Un mio macroproblema: il micromananagement

Pubblicato il 08 ottobre 2009 da Flavia

Ecco la mia domanda, da Coachee a Coach.

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Cara Ioia,

una delle sensazioni negative che più affligge la mia gestione quotidiana, e che mi provoca a volte un forte sbandamento emotivo (ehm, traduco: delle vere e proprie crisi di nervi), è la sindrome del “se non ci penso io”, o peggio “se non ci penso io fin nei minimi dettagli“. In altre parole, si tratta di quella sensazione terribilmente irritante per cui se mi dimentico di comunicare a chi mi circonda dei piccoli particolari – molto piccoli ma molto significativi – si verifica puntualmente il peggio. Questo mi provoca due terribili conseguenze: 1. la mancanza di fiducia (e quindi intacca la mia capacità di delega, che invece ritengo indispensabile) 2. la sensazione di inadeguatezza – perchè, per quanto mi sforzi, non riuscirò mai a micro-manage il tutto, cioè a tenere a mente tutti i minimi dettagli e pensare a quello che potrebbe andare storto: è proprio al di là delle mie umane capacità ed è anche sbagliato verso gli altri. Nel peggiore dei casi poi, mi tormento con quel “è colpa mia, dovevo prevederlo” che è un inutile kick in the marons.

Piccola carrellata di esempi concreti.

Ordino la torta di compleanno di Pezzetto prima di andare in ufficio, lasciando a tata e suocera l’incarico di ritirarla. La sera torno, si fa festa, arriva il momento della torta, e….. l’hanno messa in frigo. Era un semifreddo. Andava tenuto in freezer, se solo mi fossi ricordata di avvisarle. Oppure se solo avessi controllato tornando a casa. Ma avrebbero pure potuto chiederselo da sole, o no. A perenne memoria del piacevole episodio, le foto le facciamo con una torta squagliata.

Preparo una lista della spesa. Nonostante abbia già detto in passato che le liste sono “indicative” e non “esaustive”, quando chiedo “mancava anche il latte, l’hai preso?” la risposta, pure irritata, è di nuovo “no, non era nella lista” (ed io degenero: “Ma gli occhi per dare un’occhiata in giro non li hai anche tu?”)

Sempre in tema galattifero, quesito. La tata apre il frigo e vede, ancora chiusi, un mezzo litro e un litro. Dobbiamo partire per il mare il giorno dopo portandoci il litro, e così ho comprato il mezzo litro per i bisogni delle ultime ore. Lei sa che dobbiamo partire ma non sono arrivata a condividere i dettagli della pianificazione fino a questo punto. Secondo te, essendo uscita di corsa dimenticandomi di dirglielo (insieme ad altre 16-17 cosette di simile entità, necessarie per la preparazione dei bagagli etc), lei quale dei due aprirà oggi?

E via così.

Odio dover fare quella ossessionata dal controllo (“control-freak” si dice sul lavoro, no? e demotiva i collaboratori), eppure la reazione più automatica è quella di diventare sempre più ossessionata, perchè i miei giorni sono costellati di mini e maxi inconvenienti come questi che mi fanno arrabbiare oltre misura. Posso concedermi di dimenticare qualcosa sperando che gli altri ci arrivino, o chiedano, da soli? No. Allora posso cambiare l’ottica del problema? Posso responsabilizzare maggiormente le persone? E se non ci riesco, come posso almeno smettere di arrabbiarmi così? Lo trovo tossico e voglio davvero uscirne.

tua fiduciosa, Flavia

 

Risponde Ioia

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Cara Flavia,
dopo aver letto la tua domanda e la sfilza di commenti che l’hanno seguita, ammetto che pure io ho provato un certo senso di angoscia.  Quanti problemi, sofferenze per micro cose!
La buona notizia è che, se sono riuscite a trovare una propria soluzione anche Piattinicinesi,  Laura ed in parte Paola (scusate se ho dimenticato qualcuna), allora potrai trovarla anche tu.   In modo non solo intelligente ma che possa anche valorizzare le persone dalle quali pretendi – concedimi – la capacità di leggerti nella mente.
Già, perché ciò che più mi colpisce è la totale concentrazione su di te e ciò che per te è giusto o sbagliato.  Come se chiunque altro non abbia nulla da poterti offrire di proprio, di speciale.
Delega NON significa “scarico di barile” o semplice attribuzione di compiti con indicazioni precise.
Se è vero, e non ho motivo di dubitarne, che per te è importante l’empowering degli altri, forse potresti trovare la tua soluzione a partire da quest’approccio. Insomma, cominciare ad esplorare le modialità da coach anche in famiglia!

