Il pensiero positivo e i giorni no

Pubblicato il 13 settembre 2009 da Flavia

Il pensiero positivo è una delle aree dell’intelligenza emotiva, e la sua principale manifestazione  è la capacità di motivarsi.

Nel lavoro ad esempio, soprattutto in quei lavori che ci pongono davanti a ostacoli o rifiuti (come le vendite), si raggiungono risultati migliori se si pensa “ho sbagliato qualcosa, ma la prossima volta andrà meglio”, piuttosto che “è inutile, non ce la farò mai”. Nello studio, uno studente ottimista recupera più facilmente un brutto risultato, perchè ha una buona capacità di sperare che le cose andranno meglio e quindi è più motivato a perseverare nonostante le difficoltà. La regoletta non cambia quando il lavoro è quello di un genitore: motivarsi. Oppure: non demotivarsi!

Esistono giornate che mettono a dura prova l’ottimismo e la motivazione di chiunque. Sono i nostri giorni no. Pretendere di vedere il famoso bicchiere mezzo pieno o cercare per forza i lati positivi di quelle situazioni può rasentare il ridicolo.

Ma come reagiamo ai giorni no?

Liberarsi dai nostri condizionamenti negativi o “pensieri limitanti” è il primo passo del pensiero positivo. Per farlo, occorre una visione complessivamente positiva delle proprie capacità: non vedere solo i propri difetti, ma riconoscere anche le proprie qualità. Nell’errore, non vedere solo un’occasione per rimproverarsi ma un’occasione per migliorarsi. Non spaventarsi, non deprimersi, non darsi colpe eccessive per pianti, strilli, litigi e situazioni fuori controllo. Questi non sono indicatori delle nostre capacità genitoriali…. Sono un po’ come le calamità naturali: succedono. E se non è possibile evitarli, quello che possiamo influenzare è il modo in cui pensiamo. Cioè: non rimuginare troppo sui pensieri negativi (“mi sento un’incapace”) ma – con un’espressione di C.Andrè che mi piace molto – “accompagnarli gentilmente alla porta”.

Piccoli esercizi di pensiero positivo:

- Immaginiamo le varie situazioni tipiche di un giorno no e pensiamole in termini di soluzioni (cosa posso fare di diverso la prossima volta per evitare che si ripresenti?)

- Scriviamo i nostri pensieri limitanti, e alleniamoci a sostituirli con quelli costruttivi; di solito aiuta formularli con un “come”. Ad esempio: “non sono capace di mantenere la calma, sono andata in tilt, mi vergogno” con “”come posso riuscirci, cosa mi aiuta a mantenere la calma?”

- Tenere un diario più o meno ironico dei giorni no (ma su questo so di avere una pubblico di professioniste) per poterci riflettere con calma;

- Infine, se siete arrivati fin qui, ascoltate il nostro podcast oppure scaricatelo :)

2 Risposte per “Il pensiero positivo e i giorni no”

  1. Arianna scrive:

    Saranno anche concetti triti e ritriti ma… fa bene sentirseli ripetere!
    Oggi poi capitano a fagiolo, ho ricominciato a lavorare e mi sono sentita un’incap… NO! Mi sono domandata: "cosa mi ha distratta oggi? come posso rilassarmi il cervello e mettere da parte l’ansia da prestazione?"
    Stasera ci dò di training autogeno!!
    Sono capace
    Sono brava
    Sono efficiente
    Sono volonterosa
    Sono un mito, faccio tutto, spacco tutto!!!!
    Vabbè, anche meno, va…

    E’ sempre piacevole ascoltarvi.

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Idem come sopra. Grazie Arianna di aver messo le parole al mio posto. Cia’


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