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Passato e futuro, in un giorno solo

Pubblicato il 19 giugno 2009 da Flavia

Entro in quella reception dopo 15 anni, e mi sembra così strano dovermi registrare come visitatrice. Vorrei dire alle guardie in divisa che io lì ci entravo ogni mattina, avevo solo 24 anni, e con uno di quegli ascensori andavo al quarto piano, e poi per tutto il giorno facevo un po’ su e giù.

Quegli ascensori mi portavano a paurose riunioni ai piani alti, per le quali avevo fatto le prove ripetendo a memoria una presentazione in inglese, oppure ci portavano in massa agli “annunci” con gli applausi (quelle promozioni che io tanto invidiavo, chiedendomi quando sarebbe stato il mio turno. Ma non sarebbe mai arrivato quel turno, cioè non lì), oppure alla mensa all’una, oppure al reparto grafico, al legale, alla logistica. Dentro ci scambiavo risate in compagnia, oppure ci rimuginavo da sola su piani, analisi, difficoltà, litigate, e infatuazioni. Tengo per me tutto questo, ovviamente, e aspetto. Mentre aspetto passa qualche segretaria (gli unici esemplari che non subiscono veloci turnover), butto un occhio di sfuggita, qualcuna me la ricordo (oddio ma sarò invecchiata tanto anch’io?)

La persona che mi viene a prendere, una giovane spagnola, mi fa strada. In quel momento incrocio un volto conosciuto, ma prima che io possa sorridere e dire “ciao” le porte dell’ascensore si sono chiuse.

Dopo un’ora, so che ogni giorno si impara qualcosa. Questo è il giorno in cui ho toccato con mano come alcune grandi aziende, col web 2.0, si muovano goffe come un bambino che muove i primi passi in riva al mare, con il terrore dell’acqua. Vogliono fare qualcosa, ma non sanno bene cosa, e come, e non vogliono bagnarsi i piedi, e barcollano in cerca di certezze a cui appoggiarsi. Fanno quasi tenerezza.

E la seconda cosa che ho capito è che è terribilmente difficile individuare i giusti interlocutori. Il media vuole misurare il numero di contatti e il costo per contatto, e non sa che farsene della qualità del contatto. Le relazioni esterne hanno le paranoie, vogliono generare solo commenti positivi e minimizzare quelli negativi, da cui sono terrorizzati. Le ricerche di mercato hanno la loro cassetta degli attrezzi certificata dalla statistica da qualche decennio e ora dovrebbero ripartire da zero con una nuova, e sperimentare e validare.

E’ esaltante, perchè il web 2.0 è comunicazione, pubbliche relazioni, media (diversi canali, diversi momenti), ricerca qualitativa e quantitativa insieme, è tutto fuso, tutto lì supera le tradizionali distinzioni di ruoli e le sfuma, e le rimescola in un unico fantastico progetto: creare una relazione, sviluppare una collaborazione tra chi produce un bene o un servizio e chi lo usa, raccontare storie ed emozioni.

Esco pensando e ripensando a cosa si può fare, come si può sbloccare, entro in macchina, guido fino a casa. E naturalmente. Ho lasciato il passaporto alla reception.

8 Risposte per “Passato e futuro, in un giorno solo”

  1. M di MS scrive:

    Mi sembra la spia che tu alla reception ci hai lasciato molti pensieri!…e forse anche un pizzico di sentimento.

  2. è difficile per una organizzazione pensarsi in termini pedagogici, cioè nella sua capacità di apprendere e trasmettere cultura su ciò che sa fare.
    cosa che nel web succede molto di più.
    si da per scontato che il sapere sia immutabile ed oggettivo e mono direzionale.
    non è a caso che le aziende innovative meticcino i saperi e progettino mescolando competenze disomogenee … (non ricordo quale azienda ha un gruppo di progettazione fatta non solo da ingegneri ma anche da filosofi, architetti, chimici, biologi e altro ancora) …
    difficile da accettare, difficile mettersi in gioco, difficile cambiare e sperimentare …

  3. Flavia scrive:

    @M d MS, sì, sempre molti pensieri, e molto sentimento. ormai mi conosci :)
    @Monica, hai colto un punto fondamentale. mescolare competenze diverse, "fare diversity", è da qui che nasce una cultura di innovazione. è poi lo stesso concetto che si usa quando si dimostra che una maggiore presenza delle donne nei ruoli aziendali di leadership produce risultati migliori. E mettersi in gioco e imparare sempre, atteggiamenti mentali degli innovatori…La cosa particolare è che l’azienda in questione ha una grandissima cultura di innovazione a livello mondiale, ma a livello italiano, in questa materia affascinante che è il web, l’ho trovata molto indietro.

  4. Renata scrive:

    Trasmetti una grande passione per tutto quello che fai. E il passaporto non è un caso secondo me, pensando e ripensando occorrerà tornare quando si sarà accesa la lampadina.

  5. Flavia scrive:

    @Renata, grazie, ma vuoi dire che l’ho fatto apposta? sulle dimenticanze in verità sono patologica, perchè ho sempre la testa da un’altra parte…

  6. Renata scrive:

    Non apposta o meglio non coscientemente. E ma allora è già andata bene, se consegnavi la patente, ammesso che l’accettavano come documento di riconoscimento, era peggiio, no?!

  7. giuliana scrive:

    è un segno, flavia. ci hai lasciato il documento più importante di tutti. tento un’analisi da salotto: forse quello che hai lasciato è la tua vecchia identità, con tutto quel passato.

  8. Flavia scrive:

    mi piace molto questa interpretazione, Giuliana. è talmente vero che ho cambiato identità, che quando sono tornata a riprenderlo la guardia mi fa "ma non ha un altro documento, SIGNORA?"(grrrrr) "perchè in questa foto è molto diversa, sa" (GRRRRRR!! è SOLO del 2002 quella foto!)


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