 

16 Risposte per “Un mio macroproblema: il micromananagement”

  1. Paola scrive:

    oooohhhh come capisco e condivido questa sensazione. in assenza di nonni e tate, la vittima preferita delle mie crisi da micromanagement è mio marito. Terreni di battaglia preferenziali, l’abbigliamento di Beatrice (impossibile associare tessuti e colori così in disaccordo come quelli che sceglie lui), le condizioni della casa dopo pranzi/cene/colazioni (se non mi metto io personalmente a ripulire, per terra resta una sorta di gastronomia), i menu di Davide (come, ma dico, come possa venir in mente di propinare a un undicimesenne un finocchio crudo, proprio non lo so). Spero che Ioia possa darci lumi su come resistere alla sindrome del "devo sempre fare tutto io nei minimi dettagli"…

  2. Silvietta scrive:

    bellissimo intervento, Flavia, anch’io attendo illuminazioni (anche se non arrivo a tali livelli di control-freak)
    … e se riesco, mi creo anch’io la mia domanda :-)
    a presto. silvietta

  3. Laura scrive:

    bel quesito per la coach; personalmente, il metodo che applico per non stressarmi troppo è un po’ fatalista: del tipo, se posso fare io le cose, potro’ pretendere che siano fatte come dico io, se delego (e devo delegare…) mi accontento di come le fanno gli altri (a meno che non si superino i limiti di tolleranza consentiti, ovvero si danneggino i bambini). D’altra parte sono cresciuta con una madre iperperfezionista, che tutt’oggi rimanda un giorno si’ e l’altro pure il marito a contestare lo scontrino al negozio di alimentari che non ha applicato lo sconto…percio’ ho imparato a minimizzare i problemi minimi e a gestire solo quelli massimi….
    E adesso, se la coach mi dice che sbaglio?

  4. piattinicinesi scrive:

    cara Flavia, su questo sono un’esperta. ovviamente non perhè faccia bene le cose, al contrario perchè ho fatto e faccio tanti di quegli errori che è impossibile non imparare qualcosa alla fine,
    la gestione della casa e la gestione di un gruppo di lavoro hanno molti contati in comune (sai che non a caso uso questo accostamento, e comunque io ho imparato a gestire la babysitter mentre imparavo a gestire delle persone)
    le persone per riuscire a sapere come portare avanti il lavoro devono sapere qual è il lavoro. questo vuol dire che vanno date delle indicazioni di massima. se uno pretende di dare delle microinformazioni ogni volta fallisce perchè sarà impossibile che si ricordi di fornirle ogni volta.
    va fatto quindi un piano della settimana. tipo una volta a settimana bisogna cambiare le lenzuola, bisogna fare attenzione che il rapporto ta lavatrici e panni da stirare sia adeguato, se manca qualcosa in frigo o in dispensa avverti, e controlla ogni giorno. così ho fatto a casa e così facevo al lavoro, dando una linea anche temporale delle operazioni da svolgere, una tabella da seguire che chiunque abbia la delega deve seguire. in questo modo è più facile delegare. poi certo bisogna avere pazienza, le cose non si imparano subito,e bisogna tenere conto delle singole capacità, della volontà e dei momenti no.
    ma la responsabilità che scarichiamo sugli altri va sostenuta sempre dalla fiducia, altrimenti la responsabilità non se la prende nessuno, neanche se è la responsabilità di guardare se manca il latte

  5. supermambanana scrive:

    ammazza come control freak stai messa proprio bene!
    Io, essendo control freak in attivo (quando organizzo) ma altrettanto tolmente svampita in passivo (quando mi organizzano, cioe’, se per caso sono io quella cui tocca implementare la lista spesa fatta dalla mia meta’ e’ matematico che mi dimentico il latte se non me lo scrive) diciamo che metto il chissenefrega automatico ormai :-)

  6. Flavia scrive:

    @Paola, scegli le tue battaglie, si dice…battagliare su tutto è estenuante no? tra le cose che hai detto io avrei scelto il principio della divisione delle pulizie.. e il resto, ohmmmm!
    @silvietta, vai, aspettiamo le domande di tutte voi!
    @cara Laura, ha molto senso quello che dici! comunque una brava coach non ti dirà mai che sei sbagliata, ma ti aiuterà a completare quello che già hai.
    @piattini, mitica…ora faccio il piano e lo metto sul frigo. Ultimamente ho dovuto fare quello della divisione dei panni in lavatrice, perchè vedevo i bianchi diventare grigetti. e pensare che quando ero nel team marketing di dash pensavo che ‘ste signore fissate col bianco fossero tutte in fondo delle maniache ossessive.
    @supermambanana, eh, sto messa niente male. pensa che rileggendo quella della torta, con tutto che sono passati tre anni, ancora mi incazzo!!

