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Prima di tutto.

Pubblicato il 17 gennaio 2010 da Flavia

Una volta Piattini, nel riprendere il suo blog dopo una pausa di riflessione,  ha scritto un post dal titolo “Prima dei nuovi post”,  ed io mi sono chiesta: cosa vuol dire?

Ma poi ho provato quella precisa sensazione. Quella per cui non ti decidi a fare i tuoi primi passi, lo “scatto di crescita” che ti aspetti (li abbiamo anche da adulti, altrochè), lo sprint fondamentale in questi primi giorni dell’anno,  perché c’è qualcosa da sciogliere, qualcosa che sta fermo lì… prima di tutto quello che c’è da fare. Prima dei prossimi bilanci. Prima di raccontare tutto quello che so e che mi piace su storytelling, conversazioni, strategie e tutto quello che mi accenderà,  prima di riorganizzarmi la vita intorno a nuovi progetti con The Talking Village, MoMCoach ed… altro ancora. Insomma, prima dei prossimi post, mi tocca metterlo sul tavolo questo grumo, altrimenti non ingrano, non parto, mi ripeto solo “non ce la farò mai”.

Rispetto a quando ho scritto questo non sono più la stessa persona, è inutile continuare a fingere. Quegli abiti mentali sono smessi, piegati  e chiusi in un cassetto da molto tempo ormai, ma vorrei comportarmi come se li avessi ancora addosso, anziché vedere finalmente i nuovi. Avevo sottovalutato lo scorrere del tempo di un blog. Avevo ragionato in termini statici (un sito) e non dinamici (un organismo vivente). Avevo piantato tanti bei paletti, cioè pensieri idee convinzioni, senza immaginare che ognuno di essi avrebbe preso vita, perché è vivo come me (e menomale). E così qualcuno si è seccato. Qualcuno è diventato un tronco e continua ad aggiungere anelli di accrescimento. Qualcuno nuovo è spuntato, piccolo, fragile. Avevo detto che il web sarebbe stata una lezione per me, troppo abituata a pianificare a misurare, a confezionare e a lanciare, ma lo avevo detto prima ancora di viverlo davvero.

Non sto parlando solo di contenuti o di idee o di piani, come sono solita. Per una volta la smetto  di essere sempre prepotentemente  orientata all’azione e ai risultati (“fare”) per tornare ai valori e ai sentimenti (“essere”), dove si annidano le ragioni per cui facciamo quello che facciamo, dove se ne sta abbarbicato questo benedetto  “prima di tutto”.

Io non so che razza di idea vi siete fatti, ma lì’ dentro c’è un sacco di lavoro da fare, ve lo dico io. Forse è ora di chiarirlo. Attraverso giorni e settimane intere in cui, per esempio, mi sento una madre inesistente (e mi viene da ridere perché predico sempre che nessuno dovrebbe mai permettersi questi pensieri), per esempio perché non sono in grado di nutrire Pezzettino, perchè il secondo si frulla o si ricorre ancora al vasetto di omogeneizzato, perchè quasi sempre preferisco liberarmi da quel momento e delegarlo alla tata, perché in generale il mio rapporto con i pasti dei bambini è patologico, perché se poi mi vedesse tata Lucia, lì, in piedi accanto al tavolo con i due piatti davanti, in mezzo a loro due con l’aria di una condannata a morte, mentre infrango tutte le buone regole del buon rapporto col cibo chiamando a raccolta giochi, pregando e poi minacciando, mettendomi le mani nei capelli, sorridendo al piccolo e al tempo stesso ringhiando al grande che gli ruba le cose e lo fa urlare, imboccando anche il grande che ha una lentezza che mi fa uscire di senno, mentre il piccolo incamera bocconi che però non manda giù e qualche volta sputa o vomita facendomi disperare, beh, quella appenderebbe subito le sue ottantacinque regole in giro per casa mia (facile no?), mi farebbe togliere la patria potestà e mi manderebbe di filato in una clinica psichiatrica. Questo per citare solo un problema.

Ecco forse  che cosa mi manca, che cosa mi intoppa, è che sono qui a dire che dobbiamo accettare e lavorare sulle nostre debolezze, che siamo persone e non supereroi, e poi non parlo quasi mai delle mie, di debolezze, perché un antico vizio vuole che i problemi si superino con i cingoli, guardando avanti, agendo agendo agendo, altrimenti più li si contempla e li si nomina e più si legittima la loro esistenza.

