Tutto in un fiato

Pubblicato il 11 settembre 2009 da Mamma Cattiva


Oggi provo a dire la mia. In questi giorni l’unico momento in cui tiro un attimo il fiato è quando guido la macchina quindi devo avere elaborato quello che volevo dire centinaia di volte. E so che adesso ne verrà fuori un’altra cosa ancora e so che non sarà abbastanza, non sarà quello che poi intendevo. Vediamo.

Volevo leggere tutto quello che nel frattempo è uscito fuori qui, nel Blog Cafè, ma appositamente ho deciso di farlo dopo, per non farmi troppo imboccare, per essere più spontanea. Nei giorni scorsi ho letto Giuliana, Alessandra, Mariela. Ho letto lo scambio di mail partite da Flavia. Mi sono anche infilata in una specie di battibecco idiota che però ha avuto il pregio di aiutarmi a organizzare quello che vorrei dire e soprattutto quello che vorrei fare.

FARE dovrebbe essere la parola chiave.

Inizio subito dicendo che io non credo a questo movimento. Credo nelle singole persone che incontro, conosco, che non incontro ma leggo, che seguo, che smetto di seguire. Ma non credo, almeno per il momento, alla forza della sommatoria di queste singole persone.

L’articolo assai superficiale della Repubblica (pubblicato da Silvia, Mamma Imperfetta), il cui unico merito è stato quello di aver citato blogger che stimo e che seguo con piacere, mi ha dato solo un elemento di riflessione: due milioni di blogger.

Una massa incredibile che se domani decidesse, nello stesso momento, nello stesso giorno, nello stesso luogo di incontrarsi e di scrivere una sola cosa che desidera, nero su bianco, riuscirebbe a ottenerla. Due milioni di persone che dovrebbero lasciare la propria casa, i propri figli, il marito, il lavoro, la malattia, la solitudine e unirsi in un luogo fisico per ottenere una sola cosa.

Tutto questo non ha alcun valore politico o ideologico. Ha un valore pragmatico.

Quello che manca è la massa critica che si muove per FARE le cose, per ottenerle.

Io ci sto a scrivere, a conversare. Ci sono. Punto e basta. Non sono sicura di esserci quando invece bisogna agire.

L’esempio più banale ma che rende l’idea e che spesso cito nei miei commenti, è il problema della scuola, più nello specifico il problema della non sufficienza di posti nido. Quando girano post su questo tema si raccoglie un bel capannello di persone, io compresa, che si lamenta della cosa. Poi però al di là delle lamentele abbiamo la soluzione. La soluzione la troviamo tutte: ci licenziamo, assegnamo il compito ai nonni, paghiamo un nido privato, prendiamo aspettative troppo lunghe, chiediamo il part-time, andiamo a vivere in paesi dove la tutela dell’infanzia è un diritto scontato e chi più ne ha più ne metta. Non ci sono due milioni di persone che prendono un appuntamento e si muovono per andare da chi cambia le cose per avere un posto pubblico all’asilo.

Non sto dicendo che siamo persone incapaci di cambiare le cose. Dico probabilmente che le cose ci vanno bene così perché la soluzione non è mai quella di cambiare ma quella di adeguarci e trovare la strada in altre cose di cui poi ci lamentiamo, facendone un circolo non vizioso ma merdoso, se posso permettermi.

Quello che temo è che troppe poche persone si riconoscono in modelli diversi, mentre la massa (dove massa non ha un valore negativo ma solo quantitativo) è fatta realmente di persone, donne, mamme con le caratteristiche che disegnano e che ci infastidicono.

Ho partecipato ai primi esperimenti di MAM e MOM Camp. In silenzio, non in modo partecipativo. Dal mio punto di osservazione ho visto, ascoltato, parlato con una minoranza, un numero troppo esiguo di persone che vogliono cambiare le cose. E la cosa più complicata è che non sono persone da “convincere”. Quelle da “convincere” sono tutte rimaste a casa, tutte per ottime ragioni, ma hanno dato priorità ad altro. Non ci sono. Mi chiedo, magari a loro le cose vanno bene così.

