Il punto – da Raperonzolo

Pubblicato il 04 settembre 2009 da Flavia

Ok, adesso cerco di fare il punto su quello che credo abbia urtato la maggior parte di noi nell’iniziativa di Grillo.
 
Per Berlusconi (e l’italiano medio, non dimentichiamolo) le donne sono tette, culi, buone per andarci a letto o da mettere in bella mostra per arrapare il maschio italiano che su, con una bella figliola il voto lo si rimedia, fa immagine.
 
Per Grillo ora improvvisamente la donna è mamma, è una forza della natura, può cambiare l’Italia in un mese, perché è lei che in casa decide tutto… (poi la rivoluzione non è altro che un mercatino dell’usato)
 
Ma qui casca l’asino. E’ sempre il solito, eterno, univoco punto di vista maschile preso come assoluto: donna-gnocca, donna-moglie, donna-mamma, donna-mignotta. La donna come altro, non come parte integrale del genere umano, ma come un altro definibile solo in rapporto al proprio ruolo rispetto al referente maschio. Non essere in sé, ma essere rispetto a.
 
Offende colui che vede la donna solo come oggetto sessuale, tanto quanto colui che la vede circoscritta nel suo ruolo di gestione familiare. Offendono perché tanto l’uno che l’altro, nel loro inquadrare la donna nell’ottica rispetto a, non considerano la donna in quanto persona.
 
Negli ultimi due anni, chi prima chi dopo, chi in un modo chi in un altro, ciascuna portandosi appresso il proprio bagaglio di esperienze, ci siamo ritrovate accomunate da una profonda linea di fondo comune. Perché la vera anima che vibra dietro i nostri blog è quella di esserci presentate soprattutto come persone che, attraverso l’esperienza materna, cercano di capire, inquadrare, fare il punto sul proprio ruolo in ambito familiare, sociale, lavorativo, creativo, utilizzando poi questo punto di partenza per considerazioni più generali su società e istituzioni.
 
Negli anni ’60 e ’70 la lotta per l’emancipazione femminile ha fatto leva sulla parità di opportunità in ambito sociale e lavorativo. La vera rivoluzione oggi delle mamme 2.0 (e su questo penso che noi, come tante altre come noi presenti in rete, abbiamo diritto a rivendicare l’esclusiva) è quella di aver proposto una riflessione, senza precedenti, sulla maternità in senso lato, come parte di un quadro più ampio che è la nostra vita professionale, culturale, intellettuale e familiare. Un’emancipazione che si spinge un passo avanti rispetto a 40 anni fa e si riappropria della maternità, rivendicandone necessità senza le quali la parità resterebbe solo una chimera; senza le quali si continuerebbe ad essere altro ma non persone.
 
Parlare di mamme 2.0 in questi termini va bene. In qualunque altro modo si tratterebbe di una regressione. Chiarire questo punto mi sembra fondamentale.
 
un caro saluto a tutte
 
Rape’

 

2 Risposte per “Il punto – da Raperonzolo”

  1. Flavia scrive:

    commento di Giuliana via mail
    ————————-
    Sottoscrivo tutto quanto dice Alessandra, ma la forza delle mamme in rete è proprio il fatto di essere diverse l’una dall’altra, e di essere accomunate solo nella rivendicazione di una maternità a misura di ciascuna di esse. questo fa di loro (di noi) un "controgruppo"? non credo, non mi pare, anzi, mi sembrerebbe un autogol. che senso ha innescare un conflitto con altre mamme, che si riconoscono in quanto predica grillo nel suo post? gli argomenti sono delicati e – scusate – non proprio alla portata delle mamme-del-parco che rispondono nei commenti al post. i media? per carità! sarebbe fin troppo facile travisare e dare una lettura del tutto come di una guerra tra poveri (anzi, tra povere e un po’ frustrate), ed è esattamente quello di cui non abbiamo bisogno.
    vogliamo condurre una vera battaglia contro certi modelli culturali? lo sapete, ci tengo moltissimo. facciamolo, ma inventiamoci un modo che prescinda, per carità, dalle chiacchiere populiste. ci meritiamo qualcosa di più. portiamo la discussione su un piano sul quale ci riconosciamo. creiamo un blog collettivo (io adoro sorelle d’italia, potrebbe essere qualcosa del genere), un aggregatore, qualcosa insomma che ci faccia da base. evangelizziamo, certo, ma tiriamoci fuori da ogni rischio di guerra sull’aia.
    giuliana

  2. piattini cinesi scrive:

    avevo risposto via mail
    inserisco qui il mio commento sullo specifico: polemica con Grillo

    chi tenta di ridurre a un articolo o a una definizione un fenomeno fluido e in evoluzione come è quello delle mamme in rete per forza di cose rischia di essere superficiale e sommario.
    è come chi si meta a guardare dal buco della serratura dentro una stanza affollata, vedrà una persona alla volta

    ha ragione Rape sul fatto che sul web si sta costruendo una riflessione sulla maternità che spesso riesce a liberarsi dagli stereotipi, e che cerca di costruire insieme delle cose.

    io temo un po’ le lettere aperte e le prese di posizione. chi vuole fare polemica con grillo ne approfitterà, chi lo vuole difendere ci darà addosso e noi non saremo più ascoltate di prima, né avremo raggiunto niente. se poi vogliamo aprire uno spazio di discussione, un wiki o altro sono d’accordo ma la lettera aperta alla fine della discussione la farei più per ricordare a tutti che le mamme italiane si sono svegliate sono consapevoli e vogliono ottenere delle cose piuttosto che per entrare in una polemica con Grillo che alla fine si rivelerebbe perdente (come tutte le polemiche)


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