Ora, eccomi qui finalmente, come i gatti che devono sputare le loro pallottole di pelo. Non so quanto spesso ci riuscirò, mi fa abbastanza schifo, ma fa bene alla salute.



23 Risposte per “Prima di tutto.”

  1. mammolina scrive:

    e brava Flavia sputa, sputa, che fa bene davvero. Io ho provato ad evitare di farlo e col tempo mi è venuta una bella gastrite!

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Io ho imparato che a non sputare si inizia a vomitare, quindi sempre meglio iniziare a sputare che arrivare al punto di vomitare…suona angosciante ma rende bene l’idea :)

  3. flavia scrive:

    questo sì che è un coming out! brava flà, sputa, così a te non viene la gastrite e noi possiamo pensare che davvero ci somigliamo :)

  4. Flavia scrive:

    prima di andare davvero in clinica :) l’ultimo commento credo sia di Giuliana, alla quale certe volte a Milano soffio il pc, e così i campi di VM le restano compilati col mio nome :) (giusto per svelare alle altre l’arcano, e per farla impazzire un altro po’ !)

  5. Chiara2 scrive:

    Le mie gatte non sputano le palle di pelo, però poi mi pisciano in giro. Ergo, sputare palle di pelo è una cosa ottima! ;-)

  6. Flavia scrive:

    ahaha, ma dico, mi fate ammazzare. Una si uccide per scrivere una roba simile, e voi vi fissate sugli sputi! d’accordo, avete ragione, ed è una ennesima dimostrazione che la comunicazione per immagini concrete funziona! :))

  7. Silvietta scrive:

    perchè per dire "io adesso faccio" bisogna che quell’io ci sia, e non solo da qualche parte, ma con forze e idee chiare su quel nucleo di essere – chiamalo anima, ghianda, vocazione,, quello che vuoi – che poi da moto a tutto il resto. Ne avevo parlato casualmente qui , senza accorgermi che era un fiume in piena che mi avrebbe atteso a questo inizio di anno per chiedermi di darmi da fare prima ancora di sstendere la lista degli obiettivi.
    Tu stessa – all’epoca- mi avevi parlato di risonanza tra post…. ecco, oggi anch’io qui risuono. E allora? stiamoci dentro, Flavia, ne uscirà sicuramente qualcosa di buono – anche se il planning degli obiettivi dovesse aspettare febbraio :D

    un abbraccio di incoraggiamento, per entrambe, che credi?
    silvietta

  8. ITmom scrive:

    l’ho sempre detto che da quando ho aperto il blog sono cambiata ed evoluta di più e più velocemente che in tutti gli anni precedenti. dovrebbero prenderlo ad esempio nei corsi di psicologia, altro che analista!

    io grazie al blog ho sciolto nodi che per anni mi stavano dentro come dei parassiti che mi impedivano di evolvere, grazie ai punti di vista diversi dal mio e grazie all’esercizio di mettere nero su bianco i sentimenti.

    capisco lo stato d’animo che stai vivendo perché anche io mi sorprendo in preda a crisi isteriche con figli che girano per casa urlando e picchiandosi e mi guardo dal di fuori, ritenendomi la peggiore delle mamme, quella che non riesce a trovare la pazienza e il tempo mentale per seguire i figli. non è facile, nessuno lo crede, secondo me dovremmo semplicemente essere più indulgenti con noi stesse e non gettare il sasso troppo lontano, pretendendo di fare un salto per andare a prenderlo. passo passo si riesce a fare se non tutto, almeno molto, ma senza pretendere l’impossibile.

