Brand connections e stick per labbra

Pubblicato il 11 luglio 2009 da Flavia

Mentre mi trucco, Pezzetto è accanto a me e fruga tra le cianfrusaglie del cassetto.

“Mamma, posso mettere questo?”

“mmh? ah, va bene”

“così mi ammòrbido le labbra”

“ammorbidisco…ok”

“mmm. ecco. guarda!”

“ti piace?”

“sì sì”

“perchè?”

“perchè sì”

“come ti fa sentire?”

“bene!”

“ma perchè l’hai voluto mettere?”

“così, perchè mi è venuto di metterlo”

Ha detto proprio così? non ci posso credere.

Ora, una conversazione del genere a voi non dice assolutamente niente. Non sto assolvendo ad alcun ruolo educativo, aggiungerei. Sto soddisfacendo una mia personale morbosa curiosità, e il povero Pezzetto è la mia cavia inconsapevole. Perchè, in effetti, le ricerche che ho visto dimostrano che gli adulti, anche quando comprano una macchina o scelgono un mutuo, scavando al di sotto di tutte le loro giustificazioni razionali, funzionano esattamente come un bambino di quattro anni. Perchè hai scelto proprio quello? Dopo un interrogatorio estenuante, crollano: non lo so, perchè mi andava di farlo. Perchè mi fa stare bene, perchè mi fa sentire sicuro. E la razionalità serve solo a giustificare una scelta che in realtà è già stata fatto a un livello emotivo profondo.

Ci deve essere stato un momento, nella vita di Pezzetto, in cui io gli ho messo per scherzo un po’ di burro cacao sulle labbra (ne ho un vago ricordo) e il suo corpo e il suo cervello hanno registrato “mmm….mmmamma….mmmorbido…bbbuono…ridere!” si chiama somatic marker. Non c’è alcuna pubblicità di burro cacao a cui lui sia stato “esposto” negli ultimi quattro anni, garantisco, ci siamo solo lui ed io, e le nostre esperienze. Ma se un giorno da adulto incapperà in una pubblicità con una mamma e un bambino e uno stick per labbra, qualcosa nel suo cervello farà “clic”: mmm….mmmorbido, buono. Oppure, se gli stick per labbra diventeranno la sua ossessione erotica, il suo analista scoprirà dopo ore ed ore di scavi archeologici nel suo subconscio che naturalmente è stata tutta colpa mia.

 

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11 Risposte per “Brand connections e stick per labbra”

  1. ondaluna scrive:

    Mitica Flavia, sto ridendo da matti a pensare all’analista…
    Il punto è che ti sei preclusa una cosa: che potebbe essere semplicemente "merito" tuo, e non "colpa". In primis potrebbe esserci un effetto positivo: riflettiamoci, prima di pensare al peggio. Magari diventerà, grazie a questa esperienza, un creatore di fantastici burrocacao che farà felice molta gente…

  2. Silvietta scrive:

    a me vengono in mente tre cose:
    1. che tu non ti "spegni" mai, anzi, come un giocoliere trai da ogni esperienza spunto per nuove esperienze
    2. che è una scena tenerissima, comunque, un Pezzetto che può giocare con la mamma eincamerare esperienze "sensoriali" positive ed emotivamente ricche.

    3. e poi che bello essere in quell’età in cui la prima risposta è "perché mi va" e non stai troppo a mascherarla con "è conveniente" "è importante" "valorizza" "mi arricchisce l’esperienza" etc etc etc

    ah si vede che sono in un periodo in cui ricerco la spontaneità e la voglia originaria di fare???

  3. Flavia scrive:

    beh, intanto riporto un altro commento che mi è arrivato e che dice "menomale che fai marketing e non psicanalisi" (giusto, sai quanti danni farei!)
    poi aggiungo che è un trend di questa epoca postmoderna, in cui sono cadute le certezze razionaliste e positiviste, quello di rivalutare il ruolo delle emozioni nel funzionamento della nostra mente e del nostro pensiero, che è ancora per la maggiorparte sconosciuto. quindi ben venga il "perchè mi va così" quando ii significati profondi sono difficilmente accessibili al pensiero razionale e quello che conta è seguire il nostro desiderio innato di felicità senza imporci false auto-costrizioni.

  4. SIlvia gc scrive:

    comunque se qualcuno dovesse fare una pubblicità ad uno stick per labbra, eccola li, bella e pronta!

