Donne e birra

Pubblicato il 04 giugno 2009 da Flavia

Ricevo da Veronica, Manager di me stessa, un post in puro stile Talking Village: critico, ma serio, sereno e documentato.

————-

Sono rimasta molto meravigliata dalla visione dell’ultimo spot della Heineken: un gruppo di uomini sui 30, dei tipi normali, non dei maschioni, si incontrano a casa di uno di loro per seguire un match in tv. Ad uno ad uno si presentano alla porta, ma quando l’ultimo di loro arriva accompagnato dalla ragazza, il padrone di casa strabuzza gli occhi. Cosa? Una donna tra di noi? Guardare una partita in tv è roba da veri uomini: commenti a ruota libera lontani da orecchie indiscrete, magari qualche flatulenza per cementare il senso di appartenenza al gruppo. Epilogo: l’amico innamorato chiude fuori la sua donna, incredula, alla quale mette in mano una bottiglia di birra dicendole: “Devo andare”. Il messaggio della Heineken è chiaro:

- la birra è un prodotto consumato preferibilmente da uomini

- si beve in compagnia

- serve a fare gruppo

- la socialità della birra è solo maschile

Confesso che lo spot non mi è piaciuto per niente, forse anche perché sono una donna che beve birra spesso e volentieri. Il mio primo pensiero è stato che Heineken abbia lanciato una campagna mondiale basata su spot che vogliono essere semplicemente divertenti/cool e possibilmente viral. Quindi ben vengano gli stereotipi sessisti se servono a far parlare. Questa sensazione è diventata certezza quando ho visto anche quest’altro spot, molto divertente, ma che a una donna fa fare risate a denti stretti.

Quindi, da una prospettiva marketing, la prima conclusione è: spot sessista globale (cioè visibile worldwide), nessuna declinazione su mercati locali.

Seconda conclusione: il mercato delle donne – a livello mondo – non ci interessa. Benissimo, saranno felici di saperlo tutti i concorrenti, e sono tanti, che producono birre fruttate, rosse, ambrate, meno o più alcoliche, insomma birre attraenti per un pubblico femminile.

Evidentemente alla Heineken non interessano gli ultimi dati Istat sul consumo di alcolici in Italia, secondo cui il 33% delle donne beve birra.

Alle donne la birra piace:

- per la bassa gradazione alcolica

- perché contiene poche calorie

- perché è compatibile con il concetto di un’alimentazione sana

- perché, si dice, la birra fa latte (per le mamme che allattano)

Inoltre leggo che proprio in UK, la patria dei pub, gli esperti di comunicazione avvertono che la birra, se non saprà reinventarsi, conquistando maggiormente le simpatie del grande pubblico femminile, rischia di essere superata da bevande considerate piu’ ‘trendy’. Lo dice la ’2001 Good Beer Guide’, considerata la ‘Bibbia’ delle birre made in Britain, edita annualmente dall’associazione dei produttori del paese: “Le donne – scrive la coautrice Lynne Pearce – costituiscono ormai quasi il 50% del mercato, eppure l’immagine della birra alla spina e’ ancora quella di una bevanda per maschi”. E la colpa sarebbe soprattutto di produttori e agenzie pubblicitarie che promuovono un prodotto per ‘machi’ senza rendersi conto che la mossa vincente sarebbe, invece, parlare anche alle donne (fonte: http://www.assobirra.it/tutto_sulla_birra/storia_curiosita/02-curiosita.htm)

Vabbè, ma allora se potessi parlare al signor Heineken cosa gli direi?

Che le donne sono una bella fetta dei suoi clienti potenziali

Che magari conoscere un po’ meglio le consumatrici di birra potrebbe essergli utile

Che un po’ di ricerca e sviluppo con loro non sarebbe male (chessò, assaggi, nuovi aromi, Consorzio Birraviva e l’Università di Perugia lo stanno già facendo da anni)

Che naturalmente non deve ascoltare ciò che dico se ritiene che la “sua” birra sia un prodotto da maschi che devono fare gruppo punto e stop.

Però peccato. Io bevo Heineken da 20 anni.