  9. piattinicinesi scrive:

    mi citi all’inizio, e guarda caso io da qualche giorno sono alle prese con un post che è un po’ un altro prima dei nuovi post, uno di quei momenti in cui ci si ferma a riflettere e finchè non si sono messi a posto i pensieri non si va avanti.
    adesso è ora che lo scriva, e d è dedicato a te.
    il web ci ha cambiato entrambe, e io da te ho imparato tanto :))

  10. Laura.ddd scrive:

    Chiunque tu fossi allora e chiunque tu sia adesso, una cosa è certa: hai fatto una grande cosa aprendo questo sito. grazie :)
    io leggo molto di tutte voi e scrivo poco, è un periodo cosi’, un periodo di "cova".
    Riprendo le parole di ITmom: da quando leggo i vostri blog "sono cambiata ed evoluta di più e più velocemente che in tutti gli anni precedenti". E mi preferisco adesso.
    Intanto, cara mia, passo le cene a richiamare il Grande e Piccola per le sue acrobazie sulla sedia e la Piccola perchè si degni di usare le posate. Pero’ sto diventando bravissima col pensiero laterale e anche con quello obliquo ;) e udite udite ci sto trascinando anche la mia dolce metà ;)

  11. Flavia scrive:

    Allora lanciamo una campagna "dona un abbraccio e un antiemetico a una mamma incasinata"…
    grazie Silvietta!
    ItMom, grazie mille, davvero. Il problema e’ quando si ha la sensazione non di chiedere troppo, ma di non essere capaci nemmeno di "un minimo"…di calma, di pazienza…. non sono molto indulgente, mannaggia.
    Piattini, oddio, mi commuovi! Anche a me Piattinizzarmi un pochino ha fatto molto bene :)

  12. marilde scrive:

    C’è una fiaba,non ricordo più dove l’ho letta, o se mi sia stata raccontata. E narra di un uomo che doveva arrivare in un luogo per il quale era necessario attraversare il deserto. Chiese aiuto a degli aborigeni australiani che lo conoscevano bene e che gli avrebbero fatto da guida. Si misero in cammino. L’uomo li seguiva, si fermava quando loro decidevano che era giunto il momento di mangiare, e dormiva quando preparavano il fuoco vicino alle tende. Proseguirono il cammino per diversi giorni, poi senza una parola, né una spiegazione, d’un tratto, a metà di un pomeriggio qualunque, gli aborigeni si fermarono.
    “Cosa succede? Perché ci fermiamo?”
    Silenzio
    “Dobbiamo rimetterci in cammino, non possiamo fermarci, io ho un appuntamento importante”
    Silenzio
    Gli aborigeni tacevano e l’uomo era disperato ma non conoscendo il deserto non poteva proseguire il cammino.
    Tre giorni di silenzio assoluto e poi d’improvviso si rimisero in viaggio. Subito l’uomo non osò chiedere nulla, per timore che si indispettissero e si fermassero di nuovo, ma dopo un po’, visto che procedevano a passo spedito e sembravano intenzionati a continuare, osò chiedere” Come mai ci siamo fermati e perché ora siamo ripartiti?”
    “Perché avevamo corso troppo in fretta e avevamo perso la nostra anima, ora lei ci ha di nuovo raggiunti”.
    Scusa la lunghezza, ma leggere il tuo post mi ha fatto venire in mente questa fiaba che magari un giorno posterò con qualche riflessione. Credo succeda periodicamente – a me è successo- di doversi fermare prima di ripartire. E’ bene sia così, intanto sputiamo un po’ di cose in eccesso, mettiamo via i vestiti vecchi, e pensiamo a modi nuovi di stare al mondo (che stare al mondo è una cosa complicata). Occuparci delle nostre parti fragili è in genere l’ultima cosa che vorremmo fare, ma la più proficua. E, fidati, parlo con cognizione di causa….
    Abbraccio a te e a tutta la combriccola presente su questo gran sito. O meglio: gruppo di auto-mutuo aiuto…..

  13. Flavia scrive:

    @Laura, davvero stai contagiando la tua metà col pensiero laterale? dovrai raccontarci tutto!
    @Marilde ecco, è esattamente così che mi sentivo. La parabola è perfetta… grazie.

  14. LGO scrive:

    Vorrei un antiemetico anch’io.
    Mi ero dimenticata delle palle di pelo, in effetti, ma lo sapevo che da qualche parte ci doveva essere la risposta a quello che mi tormenta.
    Anche se il problema è: ripartire per dove?

