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Piccoli grandi bilanci (3)

Pubblicato il 18 febbraio 2010 da Flavia

Avevo iniziato tempo fa una specie di sfogo, annunciando che avrei preso delle posizioni.

Ora la parte più delicata del mio coming out, la più difficile da strutturare, la più facile a suscitare antipatie, è quella sui metodi e stili materni (o genitoriali, per essere politically correct).

Qui dentro infatti finiscono tutte le diatribe infinite su parto, allattamento, sonno, alimentazione, relazione mamma-bambino, stili educativi, e così via. Due – secondo me – sono i grandi mali che ci affliggono quando ci addentriamo in questo ginepraio.

1. L’abbondanza e l’abuso di dati scientifici, cioè la disponibilità di informazioni e di “pareri esperti” su qualsiasi minimo dettaglio, che porta facilmente a manipolazioni, laddove il senso di colpa è  il vero e proprio DNA delle madri. Qualsiasi cosa tu voglia fare, c’è uno studio scientifico che dice che sbagli. Qualsiasi tesi tu voglia sostenere contro un’altra, c’è uno studio scientifico che fa per te. Non è una novità che l’overload di informazioni generi paralisi decisionali. Metteteci lo stato di confusione mentale in cui ti getta un bambino, almeno il primo, e va a finire che i danni di tutte queste informazioni sono maggiori dei benefici.

In una commistione tra il senso sacro-religioso di una maternità prepotentemente fisica, simbiotica, immutabile e universale (quando basta guardare un po’ di storia e di geografia per capire che non è così sempre e dovunque), e la fede nella scienza del ventunesimo secolo, è nata una nuova specie di Inquisizione, con i suoi dogmi. I primi quindici minuti di impriting sono essenziali nella creazione della relazione tra mamma e bambino, è scientificamente dimostrato. (Presto, presto, datemelo, non lavatelo, altrimenti non mi basterà una vita per fargli recuperare il trauma). Il ciuccio e il biberon come oggetti del demonio. Dalla condanna della eccessiva medicalizzazione del parto, alla luminosa estatica esperienza del parto naturale, meglio se a casa.  Il senso di colpa se fai il cesareo. Il senso di colpa se fai l’anestesia epidurale. Il senso di colpa se non riesci o non vuoi allattare. I pediatri da una parte, qualcuno anche un po’ troppo sbrigativo,  le “amiche” dall’altra, il marito in mezzo (poveraccio). Vincono di solito le guru informate sugli ultimi studi, sulle ultime verità rivelate. Senso del sacro, comprovato dalla scienza: un mix infallibile.

Ora dirò una cosa forte, su cui molti dissentiranno, e va bene così. L’avevo già accennato qui. Mi sembra che una conseguenza dell’overload di informazioni e della paralisi decisionale sia che molte donne, quando diventano madri, anzichè maturare verso l’indipendenza di spirito e di giudizio, facciano dei passi indietro nelle logiche adolescenziali del branco. Talvolta sono innocue e superate in fretta con un po’ di esperienza personale, talaltra sono durature e sconfinanti nella setta. Non si accettano più i consigli delle generazioni precedenti, il che può andare bene, ma si diventa preda del gruppo, il che può essere anche peggio. Il gruppo fa trend, fa cool, gli anglicismi impazzano (e poi dicono il marketing): in ospedale, optare decisamente per il rooming-in (al primo l’ho fatto. al secondo, grazie ma anche no, fatemi dormire e portatemelo all’alba … che dite? se piange gli avranno dato un po’ acqua e zucchero?!? AH ORRORE, SHOCK!!)
Non si dice più dormire nel lettone, che è negativo, ma co-sleeping, che è figo. Non si dice “smettila di fare i capricci, su, ti do un’altra cosa” ma, che ne so, fare un “distract & ridirect“. Ma non riusciamo neanche a sentirci un po’ ridicoli?

