Corso pre-parto, terza puntata

Pubblicato il 23 giugno 2009 da Ondaluna

Con un MisterG sempre più inquieto e nervoso (non capisco se è il periodo che si avvicina, se dipende dalla situazione lavorativa che sta vivendo, o se io sono più sensibile del solito, o da tutte queste cose, fatto è che è insolitamente intrattabile), mercoledì mattina sono andata al terzo incontro di corso di preparazione al parto.
Tema dell’ostetrica del giorno, tanto carina e simpatica, travaglio e parto.
Era munita di un simpatico “peluche” a forma di ossa di bacino, morbido, che si completava con un bambolotto in posizione fetale con una placenta in stoffa, morbida anche questa, con tanto di cordone ombelicale che si poteva attaccare-staccare al bambino pupazzo. Simpaticissimo per far vedere con esempi pratici forme, dimensioni e posizioni.
Il clima che queste giovani ostetriche creano al corso è molto rilassato (fin troppo, mi viene da pensare) e sembrano trattare certi argomenti come se stessero parlando di inezie, ma del resto comprendo che il loro intento è sdrammatizzare e eliminare ansie su in momento tanto importante quale quello del parto.

La durata del travaglio di solito è più lunga per le primipare come me, ci si aggira intorno alle 12 ore nel migliore dei casi: notizia fin troppo nota, che ogni volta mi fa sperare in una progressione non troppo lenta degli eventi. “Devi essere brava”, mi dico, “collaborare col processo che sta avvenendo, aiutarti col respiro, assecondare senza opporre inutili resistenze che farebbero prolungare il tutto senza nessuna utilità”.
Tecniche per fare questo ne ho imparata qualcuna, ora non mi resta che mettere in pratica quello che ho imparato su me stessa e sperare che MisterG, che ha partecipato al corso, sia esattamente l’uomo meraviglioso che è stato nelle simulazioni.
Vorrei riuscire a stare a casa per maggior tempo possibile: non solo per la fase prodromica del travaglio, quella in cui le contrazioni sono sparse e poco regolari, ma anche per una parte del periodo dilatante, se è possibile. L’ostetrica ha spiegato che le contrazioni si avvicineranno al ritmo di 2-5 minuti e alla durata di circa 50-60 secondi. Chissà come sarà quel dolore… quanto ampia sarà la superficie che coprirà… addome, cosce, schiena, fianchi, stomaco… Mi sento ignara e sprovveduta a non avere “conoscenza” di che esperienza è provare un dolore simile, e ho la sensazione che questa ignoranza mi preservi (forse no) da una paura ancora più grande (anche se è altrettanto vero che si teme solo quello che non si conosce).
Mi chiedo come sarà arrivare in ospedale e sottopormi alla prima visita, che mi dirà “a che punto sono”: sarà presto, sarà tardi? Sarò già stanca, sarò serena? Vorrei tanto che mi dicessero che “sono già a buon punto”, questo segnerebbe un tempo di attesa minore…
Intanto ci veniva mostrato il bambolotto che può incanalarsi in varie posizioni. La migliore e auspicabile è quella col faccino verso il basso e la nuca verso l’alto (rivolta al pube della mamma). Mi chiedevo che miracolo è che tutto si predisponga come deve essere, mi riempiva un pò d’ansia immaginare quanto poco ci voglia a far sì che le cose non siano come dovrebbero, e questo mi faceva pensare a quanto mistero c’è in questo processo che è la nascita.

Molte rassicurazioni su clistere, tricotomia, episiotomia, sono state date, e su di me hanno sortito il loro effetto. Altra frase rassicurante sulle spinte: “non preoccupatevi” ha detto l’ostetrica, “non dovrete ricordare nulla, saremo noi ad assistervi guidando il movimento che dovete eseguire nelle spinte. E’ certo che alle prime vi impappinerete, ma vi verrà spontaneo capire come fare, man mano che procedete e che seguite i notri consigli”.

