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Una vita sostenibile

Pubblicato il 14 novembre 2009 da Flavia

Ci sono lati belli e  brutti dell’esporre le proprie opinioni in rete e raccogliere le altrui. Uno degli aspetti positivi è che ti chiamano a partecipare a degli eventi e a delle discussioni, perchè nel tuo “piccolo” sei in contatto con i sentimenti della gente. E’ successo con la TV, poi qui, e ora sarò a Milano per la premiazione degli Ethic Awards, le migliori iniziative di business eco-sostenibili (solo come partecipante al dibattito, eh). Buffo: non avevo mai assistito come azienda, e invece ci andrò come blogger e consumatrice (ma portando come sempre la mia doppia anima).
Mi sto preparando perchè la cosa è importante: nella sede del Sole24 ore, davanti a vasta una platea di aziende, sarà presentata e commentata una ricerca che parla del significato della sostenibilità oggi. Quindici anni fa ci eravamo detti: è inutile provarci coi detersivi ecologici (vi ricordate Atlas, della Henkel? Un flop): in Italia non se li fila nessuno. Lavano meno (o almeno così sono percepiti), costano di più, non siamo in Germania, e non funziona. Ma sono passati un bel po’ di anni sia per le tecnologie disponibili, sia per noi.  A questo punto giro la domanda a voi: che cosa significa uno stile di vita più sostenibile, (non certo solo nei detersivi, ma in tutto quello che facciamo), e cosa vi manca di più? Datemi input entro il 18 mattina.

Per chi è a Milano e ancora non ha aderito, il 17 sera ci vediamo invece QUI per la presentazione del MoMCoach.

29 Risposte per “Una vita sostenibile”

  1. marilde scrive:

    Il tempo. Una vita più sostenibile ha per me a che fare con una miglior gestione del tempo e con l’averne a disposizione di vuoto, in cui non faccio nulla. Siamo nelle aree del "lusso" più che del sostenibile, ma… commento d’impulso. Ciao!!

  2. Chiara 2 scrive:

    Carissima, mi porti a nozze, lo sai. Non sono una fanatica del bio e dell’ecologia, anche se lo sembro (o forse proprio perché lo sembro).
    Ti butto lì un po’ di idee a caso, poi se vuoi approfondiamo in privato ché qui son stretta ;-)
    1) Moltissime persone cominciano ad odiare i supermercati e si abbonano a servizi tipo Bioexpress (per frutta e verdura bio), che poi sono l’equivalente del panettiere che ti consegna il pane a casa ma con più vasta scelta. Alcuni super (come Esselunga) hanno cavalcato l’onda e consegnano a casa, ma solo in città. Secondo me, è un mercato da scoprire, perché si tratta di un servizio che ha valore in quanto migliora la qualità di vita.
    2) Sempre sulla stessa falsariga, stanno aumentando enormemente i gruppi d’acquisto, al punto che alcune aziende alimentari (e non) ne hanno fatto i propri principali interlocutori.
    3) Sul fronte detersivi, non capisco perché non si facciano detersivi apposta per gli allergici, sia per panni sia per piatti. Ho diverse amiche che devono comprare i detersivi del Naturasì perché gli altri le fanno starnutire in continuazione. Io stessa patisco tantissimo le profumazioni eccessive e artificiali (nel senso che starnutisco o mi vien direttamente l’asma). Secondo me, siccome gli allergici sono in aumento, anche le grandi case ci potrebbero pensare.
    4) Sul fronte detersivi, ma anche alimenti, si diffondono i distributori e in generale noto che molte persone sono insofferenti a un packaging poco più che essenziale. Motivo? Ormai la raccolta differenziata si fa ovunque, a volte anche in modo estremista (vedi i comuni come il mio, che hanno tolto i cassonetti e passano porta a porta ogni settimana o ogni 2 per la carta), e avere troppe scatole e scatolette inutili viene percepito sia come uno spreco sia come un inutile aumento dei costi (quante volte ho pensato che, senza l’imballaggio, il prodotto sarebbe potuto costare 20-30-40% di meno!)
    5) Sempre nei packaging, mi piacciono le aziende che usano materiali facilmente riciclabili o addirittura già riciclati.
    6) Mi piacerebbe che, come avviene per la kasherut dei cibi nell’ebraismo, i produttori potessero garantire di aver rispettato non solo i principi etici base (niente lavoro minorile, es.), ma anche di aver regolarmente pagato i contributi e le assicurazioni per tutti i loro dipendenti e di dichiarare regolarmente i propri introiti allo Stato. Questa però mi sa che non me la sottoscrive proprio nessun produttore, in Italia :-(
    Se me ne vengono in mente altre, ti ammorbo ancora ;-)