P.S.: ma forse, chiedendo alle donne cosa veramente desiderano, si potrebbe trovare una risposta un po’ diversa…

27 Risposte per “Donne e birra”

  1. Isa scrive:

    Ben detto Veronica! commentavo l’altro giorno in proposito, e anche se la Heineken mi piace, dopo questo spot, ho appunto deciso di boycotarla! non mi è andato giù l’evidente disprezzo (english humour o meno) e come dici giustamente, di birre, ce ne sono tante altre :-)

  2. Chiara 2 scrive:

    Tre considerazioni:
    1 – questa svolta sessista di Heineken mi dispiace molto, perché è stata una delle prime aziende a promuovere donne in ruoli di prestigio: intorno al ’95 l’Heineken Jammin’ Festival era organizzato da una donna di poco più di 30 anni, sposata e con un forte desiderio di avere dei bambini. Poi non vi dico che cosa è successo, perché è troppo triste, ma sappiate che l’azienda non c’entra assolutamente.
    2 – Peroni, pochi anni fa, ha fatto una campagna "affettuosamente denigratoria", improntata su stereotipi sessisti: la classica bionda incapace di parcheggiare, sia che si tratti di una carrozza sia che si tratti di una utilitaria.
    3 – ci siamo detti e stradetti che sono le donne che vanno a fare la spesa (e Heineken è una birra da supermercato, mica di nicchia), perché insultarle gratis? Io già non la compravo perché la trovo troppo leggerina, proprio la eliminerò dalla lista della spesa.

    Una riflessione più generale: ma perché diavolo dobbiamo sempre essere noi donne a risultare le classiche "palle al piede"? Io da quando sto con Luca non posso più saltare da un aereo a un traghetto a un bus come quando ero single (lui patisce), ma non per questo glielo faccio pesare. Da quando ho i bambini sono riuscita a vedere una sola puntata di ER, ma mio marito mica mi ha fecondata a tradimento.
    Al di là della cultura del sacrificio, penso che comunque si debba lavorare ancora molto per liberare gli uomini dall’equazione donna=cappio.

  3. Alchimista in libertà scrive:

    Quando esco bevo preferibilmente birra. Rigorosamente rossa. La Heineken non ha capito due cose:
    1. nessuna donna si sorbisce più le partite del fidanzato con accondiscendenza. Neanche ci avrebbe messo piede in quel portico e sarebbe stata in una beauty-farm
    2. se la partita le fosse davvero interessata, nessun maschilista l’avrebbe tenuta lontana da quel televisore.

    Un finale che io avrei proposto sarebbe stato la fidanzata spaparanzata sul divano con la birra in mano e i maschietti terrorizzati in un angolo timorosi di muoversi se non per soddisfare le sue richieste :-D

    Stiamo invadendo così tanto l’universo maschile da far sentire la necessità di avere futili punti saldi?

  4. elisabetta scrive:

    quando ho letto il post ho pensato..eeh dai sarà stata tutta ironia!
    poi ho guardato lo spot e mi ha irritato.
    c’è solo da sperare che sia stata una manovra intenzionale per generare buzz, e che Heineken abbia gia pronto nel cassetto un contro spot coi fiocchi.
    ma anche se cosi fosse, giocare con spot sessisti (da una parte o dall’altra) non la trovo una strategia granchè moderna.

  5. ondaluna scrive:

    Ho la sensazione che nel mondo della complessità gli stereotipi servano. Semplificano la realtà, rendono sicuri, àncorano a visioni ristrette ma su cui poter fare conto, soprattutto quando sono consolidate da tanti anni.
    Gli stereoptipi, in questo caso di genere, servono a fornire una visione semplificata di qualcosa, e nello stesso tempo ad orientarsi all’interno di un gruppo, sia esso sociale o sessuale. Di per sé nascono con una loro utilità, quella di orientarci nel nostro comportamento, ma il problema è proprio quello che spesso sono difficili a morire o essere aggiornati. Il confine tra stereotipo e pregiudizio è infatti molto sottile, ed è facile che l’uno sconfini nell’altro.
    I media svolgono oggi un ruolo importantissimo nella diffusione di questi stereotipi: basta una veloce ricerca esperienziale per accorgersi che i ruoli ricoperti dalle donne in tv sono prevalentemente modelle, attrici, cantanti; poche, davvero poche volte ricoprono ruoli di cultura e di prestigio professionale. Altra cosa inquietante, le donne sono sempre associate a tutto ciò che è privato-domestico, gli uomini invece alla sfera pubblica (banalmente: avete mai notato che nella pubblicità delle Gocciole Pavesi Tarzan va a lavoro e Jane resta a casa?!?)
    Trovo che il lavoro di dibattito e informazione che si sta facendo qui sia molto importante, e che l’informazione sia l’unica arma per "svegliare i sensi sopiti dall’abitudine" a certi modelli proposti dalla cultura e dalla tv (di cui anche il linguaggio è assolutamente permeato. Penso infatti che conoscenza e informazione siano le prime armi a favore del cambiamento.
    Parlatene ai vostri bambini, quando guardano la pubblicità in tv, commentate ad alta voce. Se la scuola non è ancora in grado di far questo, le mamme possono cominciare ad educare alla cultura della parità.

