Count-down

Pubblicato il 29 giugno 2009 da Ondaluna

In questi giorni i gruppi che frequento cominciano a decimarsi. Donne che si ritirano, donne che partoriscono, donne che decidono di concedersi maggiore riposo dopo qualche contrazione in più. Comincio a sentirmi un pò sola. Non c’è niente di peggio che restare ultima (o quasi) nella cerchia di partorienti che frequenti: cominci ad invidiare loro che già ne sono fuori anche se sai che hanno cominciato un capitolo non di certo facile, e la tua panciona che cresce ti sembra ancora più difficile da portarti dietro pensando che loro non la sentono già più. Vorrei che qualcuna di loro mi rassicurasse, dopo esserci passata ma temo che una domanda di troppo significherebbe un “non sai che ti aspetta”: a certe donne piace così tanto vestirsi del ruolo di “chi la sa lunga”, anche se in alcuni casi è “lunga” solo poche ore o giorni!
Chi non ha la pancia si organizza per le vacanze estive: quelle vacanze che noi non faremo, in vista di una lista di ragionevoli precauzioni che è lecito pensare di seguire almeno nell’ultimo periodo di gravidanza. Questo mi intristisce un pò, perché so che il parto non è un traguardo ma una partenza, e non ci sarà un “dopo” in cui è possibile rilassarsi.
Le mie ossa scricchiolano, la schiena minaccia di cedere ma ancora non molla, il mio corpo si piega sotto ulteriori deformazioni, a volte temo di non riuscire a resistere.
Il counter ha cominciato a scorrere verso il count-down, e i giri cominciano a diventare più stretti, le cose non rimandabili, i pensieri più densi.
Da qualche giorno mi sembra di scrivere sentendo la mia voce su queste pagine virtuali come un io-narrante che mi racconta. E’ da un pò di giorni che mi chiedo il senso di tante cose, che mi chiedo come finirà questa storia, chi continuerà a leggermi sino alla fine, in questi ultimi giorni, se mi mancherete dopo che tutto sarà finito, e soprattutto cosa scrivere in questi momenti in cui il tempo sembra rallentare e le parole cominciano a diventare più liquide. Le sensazioni sono chiare, ma diffficili da tradurre in parole, come se il tempo dilatasse le forme e le rendesse un pò sfuggenti ad un primo sguardo.
La fine della gravidanza ha un ritmo tutto suo che non somiglia a niente che io abbia mai vissuto finora. C’è una velocità frenetica che sembra immobile (ma è tutto l’opposto): mente lo scrivo, mi torna in mente il paradosso che su tanti temi ho vissuto sin dall’inizio. Chi ha già partorito forse capirà di cosa parlo.
Il mio tono dell’umore è generalmente buono, forse meno angosciato se mi guardo indietro e ripenso ad altri momenti, ho la sana e dovuta paura di affrontare qualcosa di nuovo e sconosciuto come il parto. Solo i dolori che arrivano più forti e la mancanza di ferie mi angosciano più profondamente, ma sono transitori i primi, inevitabile la seconda.
Nuotare (quando riesco ad andare) mi aiuta molto: mi fa sentire “normale”, “com’ero prima”, “senza pancia”, allevia quel peso insopportabile che ormai sento ovunque, persino sugli organi interni quando sono sdraiata. A questo però corrisponde un nuovo senso di concretezza di mia figlia che adesso comincia a diventare qualcuno con cui poter parlare, e che risponde in modo decisamente interattivo alle sensazioni sulla pancia. Se nei primi giorni della gravidanza nemmeno sapevo di essere incinta, ed era impossibile sentire la simbiosi che una creatura così minuscola stabilisce con il corpo di sua madre, se nel secondo trimestre la differenziazione tra ciò che ero io e ciò che era lei è diventata più evidente, se finora tutti i nostri ritmi sono stati diversi e quasi opposti (sonno-veglia, stasi-movimento), ora sembra essere iniziata una collaborazione in vista del “traguardo finale”. Come se entrambe avessimo capito che c’è qualcosa che inevitabilmente dobbiamo fare “insieme”, e che tantovale collaborare, nell’interesse reciproco. Al di là della battuta ironica, ho la sensazione che qualcosa si stia preparando ad andare in una direzione diversa, che le energie si convoglino, che le cose (sembra banale dirlo in un periodo di cambiamenti continui) stiano cambiando. Cambiare: sì, ancora, per l’ennesima volta. Per una come me che ha sempre temuto i cambiamenti, questo momento di vita è un continuo stravolgimento degli assetti, e se non dimenticherò tutto appena completata la mia metamorfosi (cosa che non mi auguro) avrò almeno imparato a fare i conti con l’imprevedibile incertezza  prevista dall’avventura della crescita.