  3. LGO scrive:

    Il tempo!!!
    Vuol dire la mobilità in città, per esempio.
    Una vita è molto più sostenibile se non sei costretto ad usare l’automobile, e a restarci rinchiuso per ore come in prigione.
    Città per i bambini. Portare i bambini al cinema o a teatro è un salasso. Eppure, non sarebbe impossibile pensare a cineforum per bambini, usando spazi pubblici. E i biglietti dei musei in tutto il mondo non sono così cari. Tutte queste cose qui sono "insostenibili".
    L’educazione al consumo corretto (risparmiare-riciclare-differenziare le fonti)…

  4. ondaluna scrive:

    Mi fermo, per il momento, all’eco-sostenibilità. Undiscorso che mi fa veramente arrabbiare perché io nel mio piccolo ce la metto tutta per salvaguardare il mondo in cui ho deciso di far crescere mia figlia, ma proprio non c’è la cultura perché i miei sforzi non siano vanificati. Io faccio la raccolta differenziata, io cerco di risparmiare le risorse elettriche, idiriche e non solo, ma sembra che almeno in alcune parti d’Italia, avere queste ed altre condotte è come tentare di coprire una piccola falla a monte quando a valle c’è una diga devastata. Mi spiego meglio con qualche esempio. La raccolta differenziata secondo me è una questione importante: troppi interessi politici ed economici fanno sì che i cassonetti non vengano mai svuotati, e quando lo fanno, il loro contenuto finisce nella discarica comune: mi fa una rabbia!
    E ancora, sarebbe molto più sostenibile se molte aziende tagliassero i loro costi di per l’impiego degli imballaggi, sosttuiendoli con qualcosa di più ecologico. Per farsene un’idea basta guardare con quanti ivolucri, al supermercato, spesso si trovano confezionati alcuni prodotti. Basterebbe ripensarli, gli involucri e imballaggi, e molto si farebbe in termini di risparmio e rispetto per l’ambiente.
    E potrei continuare, su quanti sprechi giorno dopo giorno si fanno un pò ovunque, di qualunque tipo di risorsa. Mi piacerebbe poter dire che ci sarebbe bisogno di diffondere la cultura dell’ecologia, di più e con più forza, ma purtroppo mi ritrovo a constatare il fatto che non è solo questione di cultura, ma anche di interessi di vario tipo che stanno dietro all’interesse di perpetuare le "vecchie abitudini". Spero solo che un giorno tutto questo possa cambiare, e mi piacerebbe anche poter fare qualcosa per contribuire.

    E mi scuso se questo discorso così ampio lo sto trattando così velocemente e confusamente per la mancanza di tempo.

  5. Laura scrive:

    Alle azienda potresti dire, che, oltre a tanti bei prodotti piu’ rispettosi della natura e della dignità umana di chi li produce, sarebbe ora che organizzassero diversamente il lavoro, ad esempio incentivando, o almeno permettendo tempi e luoghi di lavoro piu’ flessibili e meno legati alla presenza alla scrivania, e di piu’ agli obiettivi. Ne guadagnerebbero le famiglie, l’embiente e, a mio parere, le aziende stesse.