  6. Isa scrive:

    per quanto mi riguarda, anche se avessero un contro spot coi fiocchi nel cassetto come dici, dubito che tornerei a comprarne… ;-))

  7. Isa scrive:

    Ondaluna, i nostri messaggi si sono incrocciati…;) è molto vero cio’ che dici e condivido in pieno sul fatto che conoscenza e informazione siano un primo passo verso il cambiamento/miglioramento; e infatti, apro spesso lunghe parentesi in classe su temi vari che hanno niente a che vedere con il francese o l’italiano, col solo obiettivo di allargare la conoscenza dei ragazzi sui vari valori a cui tengo. E non è un’impresa facile, te lo posso assicurare! qlche volta ci si sente un po’ come Don Quijote!!!

  8. Flavia scrive:

    mi riservo di commentare meglio dopo perchè le vostre osservazioni sono molto interessanti. intanto, mi tornano alla mente due scene: 15 anni fa, la presentazione di un’agenzia che parlava di Generation x e mostrò uno spot, quello dell’uomo della coca cola e delle impiegate che fermano tutto per ammirarlo, ve lo ricordate? ci fece ridere. si diceva che le donne stavano ribaltando i ruoli. da giovane assistente di marketing presi la parola e dissi che uno stereotipo, anche se ribaltato, sempre uno stereotipo resta, anzi magari rafforza l’originale. lo penso ancora oggi.
    seconda scena, molti anni dopo. ho praticamente scritto io uno spot (quanto mi avranno odiato i creativi, costretti ad essere accondiscendenti verso questa cliente esaltata): lui riceve una telefonata da lei che sta rientrando da un viaggio di lavoro, guarda fuori e vede il bucato steso, dimenticato lì e indurito. lei rientra e gli sorride: lui sta stirando in una nuvola di profumo e morbidezza (grazie alla mia acqua magica, naturalmente). ho commesso lo stesso errore? ho mostrato con leggerezza che i ruoli sono/dovrebbero essere intercambiabili o ho solo ribaltato lo stereotipo? chissà.

  9. M di MS scrive:

    Mi fa piacere che si sia attivato un bel dibbattito (con 2 b) sullo spot Heineken. Vi aggiorno: l’altra sera su reti generaliste è andato in onda tagliato. La scena si fermava all’immagine della coppia che si affaccia alla porta di casa e poi compariva la domanda "are you stillwith us"?.
    Due minuti dopo su MTV andava in onda integralmente.
    Anche qui ci sarebbe da riflettere. Si presume che sulle tv generaliste ci siano più donne spettatrici potenzialmente offese mentre MTV la guardino solo giovani maschi del branco?
    Ah, amici Heineken, aggiornatevi anche sui pubblici tv!

  10. supermambanana scrive:

    forse perche’ vivo in UK, dove lo stereotipo dell’uomo da pub e’ praticamente altrettanto caricaturale del carabiniere italiano, questo spot non mi ha particolarmente offesa. Lo spot e’ chiaramente caricaturale, nell’esasperazione della caratteristica, quindi fa sorridere ma (almeno a me) non desta particolari preoccupazioni. Sono molto piu’ offesa e impensierita dagli spot che NON vogliono essere caricaturali ma che davvero vogliono promuovere un "valore", nello stile mulino bianco di cui si e’ spesso parlato su questi schermi. O degli spot sui giocattoli dei bambini, non so dove ho letto di un rapporto dove si notava che negli spot sui giocattoli i bambini vengono spesso rappresentati all’aperto, mentre le bambine spesso al chiuso, in una stanzetta con le loro cosette. Come a dire: capite bene dov’e’ il vostro posto. Rivolto a bimbi che non hanno neanche lo scudo dell’ironia, davvero mi pare criminale.