La cosa paradossale è che la stessa identica considerazione l’ho esposta tempo fa alla fine di una conferenza su tutto altro tema. Ero a un dibattito sull’enterprise 2.0. Non ha importanza l’argomento. In questo momento ha importanza che quello di cui mi lamentai è che quando ci raduniamo per parlare di qualcosa in cui crediamo, la pensiamo tutti allo stesso modo. Cosa serve parlare con chi già è dalla tua parte. Con loro vado a mangiare una pizza, non vado a cambiare le cose.

Un’ultima cosa. Spesso sento dire, lo vivo anche io in prima persona, che quando diventiamo genitori riusciamo a riconciliarci con i nostri. Capiamo cose che prima non ci appartenevano.

A me è successa una cosa del genere frequentando i blog delle mamme (mamme perché hanno figli e parlano ANCHE di quello). Prima di farlo detestavo il “modello” di mamma “angelicata” come magistralmente le chiama Rapè, con un senso dell’ironia curativo. Leggere sui blog le mamme per quelle che sono mi ha messo su un piano diverso e non riesco più a sentirmi “superiore” (perché alla fine il tono è quello…).

Siamo dunque sicure che vogliamo i cambiamenti? Prima rispondiamo a questa domanda e poi ne parliamo.

 

 

5 Risposte per “Tutto in un fiato”

  1. Flavia scrive:

    MC, scritto di getto, commento di getto :) poi magari ritorno.
    intanto sui numeri: 2mio, secondo Repubblica, sono le mamme online – cioè (solo) l’11% di tutto il popolo attivo in rete. Nel 2007 mi presentarono un dato che diceva 1mio, ma si trattava di mamme di 0-11. qui non so di che mamme parliamo, magari il dato è allargato agli adolescenti, ma la crescita è e sarà ancora fortissima nei prossimi anni, sia per la popolazione in rete che aumenterà per un fatto generazionale, sia per la % di mamme che aumenta più che proporzionalmente. Ora, su questa massa i blog sarebbero 3000, quelli attivi regolarmente 1500. siamo una nicchia di una nicchia di una nicchia. ma questo non ci deve deprimere, ci deve motivare. e sai perchè? hai presente la curva di vita di un prodotto/idea? siamo le early adopters, anzi forse veniamo anche prima, insomma un gruppuscolo di gente innovativa (nel quale anche io credo molto nelle singole individualità). e cosa fa un gruppuscolo? non arriva certo in parlamento. ma parla, diffonde, influenza, riscrive concetti, contagia. e a un ceto punto queste idee raggiungeranno fasce più ampie della popolazione. i nostri mezzi per fare questo sono i pensieri in rete, a cui vorrei lavorare per dare loro più visibilità, e trovo che anche questo sia un fare.
    che la maggioranza sia ancora lontana è verissimo. personalmente non so come fare, oggi come oggi, a risolvere praticamente il problema dei posti nido, uno tra i tanti scandalosi problemi che ci affliggono….ma ho scelto di partire dalla nostra testa con un messaggio, che spera raggiunga tutte le donne che passano di qui, e che è: non lasciare il lavoro. non deve essere tutto sulle tue spalle, non farti fare il lavaggio del cervelo da un mondo che dice che essere madre significa sacrificare te stessa. non cadere nella trappola del "lo stipendio tanto poi lo passo alla baby sitter", non rinunciare a quello che vuoi, se quello che vuoi è non essere solo una madre. E così via. L’emancipazione della donna (nella cultura di un paese, e non ancora negli ostacoli concreti) è andata avanti. Quella delle madri no, è ancora anni luce indietro innanzitutto a livello culturale e psicologico, e quindi è da lì che vorrei partire, dalla cultura e dalla testa. Altri partono da altri punti di vista utili: una petizione, una società di servizi, un sito che informa su una città, e va bene. sono tutti modi di agire, non c’è solo bla bla.

