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Federica, quindici anni dopo

Pubblicato il 04 novembre 2009 da Flavia

Cara Flavia,
il mio anno di nascita è rimasto sempre il 1966, quindi fanno già 43! In compenso è cambiato tutto il resto: dopo gli anni trascorsi nella Città Eterna e quelli nella Milano da Bere (che, come dice un mio amico, adesso dopo aver bevuto rutta) ho fatto ritorno al paesello natio, Carvico, circa 4.000 anime compresi parroco e curato. La località in compenso è ridente e circondata da colline (il Monte Canto ci separa da Pontida), lambita dall’Adda e densamente popolata da aziende di vario genere, tra cui quella fondata nel 1949 da mio nonno, gestita dal 2002 da me e, ciononostante, ancora in buona salute. Sono al secondo marito e alla prima figlia, e in entrambe le intraprese farei conto di fermarmi al risultato raggiunto, che mi sembra già notevole.

Ogni tanto ci ripenso, a quando eravamo in Procter, parlavamo di copy strategy, di mail-in e di share analysis, e non ci scappava nemmeno un po’ da ridere! Dentro mi sono rimaste alcune cose importanti: tu che avevi sopra la scrivania un foglio con la frase “the best man to do the job is a woman”; il nostro capo pakistano che non esitava a mostrare il suo lato femminile,  mentre io ero ancora alla disperata ricerca del mio; e poi una mitica training session a Barcellona, alloggiate in una pensione sordida sulla Rambla, la domenica mattina tu mi hai buttato giù dal letto e mi hai trascinata al Barrio Gotico, ci siamo sedute al sole in uno dei molti tavolini ancora vuoti di un bar davanti alla Catedral e, mentre ci bevevamo cioccolata e torcetti al burro (bei tempi!..), un violino si è messo a suonare, rompendo il silenzio delle antiche mura medievali…. tu dicesti “voglio morire acca’” e in quel momento io probabilmente compresi che dovevo assolutamente sposare un uomo del sud – cosa che ho fatto una ventina d’anni dopo. E adesso non solo non mi meraviglio per “lo scatolo” (io dico scatolo invece di scatola, ndr), ma porgo a mia suocera la parannanza mentre prepara i vermicelli a’ vvongole…. Come si cambia!

Tu non mi sembri molto cambiata, direi piuttosto evoluta. Molto bello il sito Talking Village, mi ha fatto tornare ai vecchi tempi: i bisogni, la marca, il consumatore… le mie P adesso sono il prezzo, il profitto e il proprietario (= mio padre)! e poi ogni tanto anche il porco qui e il porco lì, che fanno parte del (brutto) character dei miei collaboratori più stretti. Noi di paese facciamo fatica a stare al passo con i blog, i social network e i post: siamo ancora gente, per intenderci, che si incontra al bar per un caffè veloce, e si parla guardandosi in faccia. Ma siccome un pezzo abbastanza grosso del mondo parrebbe caparbiamente intenzionato a fare diversamente, potrei partire dal talking village… mi pare meno minaccioso di altri, e intravvedo pure una certa logica sequenziale che la mia struttura mentale ottocentesca continua a prediligere.
Per distrarmi ogni tanto mi occupo di scuola: fare il presidente del comitato dei genitori dell’istituto frequentato da mia figlia Arianna mi sembrava una bella cosa, ma al quarto anno di cocciuti tentativi mi sto arrendendo al fatto che non glie ne freghi un accidenti a nessuno di migliorare il mondo, e in più la maggior parte delle persone ignora le regole di base per starci, al mondo. Allora quest’anno ho orientato altrove la mia vis pedagogica e sto frequentando un corso sul metodo Feuerstein, che mi appassiona moltissimo (se non lo conosci puoi visitare www.icelp.org).

A tempo perso faccio la mamma e la moglie: non che siano mestieri sgradevoli, anzi! da qualche tempo sto provando (non oso ancora a dire “riuscendo”) a dare continuità alle attività svolte con Arianna, 7 anni: i compiti, il gioco, e al venerdì pomeriggio uno spazio tutto nostro di due ore, da riempire come ci va. Anche con mio marito talvolta argomento che una relazione si dovrebbe nutrire di una certa quantità di compresenza, il che presuppone trovarsi nello stesso luogo contemporaneamente: a fine 2006 ce l’abbiamo fatta, e ne abbiamo approfittato per sposarci (dopo 4 anni di convivenza e una figlia in comune) … ultimamente ciò succede raramente, ma ci stiamo lavorando, e sono fiduciosa, lui è un uomo del sud.