  7. caiacoconi scrive:

    io nono sono una tipa organizzata, anzi, anche le parole organizzazione, funzionalità, monitoraggio, pianificazione e via discorrendo mi fanno venire l’orticaria, soprattutto se riferite a me, cioè se qualcuno mi si rivolge così (mio marito per esempio ha questo viziaccio). però nella mia precarietà mentale e quotidiana anch’io ho le mie esigenze e le mie fisse. quindi metto in ordine le priorità e quelle in cima per me meritano sfuriate e puntualizzazioni (magari si tratta di mettere i piatti che si intonano alla tovaglia piuttosto che tagliare il pane in un verso o in un altro) altre (pianificazioni tipo orari di partenze o come andare dal pediatra) mi va bene fare last minute. comunque credo che possa essere utile dividere gli ambiti d’ingerenza e di responsabilità. ossia: se del frigo e la dispensa ti devi occupare tu, pinco pallo, allora "pretendo" che tu, pinco pallo, controlli che io non rimanga un weekend senza latte, senza dover ogni volta fare liste indicative, non esaustive, che confondono più che supportare.
    ma se chiedo un favore a pinco pallo al di là dei suoi ambiti d’ingerenza allora gli devo dare TUTTI i dettagli perché non ragionando come me non può sapere COME VOGLIO che una cosa sia fatta…
    ora sentiamo che dice l’esperta, a parte che sono freak pure io, ma in un altro senso. peggio.

  8. Mamma Cattiva scrive:

    Control Freak! Interessante! Un fenomeno di bullismo, dunque. Ne sono affetta non c’è dubbio e credo che riconoscerlo fa capire perché pecco di pazienza nei confronti dei bambini. Un mio collega che aveva un grandissimo dono dell’ascolto dopo avergli vomitato addosso le fatiche e le frustrazioni di un lavoro con persone che non ti ascoltano o non mettono iniziativa o che fanno l’opposto del suggerimento, mi disse : "io ho un mantra". Dimmi, dimmi my guru, dimmi. "chissenefotte" Grazie guru!

  9. supermambanana scrive:

    ah fla, ma non ti sfottono per la torta? Perche’ se fosse successo a me ad ogni compleanno sarebbe di prammatica il ‘miiii, vi ricordate quando mamma non ci aveva detto che la torta era gelato e ce la siamo mangiata tutta sciolta? hahahahaha’. E vai a ricamarci sopra rendendo ogni volta il racconto piu’ colorito. Ti assicuro che questo guarisce da tutte le incazzature :-D

  10. Claudia-cipi scrive:

    a me invece sembra che non siano state date le giuste informazioni
    a parte la torta, che la pasticceria avrebbe potuto anche ricordare a chi ha ritirato le modalità di giusta conservazione
    se per fare la spesa c’è una lista è ovvio che le cose da comprare siano quelle della lista, altrimenti che ce l’hai a fare la lista, se tanto chi va a fare spesa deve controllare? se deve controllare la lista non la fai, se fai la lista la spesa è quella. in questo caso sta a chi compila la lista scrivere tutto.
    se hai due cartoni nuovi di latte in frigo, come fa la tata a sapere quale dei due deve aprire? per te è ovvio che usi il mezzo litro per il giorno e il litro per il viaggio, per me invece sarebbe stato ovvio il contrario, perchè il latte in viaggio me lo porterei giusto un mezzo litro per emergenza che poi lo ricomprerei fresco, che non sia stato troppo fuori dal frigo, e se durante il viaggio si rovinasse avrei buttato solo mezzo litro. per dire.
    voglio dire: inadempienza da parte del delegato sarebbe stata non comprare qualcosa che era in lista o dare grissini coi grasselli e lasciare intatti i due cartoni di latte in frigo.
    se poi tu vuoi che le cose siano fatte fin nel minimo dettaglio come vuoi tu, allora per forza devi spiegare tutto nei minimi dettagli. oppure te le fai tu.