  6. Silvietta scrive:

    dirò cose già dette, Flavia, sorry, e per altro sgrammaticate (giornatona)… allora: per avere una vita più ecologicamente sostenibile vorrei che la vita sostenibile entrasse nella grande distribuzione e che ci fosse concorrenza… !

    mi spiego meglio con un esempio: io ho cercato in tutti i modi di costruire una casa passiva (a costo zero per il riscaldamento) ma oltre a sobbarcarmi un costo aggiuntivo per la casa mi dovevo anche assumere il rischio di "fare cultura" (come viene fatto su molti prodotti biologici ecc): alla fine non ho potuto.

    lasciamo perdere l’auto ecologica, poi…

    Ergo, mi sembra che l’unico modo di uscire dall’empasse sia che le aziende colgano la palla al balzo, capiscano che l’ecologia è un valore aggiunto, che sono disponibile a pagare meglio ancora se non ne fanno un’idea di nicchia ma si mettono in concorrenza. (x fa il bucato piùbianco che si può bene, y fa il bucato più ecologico che si può: leggasi, io personalmente compro volentieri un bucato meno "brillante" ma più "pianeta terra brillante" – ok? – meglio se il prodotto y non mi costa 3 volte x perché a un certo punto mi sento presa per i fondelli e finisce che lavo tutto con l’aceto bianco e tanti saluti!)

    poi: riciclo dei contenitori. poi: nei supermercati le macchine "mangia lattine" che ti fanno risparmiare 0,01 cent sulla lattina che compri per ogni lattina che infili nella macchina del riciclo. idem per chi compra il detersivo portandosi il contenitore da casa. gentiluomini: facciamo un accordo: voi, vi riciclate i contenitori del vostro prodotto o vendete solo il prodotto puro e io ci risparmio un pochino.

    poi: abbattimento del packaging (ODIO passare mezz’ora a "sfasciare" la spesa quando rientro per poi trovarmi con 1/3 di quanto ho comprato.

    poi: mezzi pubblici. Aumentare le piste ciclabili (sponsor?). Non ha senso che muoia un ciclista al giorno in Italia: vale quello che dicevo prima, chi va in bici va controcorrente, prende freddo, si fa il mazzo e in più lo ammazziamo stirandolo perché deve attraversare il super-mega-maxi svincolo. Ma cheeeeee?!!?!?!

    poi: aumentare il traffico merci su rotaia (per altro, obiettivo europeo) che so: create un marchio che attesta che la cosa che ho nel piatto è stata trasportata solo su rotaia e non su gomma. ci sarà qualche finanziamento europeo per creare l’accordo, il marchio e aumentare il traffico di rotaia, no?!?

    poi: incentivare il TELELAVORO. ma non quelle cose ridicole di cui ho letto, un giorno alla settimana. create un sistema per cui verificate i miei tempi "produttivi", obbligatemi a farmi vedere attraverso SKYPE ma lasciatemi a lavorare a casa 4 giorni su 5 – risparmio almeno 2 ore di vita e a tutta la comunità un sacco di soldi per trasporto
    per non parlare delle recenti ricerche – direi di averlo sentito su Radio24 – di tutta la gente giovane e con bei cv che preferisce stare a casa o a lavorare "al ribasso" nel paesello perchè per iniziare la carriera a cui lo hanno preparato gli studi dovrebbe andare a milano o a roma ma non può per via del rapporto affitti vs stipendio inizio carriera (leggasi: cibars di carrube)

    poi: per le aziende di servizio – rapporti con i clienti ONLINE. io non sopporto più i call center. perché devo stare al telefono tre quarti d’ora a sentire le quattrostagioni di vivaldi per risolvere un problema non mio ma dell’azienda proprio durante la giornata lavorativa? createmi dei passaggi sensati online e mi connetterò a mezzanotte per inoltrare la mia richiesta.

    basta?

    dai, a presto. s.

