Corso preparto – settima puntata

Pubblicato il 16 luglio 2009 da Ondaluna

Il penultimo incontro del corso è stato con una “ginecologa tutta d’un pezzo” che ha fatto un riassunto delle condizioni del travaglio. Quando correre in pronto soccorso e quando no è stato l’altro gettonatissimo tema, insieme a pro e contro dell’epidurale e pro e contro del cesareo.
Ormai ascoltare per imparare mi sembra serva a poco, preferisco stare lì per condividere la fine di questo percorso con i miei occasionali compagni di viaggio (le donne, i medici, lo staff).
La seconda parte della lezione è stata fatta dalla neonatologa, che tornerà la prossima settimana per parlarci dell’allattamento (avei preferito non la riservassero come ultima lezione). Ha descritto cosa succede nei primi momenti di vita del bambino in sala parto, cosa fanno i medici e gli ostetrici, dove viene portato il bambino quando non è con noi, l’indice di Apgar, e via discorrendo. Confesso che persino il mio cuore duro comincia ad emozionarsi quando si parla dei primi momenti in cui io e Chiara ci incontreremo. Riporto il discorso così come ci è stato fatto. Il neonato vive nell’utero una condizione idilliaca di assenza di bisogni, e le prime contrazioni servono a fargli capire che la vita non è tutta rose e fiori. Di questa cosa si rende immediatamente conto quando esce dalla pancia della mamma, ed essere piccolo indifeso, bagnato, infreddolito, colpito da luce e rumori di un mondo che finora aveva percepito in modo protetto e ovattato lo fa piangere e disperare. Ma dobbiamo star tranquilli, esiste un modo per tranquillizzarlo velocemente: appena fuori, basta che venga messo sulla pancia della mamma per riconoscere l’odore ed il calore a cui è abitutato e pensare “ok, non sono solo, Lei è qua, non tutto è perduto” (sapevate che le ghiandole sebacee del capezzolo hanno lo stesso odore del liquido amniotico?). Molto importante anche per chi non vuole allattare al seno che il bambino si attacchi subito e faccia almeno qualche ciucciata: serve a lui per eliminare il meconio, ma soprattutto alla mamma per stimolare la secondazione, ovvero l’eliminazione della placenta, dato che la suzione stimola la produzione di ormoni naturali (e tra l’altro favorisce la montata lattea). Bella la frase della neonatologa “… quindi lasciatevi aiutare dal bambino, renderete le cose più facili”. Le prime indagini del neonatologo vengono fatte in questo momento, mentre mamma e bimbo sono ancora vicini, con un’osservazione generale del bimbo. Viene dato il punteggio di Apgar, viene eventualmente ripulito il nasino e le prime vie aeree se il bimbo non riesce a respirare bene (mi ha colpito la descrizione del parto naturale in cui, all’uscita della testina, la prima cosa che si vede è la fuoriuscita del liquido dalla bocca del bimbo, per poter respirare). La prima grande boccata d’aria mette in funzione il sistema cardiocircolatorio e gli organi interni, e permette al flusso del cordone ombelicale di collassare. Il primo pianto viene spesso interpretato come il primo respiro del bimbo, ma probabilmente è anche la prima espressione di disagio che fa capire che si è accorto del brusco cambiamento tra dentro e fuori. Il personale, intanto, registra la nascita chiedendovi i dati anagrafici e il nome che volete dare al bambino. Al neonato e alla mamma viene applicato un braccialetto su cui sono indicati i dati di riconoscimento e un numero del parto. Sarebbe bello, prima di lasciare l’ospedale, chiedere di avere quello della bimba per poterlo conservare. Mentre la mamma viene “ricucita e sistemata”, il bimbo viene portato alla nursery dove viene lavato e asciugato, e gli viene fatta una visita più accurata. Vengono fatte al papà domande relative all’andamento della gravidanza, per sapere se ci sono analisi o indagini che vanno fatte tempestivamente, nei giorni di degenza (in genere due o tre per il parto spontaneo). Fatto questo il bimbo viene riportato alla mamma, che se se la sente può chiedere di tenerlo in braccio per tranquillizzarlo ancora sulla sua presenza e sul fatto che va tutto bene. La dottoressa ci teneva particolarmente a sottolineare il motivo per cui gli operatori toccano il meno possibile il bambino e non lo abbracciano o lo coccolano: ha spiegato che non è una freddezza emotiva, ma che dal momento del parto ai giorni seguenti è importante che la pelle del bambino si ricopra di quegli agenti patogeni che appartengono a mamma e papà (non a tutta la gente che viene a far visita in ospedale) e per i quali deve fare i suoi anticorpi. E’ importante quindi che i primi germi, virus, batteri, siano quelli “di casa”, e non quelli di altre persone. Ci ha chiesto quindi di non farlo toccare da tutti, ma di tenerlo a nostro contatto, aggiungendo paradossalmente “meglio il cane di casa con cui dovrà convivere, che uno sconosciuto che verrà a trovarvi una volta e che poi non vedrete più”. Nel mio ospedale è previsto il rooming-in, e la dottoressa ha parlato dell’importanza del bonding nelle prime ore di vita, non solo tra mamma e bimbo, ma tra mamma, papà e bimbo. Il contesto ospedaliero di oggi forse toglie un pò di intimità a questi primi momenti, molte ne sono testimoni, ma credo sia importante insistere perché vi venga assicurato uno spazio di incontro “fisico” adeguato che garantisca i primi contatti. Ci sentiamo tanto evoluti, ma in certe cose funzioniamo in modo assolutamente “animale”: non c’è dubbio che la voce, l’odore, il contatto a pelle, sono tutti gesti molto importanti, per genitori e bambino nello stessa misura. Il benessere che si produce istintivamente e automaticamente da questi primi contatti riduce le perdite ematiche e favorisce una spontanea ripresa fisica. Comprendo in egual modo che ad una donna stremata da un parto, sopraffatta dagli eventi, soprattutto se il travaglio è stato lungo e faticoso, possa capitare di provare stanchezza, sensazione di sconforto, indifferenza, confusione mentale o emotiva. Credo sia assolutamente normale, e che se capita non ci si debba sentire inadeguate. Basterà un pò più di tempo per riprendersi dalla situazione stressante, e sentirsi artefici del momento importnate che è appena avvenuto. Voglio concludere con una nota. Questo è il primo regalo “serio” che mamma e papà stanno facendo a Chiara (nella speranza che lei non debba mai utilizzarlo): si tratta di un contratto con una banca cordonale che conserverà per 20 anni le sue cellule staminali per uso autologo ed eterologo. Forse per lungo tempo ci chiederà perché non le abbiamo messo da parte quei soldi per il suo viaggio di 18anni, ma in questo momento crediamo sia qualcosa di importante su cui investire, anche con grande sacrificio economico da parte nostra.