2. Le categorie e gli stereotipi fissi, peggio ancora se in guerra fra loro.

Prendete questo brano di Crescere con i figli, di M. Ammaniti, a proposito della “condizione mentale della donna nel primo anno di vita del figlio”. Winnicot parla di primary maternal preoccupation, Stern di costellazione materna. Che cos’è? Si tratta di “un’organizzazione mentale temporanea (..) Durante il periodo in cui si afferma, la vita della donna ne è completamente dominata e ogni altro aspetto della sua vita passa in secondo piano”. Bello, ma il problema sta nel prendere tutto come oro colato e dimenticarsi delle sfumature, talvolta neanche tanto sfumate.
Per esempio io durante il nono mese ho discusso al telefono, in lunghe chiamate internazionali, i dettagli del mio nuovo contratto: trasferimento da città estera A a città estera B, agenzia per la ricerca di casa, sostegno del coniuge, fisso e bonus, azioni, macchina, trasporto del gatto, e così via. Era giugno, avrei partorito a luglio, mi sarei trasferita a novembre. Nel frattempo avevo fatto altri colloqui per vedere se saltava fuori un altro lavoro per non dover continuare ad emigrare (non saltò fuori…per fortuna). Come mai non ho detto “che il mondo si fermi! sto per diventare madre, non esiste nient’altro! ne riparliamo tra uno, no, meglio due anni! Forse tre!” Ops, forse perchè non potevo. Ma, in verità, perchè non mi è neanche passato per la testa. Forse perchè non rientro nell’ideale materno, ma piuttosto in quello antitetico e altrettanto stereotipico di “manager fredda e calcolatrice“.
Ero così ansiosa per l’incastro di tutte le nostre organizzazioni che a momenti mi prendeva il panico. “Come accoglieremo questo bambino? non abbiamo ancora una casa!” “Guarda che tutto quello di cui lui avrà bisogno è l’amore” mi disse il futuro papà. Menomale che la semplicità degli uomini può afferrarci per i piedi nei nostri deliri e riportarci per terra.

Ammaniti continua così: “La donna si comporta come un’innamorata. Quando incontra il suo bambino, dopo averlo sognato e fantasticato per tanto tempo, le sembra di incontrare il principe azzurro (…) Allo stesso tempo si stabilisce una specie di coreografia. La madre e il bambino si avvicinano e si allontanano in sincronia, si incontrano seguendo un ritmo profondo che solo loro due conoscono.”
Un brano simile, bellissimo, se letto nella fase magica dell’attesa, mi convince che la natura ha predisposto tutto così perfettamente che mi ritroverò trasformata di colpo e senza sforzo in una Madonna. Mi convince anche – se mai ce ne fosse bisogno -  che San Giuseppe non può che essere uno sbiadito comprimario, perchè il miracolo della creazione è tutto mio, nelle mie insostituibili braccia (un ritmo profondo che solo loro due conoscono). Quindi chi si alzerà la notte? La Madonna innamorata, è ovvio. E’ nella natura delle cose. La natura dell’Amore non si mette in discussione.

Eppure io il miracolo della maternità non l’ho mai visto così. Forse perchè sono una pessima madre pigra e menefreghista: l’unica Vera Suprema Verità Materna è una strada faticosa, in salita, che impone sacrificio, che io evidentemente non ho abbastanza attributi per affrontare. (Mi sa che mi tocca specificare: il paragrafo appena concluso era sarcastico).

Il conflitto primario che ho visto in atto è quello tra chi si ritrova perfettamente a suo agio in una descrizione idilliaca e pensa che le altre che hanno qualcosa da obiettare siano schifose egoiste, e chi non ci si ritrova affatto e pensa che le altre siano tutte “insopportabile melassa”. Per cui ecco “le decerebrate che fanno solo la mamma e si annullano” oppure “le stronze in carriera che pretendono ancora di andare in discoteca”. Le stesse contrapposizioni stereotipiche si ripropongono, neanche tanto sottilmente, dietro il conflitto tra chi sceglie di stare a casa e chi sceglie di lavorare.

Io, l’avrete capito, parto in seconda posizione (nasco stronza, insomma) ma mi analizzo molto e soprattutto  cerco di non generalizzare mai la… melassa, di distinguere cioè tra chi segue davvero il cuore e chi senza saperlo si fa del male o fa del male ad altri, per cercare di rispettare un’immagine sacra. Oppure tra chi abbraccia tranquillamente il proprio stile più naturale, senza requisitorie verso gli altri, e chi invece sommersa dalla frustrazione di non poter essere quello che vorrebbe, cerca rivincita criminalizzando le altre.

La stessa contrapposizione che genera questa guerra tra donne, a ben guardare,  ha delle basi scientifiche: quella tra madre facilitante, che asseconda totalmente il bambino e si lascia andare ai suoi ritmi, e madre regolatrice, che tende a imporre routine e abitudini, a renderlo precocemente indipendente, che “non vuole viziarlo.”  Io di certo, figlia di madre regolatrice e inguiaiata per giunta dal  lavoro, sono per istinto regolatrice.  Penso che tutto questo proteggere i bambini dalle frustrazioni non sia un buon insegnamento: nella vita non puoi sempre avere quello che vuoi, e soprattutto nella vita non troverai qualcuno che scatta ad ogni tuo comando, quindi puoi anche imparare ad aspettare un po’ , e poi, meglio ancora, imparare a guadagnarti  le cose a cui tieni. Cum grano salis, è ovvio: non è un discorso che farei ad un neonato di poche settimane.