  7. ondaluna scrive:

    SIlvietta, hai messo in ordine le mie idee. Grazie.

  8. Chiara 2 scrive:

    OH sì, il problema dei trasporti pubblici assolutamente, lo sento molto anch’io! Trasporti pubblici più capillari, anche per noi poveri imbecilli che abitiamo in campagna e siamo costretti a mantenere 2 macchine!

  9. supermambanana scrive:

    Mi ispiro a Marilde, il tempo e’ la chiave. Essere sostenibili a volte in Italia richiede sforzo, e non dovrebbe. Riduce il tutto ad uno spirito radical chic, perche’ non sempre uno puo’ far chilometri per smistare tutte i rifiuti riciclabili nel cassonetto giusto, o andare a cercare il mercatino equo e solidale la domenica, etc. Con la raccolta differenziata porta a porta e senza smistamento (mettiamo tutto nello stesso cassonetto, carta, vetro, latta, plastica) in un anno le statistiche dicono che nella mia contea (in inghilterra) abbiamo riciclato oltre il 30% dei rifiuti, che non mi pare poco. E non mi pare una cosa difficile da realizzare, il camion della spazzatura riciclabile passa una volta ogni due settimane e tira dentro tutto, poi qualcun altro (ehi, nuovi posti lavoro!) pensa allo smistamento.

    Oppure, sui detersivi ecologici: la mia amata linea Ecover, ad esempio, e’ ormai nei grandi supermercati in UK regolarmente. Non perdo neanche un secondo piu’ del dovuto a riempirmi il carrello di cose eticamente piu’ valide. Cosi’ come il Fair Trade, ormai e’ diventato quasi una moda, anche le ditte piu’ note fanno a gara ad ottenere il bollino blu e nero. Insomma, se si crea la "moda", se si crea la sensazione che o sei dentro o sei fuori, allora sono le ditte per prime a non voler restare indietro.

    Stessa cosa per le buste di plastica: i grandi supermercati si sono resi conto che anche per loro erano una grossa perdita. Allora, con la scusa di essere sostenibili, hanno iniziato "nascondere" le buste di plastica sotto il bancone, se le vuoi le devi chiedere espressamente. Sono ancora gratis, ma non per molto. Ma se usi il bustone in iuta ti regalano i punti sulla carta fedelta’. Cosi’ come hai punti in piu’ se compri prodotti bio, tipicamente. Insomma, tutti i trucchi del marketing: devono aver capito che conviene!

    Insomma, il passo in piu’ da fare e’ quello di entrare nell’ottica che la sostenibilita’ conviene, a tutti!

  10. desian scrive:

    Digli che ci manca il tempo VUOTO, un tempo libero da lavoro, consumi, acquisti, denaro. Un tempo dei sentimenti, delle emozioni, di quantità non "quantificabili".
    Il tempo vuoto, quello per sé e i cari (non solo le famiglie, tante persone ci sono care solo perché esistono e ci regalano qualcosa), è un tempo che migliora noi stessi, non solo le skills professionali (e quindi vendibili) ma anche le nostre caratteristiche "umane" (filosofiche, spirituali, chiamale come vuoi).
    In Italia si dice sempre che bisogna migliorare la produttività e creare innovazione: perché la produttività si traduce sempre nel lavorare di più, più veloce, più a lungo? Esiste una produttività data dalla migliore qualità della vita e del sentire: se mi sento bene, faccio meglio tutto quello che faccio, lavoro e relazione col mondo.
    Inoltre, che ci piaccia o no, la sostenibilità planetaria è consumare meno noi occidentali (che consumiamo da nababbi) per dare la possibilità di consumare anche a quei Paesi che stanno crescendo in questi anni. Poi la Terra è una e finita: ormai è certo che la faremo implodere ma regoliamoci almeno per farla durare un po’ più a lungo!