  11. my scrive:

    siccome io sono precisamente come te…………………

    e, non dirlo a nessuno, mi è capitato di rifletterci……….

    sono d’accordo con il commento precedente: siamo noi che pretendiamo troppo. Non potevano saperlo e non potevano arrivarci. Quello che è normale per te non è normale per altri.
    La lista della spesa tu la fai come "linea di massima",ma poi sai che devi dare un occhio in giro. Altri la fanno perchè è vangelo e possono spegnere il cervello quando sono al supermercato. Nessuno ha ragione e nessuno a torto, però tu vuoi un’altra te, non una tata.

  12. Flavia scrive:

    accidenti, qui c’è molto lavoro per la coach!
    io credo che disquisire sul dettaglio del singolo caso (la lista, la torta, il latte…chi ha "ragione" chi ha "torto"…:) sia solo un modo per farsi male stupidamente, bisogna trovare un accordo su un principio generale come dice Piattini. E lo stesso dicasi, My, per i sensi di colpa: colpa mia che pretendo troppo, colpa mia che non ricordo i dettagli… A che servono?
    Il commento di Claudia (che simpatizza con le vittime delle mie angherie!!) conferma tutto il mio disagio, perchè ribadisce esattamente la trappola mentale da cui voglio uscire: "o spieghi nel minimo dettaglio, o fai tutto tu". No, non abbiamo i superpoteri e questo non è possibile. Io sono un essere umano e dimentico le cose, e non posso fare tutto da sola. Ci deve essere un altro modo più intelligente e meno dannoso. Guardate che è importantissimo anche sul lavoro: il contratto di delega. se dico "questa è una lista ma da’ un’occhiata in giro anche tu perchè potrebbe essermi sfuggito qualcosa" sto chiedendo aiuto e sto dando delega – lo faccio molto male forse, ma il senso è quello. Ehi, non a caso ho chiesto alla coach: il modo giusto ancora non ce l’ho.

  13. piattinicinesi scrive:

    questa discussione mi sembra davvero interessante.
    my dice una cosa molto vera quando dice tu buoi un’altra te, spesso l’errore che facciamo è proprio quello di volere una persona che capisca quello che abbiamo nella testa, ancora prima di averlo formulato. i ragionamentio personali li spiega bene claudia cipi.
    per quanto riguarda le torte e le prese in giro decennali, mio figlio si ricorda ancora di uan fantastica torta pizza che gli feci qualche compleanno fa. tolta dal forno era fantastica, due ore dopo, al momento dimangiarla, era attaccata al fondo della tortiera. il sapore era pessimo (sapeva di alluminio) in compenso ogni volta che ci pensiamo ridiamo come matti.

    come dice il guru? chisseneffotte
    questo guru è geniale, quasi quasi lo assumo tra i mie esperti

  14. Flavia scrive:

    allora, riprendo la parola per commentare la risposta della coach che è arrivata nel frattempo. Il valore di questo tipo di risposte sta nel fatto che non ti propongono una soluzione pratica e immediata (quella la devi trovare tu) ma ti fanno fare un passo indietro. Nonostante io abbia dichiarato che non intendo pretendere che gli altri mi leggano nella mente, evidentemente tutto indica che faccio il contrario. E, cosa che mi rattrista un po’, il punto di vista è solo il mio. E il loro? si può ripartire dal punto di vista degli altri? certo che si può. impegniamoci.

  15. giuliana scrive:

    solo una cosa: viva il guru!
    (per fortuna te l’ha detto ioia. no, non puoi pretendere che le persone che ti stanno attorno ti leggano nel pensiero :))

  16. Flavia scrive:

    da qualche parte ve l’ho accennato, ma io sto facendo un lavoro su me stessa, ed è una cosa seria. e alla fine abbiamo capito una cosa io e la coach, proprio partendo da questo post e dai suoi commenti. il problema dietro la mia rabbia è un altro, non è come può sembrare la pretesa che gli altri mi leggano nel pensiero o siano dei cloni. E’ la mia frustrazione nel vedere la distanza che c’è tra la me che vorrei (una che delega e collabora bene con gli altri) e quella che mi ritrovo certe volte (una eccessivamente direttiva). ok, non che abbia risolto :) ma so su cosa devo lavorare.


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