Il mio sogno per il futuro: salutare anche l’azienda di famiglia e partire con un progetto mio, che sperimenti un nuovo modo di imparare e di insegnare (a grandi e piccini) – e che non sia in nessun modo finalizzato a guadagnare denaro!!!!!

————-

grazie Federica, ed evviva LinkedIn che ci ha fatte reincontrare… Certo se pronunci come scrivi, il tuo dialetto ha ancora qualche lacuna, ma nulla che non si possa risolvere con un po’ di sana pratica (“vogl’ murì ccà”, per la Crusca)…. E questo cavalierino di plastica, che da allora ha resistito a tante altre scrivanie, sporco e malconcio dai traslochi ma sempre (dico davvero) davanti ai miei occhi in tutti questi anni, nonchè palese manifesto di intenti per chi entrava nel mio ufficio, oggi è dedicato a te :)

 

 

9 Risposte per “Federica, quindici anni dopo”

  1. marilde scrive:

    Queste storie di cambiamenti, di rimettersi in gioco, di sfide, di re-incontri dopo anni con persone con le quali c’è affinità, mi piacciono sempre molto. Le sento parecchio vicine. Buoni progetti a Federica, e ciao a te, Flavia.

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Bellissimo questo incontro.

  3. Silvietta scrive:

    mi piace tantissimo questo vostro essere partite assieme, questi vostri percorsi così separati, così diversi e poi … questo dialogo così armonico.
    continuo a pensare che la consapevolezza delle diversità possa unire, anche se apparentemente sembra fare il contrario…

    grazie
    a presto, s.

  4. supermambanana scrive:

    evviva lo scatolo! Anch’io trovo molto difficile passare alla scatola :-) che poi secondo me e’ una lacuna dell’italiano, c’e’ differenza fra scatola e scatolo, la scatola e’, per dire, quella dei biscotti, una cosa graziosa, ma quella marrone in cui ti arrivano i pacchi per posta che e’? Uno scatolo! La confezione di un giocattolo? Uno scatolo! E quello del detersivo della lavatrice? Uno scatolo, ovviamente!

  5. Flavia scrive:

    ciao a tutte!
    @Marilde grazie, buoni progetti anche a te :)
    @MC occhio che pure te ti reincontrerò un giorno su Linkedin, magari si chiamerà in un altro modo..
    @Silvietta, eh, in effetti non potevamo essere più diverse io e Federica!
    @supermambanana, ora capisci perchè la bergamasca mi tormentava..eravamo in un ufficio pieno di pacchi di detersivi, e con corrieri che andavano e venivano (per evitare confusioni o cose strane.. era l’ufficio marketing di Dash)

  6. Mamma Cattiva scrive:

    Flavia!!!! Re-incontrarmi in Linkedin??? Ok, in questi ultimi tempi ti sto trascurando ma pensare che ci ri-troveremo in Linkedin mi sembra molto pessimista ;))))

  7. Flavia scrive:

    MC, aha, lo sapevo che avresti reagito così alla provocazione. ma dai pensavo in tempi lunghi come 10-15 anni, appunto…

  8. Federica scrive:

    Grazie per la dedica, Flavia!!!! un flashback inatteso per c oncludere degnamente il mio sgangherato amarcord. Sono in vacanza con mio marito (quello del sud) e finalmente sono riuscita a dare un’occhiata al sito…. mi sa che tornerò… è una minaccia!

    Federica

  9. Flavia scrive:

    Cara, sarai sempre la benvenuta. la tua frase "mi sto arrendendo al fatto che non glie ne freghi un accidenti a nessuno di migliorare il mondo, e in più la maggior parte delle persone ignora le regole di base per starci, al mondo" è così vera che sarà bene ricominciare a frequentare un po’ di amici come te, "dalla struttura mentale ottocentesca" :)) baci!


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