  11. Mariangela scrive:

    Tempo. Nel senso di libertà di utilizzo del tempo, che può derivare solo da nuovi modelli di vita e soprattutto di vita/lavoro.
    Risparmio di risorse.
    Trasparenza.
    L’etica utilizzata a fini di marketing e non cambiare le relazioni fra aziende e clienti, fra aziende e collaboratori, lascia il tempo che trova…

  12. Flavia scrive:

    grazie, mi aprite nuove declinazioni "laterali", non immediate, del concetto di sostenibilità: ad esempio questo nuovo concetto di tempo dimostra che una migliore qualità della vita e la sostenibilità ambientale possono anche andare d’accordo… continuate a darmi stimoli, c’è tempo fino a domani…. :)

  13. lorenza scrive:

    quoto tutto quello che è stato detto, la mia personale battaglia è sui sacchetti di plastica: oltre all’esperienza inglese di supermambanana, posso citarti la francia, come esempio. in francia (non a parigi, non so come funzioni nella grande metropoli) alle casse NON ti danno i sacchetti di plastica, anzi NON ti danno i sacchetti e punto. Devi chiedere, e poi con sguardo un po’ pietoso ti danno un sacchetto in carta. ti guardi intorno e vedi tutti con le loro sporte o le loro shopping bag. stesso discorso per piatti e bicchieri di plastica (se penso che tutte le scuole di milano pranzano con piatti e posate in plastica, mi sento male, qui come nella questione del trasporto pubblico tocchiamo temi strutturali difficili da affrontare)
    altra cosa mammesca: i gadget per i bambini nelle merendine. Odio: tutta questa plastica che poi non sai dove smaltire, cassetti pieni di scemenze dimenticate due secondi dopo averle montate…
    altra cosa: i prodotti a km zero. sarebbe bello che nei super, oltre al bio, ci fossero i prodotti locali (più o meno, diciamo delle vicinanze, abitando a milano non mangerei mai i pomodori coltivati di fianco alla tangenziale!), che non ha senso avere le arance biologiche che vengono dal sudafrica…
    scusa, sempre un po’ confusionaria, ti ho buttato lì qualche idea. su tempo e consumo, ho scritto un post sul downshifting che ha attirato commenti molto interessanti (chiaramente più interessanti del post! ;-) a presto

  14. Mariangela scrive:

    @ lorenza
    Intervento tecnico, ma mi pare doveroso. Prodotti locali e GDO non vanno d’accordo, è una di quelle operazioni mooolto marketing e poca sostanza. Tutta la GDO lavora con piattaforme logistiche centralizzate (cioè la merce viene consegnata in un unico punto e poi smistata ai punti vendita) quindi anche il prodotto che viene da vicino fa un giro molto lungo. Personalmente mi sono opposta con tutte le mie forze – e ho vinto – per impedire una campagna di comunicazione della catena di super per cui lavoro che voleva reclamizzare a km zero la birra Forst che da Merano va in Lombardia per poi tornare a Trento o lo yogurt Vipiteno che arriva a Trento per poi tornare a Bressanone. Km Zero vuol dire nuovi canali di approvvigionamento, per chi può (cioè può andare dai produttori e acquistare direttamente senza percorrere km e km di autostrada) oppure maggiore attenzione alla provenienza dei prodotti.

  15. Mariangela scrive:

    @ Flavia
    scrivendo la risposta a Lorenza mi è venuto in mente un altro spunto. Sostenibilità è maggiore consapevolezza di consuma e maggiore trasparenza di chi produce/distribuisce. Conoscere di più e meglio le aziende da parte dei clienti/consumatori, dopo che per anni sono state le aziende a voler conoscere di più e meglio i clienti. Ti ricorda qualcosa?