  2. Vorrei ma scrive:

    Leggere tutti i vostri contributi e’ un gran piacere, leggere dei pensieri ben organizzati ed esposti mi aiuta a riordinare i miei sempre confusi.
    Per creare le condizioni giuste per l’azione c’e’ prima bisogno di creare le condizioni ambientali giuste, e magari il mommy-blogging sta collaborando a questa rivoluzione lenta. E’ come la ricerca di base, bisogna svilupparla oggi perche’ domani siano possibili nuove applicazioni tecnologiche. Le mamme blogger on-line in un certo senso stanno facendo ricerca di base.
    Concordo con posts pecedenti a questo riguardo il fatto che non dobbiamo farci ridurre ad un nuovo target passivo: le mamme 2.0 che fanno la scoperta dell’acqua calda e usano internet x scambiarsi i vestitini (lo facciamo gia’ da un pezzo, no?)
    Ed inoltre, come e’ sempre stato detto qui, mi fa imbestialire che sia un iniziativa dall’alto. Perche’ mai un iniziativa in cui tutta la societa’ si ferma a riflettere sul cambiamento delle mamme ed in generale della genitorialita’ oggi? Perche’ solo le mamme devono fare ricerca di base sulle mamme?

  3. Alessandra Farabegoli scrive:

    Luisa, sono pessimista anch’io, per motivi simili ai tuoi.
    Come hai letto nel http://www.alebegoli.it” rel=”nofollow”>mio post, personalmente considero riduttiva e parziale ogni appartenenza e identificazione: così, anche se nel mio blog mi sottotitolo "mamma pigra", se uno mi definisce "una mamma" mi ribello e dico "non sono solo una mamma!". (ma anche se uno mi definisce con una qualunque delle mie "identità parziali").
    Forse questo è un problema legato a una tendenza, tipica di molte donne, di fare multitasking; spesso gli uomini hanno più facilità a identificarsi totalmente in un’identità (di lavoro, di appartenenza politica, perfino sportiva), e quindi a buttarsi a capofitto nelle rispettive battaglie.
    Guardar le cose da più punti di vista ti fa vedere più aspetti, ma ti fa venire un casino di dubbi, di soluzioni parziali e alternative alla lotta dura, o semplicemente ti fa spendere tempo ed energie. E così rinunci alla grande battaglia, e metti in piedi soluzioni individuali che ti fanno andare avanti.
    Non vedo al momento grandi soluzioni, ma non dispero di arrivarci. Almeno però usiamo al meglio i vantaggi di un approccio "individuale", in cui non faremo movimenti, ma ci toccheremo e ci conosceremo come singole persone.

  4. Flavia scrive:

    Ale, grazie del tuo commento qui. nel tuo post, di grande buon senso, dici che "si può essere gruppo quando serve farsi ascoltare, ma restare persone pensanti, che sanno vivere in gruppi diversi, fuori dai gruppi, fra esseri umani, e comunicare con gli altri – e con se stessi." Lo condivido profondamente, come non condivido la facilità con cui si pensa che "i blog delle mamme" servano a scambiarsi consigli in una comunità fissata e monomaniaca di ninne, allattamento, pannolini – proprio perchè la maternità è una dimensione vastissima e complessa non siamo certo come i monomaniaci di un sofware, o di un modello di moto, ..etc.
    c’è, appunto, ben altro e ben di più in molte di queste persone pensanti! peccato che non si sappia.

  5. Mamma Cattiva scrive:

    @Flavia, perdonami il refuso. Intendevo chi naviga nella rete, chi quindi Cerca, legge, si informa e può farsi un’idea, decidere di cambiare. In ogni caso non cambia la sostanza. Io aggiungerei anche quelle Che non navigano perché non c’è scissione tra I due mondi. Io parlo e vivo un mondo unico e fluido. Il mondo virtuale non è nonostante un aggettivo diffuso, un mondo finto, in cui fingiamo di essere altro. Alcuni lo fanno ma non rappresentano la vita in rete, la molteplicità di possibilità che la rete ti offre.
    Mercoledì pomeriggio in azienda ho ascoltato persone che illuminano quotidianamente i frequentatori della rete su questi passaggi e non appena recupero i materiali (e mi sono anche riposata!) voglio divulgare questi punti di vista.
    Sono solo pessimista sul fare gruppo.
    @VmnP @ Alessandra , Intanto siamo qui a parlarne…


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