Infatti quello che molti psicologi dimenticano di sottolineare, è che gli esseri umani sono sfumati e variabili, e tra questi due estremi – assecondante, regolatorio – ognuno troverà i suoi equilibri, le sue vie che non devono essere per forza rettilinee. Qualche volta bisogna imporre, qualche volta bisogna andare incontro.  Qualche volta coccolare, qualche volta staccarsi. E’ l’eccesso costante dell’uno o dell’altro atteggiamento, che non va bene. E’ così difficile da capire?  Pare proprio di sì: e allora giù botte, guerre senza tregua tra il Bene e il Male. Che in realtà sono guerre tra poveri, che dovrebbero solo capirsi e aiutarsi.

Mettiamola così: oggi la maternità diventa troppo spesso un campo di battaglia in cui si è dimenticato il significato della tolleranza e del buon senso e in cui nessuno lascia in pace gli altri. E’ diventata un grande mercato di opinioni, di categorie. Ogni categoria pensa che l’altra voglia dominare, assumere il controllo,  e che quindi vada fermata. Ad ogni costo, incluso l’aggressione e la violenza.

L’unico modo di uscire da questa psicosi collettiva, è ancora una volta difendere la libertà di opinione e di scelta, insistere sul fatto che non esistono soluzioni uniche per tutti. Ogni volta che leggere o linkate uno “studio scientifico”, ogni volta che siete tentati di giudicare una madre come buona o cattiva, per favore pensateci.

 

 

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18 Risposte per “Piccoli grandi bilanci (3)”

  1. alessandra scrive:

    Bel post, un pò incazzato, forse. Quello che ci voleva, oggi. Ieri ho scoperto di essere incinta del secondo figlio, non programmato (non ancora, almeno, insomma ci è scappato, mettiamola così…), e ora sto morendo di paura. Perché anche io nasco stronza, ma non per voglia di carriera; io, banalmente, sono un pò egoista, non ho la vocazione al martirio, mi piace dormire, fare le cose con calma, avere una casa ordinatissima, i capelli a posto, magari se ci scappa una cena o un cinema last minute non mi tiro indietro, cioé tutte cose incompatibili con un adorabile tiranno di due anni e mezzo. Ecco, sto scivolando nella melassa, ma è chiaro che sono una egoista pazzamente innamorata di suo figlio, solo vorrei che sapesse prepararsi la cena da solo! E ora si ricominicia, ed io sono terrorizzata (il futuro papà è al settimo cielo, invece). Da tutto. Di perderlo. Che non sia sano. Di stare male. Di vomitare. Di soffrire (il primo parto non è stata una passeggiata, punto). Di avere bevuto troppo e preso medicinali prima di sapere di essere incinta, cioè ieri, come dicevo. Di essere troppo vecchia (37). Tanto sono vecchia comunque, tanto valeva aspettare ancora un anno. Di non riuscire ad amarlo quanto amo il primo. Di amarlo più del primo che poi ne sarà geloso e soffrirà. Che mio marito dica che mi aiuterà e poi non lo farà. Che i miei genitori e mia suocera ricomincino con il rosario di consigli non richiesti. Che non farò tanto presto quel viaggio a New York. Cha la casa non basti (questa è una certezza). Che il mio matrimonio non regga a questa "scossa". L’ho detto. Ora tocca a voi, per favore.

  2. Flavia scrive:

    Alessandra, ora sto scappando, e il tuo bellissimo momento (per l’intensità, per tutto) merita ben altro. la mia "incazzatura" è grinta e spero intanto sia contagiosa. a dopo…

  3. Laura.ddd scrive:

    Bel post, Flavia. Condivido molto (se non tutto). Ma pirma, lasciami dire ad Alessandra: AUGURI. E che tutti quei pensieri e quelle paure io le avute per entrambi i miei figli, anche se entrambi erano non dico programmati, ma comunque desiderati nel momento in cui sono arrivati. E che è una gran cosa che tu possa dire e scrivere qui queste cose senza doverti sentire giudicata e (mi raccomando) tantomeno in colpa. Tornando al post, io sono figlia di una madre regolatrice, ma sono cresciuta vedendo anche mamme facilitanti, e, se devo dirla tutta, preferisco la prima. Sto faticosamente cercando una terza via, che potrei definire della "madre incoraggiante", anche se invece spesso anche se probabilmente mi è rimasto l’imprinting della madre regolatrice. Diciamo che sono un ibrido (che bello, mi piace non rientrare in nessuna categoria:))).