  5. Mamma Cattiva scrive:

    Recupero la responsabilità del commento su Friendfeed:
    menomale che fai marketing e non psicanalisi :)
    faccetta inclusa, ma anche "mi piace", strumento previsto da FF, incluso.

    Mi hai fatto venire in mente dei miei cari amici, lui psichiatra e lei psico-analista, con due figlie che in molte occasioni di vita quotidiana inevitabilmente utilizzano le loro competenze. Credo che sia spontaneo, inevitabile. Un po’ come il mio doc che interpreta un mal di gola dei nostri bambini.
    Correggimi se sbaglio, non sempre è cosa positiva. Molte volte mi sono ritrovata a pensare: "Relax!".
    Ma non è il tuo caso. Al contrario ho trovato questo post ricco di spunti e di qui il mio commento, superficiale e spontaneo: meno male che fai marketing…e non …
    Vado a rilassarmi io. ;)

  6. Flavia scrive:

    @silvia: e già! e di sicuro qualcuno potrebbe dire: seee, ci prendono in giro, una mamma e un bambino così non esistono!
    @MC: in realtà il tuo commento era azzeccatissimo, mi ha fatto ridere e mi è piaciuto molto :) sulle deformazioni professionali, come in tutto, si deve stare attenti a non esagerare (mamma mia, uno psichiatra e una psicanalista, non oso immaginare)

  7. lastaccata scrive:

    Carissima Flavia, posso confermare che una mamma e figlio così esistono. Eccome se esistono! Dovremmo organizzare un uscita a quattro io, te, superboy e pezzetto. Visto che ci siamo inviatiamo anche un paio di psicologi, qualche psicoanalista, una manciata di piscoterapeuti e magari due tre psichiatri. Si accapiglieranno per ore, presi ognuno dalle proprie teorie, ma concorderanno sempre e solo su una cosa: la "colpa" è sempre delle madri. E sai che novità!

  8. Flavia scrive:

    staccata, volentieri.. tanto "qualunque cosa tu faccia, tra trent’anni il suo analista darà la colpa a te!"

  9. Do minore scrive:

    Ciao, questa volta vengo a commentarti io.
    Mi pare che il tuo post dimostri inequivocabilmente come il marketing e la psicologia vadano a braccetto, e come entrambi, in modo diverso, facciano leva su sensazioni e bisogni che più o meno tutti abbiamo.
    Non è questo il caso, come scrivi, ma non temi il rischio di osservare tutto con la lente dell’esperta di marketing (o della psicologa) che si mette in azione istintivamente?
    Bravo Pezzetto, comunque.
    A presto.

  10. Flavia scrive:

    benvenuto do minore!
    inevitabilmente ognuno di noi osserva la realtà con le strutture di pensiero e le metafore che ha appreso… e sapere che dietro un semplice "mi va così" c’è un mondo di studi che dimostrano che in fondo rimaniamo tutti bambini, può essere affascinante, tutto qui. poi per quanto "esperta", una richiesta come "compramelo perchè ce l’hanno tutti" mette in crisi anche me, altro che. tu cosa faresti qui, invece: devi sapere che non ci sono musicisti in famiglia, anche se io ho un buon orecchio e cantavo in un coro, eppure mio figlio a 5 anni è rimasto affascinato da un vero pianoforte (era solo la seconda volta nella sua vita che ci posava le manine, la prima ne aveva 2 e mezzo e si è scatenato): vado di pianola per vedere se è solo un capriccio passeggero?

  11. Do minore scrive:

    Vai di pianola e stai a guardare cosa succede, anche perchè gli strumenti musicali sono oggetti affascinanti in sé, quindi bisogna vedere se la curiosità sia per la musica o lo strumento.
    La musica può essere un bellissimo gioco che aiuta a crescere sviluppando molte importanti doti, sia del pensiero creativo che di quello logico e matematico.
    A me, adulto, oggi dispiace tanto di non averla studiata seriamente, ma tutto sommato devo dire che sono comunque contento che mi sia stata concessa la possibilità di assecondare una passione per puro divertimento e senza stress di studio (che a un certo livello comincia a richiedere molto tempo) ed esami.
    Ora lascio che i miei bambini giocherellino con il mio piano quando ne hanno voglia, è ancora presto per eventuali lezioni.


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