 

P.S. La Nostra Simpatica Amica Psicologa è andata in ferie, e la sostituta che è venuta a fare il training autogeno è molto più competente di lei. Prova, questa, che a volte le esperienze sfortunate possono lasciarti un sapore amaro in bocca, o un’idea un pò distorta delle cose.

5 Risposte per “Corso preparto – settima puntata”

  1. ondaluna scrive:

    Oggi pubblico due articoli del mio Diario, perché il tempo stringe, e perché di solito "le puntate del corso pre-parto" sono meno commentate. Buona lettura.

  2. Isa scrive:

    bellissima questa descrizione! fa tanta tenerezza ;-)
    che invidia..! lol

  3. ondaluna scrive:

    Grazie Isa, anche a me ha fatto tanta tenerezza sentire queste descrizioni sulla nascita…

  4. Flavia scrive:

    ehi Onda! ma quale cuore duro dai…. ti aggiungo qualche mio ricordo:
    - Pezzetto appena nato, avvolto in un pannuccio e poggiato su di me, aveva gli occhi chiusi e non piangeva ma faceva dei versetti con la bocca del tutto simili a pernacchiette, tanto che io gli ho detto "ciao amore! ciao….e….embè?" ma ha pianto subito dopo :) quando me l’hanno tolto per lavarlo etc.
    -con Pezzetto rooming in. con pezzettino, memore della prima notte infernale e insonne passata ad ascoltare ogni suo minimo movimento in culletta… NO!

  5. Chiara 2 scrive:

    Sì, ma non farti nemmeno troppe menate del tipo "ho mancato di poter cementare il bonding nelle prime ore, che succederà?". Quelle che ti danno sono indicazioni di massima e consigli, ma poi la natura dispone come piace a lei. E a volte aver "mancato" in qualche parte del percorso non è altro che uno sprone a "recuperare" da altre parti.
    E ci si riesce benissimo.


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