  16. Chiara 2 scrive:

    Però, vi dico il vero, sui km zero non vado poi così spedita. I dubbi me li ha fatti venire Dario Bressanini qui:
    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/05/05/contro-la-spesa-a-chilometri-zero/
    In generale, penso che il blog di Bressanini sia un ottimo spunto per trovare vere iniziative di vita sostenibile e per sfatare alcuni miti che spesso si accompagnano a questa tematica (vedi gli articoli sul latte crudo, sugli OGM e persino sui vaccini)

  17. piattinicinesi scrive:

    sapere qual è il consumo veramente virtuoso è veramente difficile. credo che anche qui valga la consapevolezza, oovvero non sentirmi migliore perchè compro quel prodotto eco o bio e quindi automaticamete virtuoso (nonè la stessa logica del brand?) ma avere uno stile di vita in generale più visrtuoso. usare meno la macchina, cercare di rprivelagiare i prodotti che hanno ingredieti semplici e naturali, cercare di sostenere l’agricoltura locale ma anche quella non locale (gli agrumi vengono da fuori) per esempio quando compro l’ananas compro ghanacoop perchè li ho conosciuti facendo un servizio su imprenditori immigrati e quando li compro sento che li sostengo… a volte invece la scelta migliore è non comprare affatto. insomma il mondo globalizzato è un bel casino

  18. piattinicinesi scrive:

    comunque flavia, insisti sul fatto che vogliamo i dispenser……dovunque.

  19. Flavia scrive:

    ok piattini! dispenser for ever.
    @Mariangela, la "trasparenza radicale" è infatti la tesi centrale di "intelligenza ecologica" di Goleman, che evidentemente ha scoperto un altro filone di business.. :))
    Vedremo di dare il nostro contributo alla trasparenza, sì

  20. Paola,Paolina, Paoletta scrive:

    Ciao, mi intrometto, sono nuova e quindi saro’ breve, ma dato l’argomento, non potevo trattenermi.
    Avete dato tanti buoni spunti ma attenzione perche non tutto cio che è eco è bene.
    Sacchetti di plastica del super : no assolutamente, ma la carta non è l’alternativa più ecologica perche per produrre la carta si fanno dei danni alle acque davvero spesso irreparabili.
    Ci vuole l’impegno e il rispetto di tutti per cercare di migliorare le cose e tanto lo sta fcaendo la rete nell’informare e diffondere la conoscenza. Di oggi per esempio la notizia sulla pesca dei tonni, ieri il manifesto sulla carta.. piccoli passi che dimostrano che qualcosa sta cambiando!
    Morin diceva che il suo concetto di etica è la responsabilità di lasciare alle generazioni future la possibilità di godere appieno delle gioia della vita/pianeta, e io l’ho fatta mia :-)
    @Flavia: parti dal coinvolgimento del consumatore che è fondamentale perchè nessuno vuole dei clienti che si vergognano di acquistare prodotti (vedi Nestle Nike etc..) e forza tutte.. ce la possiamo fare :-)
    Tracciabilità ed apertura verso il consumatore.. ma apriamo anche le fabbriche e gli stabilimenti.!

  21. farmaciaserrage scrive:

    Un dato impressionante ogni anno nel nostro paese finiscono nei rifiuti piu’ di 4 miliardi di buste per la spesa!Dal 2010 in teoria il solo sacco concessousa e getta , oltre la carta , sara’ quello biodegradabile prodotto con il Mater Bi derivato del mais simile per resistenza e tenuta alla plastica tradizionale.
    Se la sostistuzione riuscisse il risparmio sarebbe 430mila tonnellate di petrolio e 200mila tonnnellate di co2 nell’ atmosfera mica poche!
    In bocca al lupo per stasera

