Quando il marito diventa il nemico

Pubblicato il 09 giugno 2009 da Lisa Gaspari

La mia storia è la stessa di tante altre donne separate: a un certo punto della mia vita matrimoniale mio marito si è trasformato nel nemico. E’ successo pian piano, nel corso degli anni, la nostra vita di coppia moriva lentamente e non ce ne siamo accorti. Finché un giorno tutto è scoppiato, e ci siamo resi conto di quanto eravamo lontani.

E da lì sono iniziati mesi dolorosi, di ripicche, urla, pianti. Perchè purtroppo quando uno dei due decide che non ce la fa più ad andare avanti così (in questo caso ho fatto io il primo passo) e l’altro nega, mentre sa benissimo che è l’unica soluzione, ma non vuole ammetterlo, la situazione si fa insostenibile. Chi ha fatto il primo passo si sente imprigionato, impotente, perchè sa che ormai la coppia è irrecuperabile. L’altro invece chiude gli occhi, fa finta di niente, si rifugia in una relazione di facciata negando la realtà. E quando non può più negarla, fa la guerra all’altro perchè si ostina a non voler ammettere che è finita.

Con mio marito è durata due anni. Due anni infernali per me. E per i bambini, che purtroppo mio marito aveva deciso di mettere contro di me. Due anni trascorsi a ingoiare rospi, a non farmi trascinare in quel fango fatto di colpi bassi, di cattiverie. Due anni di problemi finanziari perchè lui non voleva darmi nemmeno un centesimo, voleva farmela pagare.

Ci ho creduto fino alla fine, ho tenuto duro, ho incassato tutto quello che potevo incassare, certa che alla fine avrebbe capito anche lui.

E questo atteggiamento ha funzionato. Ha finalmente capito che avevo ragione. Ha capito che la nostra coppia non aveva motivo di esistere da tanto tempo, da molto prima che scoppiassi io. Ha capito che anche lui non era felice, ma che non aveva mai avuto il coraggio di ammetterlo, prima di tutto, con se stesso.

E ora ci siamo entrambi rifatti una vita. I bambini sono sereni ormai, perchè noi due siamo sereni. Parliamo del loro futuro, tranquilli. Discutiamo delle scelte che ogni genitore deve affrontare per i figli. Organizziamo i soggiorni dall’uno o dall’altro in funzione degli impegni nostri e dei bambini. Senza problemi.

Non è stato per niente facile, anche perchè ero in un Paese straniero, lontana dai miei, senza nessun aiuto possibile da parte loro. Ma ho capito che lui era più perso di me. Ho capito che si sentiva in colpa per non aver mai osato dire tante cose. Io ho sempre detto tutto. Per questo ho accettato meglio. Lui invece è fatto così, non è capace di esprimere i suoi sentimenti. E allora, quando tieni tutto dentro così, non puoi metabolizzare. Ti ci vuole tempo.

Sono contenta di vedere che ce l’ha fatta. E sono felice di sapere che lui non è più un nemico. Non è nemmeno un amico, ma è il padre dei miei figli, e quindi sarà sempre qualcuno di importante nella mia vita.

6 Risposte per “Quando il marito diventa il nemico”

  1. Flavia scrive:

    purtroppo questa dinamica (lei che parla e lui che nega) si ripete spesso… complimenti per la tua grande forza Lisa, e benvenuta qui !

  2. piattini cinesi scrive:

    la cosa che dici alla fine: non è più un nemico anche se non un amico, è il padre dei miei figli credo che sia un passaggio fondamentale
    le relazioni positive non sono solo quelle totali, ma anche quelle in cui ognuno riveste un ruolo importante per l’altro anche se non esclusivo
    grazie di questa testimonianza, credo che sarà d’aiuto a molte donne

  3. Lisa Gaspari scrive:

    grazie flavia e piattini!
    volevo aggiungere anche che una tappa importante soprattutto per noi mamme, in fase di separazione, è accettare il fatto che anche un papà sa occuparsi dei nostri figli, anche se spesso crediamo che lui non possa farlo bene come noi…

  4. Marlene scrive:

    accettare che i padri sappiano occuparsi dei nostri figli e una tappa importante che va raggiunta non solo in fase di separazione ma anche all’interno di un rapporto saldo, molto spesso le problematiche dei figli che pesano su un solo genitore si riversano inesorabilmente anche sulla coppia.
    E’ una coscienza di fatto che và assimilata in qualunque siatuazione ci si trovi, anche sè e difficile.

  5. Renata scrive:

    Grazie per la tua testimonianza e per il tuo commento. Io spero di non vivere una situazione analoga ma nella vita non si può mai dire mai e storie come la tua sono d’esempio e d’aiuto. In bocca al lupo per tutto!

  6. ANNA scrive:

    PIù O MENO LA STESSA STORIA, LA STORIA CHE SI RIPETE. NON SERVE SERBARE ODI O RANCORI, QUANDO TUTTO E’ FINITO, BISOGNA SOLO IMPARARE DA QUESTE STORIE, CHE SI PUO’ E SI DEVE AMARE PRIMA DI ARRIVARE AL BIVIO, ALLA ROTTURA. DA GRANDI DOLORI SI IMPARA E SI MATURA, E SE NON SI E’ CRESCIUTI PRIMA, DIAMO SEGNI DI MATURITA’ E DI CRESCITA DOPO, NON SERBIABO RANCORE, NON VIVIAMO CON L’ODIO, NESSUNO CI E’ NEMICO E TANTOMENO CHI HA CONDIVISO UN PERCFORSO DELLA NOSTRA VITA.


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