica, ciao!! sì sì, grande lavoro infatti…

  4. Chiara 2 scrive:

    Forse faccio questioni di lana caprina, ma, dal momento che sono una grande esperta, credo ci sia una differenza tra rabbia e ira. Anche se poi si dice "arrabbiarsi".
    Penso che la rabbia sia uno stato interiore, che può anche non esplodere e che fa male principalmente a noi, ci rode da dentro.
    L’ira invece è una manifestazione, non necessariamente collegata alla rabbia. Spesso è un’esplosione temporanea, un fuoco di paglia. Io tendenzialmente ricado nella categoria degli irosi, collerici, più che in quella di chi cova della rabbia (anzi, quando porto rancore lo porto con quieto e freddo odio).
    A parte questa precisazione, il fatto è che non so se voglio liberarmi di questo vizio: è l’unico che ho.

  5. Flavia scrive:

    @Chiara, mi fai morire dal ridere! giusta la tua distinzione. io soffro di tutt’e due. Per evitare l’ira, la trasformo in rabbia "long lasting". brutto affare!


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