  11. piattinicinesi scrive:

    bellissimo dibattito e ringrazio Veronica per averlo sollevato. vi segnalo che su web ci sono una serie di siti che segnalano gli stereotipi sessisti in pubblicità e vanno enuti d’occhio, anche per far circolare idee e notizie, se non lo facciamo noi, chi altrimenti?
    a questo proposito vi segnalo uno spoof molto divertente del walk in fridge.
    <object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/gjAZ5esOBZw&hl=it&fs=1&"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object>

    visto che arrabbiarci serve a poco, proporrei di fare spoof di tutti gli spot sessisti, che ne dite? virale per virale, provochiamo un’epidemia

  12. piattinicinesi scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=gjAZ5esOBZw

    vi rimetto il link, la mia capacità tecnologica è quella di un primate

  13. Mah scrive:

    Io quello spot l’ho visto, quella birra la bevo, o meglio la bevevo.
    Evito di fare considerazioni sul significato sessista, sulla discriminazione, e sul concetto espresso, non perchè non sia importante, ma perchè, più semplicemente quella birra non la compro e non la consumerò più.
    A voi, però, vorrei porre una domanda.
    Se lavoraste in un settore prettamente maschile, se i vostri colleghi fossero per la maggior parte maschi, se durante un meeting, la prima cosa che viene fatta vedere all’intero team è quel video, voi come reagireste?

  14. Flavia scrive:

    bella domanda. non reagirei in modo emotivo tipo alzandomi e andandomene perchè quello emotivo non è un codice di comunicazione efficace con i maschi e anzi controproducente (per emotivo in questo caso intendo reazioni plateali). mi farei una risata con loro, e POI, dipende dal meeting (dovresti specificare il contesto!): se è la presentazione formale di quella creatività, chiederei ai presenti quali sono gli obiettivi strategici del copy e proporrei di testarla accuratamente col pubblico maschile e femminile per verificare se sono stati raggiunti, ipotizzando che presso quello femminile può fare danni.
    se invece è una convention aziendale e il clima è goliardico, appena tocca a me metto su un video parodia sessista al contrario, e faccio ridere a denti stretti anche loro……
    scusami la risposta che suona "saputella", lo so. ma ci sono delle tecniche/regole di "copy judgement" quando si parla di pubblicità, abbastanza condivise dai professionisti del settore. e per quando riguarda invece il rapporto con i colleghi maschi (che mediamente ho sempre trovato più facile che con le femminucce, sorry!), ognuna di noi sviluppa le sue strategie…

  15. Flavia scrive:

    ah ecco, la risposta potrebbe essere questa, che ne dite?
    (purtroppo non capisco cosa dice ma il resto è eloquente..)
    http://www.youtube.com/watch?v=pAEqW3zxdug

    e voi, cosa fareste al posto di Mah?

  16. supermambanana scrive:

    flavia, perdonami, non mi mandare a quel paese, ma sinceramente non vedo molta differenza, in termini di messaggio retorico, fra lo spot incriminato di questo post e quello spagnolo che consigli tu, entrambi giocano sulla gag che gli uomini sono pezzi di m…. che sono tutti una gang e che se ne fregano di noi. O no?

  17. M di MS scrive:

    Reintervengo per sottolineare lo scopo del mio post, visto che poi la discussione è molto ampia e giustamente tocca il tema degli stereotipi di ruolo e il maschilismo, ma io volevo soprattutto dire una cosa. E cioè che una grande multinazionale, con notevoli risorse di mktg e di denaro da investire in pubblicità, non pensa al suo mercato. Butta fuori una pubblicità perchè fa ridere (chi l’ha proposta e approvata principalmente) senza porsi alcuna domanda sulle conseguenze sul mercato del proprio agire. Sessismo autolesionista ad oltranza. Quello che mi ha colpito di più è questo.
    P.S.: poi d’accordo con supermambanana che in UK non ci si fa scandalo di certe cose. A maggior ragione hanno usato uno stereotipo nord europeo su altri mercati in cui la reazione poteva essere prevedibile.

