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La teoria del riempimento

Pubblicato il 09 ottobre 2009 da Flavia

Da Kenòs, greco, che vuol dire vuoto. (Cenotafio, per esempio, tomba vuota). E ghèmisma, sempre greco, che vuol dire riempimento (to ghèmisma parakalò, il pieno per favore). Kenoghèmisma. Il termine l’ho coniato oggi, di pura fantasia,  per far vagare la mente e soffocare i miei potenti istinti omicidi.

Che goduria autentica il greco, quella lingua moderna e allo stesso tempo così antica da farmi sentire, se solo dico due parole, come una reincarnazione di…di…. Aspasia - che ne so, ho sparato una donna a caso anche perchè di donne greche famose ce ne sono state poche, e ti pareva, a parte le amazzoni le danaidi le muse le Erinni…. tutte plurali, ma chissà perchè?!  Ah, no, ci sarebbe Penelope. Ma per qualche motivo, tipo aspettare vent’anni a casa qualcuno che intanto si diverte a girare il mondo, no, Penelope non mi ci vedo molto. Poi ci sarebbe Santippe, l’archetipo della moglie bisbetica e rompipalle. Già più rappresentativa. Ma insomma sempre la moglie di qualcuno? Aspasia almeno era l’amante (di Pericle), era uno spirito libero, e anche dotata di una discreta cultura.

Kenoghemisma, ovvero: il riempimento globale del vuoto stradale.

Il vero romano ha un sacro terrore del vuoto, che infatti in latino si dice horror vacui. E quindi appena vede uno spazio superiore ai 20 cm lasciato vuoto da qualche incosciente, ci si scaraventa dentro velocemente, per salvare l’universo dal collasso. Questione di un attimo. Sono circondata da eroi, guarda qua. Questo pensiero mi fa ridere e riesce ad attenuare la voglia che ho di scendere e sfondare a calci qualche specchietto. Suv o scooter, berlina o utilitaria, mi sento democratica. E dopo lo specchietto, ce ne vorrebbero un altro paio sui denti di chi guida. Pensa a riempire il tuo vuoto esistenziale, piuttosto che i centimetri davanti a me, signore. Lasciami procedere almeno qualche decina di metri senza dovermi difendere dai continui attacchi di gente che ti costringe a cambiare direzione perchè ti stringe, ti affianca, ti assedia, gente che si butta di qua o di là a seconda di dove intravede un piccolo, impercettibile, insostenibile VUOTO. Scooter che provvedono a inserirsi nei vuoti minori. E pedoni che strisciano in quelli lasciati dagli scooter. Quanto odio questi guizzi prepotenti. Tutti vogliono dimostrarti la loro prontezza, la loro brillantezza, la loro intelligenza. E invece a me il traffico romano appare, indubbiamente, come l’avanzata sbandata di migliaia di zombie, che hanno messo il fast forward e solo per questo si credono vivi.

Questo teorema ha fatto cambiare radicalmente il mio stile di guida. Da neopatentata al sud, avevo sviluppato la tecnica sofisticata del “mai fermarsi a un semaforo in modo da affiancarsi a un altro finestrino, e mai superare in modo che il superato riesca a vederti in faccia”. Tecnica indispensabile soprattutto quando rientravo a casa la sera tardi, vista la frequenza con cui rimediavo lo splendidone di turno che lanciava sorrisi e bacetti, solo perchè ero una ragazza sola alla guida. Ora questo pericolo non esiste più, sia per la mia età, su cui mi toccherà scrivere un altro post, sia perchè si sono estinti quei giovanotti in vena di smancerie, di solito innocui. E non mi mancano affatto. Quindi la nuova tecnica di guida di sopravvivenza consiste nel cercare di impedire, sistematicamente, scientificamente, professionalmente, ferocemente, che intorno a me si crei il minimo vuoto.

Ma devo ammettere che non è rilassante. Sono diventata la versione femminile di Gioele Dix.

7 Risposte per “La teoria del riempimento”

  1. M di MS scrive:

    Mia faza mia raza!

  2. Do minore scrive:

    Direi che nell’elenco di donne celebri della letteratura e cultura greche spicca l’assenza di personaggi del calibro di Medea e Clitennestra. Non oso immaginare che cosa avrebbero potuto combinare nel traffico romano che descrivi! Ciao

  3. Flavia scrive:

    In effetti ho mischiato impunemente storia e letteratura :) Infanticida non ni ci vedo, ma Clitennestra con una bella ascia bipenne, sì!

  4. Arianna scrive:

    Dimentichi Arianna, che con la sua astuzia aiutò Teseo a uccidere il Minotauro e uscire dal labirinto, e per tutta risposta fu abbandonata da costui sull’isola di Nasso. Fortuna vuole che, in alcune versioni, lì trovò Dioniso (o Bacco, dio del vino!) che la sposò (sempre però ciondolando anche tra altre donne… vabeh, in quanto femmine, si sa, non si può avere tutto…)

    :-)

  5. Arianna scrive:

    Sì vabbè, non centra niente, ma ci tenevo.

  6. Flavia scrive:

    ecco, è vero, questo volevo dire: di figure femminili bellissime ed eterne è piena la mitologia e la letteratura, ma la storia invece ce ne ha tramandate molto poche…

  7. Silvietta scrive:

    bellissimo, sia la teoria, sia lo sfogone :-D


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