Un giorno forse ce la farò. Promesso.

Pubblicato il 10 luglio 2009 da momo

Concettualmente sono una pacifista. E convinta anche.

Credo che il conflitto come mezzo per arrivare ad una soluzione faccia ridere, non abbia senso. Le guerre schiacciano, non insegnano: il perdente sottomesso non è generalmente cosciente di un proprio eventuale torto, se così vogliamo chiamarlo. Nessuno ha persuaso nessun altro a ragionare diversamente, si è soltanto forzato un silenzio. E il conflitto non ammette due vincitori, necessariamente qualcuno deve scalare di un gradino.

Alle superiori mi chiamavano “Tyson”, non certo per la mia dolcezza innata. Dicevano che quando mi arrabbiavo mi si dilatavano le narici come a Mike, appunto.Col passare degli anni, forse anche per merito dei miei due mostriciattoli, le mie narici si sono progressivamente meno espanse, ho imparato il più delle volte a controllare le mie pulsioni belliche e a convertirle anche in piacevoli confronti. Dico “quasi sempre” perché ancora ci sono un paio di situazioni in cui tutta la concentrazione e i buoni propositi di ‘sto mondo non bastano. Situazioni in cui, come dicono i ggiovini di oggi, “mi si chiude la vena” e a far pace io non ci riesco proprio.

NEMICO N 1: L’automobilista

Alle 15.30 ritiro il teppista dal nido. Esco di casa carrozzina-munita, perché di teppista ne ho un altro in fasce. Il nido dista un km circa: non vivo in campagna ma a Milano, che tradotto significa almeno 5 incroci e altrettanti passaggi pedonali. Io RISPETTO le convenzioni stradali, perciò se devo attraversare lo faccio sulle strisce. Guardo a sinistra, guardo a destra e lo punto.

Perché eccolo che arriva, il mio amichetto automobilista. Si fermerà, sono sulle strisce. Si fermerà, ho un passeggino. Si fermerà, lo sto incenerendo col mio sguardo incendia-cazzoni. Si fermerà, sono a metà della strada ormai.

Il mio amichetto invece, che non ha un’auto, ma un veicolo mutante in prestito dal futuro, accellera e con gli scatti di un UFO, riesce a dribblarmi passando in un metro e mezzo di carreggiata.Nel frattempo io ho maledetto tutti i suoi posteri fino all’estinzione, gli ho augurato sette sciagure diverse e ho perso i miei cinque minuti di vita quotidiana. Anche un pezzo di polmone.

Attenzione, perché TUTTI i giorni io incontro il mio amichetto automobilista, cambia macchina, faccia o incrocio, ma la sostanza maleodorante è sempre la stessa.

Questa è una lotta per la sopravvivenza, un dominio essenziale. E’ un requisito distintivo che deve essere tramandato da madre in figlio, perché questo continui la battaglia per la supremazia.Per ora, il teppista si limita ad urlare: “MONELLOO!! Eh non vedi che siamo sulle strisce?!”, ma migliorerà quando prenderà veramente coscienza, lo so.

NEMICO N 2: Il microcosmo Autobus, coi suoi strani abitanti selvaggi

A volte prendo i mezzi pubblici per andare a fare un giro. Shopping, commissioni, appuntamenti. Ho sempre la carrozzina, d’altronde mio figlio ha tre mesi e ancora non si regge in piedi e, guarda un po’, neppure cammina.

Quando aspetto l’autobus, cerco sempre di sistemarmi a filo del marciapiede in modo che il guidatore possa vedere un soggetto identificato come DONNA+PASSEGGINO, e accostare al marciapiede per permettermi di salire senza sfondarmi l’ernia. Ma mai sopravvalutare il prossimo. Distanza marciapiede-autobus: un metro circa, regolarmente. Allora comincio a smadonnare a bassa voce, mentre provo a sollevare la carrozzina senza fare cadere mio figlio. Arriva per fortuna una vecchietta, che mi dà una mano. Sì, una vecchietta davvero.

Sono sul mezzo e lo spazio riservato ai pargoli mamma-trasportati è occupato da un manipolo di ragazzini brufolosi. Chiedo loro (bè, in effetti ordino) di spostarsi e lo fanno dicendo un sommesso “Scusi”, che accolgo volentieri. Mi sistemo, e adesso con calma posso fare la mia analisi socio-fisica per capire chi poteva aiutarmi e non l’ha fatto. Individui presenti: una ventina.

Vincitori: tre uomini forse trentenni, una ragazza con le cuffie, i ragazzini, un vecchio ma non tanto, una signora con le borse, una mamma e una figlia adolescente, un tipo brizzolato giacca e cravatta, un altro che legge Men’s health.

Li guardo con odio. Alcuni di loro sorridono a mio figlio. Lo copro subito col parasole.

Che bello, intanto è arrivata la mia fermata. Mentalmente rido isterica, perché tanto so che la mia battaglia è già persa in partenza, e nessuno mi aiuterà.Guardo il conducente e gli urlo sconfitta: “Scusi, può accostare al marciapiede così scendo senza fare i numeri…?” Lui mi dà un’occhiata dallo specchietto retrovisore e mi fa un cenno (un sì? Un forse? Un ma-vai-a-piedi-la-prossima-volta?). Ma, miracolodeimiracoli, accosta davvero e non per finta.

Gli faccio un sorrisone enorme, lo ringrazio scendendo e anche un po’ mentre se ne và.

 

2 Risposte per “Un giorno forse ce la farò. Promesso.”

  1. Flavia scrive:

    Cara Momo’, avendo vissuto a Milano anche se da non mamma, ti capisco. Direi che qui non si tratta di gestire conflitti o fare la pace col nemico, ma di venire a patti con la propria rabbia. Chè, quando si vorrebbe che una certa umanità indifferente ed egoista cambi, si tratta di una rabbia solo improduttiva ed auto-implosiva. Escludendo di esplodere e litigare col mondo ogni giorno, ti auguro quindi di raggiungere la serenità sufficiente per accettare questo pensiero e passare in mezzo a loro semplicemente dimenticandoli, senza arrabbiarti.

  2. momò scrive:

    Ciao Flavia, torno ora da una settimana finto-relax all’isola d’Elba…

    Il tono del post è chiaramente ironico: mi sconcertano determinati comportamenti delle persone, quelle che non guardano al di là del proprio nasino, ma di sicuro nè gli automobilisti nè la fantastica tribù dell’autobus mi fà star sveglia la notte.

    Credo invece che quel tipo di rabbia, originata sì da un MACRO nemico vero, che potremmo chiamare indifferenza o inciviltà o poca empatia, non sia necessariamente improduttiva, anzi. Ha un grande potenziale.
    Forse il segreto è proprio nel fatto di riuscire a trasformarla in convinzioni, ideali o princìpi e veicolarla concretamente nel proprio modus vivendi.

    Per il resto sono mediamente serena…è che mi indigno ancora (per fortuna) e le situazioni più leggere mi fanno ridere e ci ironizzo sopra!


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