La pratica della fantasia – 1

Pubblicato il 28 gennaio 2010 da Flavia

Dal momento che sono assolutamente incapace di fantasia in cucina, o nel cucito, o in altre attività prettamente casalingo-manuali che si trovano, in rete, nelle miniere fantastiche di alcune donne meravigliose (e per questo in grado di farmi sentire assolutamente incapace, appunto), oggi voglio cimentarmi con un progettino ambizioso in un territorio molto affascinante, che su VereMamme ha già riscosso un certo successo: la capacità della nostra mente di pensare in modo creativo, esplorando concetti e idee fuori dai sentieri già battuti.

La tesi di fondo che vorrei dimostrare è che la capacità di inventare storie, di comunicare in modo efficace (sì, anche in pubblicità!), e la capacità di trovare nuove soluzioni pratiche a dei problemi (quindi inventare prodotti, servizi, o semplicemente seguire le nostre soluzioni e non quelle altrui) hanno tutte il medesimo fondamento, seguono gli stessi percorsi mentali. Per arrivare a questa conclusione è bastato mettere sulla scrivania due libri. Il primo è  “La grammatica della Fantasia” di Gianni Rodari, citato tanto spesso da Piattini che ho voluto assolutamente comprarlo: un evergreen che ci insegna come inventare storie per bambini e nutrire la loro (e la nostra) immaginazione. Il secondo èe “Creatività e pensiero laterale” di Edward De Bono, guru dell’innovazione – unito a un bel po’ della mia esperienza aziendale sui temi, appunto, della creatività e dell’innovazione …

Sul pensiero laterale torneremo spesso; intanto vi invito a leggerne qui un esempio carino.

Le assonanze tra le skills del pensiero laterale e l’arte di inventare storie sono impressionanti. La fantasia, esercitata in qualsiasi campo, segue delle strade precise, ha delle tecniche, che si rafforzano con pratica e allenamento. Non è proprio quello che ci aspetteremmo, influenzati come siamo dalle storie delle illuminazioni improvvise dei grandi inventori. Ma mentre l’intuizione improvvisa è senz’altro possibile, esistono dei modi abbastanza strutturati e disciplinati per spianarle il terreno, allenandosi a liberarsi dai modelli pre-confezionati che ci limitano la vista (e questo, come sapete, è uno dei miei temi preferito: parlando contro i modelli di maternità “pre-impostati” e a favore della libertà di pensiero, la cosa mi ha poi “un po’ preso la mano”).

Da dove iniziare? Non avrò una pretesa di completezza in una materia tanto vasta, quindi mi limiterò ad alcuni esempi significativi.

 Le tecniche di brainstorming o “generazione di idee” sono numerosissime, e quello che mi interessa qui è quanto siano simili (in molti casi identiche) alle tecniche di immaginazione narrativa descritte da un maestro come Rodari. Da notare che sul mercato esistono agenzie di innovazione che si fanno pagare profumatamente per ispirare i manager con esercizi come questi… forse perchè da bambini la loro fantasia non si è esercitata abbastanza o perchè gli stress del lavoro l’hanno ormai seppellita. Ancora una volta ne esce rafforzata l’idea che coltivare le nostre capacità di gioco con e per i bambini coltiva anche le nostre capacità di business.

Cominciamo da un paio di tecniche dai nomi diffili. Il primo nome è il gergo delle agenzie creative, il secondo la definizione di Rodari.

Random links o il “binomio fantastico”

Questa tecnica ti costringe a cercare connessioni con e tra persone, oggetti, posti, immagini, presi a caso. Lascio la parola a Rodari: – il tema fantastico nasce quando si creano accostamenti strani, quando nei complessi movimenti delle immagini e delle loro interferenze capricciose, si fa luce una parentela imprevedibile tra parole che appartengono a catene differenti. (…) La parola “agisce” solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe a uscire dai binari dell’abitudine.

Così come nell’esempio di Rodari il connubio casuale tra un “cane” e un “armadio” può dare il via una serie di situazioni fantasiose (un signore torna a casa e nell’appendere la giacca trova un cane.. apre un cassetto, e c’è un altro cane…. da dove arrivano?, cosa vogliono?, etc etc), così chi cerca nuove idee per un cibo per cani può riempire una pagina partendo dall’associazione casuale con la parola armadio. (E non cuccia, che appartiene alla stessa famiglia/catena logica del cane). Per esempio… una confezione che si apre con due piccole ante e contiene 7 cassettini di croccantini dai gusti misti, ogni giorno della settimana basta tirarne fuori uno. Se il connubio non è abbastanza fertile, i partecipanti al brainstorming si getteranno su un’altra parola vista su un giornale, e così via. Lo scopo è diverso (insegnare ai bambini le possibilità della fantasia, creare nuovi prodotti stupidi per cani) ma la tecnica è la stessa. L’effettiva utilità delle idee di marketing è un’altra storia, che verrà raccontata un’altra volta, se avete un po’ di pazienza. Qui si parla solo di come nascono le idee…

Deprivation o la “sottrazione creativa”

“Cari partecipanti alla ricerca di mercato xy, grazie per la vostra disponibilità ed ecco il vostro compito. Per una settimana dovrete vivere senza PILE. Per favore eliminate tutte le pile che avete in casa, telecomandi, rasoi, bilance, orologi, tutte, e tenete un diario delle vostre azioni e dei vostri sentimenti. Quali soluzioni avete adottato? Come vi siete sentiti?” (ricerca che si è svolta davvero, non invento niente). Per “negazione”, i fabbricanti di pile potrebbero scoprire alla fine di questa ricerca un sacco di insight interessanti. Io vorrei invece che i fabbricanti di giocattoli trovassero un’alternativa alle pile perchè, vi giuro, non ce la faccio a starci dietro. A proposito di elogio della pigrizia, io NON le sostituisco, sono troppe, basta, amen. E in quegli odiosi sportellini chiusi da viti, poi! E vuoi mettere il sollievo di non sentire più tutti quei miao-miao, dlin-dlin, muuu-muuu etc…..?. Chiusa parentesi.

Ed eccovi la stessa tecnica applicata da Rodari: “Come sarebbe il mondo senza lo zucchero? E se scomparissero tutti i cappotti, cosa succederebbe? E se scomparisse il colore rosso?” (Sai quanti incidenti ai semafori…) Ecco lo spunto per una bella storia della buonanotte. Un po’ inquietante forse? ma ridere delle proprie paure non è decisamente terapeutico?

  

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5 Risposte per “La pratica della fantasia – 1”

  1. Serena scrive:

    Il libro di De Bono l’ho letto un po’ di tempo fa. Quello di Rodari lìho sto rileggendo proprio in questi giorni. Purtroppo io sono vittima del pensiero verticale, un po’ per predisposizione, un po’ per gli studi fatti. Però ho fiducia nel fatto che il pensiero laterale si possa allenare, e la maternità è una di quelle condizioni che danno una spinta notevole in questa direzione. Insomma, piano piano sto migliorando ;)
    Grazie per le tue riflessioni. Splendide.

    Serena

  2. Flavia scrive:

    Grazie a te Serena, a quando un brainstorming insieme? ma non sui blog, dal vivo :)

  3. Serena scrive:

    Un brainstorming con te potrebbe essere un’esperienza di quelle che ti segnano a vita :)
    Appena passo per Roma mi faccio sentire. Ci conto eh. ;)

  4. Jessica scrive:

    un´articolo fantastico! mille grazie per le "heads up" :)

  5. Flavia scrive:

    benvenuta Jessica. Grazie!


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