  15. alessandra scrive:

    Il grumo, caro compagno di viaggio, potrei dire. Non è una sensazione nuova per me, solo che non avendo familiarità con i gatti non avevo mai pensato alle palle di pelo. Però è da molto che evito di fare i tanto odiosi "buoni propositi", perché quel grumo mi toglie lucidità, e non si possono fare i buoni propositi in condizioni di emergenza. I buoni propositi di solito hanno come premessa una frase tipo "da domani si volta pagina", come se la vita fosse un libro che si scrive una pagina alla volta. Magari! Intanto a volte non è che il libro lo scrivi proprio tu, ma al massimo lo leggi, se ti va bene lo recensisci, e poi non è detto che la lettura sia scorrevole, spesso sei ferma alla prefazione e non hai più voglia di continuare. Sul lavoro si aprono troppo in fretta nuovi fronti prima che tu abbia chiuso i vecchi o prima di avere il tempo di attrezzarti per bene, poi ti chiedono di iscrivere tuo figlio alla materna entro febbraio prima che tu abbia avuto il tempo di capire se si è inserito al nido e se gli piace socializzare con gli altri bimbi (per ora direi di no), devi ancora smaltire (in tutti i sensi) il panettone natalizio che già vedi in vetrina i vestiti di carnevale, presto arriveranno le uova di pasqua, ed Expedia ti avvisa che se sei previdente e prenoti entro febbraio le tue vacanze di agosto avrai diritto ad uno sconto extra….ecco, stai sempre ad inseguire qualcosa, quasi mai qualcosa che ti interessa davvero, spunti item da una lista che non si accorcia mai, e intanto il grumo cresce, cresce….. La mia anima da mò che si è seduta, mi guarda e sghignazza….forse vuole capire dove voglio arrivare. O meglio, forse aspetta che io capisca che corro, corro, ma non sto andando da nessuna parte. Bah.

  16. Mariangela scrive:

    Brava, Flavia. Bel post, di quelli in grado di toccare corde che conosciamo bene tutte. Aggiungere la dimensione di mamma alla propria esistenza è una faccenda assai complicata da gestire. In termini di "fare", è davvero un altro lavoro, tutto da imparare. In termini di "essere", è affrontare cambiamenti, dubbi ed entusiasmi addentrandosi in un territorio assolutamente inesplorato. Le due cose inoltre sono in antitesi, perchè aggiungere un altro lavoro 24/7 già non sarebbe semplice se lo sapessimo fare. In più lo dobbiamo imparare. In più dobbiamo contemporaneamente cambiare. Oltretutto, in un momento della vita in cui quasi sempre ci sembra di aver raggiunto un punto, un traguardo, una certa serenità e sicurezza nel condurre la nave. Non so se sia il web a far crescere, a migliorare la consapevolezza e la capacità di affrontare le tempeste o la bonaccia e farti ritrovare il gusto per il viaggio. Forse è semplicemente cambiato il mezzo, si è evoluta tecnologicamente quella rete di rapporti, di confidenze, di supporti, di sicurezze che in passato si chiamavano famiglia, piazza, chiesa. Con il grande plus che non ci sono più vincoli fisici, puoi andarti a scegliere con chi parlare in base a chi ti fa stare meglio e questo aumenta esponenzialmente l’efficacia del confronto e la sensazione di benessere.

  17. Flavia scrive:

    @LGO, "ripartire per dove", qui bisogna studiare un po’. Ho sottotitolato a suo tempo "mamme che sanno cosa vogliono" con l’ambizione (e la solita dose di faccia tosta) di aiutare ognuno a scoprire questa risposta e poi a perseguirla con tutta la propria passione, senza farsi abbattere dalla mediocrità e dalla rassegnazione che sembra essere lo stile di vita proposto ai più, mentre i "vincenti" fanno esibizionismo del corpo, festini, reality, leggi ad personam. Forza, su, ora incazzati un po’ !!

    @Alessandra, la sensazione che hai mi sembra quella di qualcuno che si costringe a fare cose che non le interessano davvero, spuntare item dalla lista non è vivere… Ci vorrebbe un vero coaching. riprendi contatto con i tuoi core values, ci sono giorni in cui si corre appresso a troppe incombenze lo so, ma se c’è quel centro forte, ci sostiene. poi, come dice Marilde, quando lo abbiamo perso di vista occorre fermarci per ritrovarlo un po’.