8 Risposte per “Count-down”

  1. caiacoconi scrive:

    però aspetta, il cambiamento non è necessariamente in perdita…
    può anche essere che nella nuova vita, nella nuova te, ti troverai benissimo e troverai un assetto migliore.
    i dolori ci sono ondaluna, ma davvero son transitori e dopo è tutto molto delicato, ma non per questo difficile da gestire. potrai rilassarti. potrai dormire, magari di giorno, magari a singhiozzi di due ore, ma non è detto che ciondolerai in pigiama tutto il giorno.
    in gravidanza mi urtavano i consigli, ma adesso ci cado anch’io…
    prova a organizzarti per ridurre al minimo gli sforzi inutili del dopo e vedrai che riuscirai a recuperare presto e a instaurare l’equilibrio con la tua piccola meraviglia! fai scorte di cibo e surgelati se non puoi contare su qualcuno che cucini per te e per i primi tempi investi in un aiuto domestico per pulizie e lavatrici. il resto sarà solo la magia da annusare con quel fagottino arrivato per miracolo.
    se hai qualche domanda prova a farmela, prometto di censurare i toni apocalittici ;) un bacio

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Onda, ti sono vicina. Non posso dire altro. Sarei apocalittica nel verso opposto di Caia ma come Caia e molte altre, probabilmente, ti direi che non tornerei indietro. C’è chi riesce a sentirlo fin dal primo giorno, chi dopo i primi tre mesi di adattamento, chi dopo i 12 quando c’è un po’ più di reciproca comunicazione, ma salvo patologie contro cui nulla possiamo, se non farci aiutare (finché si ha il modo per chiederlo) tutte arriviamo ad amare infinitamente i nostri figli e a capire il senso di quella gestazione di 40 settimane. Leggere 32 mi fa un certo effetto…

  3. Isa scrive:

    Non so se dirti in bocca al lupo o coraggio?! magari entrembi, eh?! :))) Non ho mai commentato credo, ma ho seguito il tuo racconto, bellissimo devo dire…
    Ti auguro tante belle cose Onda!
    Un bacione!

  4. Silvietta scrive:

    "Cambiare: sì, ancora, per l’ennesima volta. Per una come me che ha sempre temuto i cambiamenti, questo momento di vita è un continuo stravolgimento degli assetti, e se non dimenticherò tutto appena completata la mia metamorfosi (cosa che non mi auguro) avrò almeno imparato a fare i conti con l’imprevedibile incertezza prevista dall’avventura della crescita."

    ..io ho sempre amato i cambiamenti, ma con l’imprevedibile incertezza ho dovuto fare i conti – e sto continuando tuttora – ma tu vuoi rassicurazioni…. bè, si, anche nella nostalgia per chi si era prima si può imparare pian piano ad amare queste nuove se stesse. E il passaggio per arrivarci è meno duro di quanto temi. (però segui i consigli pratici di Caia, bisogna pure proteggersi ;-) a presto,
    s.

  5. ondaluna scrive:

    @ Caia, sei la mia speranza. E non dico per dire. Penso che la voce di chi vive un’esperienza positiva è sempre rincuorante, soprattutto perché sento che la tua è sicera, e non è fatta di must, ovvero "devo essere felice perché così si addice a chi ha appena avuto un bambino". Ti auguro che tutto proceda sempre così, liscio, e pieno di forza.

  6. ondaluna scrive:

    @Luisa: so che esiste anche l’apocalisse al contrario, e non so perché è quella a cui in genere presto maggiore fede. Immagino che non sia facile, e quindi ti credo, nonostante la mia speranza vada in direzione di un "lieto fine". Ma sono uan coi piedi per terra, e mi aspetto che, come dicevano i romani, "in media stat virtus" (la verità è sempre a metà). Cosa mi immagino? Che sarò felice, e che ci saranno anche momenti difficili, molto difficili. Non mi faccio illusioni. Cosa spero? Di traghettare attraverso queste difficolà col sostegno di qualcuno che mi aiuti a non perdermici dentro.
    E se leggere "32" ti fa effetto, pensa che la pubblicazione del diario è circa 2 settimane indietro rispetto al tempo reale, in realtà perora siamo quasi a 35!! :-)

  7. ondaluna scrive:

    @Isa, grazie per il tuo commento, peccato che non commenti più spesso, i commenti sono sempre utili e graditi. Ogni voce nel coro ha un senso.
    Hai scelto due ottime frasi, mi servono entrambe: in bocca a lupo è un augurio e coraggio è un incoraggiamento. Indispensabili entrambi direi, li metterò in valigia per portarli con me!

  8. ondaluna scrive:

    @Silvietta, comincio a pensare che "quanto sia duro il cambiamento" sia frutto di tanti ingredienti, e il solo "essee diventata madre", preso così, in purezza, non è l’unico. Tant’è che i vostri commenti dimostrano che ognuna ne ha un’epserienza diversa.
    Nonostante la mia -fisiologica- paura di questo grande momento che si avvicina, confido anche nel fatto che si impara a stare dentro ogni cosa, e che anche io in qualche modo ci starò. E’ difficile tradurre in parole cosa mi spaventa di più, ma quando scrivo confido sempre nel fatto che in questo pubblico di lettrici ci sia chi possa capire senza troppe elucubrazini mentali legate alla razionalità.
    Del resto, essere madri, diventarlo, è un fatto che inizia dal corpo, e dalle sue sensazioni. Nelle sensazioni corporee sto, e provo a raccontare questa gravidanza…


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