  22. supermambanana scrive:

    e allora siamo provocatori fino in fondo: per essere sostenibili-virtuosi rinuncereste ad essere socialmente accettabili? Se e’ chic comprare bio, tornereste pero’, ad esempio, a fare la doccia soltanto la domenica, come facevano i nostri nonni, per risparmiare acqua e riscaldamento? Noi abbiamo montato i pannelli solari per l’acqua calda (in inghilterra? oh yes, and they work!). E cerchiamo di impegnarci, a parte i mesi invernali quando oggettivamente non producono a sufficienza, ad usare l’acqua calda del sole il piu’ possibile: quando accendiamo lo scaldabagno "si perdono punti" :-P Quindi, doccia soltanto di sera, per esempio, quando l’acqua e’ bella calda, e fa niente se non si arriva in ufficio al mattino coi capelli vaporosi di shampoo appena fatto. Come la vedreste?

  23. supermambanana scrive:

    o, un altro esempio, come la vedreste l’idea di fare regali ma NON impacchettarli, nastroadesivizzarli, infiocchettarli, etc?

  24. roro scrive:

    E che dire dei giocattoli sempre plasticosi, con confezioni ingombranti, un sacco di pile etc, che spesso sembrano fatti per educare i bimbi ad essere consumatori seriali (il telefonino etc.)?

  25. mammaemigrata scrive:

    Sono ancora in tempo? Questo argomento tocca particolarmente la mia vita quotidiana, visto che da metà luglio abitiamo nella nostra magnifica casa "ecologica"!
    E ci sforziamo di vivere in modo coerente da questo punto di vista, informandoci su tutte le applicazioni possibili! Allora per me è necessario
    - sensibilizzare le imprese di costruzioni ad utilizzare, dove possibile ossature in legno, materiali naturali per tutti gli elementi della costruzione: le case in legno sono sane, resistenti, e meno care alla costruzione perchè i tempi sono ridottissimi rispetto al cemento
    - sensibilizzare gli abitanti delle case a quelli che in francese si chiamano "COV" (non so quale sia l’equivalente italiano, ma vuol dire "componenti organici volatili"), ovvero tutte quelle colle, vernici, tinteggiature, ma anche rivestimenti che contengono sostanze nocive che vengono liberate costantemente: preferire per l’isolamento materiali naturali come le fibre di legno, di canapa, le tinteggiature a base d’acqua, le colle per pavimenti a base di elementi naturali
    - supermambanana parla della marca "Ecover", anche io la uso, e anche qui a Lux si trova nei supermercati. Se in Italia i detersivi ecologici costano troppo, basta usare per esempio l’aceto al posto dell’anticalcare, il sapone di marsiglia al posto del solito dash, ecc.
    - sensibilizzare anche gli utenti all’utilizzo di risorse a disposizione di tutti: noi per esempio nella nostra casa abbiamo una cisterna di 5000L per il recupero dell’acqua piovana, tutte le grondaie vanno nella cisterna, e l’acqua della cisterna la utilizziamo non solo per innaffiare il giardino, ma anche per i water e la lavatrice (e questo tra l’altro permette di non dover utilizzare l’anticalcare per la suddetta lavatrice, visto che l’acqua piovana è dolce)
    - anche noi abbiamo i pannelli solari per scaldare l’acqua, e quindi abbiamo cambiato il nostro comportamento in conseguenza: chi è a casa durante il giorno, si fa la doccia quando c’è ancora la luce, in modo che l’acqua utilizzata torni ad essere riscaldata dal sole e non dall’elettricità (che si mette in moto quando fa buio)
    - rinforzare l’isolamento in una casa, o cambiare le finestre è una spesa grande, ma se a fronte di questo la gente si rendesse conto di quanto può risparmiare in riscaldamento, forse tutti lo farebbero: nella nostra casa l’unica fonte di riscaldamento è una stufa a legna, che viene accesa solo quando fuori fa veramente freddo. La casa è stata studiata per recuperare al massimo le calorie sprigionate sia dalle persone che ci abitano, sia con le normali attività casalinghe: la cucina, l’asciugatrice, ecc.
    - non so in Italia, ma qui per i detersivi, gli ammorbidenti, i saponi ecc esistono le ricariche nelle buste di plastica: sono più economiche e ovviamente producono meno spazzatura
    - poi, più nel quotidiano: riciclare quanto possibile, acquistare piuttosto confezioni famiglia e magari congelare, chiudere l’acqua mentre ci laviamo i denti o mentre ci insaponiamo sotto la doccia, fare piuttosto docce che bagni, ecc…
    - ultima cosa: io faccio spesso la spesa in Germania e da loro c’è ancora un’abitudine che per me è utilissima e purtroppo si è persa in molti Paesi: le bottiglie di vetro con cauzione: per l’acqua, le birre, le bibite, vai, rendi i vuoti e prendi i pieni!
    E ora smetto perchè sto diventando prolissa!!!