  18. Flavia scrive:

    @supermambanana , è quello il punto. entrambi sono di cattivo gusto.volgare per volgare, mostrando quello spagnolo io chiederei: e a voi, piacerebbe essere raffigurati così? (dato che in quello della heineken noi saremmo minorate/palle al piede e loro fighi, sia pure tutto per ridere)
    sul punto che hai sollevato riguardo i modelli di genere nei giocattoli, sì, c’è molto da riflettere…

  19. supermambanana scrive:

    parlando di spot di birra, ci sono in Italia quelli della Carlsberg? Sono forse un po’ piu’ raffinati ma giocano di nuovo sulla gag di come sarebbe il mondo se lo facessero i maschietti, come ad esempio questo qua che dice che Calsberg non fa coinquilini, ma se lo facesse sarebbero i migliori coinquilini del mondo. Ce ne sono diversi tutti con lo stesso slogan finale, ma soggetti diversi. Oh, se dico che a me sono simpatici, mi bandite dal blog???

  20. Silvia gc scrive:

    Ma non dimentichiamo l’altro spot della Heineken. Quello in cui un gruppetto di baldanzosi giovanotti si trasferiscono in un appartamento portando tutti i loro effetti personali, in previsione di una convivenza di impronta studentesca (almeno così mi è parso, poi correggetemi se l’ho capita male). Tutti tirano fuori dagli scatoloni oggetti "maschili" (che nello specifico si identifica con inutili giocattoli) ed uno si presenta con una lavatrice… lasciando tutti basiti. Ovviamente quella lavatrice troverà spazio nell’appartamento degli scapoloni solo come refrigeratore per la birra…
    Ora, da quale domanda vogliamo cominciare?
    Se gli uomini non possono abbassarsi a lavarsi i panni, dove andrà a finire il bucato degli scapestrati coinquilini? Dalle loro rispettive mamme?
    Oppure passeranno i loro giorni bevendo birra e puzzando come caproni con gli stessi vestiti addosso (che poi credo sia il sogno di molti uomini…)? Oppure si attende l’arrivo di improbabili fidanzate che riassetteranno il covo dei bamboccioni?
    Insomma, un giovane maschio indipendente una lavatrice proprio non può farsela da solo!!!
    Che poi diciamolo, nella realtà questo modello è ormai ben poco applicato, quindi i signori Heineken, più che sessisti sono proprio fuori moda…
    Certo che questa Heineken si è votata veramente all’autodistruzione! Se conoscete qualcuno che ha azioni della Heineken avvisatelo: vendere, vendere finchè è in tempo!!!!
    O forse sono spot vintage e noi non li abbiamo capiti?

  21. supermambanana scrive:

    @Veronica, OK allora la questione non e’ tanto perche’ la Heineken abbia pensato a questo spot, che comunque e’ in linea col mercato nord europeo e li’ e’ letto con la giusta ironia, ma perche’ la Heineken Italia lo abbia importato pari pari senza pensare alle conseguenze di una traduzione.
    Questo si potrebbe allargare a show televisivi o film che si decide o meno di importare, ad esempio (scusate se torno in UK ma e’ il mio mondo da 13 anni!!!) show come Smack the Pony non mi pare di averlo visto in Italia, uno show scritto da donne che ironizza sulle donne, con la stessa forza e spietata ironia dello spot spagnolo (non trovo spezzoni per cui non sia necessario un po’ d’inglese per andare al di la’ delle immagini magari un po’ forti, ma questo qua e’ un esempio di un senza-parole).
    Ora, se da un lato capisco che la pubblicita’ Heineken, o altri show, non sarebbero compresi e anzi sarebbero fraintesi da un pubblico non abituato, lo stesso mi chiedo perche’ allora soltanto le cose di bassissima lega (le biondone tettute oppure le mamme casalinghe sottomesse) siano invece messaggi universali. Non sarebbe piu’ giusto educarci a vicenda, dal nord al sud d’europa e viceversa, a giocare con gli stereotipi e sviscerarli invece che bandirli?