  4. Wonderland scrive:

    Un gran bel post, che riassume anche molte di quelle che sono le mie "nuove" idee, nel senso che è vero, alla lunga si riesce a guardare alla big picture e ad essere meno estremiste. Tolleranti. Con se stesse prima che con le altre, a volte, che i paragoni spesso solo soltanto un modo per giustificarsi e "darsi ragione".
    Brava Flavia.

  5. Mariangela scrive:

    Vado controcorrente. Bel post, certo, ma…. non lo so, non mi stupisce. Non ha il sapore del "coming out", è l’essenza stessa di VM dal suo primo giorno, quello che mi è piaciuto subito. Il "brava Flavia" è da parecchio che te lo meriti!!!

  6. Ondaluna scrive:

    Ah, ecco perché ti ho sempre amata!!! :)

  7. Flavia scrive:

    @Mariangela al volo
    e certo che per te non sono sorprese, tu sei qui dal giorno1 (letteralmente)! il fatto è che invece molti arrivano e da poche cose (un esempio per tutti: il biberon nel logo. da non credere) si fanno delle idee… ho pensato che le mie, di idee, dovessere essere tirate fuori e spiegate un po’.

  8. Marilde scrive:

    Flavia: Ondaluna è stata più veloce sul tempo, ma la frase è uguale!

    Alessandra: con l’energia che ti ritrovi un secondo figlio sposta giusto un po’ il viaggio a New York, ma mica di tanto. Il tuo più che un commento è un gran bel post.

  9. Mamma Cattiva scrive:

    Già stamattina ho osannato a questo post.
    Addirittura il doc è andato a leggerselo e ti ha stimato. Ha capito perché ti leggo così spesso. Qui trovo la quadra e mi piacerebbe trovarla là fuori ma ancora di più dentro di me.
    (Alessandra! Vai serena che tu puoi contare su questo luogo. Perché non fai il blog sull’arrivo del secondo e tiri fuori il tuo sano egoismo? Segui il filo di Onda e apri la pista a quelle che si domandano sul secondo? Altro che politiche sociali! ;))) In bocca al lupo!)

  10. Serena scrive:

    Che su questo post siamo d’accordo è scontato, altrimenti non staremo qui a leggerti con piacere sin dall’inizio di VM. Però, io, da nevrotica con un saldo background scientifico, devo confessarti che i vari studi scientifici mi hanno aiutata moltissimo. Forse perché sono riuscita ad isolare dal mucchio quelli che mi parlavano delle sfumature, o forse perché da scienziata so che una cosa sono le leggi della natura, un’altra la vita reale. Che si fa presto a dire che il co-sleeping da sicurezza al bambino, ma se la madre non riesce a dormire con i piedi del pargolo nel costato, allora è meglio affidarsi ad un metodo che mette d’accordo mamma e figlio (e possibilmente anche il papà)
    Per me leggere molti libri è stata la via di salvezza, e continua ad esserlo. Poi è chiaro che nel mucchio scelgo il metodo tra i tanti che è più congeniale a me.

    Però sono d’accordissmo con te. L’importante è non soccombere al metodo, e ancor meno ai sensi di colpa.

  11. Flavia scrive:

    Eccomi tornata…
    @Laura, evviva gli ibridi, le sfumature, le terze vie :)
    @Wonder, grazie. I paragoni infatti sono sempre sbagliatissimi
    @Ondaluna e Marilde: vi pensavo scrivendolo, e vi aspettavo infatti!
    @MC mi fa sempre un certo effetto quando qualcuna di voi fa leggere anche a "lui". l’ultima volta che è successo ho scatenato un litigio. menomale che stavolta è andata meglio!
    @Serena, il fatto è che tu eserciti il tuo giudizio. Quello che mi indispone sono le forme di manipolazione e approssimazione: articoli di informazione sommaria, commenti su facebook ai suddetti, forum e cosi via. ridurre uno studio (fatto da chi? perchè? per chi?) a un titolo ad effetto è fin troppo facile. esempio: "Figli felici? madri a casa con loro tre anni".

  12. Flavia scrive:

    ed eccomi a te Alessandra. Una bella emozione per me ricevere il tuo annuncio così in diretta. Non posso che unirmi a quello che ti hanno già detto, e non posso che ricordare emozioni e paure molto simili alle tue. all’annuncio del secondo, cercato sì ma arrivato proprio subito subito :), rispetto al primo che era stato una festa, ricordo che sono stata un po’ zitta col test in mano e poi ho detto a lui…."mmm, che casino."

  13. Laura67 scrive:

    Ciao….ho letto le vostre lettere…anch’io ho alle spalle un’infanzia difficile che fortunatamente sono riuscita a superare grazie a mio marito. Nel matrimonio,che al principio ho considerato in realtà una fuga dalla famiglia,ho trovato fortunatamente tutta la forza e l’amore per superare i disagi psicologici che mi avevano seriamente demotivata.Lui è poi venuto a mancare 5 anni fa…lasciando un vuoto incolmabile per me e per i nostri figli ….ai quali ha saputo trasmettere ,purtroppo in pochi anni, il senso paterno che io non ho mai conosciuto! Ci manca tanto!!!! Ma Il problema è anche un altro…, ancora oggi combatto al fianco dei miei fratelli x cercare di far uscire. mia madre da una situazione insostenibile da sempre con mio padre!!! lei è terrorizzata ….non riesce a reagire….e non so davvero più cosa fare. Si sta ammlando…in fondo ha solo 62 anni….e meriterebbe un pò di serenità!!!

  14. Chiara scrive:

    Parole sante, soprattutto quando parli del padre ridotto a San Giuseppe che fa tappezzeria. È la cosa che mi trova meno d’accordo in un certo tipo di concezione della maternità.
    Il mio percorso è diverso dal tuo: parto dallo stesso presupposto (anche se io non ero "in carriera", solo mi piacevano i progetti che stavo portando avanti) ma, una volta che mi son vista segare le gambe, mi sono chiesta quanto ne valesse la pena e quanto fosse invece più il caso di investire di più nel mio privato. Che non significa solo figli, ma anche Luca, Viola, la danza, la cura del mio corpo e della mia salute.
    Oggi sicuramente le mie aspirazioni somigliano di più a quelle delle mamme-e-basta. Ma so anche che nella maternità non c’è nulla di definitivo e che tra qualche anno tutto potrebbe cambiare, così com’è cambiata casa mia infinite volte in questi 4 anni.
    Del resto, se penso a quanto è cambiata la mia vita lavorativa negli ultimi 9 anni, non mi sembra per niente strano essere flessibile anche negli altri aspetti della mia esistenza.

  15. Silvietta scrive:

    più lo leggo, più mi piace. mi fai pensare a tante, tantissime cose, giudizi che ho attraversato, fasi tranchant che mi hanno ferita. eppure vado avanti lo stesso, con il mio stile, nè buona nè cattiva. però che sollievoo passare ogni tanto da qui .. un abbraccio

    e auguri ad Alessandra. concordo, un bellissimo post!
    silvietta

  16. alessandra scrive:

    Ciao. Grazie per avermi rivolto auguri ed incoraggiamenti nei vostri post. E comunque il mio annuncio non voleva rubare la scena al post di Flavia, che dice cose sacrosante. Io non so se sono madre regolatrice o facilitante….forse solo madre opportunistica, nel senso che regolo le cose che mi interessano davvero e assecondo le liberta’ che tutto sommato mi sento di poter far godere a mio figlio… vedremo cosa succedera’ adesso. A proposito, scrivo da Madrid, dove staimo festeggiando i 40 anni di mio marito (e il pupo e` rimasto a casa a Roma con la nonna)!!!! a prestooooooooo!!!!!! Anzi, hasta pronto!

  17. Flavia scrive:

    @Laura67, grazie per la tua storia…se possiamo incoraggiarti in qualche modo siamo qui.
    @Chiara e Silvietta, grazie della visita, e delle parole chiave che mi sono segnata nei vostri commenti: "flessibilità" e "sollievo" :)
    @Alessandra, figurati, è stata davvero una bellissima cosa. Divertiti a madrid! :)

  18. piattinicinesi scrive:

    voto la madre incoraggiante di lauraddd, che vorrei incoraggiante anche nei confronti di se stessa. alesandra le tue paure erano anche le mie con il secondo, la maggior parte delle cose che temevo si sono avverate, ma ora non le temo più.


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