"Wiki"-Incipit di Raperonzolo

Pubblicato il 04 ottobre 2009 da Flavia

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Mamme 2.0 è un’accezione che fa riflettere. Impone di chiedersi se le mamme che scelgono di esprimersi attraverso la rete appartengano in qualche modo ad una sfera diversa, una maternità a parte. Come se improvvisamente la rete avesse spaccato la maternità in due: da una parte le mamme e dall’altra le mamme 2.0.

In realtà la spaccatura non esiste. Esistono mamme e basta. Il web è solo uno strumento. Una piattaforma che negli ultimi anni ha consentito ad una pluralità di donne, ciascuna a suo modo, di raccontare la propria maternità ad un pubblico ampio e vario.

Difficile, per le mamme presenti in rete, dire se esista o meno un movimento di mamme 2.0. Quello che può essere percepito dallesterno come tale, è in realtà un qualcosa nato in modo disomogeneo e casuale, un qualcosa che però, in tutta la sua frammentarietà, si è incontrato nella necessità del dare voce alle difficoltà, i dubbi e le problematiche legate alla maternità.

In modo vario e non programmato, ogni esperienza, ogni punto di vista, ogni spunto, ogni personalità ha offerto nel tempo un ritratto inedito della maternità, lontano tanto dai tradizionali stereotipi della mamma-massaia, quanto da quelli post-femministi della mamma in carriera liberata dall’onere dellaccudire i figli.

Si tratta di una riflessione, senza precedenti, sulla maternità in senso lato, come parte di un quadro più ampio che è la vita professionale, culturale, intellettuale e familiare della donna di oggi. Il ritratto di un’emancipazione che si spinge un passo avanti rispetto al femminsmo degli anni ’60 e ’70 e si riappropria della maternità, rivendicandone necessità senza le quali l’effettiva parità di diritti tra uomo e donna resterebbe solo una chimera.

 continuate voi.

2 Risposte per “"Wiki"-Incipit di Raperonzolo”

  1. Monica Chiarenza scrive:

    Forse le mamme che si rivolgono alla rete sono solo mamme che non sanno chi rivolgersi, a volte sono solo piu’ informate o consapevoli rispetto alla moltitudine che rimane nel proprio silenzio e li’ dentro affoga nella solitudine e nel non saper effettivamente a quale categoria appartenga se non a quella di se stessa.il problema e’ che per tante e non si puo’ fare una stima, la categoria di "se stessa " non vale poi molto e quindi e su questo che si puo’ far leva.C’e’ un libro : "Nell’intimo delle madri " un passo recita cosi’ …ogni epoca ha costruito il suo silenzio chiudendo una parte dell’umanita’ in un universo senza parole…a riguardo delle madri che soffrono e non lo dicono.Penso che sia importante diffondere l’idea del dialogo e della comunicazione che su questo sito e nelle tante rubriche abbonda, ma che nelle nostre case a volte e’ completamente assente.A volte la condizione di solitudine ti chiude in un empasse del tipo non so da dove cominciare?…sono giorni che voglio scrivere queste righe magari un po’ banali ma continuavo a rimandare( problema delle priorita’!)ecco magari con piccoli passi e in punta di piedi si puo’ arrivare a buoni risultati..In bocca al lupo per venerdi’

  2. Flavia scrive:

    grazie Monica di averle scritte. altro che banali.


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