  22. Flavia scrive:

    @supermambanana, macchè bandita :), hai ragione la Carlsberg è simpatica. è difficile definirlo con precisione, e poi tutto è soggettivo, ma secondo me esiste un confine per l’ironia simpatica (incluso l’autoironia), oltre il quale si va nello squallido/irritante.
    Al limite quella della lavatrice ricordata da Silvia gc ci stava ancora dentro.
    E a proposito di autoironia, io adoro l’ultima del Cornetto (ma magari ci scriviamo un altro post). Un brand che fa autoironia dimostra molto coraggio.
    comunque, come giustamente ricorda M d Ms, lo spirito del post era una semplice valutazione di opportunità commerciale: e da quello che tutte hanno detto, alienare i consumi femminili non sembra cogliere queste opportunità…

  23. Mah scrive:

    @Flavia, specifico il contesto.
    Un meeting per parlare di risultati, in cui l’obiettivo primario, è quello di "fare gruppo".
    Sole, mare, spiaggia e video illuminanti.
    Non voglio spostare l’attenzione dall’argomento cardine, alcune pubblicità, non fosse altro per tutto il parlare che ne stiamo facendo, da un certo punti vista sono efficaci.
    Non entro nel merito della comunicazione, anche se la comunicazione è il mio lavoro,immagino che abbiano valutato i pro e i contro, o almeno lo spero.

    Poco importa che io, poi, la bottiglia di birra avrei voglia di spaccarla sul capino della maggior parte del mio universo maschile, e che piuttosto che comprare quella birra (ussignur non riesco neanche più a scrivere la marca) sono disposta a diventare astemia.

    Vivo in un ufficio maschile, sono diventata esperta a fare pipì stando in equilibrio, sono bravissima a fare balzellon balzelloni tra la plin plin dei mie colleghi che probabilmente invece di un pipino hanno un idrante, mi sorbisco anche, sorridendo sotto i baffi, certi video, però…

    Però a voi vere mamme vorrei fare una domanda e chissà,magari, darvi lo spunto per una nuova discu-riflessione.

    Siete sicure che certi comportamenti, certi stereotipi, certi atteggiamenti "maschili" non siano anche un po’ colpa vostra?

  24. M di MS scrive:

    @Mah: colpa nostra nella misura in cui gli stereotipi su di loro sono colpa degli uomini. Io non percepisco molto la problematica in termini di colpa ma di uso che si fa degli stereotipi. L’uso che la società (generalizzando per semplificare) fa degli stereotipi sulle donne ha la finalità del controllo. Inoltre gli stereotipi sulle donne sono utilizzati quasi sempre dagli uomini – consapevolmente o no – per escludere le donne finchè ce la fanno.
    Anch’io ho lavorato per anni gomito a gomito con una squadra di uomini, meno istruiti di me, con un capo uscito dall’ottocento, in un’azienda in cui le donne portavano i caffè. Ho partecipato a diversi meeting e trasferte come quelli che descrivi tu. E per essere rispettata ero diventata un maschio. Su di me zero battutine, non volava una mosca, anche a costo di imbruttirmi fisicamente sul posto di lavoro. Se con "colpa" alludevi a questo genere di resa, beh, sì, io sono stata colpevole!

  25. supermambanana scrive:

    @Mah, colpa nostra probabilmente, non dico di no, ma il discorso e’ complesso. Le nostre antesignane femministe lavoravano partendo da una tabula rasa, il primo passo era l’uguaglianza, cosa di cui non ci si era proprio posto il problema prima, e per questo ci si e’ spinti/e fino al limite, al negare tutto e di piu’, al diventare maschi e mostrare le palle. Di questo c’era bisogno, perche’ ci voleva lo strappo, non mi pare giusto rinnegare questa lotta. Pero’ il passo successivo doveva essere quello di fare il salto di qualita’, l’uguaglianza non poteva essere l’obiettivo, e’ come chiedere al cane di comportarsi da gatto per avere la sua ciotola, non e’ giusto, solo perche’ sono entrambi mammiferi. Solo che il salto e’ stato minato da un nuovo futile edonismo, accoppiato alla mancanza di valori generale, arrivando alla ca**ata pazzesca de "il corpo e’ il mio prodotto e me lo gioco come mi pare" di stampo velinesco: la forza del messaggio di partenza si e’ diluito inesorabilmente, diventando grottesco. Ci vorrebbe qualcuno/a che riprenda il mano il discorso e lo porti avanti.

  26. Marti scrive:

    D’accordissimo con questa tua opinione.
    Tra l’altro le ultime ricerche sul tema donne e birra >/a> (da leggere!) parlano chiaro.

  27. Flavia scrive:

    Grazie Marti, per avermi fatto scoprire un blog birresco molto interessante!


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative