Una questione di pelle

Pubblicato il 04 novembre 2009 da Ondaluna

In un clima tiepido come quello del sud, pensare alla coperta con la C maiuscola è sempre stato difficile. Eppure basta essere amanti della buona pace e del dolce dormire per assaporare uno di quelli che secondo me fa parte dei piaceri della vita. Una sensazione indelebile -la morbidezza- fa ormai parte di me da sempre, probabilmente grazie al fatto che sono venuta al mondo con un gesto che mi contraddistingue dai miei primi giorni di vita. Ogni neonato ha dei gesti che usa per auto-calmarsi e per indurre una sensazione di relax; il mio è sempre stato quello di strofinare i piedi dento il letto come fosse una morbida carezza. Per questo, nel corso della vita, la morbidezza delle coperte ha sempre fatto per me la differenza. La pelle, il confine col mondo circostante, quel luogo di frontiera dove avviene il contatto, l’incontro, la novità, la crescita, ma anche la lotta, lo scontro, la ribellione, l’allontanamento, quello è per me un luogo importantissimo che permette di conoscere le cose attraverso il senso silente del tatto. “Si sente a pelle”, si dice quando si pensa ad una cosa istintiva, “amici per la pelle” per indicare qualcosa di intimo, e anche le cose sgradevoli e fastidiose, come “mi fa venire l’orticaria”, passano da lì. Di espressioi linguistiche potrei trovarne altre, ma credo di aver reso il concetto. Proprio per questo mio “credo”, i cui ingredienti vengono un pò dalla razionale mente, un pò dal viscerale istinto, ho sempre avuto bisogno di qualcosa di estremamente morbido, sia nei tessuti che prediligo per i miei abiti, sia per quelli che devono accompagnarmi in quello che per me è un passaggio in genere difficile, quello al mondo dei sogni. La mia nonna, per tutta la mia infanzia, mi ha sempre aiutato con le copertine, soffici e profumate del buon odore del suo cassetto, e “il letto della nonna” era per me un proseguimento del suo caldo abbraccio. Poi, durante l’adolescenza o poco prima, mia madre mi comprò una magnifica trapunta patchwork, dai colori tenui sulle tinte del crema: e fu amore a prima pelle. Sono passati tanti anni, e la mia trapunta matrimoniale ancora oggi ha quei colori, ma soprattutto la stessa morbidezza, lo stesso calore. Cercare qualcosa che ci somigliasse, anche per la culla della mia bimba, è stato un passo naturalmente consecutivo. Cerco per lei tutto quello che per me significa dolcezza, e presto dovrò scegliere qualcosa che la accompagnerà nel passaggio dalla culla al lettino, dalla camera da letto alla sua cameretta. Qualcosa mi dice che somiglierà a quell’idea di coperta: perché possa anche lei avere la dolce musica dei sensi ad accompagnarla, un abbraccio sulla pelle che le riscaldi anche il cuore e le renda facile i passi di quella danza tra la veglia e il sonno.

3 Risposte per “Una questione di pelle”

  1. Flavia scrive:

    Ondaluna, che piacere questo racconto. Io non so se riesco ad esprimere quello che mi fanno provare i vostri post, i post come questo e come altri, quando collegano a un "prodotto" la loro vita, e allora quello non è più una cosa materiale e superflua da vendere o acquistare, ma un pezzo di te e del tuo mondo ("storytelling"). Hai tirato fuori cose come il significato del tatto, e la pelle come nostro primo istintivo contatto col mondo e le persone care, e poi i profumi, i ricordi, e poi il passaggio di tutto questo da te alla tua piccola. Scoprire questo tipo di emozioni e di vissuto parlando con le persone è per me una passione così forte che non so spiegarvela. Ci proverò su The Talking Village, scavando, sperimentando, condividendo, esempio dopo esempio.

  2. Silvietta scrive:

    dolce dolce racconto, Ondaluna, brava e grazie s.

  3. Simona scrive:

    Ciao ondaluna,
    m’hai lasciato senza parole! Quello che hai scritto è davvero molto intimo, grazie di avermi fatto partecipe.


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