  26. Mariangela scrive:

    @mammaemigrata
    Confermo l’abitudine tedesca del vuoto a rendere (anche in Alto Adige è molto diffusa) ma ahimè è un altro mito da sfatare. Il ciclo del vuoto a rendere – fra trasporti, costi di produzione del vetro che deve essere più spesso e resistente, costi di ripristino delle condizioni igieniche – è più costoso ecologicamente sia del ciclo del vetro riciclato sia del PET. Infatti ci sono Paesi, come UK, che addirittura stanno convertendosi all’imballaggio in Pet addirittura anche per…. il vino!!! eresia…potevo cedere sul tappo riavvitabile o sul tappo in vetro al posto del sughero, ma la plastica per il vino di qualità è più dura quasi del farsi la doccia una volta a settimana! ;-)

  27. Chiara 2 scrive:

    @mammaemigrata: sottoscrivo in pieno quello che tu dici sull’isolamento! Io abito in una cascina, in Lombardia, con muri spessi, doppi vetri e perlinatura al piano superiore. Sono in una fetta "di mezzo", nel senso che ho solo due lati che non confinano con altre abitazioni (facciata e retro). Spendo pochissimo di riscaldamento (tengo spenti 2 termosifoni su 5, oltretutto) e non sento il bisogno di un condizionatore. Anzi, probabilmente, se avessi un deumidificatore, spenderei ancora di meno, perché spesso in autunno accendo solo per togliere l’umidità.

  28. Flavia TTV scrive:

    grazie davvero, la vostra risposta è stata così interessante e l’evento di oggi così ricco di contatti utili con interlocutori qualificati, che la cosa avrà sicuramente un seguito per noi :). Le ricerche presentate e il focus group tra blogger a cui ho partecipato hanno confermato che la sostenibilità ha ormai dimensioni complesse e ha acquistato un valore semantico di "modello condivisibile". Ho citato voi, il packaging, il tempo, l’etica del lavoro, e anche i modelli culturali della pubblicità (che devono diventare più sostenibili). Il bisogno di trasparenza, dati e informazioni, il fatto che non siete un target ma un interlocutore preparato e le aziende non devono avere paura di aprire un dialogo,condividere informazioni e collaborare. Ma si è parlato anche di multi-culturalità, di stili teen agers e di ecosistemi digitali.
    Spero di aver rappresentato degnamente, grazie a voi, un gruppo di utenti altamente pensanti :)
    Poi sono state premiate delle iniziative molto belle, come ad es. produzioni agricole nei i terreni confiscati alla mafia, riciclo dei prodotti prossimi a scadenza per aiutare comunità di meno abbienti, o la rinuncia alla protezione di brevetti per investire tutto in ricerca (un’azienda di farmaci omeopatici). Appena i resoconti sarnno online ve li segnalerò così vi fate un’idea…

  29. mammaemigrata scrive:

    @mariangela: accidenti, e io che credevo di fare bene!!!! è proprio vero che, soprattutto per il discorso ecologico, bisogna sempre studiare tanto per capire quali sono le vere buone azioni da fare!


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