    @Ciao Mariangela, grazie del tuo "mettere in prospettiva", è un quadro perfetto. Il motivo per cui ho scritto questo post è che talvolta mi sembra ci sia una dissonanza tra come appaio "fuori" (decisa, dinamica, sicura? boh) e come mi sento veramente a volte.. forse mi serviva chiarire, innanzitutto a me stessa, che il motivo per cui faccio tutte le cose che faccio è crescere, cioè tirare fuori e migliorare un bel po’ di cose di me ;)

  18. Flavia scrive:

    Per Alessandra, una riflessione in più. Non mi piace molto l’idea che noi non scriviamo il nostro libro, non mi piace essere spettatrice… La vita è forse più simile a un blog o a un microblog.. noi dobbiamo scrivere i nostri titoli, i nostri updates, e dobbiamo metterci dentro tutto quello in cui crediamo. Gli altri e il caso ci mettono poi del loro, e su quello certo non abbiamo il controllo. Qualche volta aiutano, qualche volta per niente :)

  19. LGO scrive:

    Perché mi devo incazzare??

  20. Flavia scrive:

    @LGO, intendevo incazzarsi in senso positivo, per incoraggiarti a tirare fuori quel "dove" perchè non posso credere che tu non ce l’abbia ;)

  21. alessandra scrive:

    Flavia, grazie per i commenti ai miei commenti…. hai colto nel segno, sono tante le cose che non mi interessano ma che DEVO fare. Il problema è che ho poca energia per fare le cose che mi interessano e quindi le metto sempre in fondo a quella famosa lista, ma non ci arrivo mai….. Il mio vero problema è che il lavoro per me non è una grande fonte di soddisfazione, ma so di averne bisogno come momento di "social life" oltre che di indipendenza economica nei confronti di mio marito. Credo sarei molto più motivata a fare la mamma a tempo pieno, ovviamente con aiuto domestico e due-tre ore al giono libere per me (per leggere fare i massaggi studiare una lingua cucinare le lasagne andare per mostre…tutto tranne la palestra!!!!!). Certo, potrei cambiare lavoro, ma sono troppo pigra e abituata alla sicurezza e ai diritti che una grande azienda ti garantisce per "rischiare" di più. Non fraintendere, ho un lavoro di media responsabilità, e sono anche brava, ma non lo faccio per vera passione, e questo mi porta anche a non volermi spendere più di tanto per la famosa "carriera". Insomma, sono in mezzo al guado, ma parlarne mi fa bene. Cercherò d’ora in poi di scrivere un pezzetto, anche piccolo, del mio libro, e non fare solo la spettatrice/lettrice/esecutrice….

  22. Flavia scrive:

    Figurati Alessandra. Sai che facendo un po’ di lavoro su se stessi si riescono a sostituire tanti di quei "devo" con dei molto più motivanti "voglio"? Il tuo, quello di lasciare le cose che ci piacciono in fondo alla lista e non trovare il coraggio di tagliare le altre, è IL problema di tutte noi. E sì, parlarne fa bene. ti consiglio i post sulla gestione del tempo che trovi qui
    http://www.veremamme.it/capacit-coaching/category/gestione-del-tempo
    e anche questo piccolo video (in inglese) di una brava mom coach ;) http://www.empoweredmotherhood.com/Pages/selfish_mother_video.html

    Il lavoro è un altro capitolo grosso. Il lavoro fatto per pura passione è come cercare il principe azzurro (vedi ultimo post di Mamma Cattiva :). Motivazioni come socializzazione e indipendenza economica sono validissime, per niente secondarie. Forse all’interno dei nostri lavori possiamo trovare quei progetti, quelle aree, che ci danno più gratificazione e coltivarle. Per esempio nel mio lavore sviluppare le pubblicità è bellissimo, ma fare i forecast con le vendite è pallosissimo ;) puoi immaginare dove metto più passione…..

  23. Mamma Cattiva scrive:

    Flavia, grazie della citazione. Sai che era da qualche giorno che leggevo quello che scriveva Alessandra?
    La capisco molto, @Alessandra TI capisco e spero il confronto ti stuzzichi. Flavia con il suo senso pratico mi ha dato molti spunti e a forza di insistere il ragno dal buco esce :)


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