Spero di fare tutto il travaglio in stanza (sarà una stanza privata) e di non dover passare dalla sala travaglio, dove MisterG non è ammesso in presenza di altre partorienti (comprensibile); spero di arrivare direttamente in sala parto, dove lui invece può seguirmi senza problemi. Prego che sia così più di ogni altra cosa: ho il terrore di rimanere sola. Se sarò arrivata in ospedale in tempo per i famosi 5-6 cm di dilatazione, mi verrà eseguita (per scelta) un’iniezione per l’analgesia, che consiste nell’inserimento di una cannula a “farfalla” nella parte bassa della schiena, e nella somministrazione a dosi ridotte di un analgesico (non di un anestetico, come per l’epidurale), che verrà monitorato dall’anestesista in base alle necessità del momento (per intenederci, quando urlerò con voce satanica “voglio morireeeeeeee” mi somministrerà qualcosa, se invece mantengo il self-control non mi somministra nulla).

Le voci su questo “momento” che si avvicina si intensificano, a tratti facendomi persino perdere la lucidità. Ed allora cerco di rimanere aggrappata alle mie consapevolezze, quelle poche che si possono avere riguardo ad una cosa che non hai ancora vissuto, e che possono debellare le paure che sorgono quando qualcosa non si conosce. Sto insistendo nel frequentare questo corso perché penso sia meglio sapere che non sapere. Alla fine, dimenticherò tutto e mi concentrerò sul vivere la mia esperienza.

5 Risposte per “Corso pre-parto, terza puntata”

  1. Flavia scrive:

    Cara Onda, vedrai, tra poco ci scateneremo con i nostri racconti… per ridere, se riesco a ritrovarlo, ti manderò il mio mandato "a caldo" pochi giorni dopo ad un’amica.

  2. Silvietta scrive:

    Mi scateno, come dice Flavia… come dici tu, quale miracolo è che sottende affinché tutto nel processo si svolga per il verso giusto? tante cose….
    ripensandoci, so che a me ha fatto bene sapere.
    E mentre si avvicinavano i giorni cercare di rispondere alla domanda dell’ostetrica (che sulle prime avevo trovato così difficile) "che parto voglio, io?".

    Anch’io volevo stare a casa, vivere il travaglio con il mio compagno, entrare in ospedale solo per la fase espulsiva.
    Poi però i giorni passavano e mi hanno dato l’appuntamento per l’induzione al mattino del 41+5.
    A quel punto ho ripensato a tutto quello che sapevo e mi sono detta che forse dovevo accettare di non poter controllare tutto. E ho ripensato a quali erano le cose più importanti nel parto da me desiderato.

    a meno 36 ore dall’induzione, rottura delle acque. Primo miracolo. Ospedale, si, ma travaglio durante la notte, nel mio letto, praticamente dormendo. E il mattino dopo, con lui, in 3 ore abbiamo superato il resto.

    Sapere mi ha aiutato a visualizzare il genere di parto che volevo e a fare il possibile per averlo così…..

    i migliori auguri perché tutto vada come desideri!
    buon proseguimento,
    s.

  3. ondaluna scrive:

    Che bel racconto Silvietta…
    "Accettare di non poter controllare tutto", "ripensare a queli erano le cose più importanti"…
    Sono due chiavi molto importanti.
    Io ci ho pensato tante volte, ma non posso dire come andrà.
    Mi piace pensare che potrò raccontarvi qualcosa di bello.

  4. morena scrive:

    Con ragionevole probabilità il tuo parto sarà tutto tranne che l’esperienza che ti immagini. Per intensità, per gli imprevisti, per le sensazioni, per la durata, per ciò che sentirai quando vedrai tuo figlio caldo sul petto.
    E’ davvero un’esperienza in bilico tra la lucidità e lo stato alterato di coscienza, fai per il dolore (assolutamente soggettivo), fai per l’epidurale (che se solo sei un pò stanca, può allietarti notevolmente l’evento), fai per le aspettative e relativa ansia.
    Però noi nasciamo genitrici, e in quel momento tu hai già scritto dentro te cosa fare.
    Non c’è corso preparto, esperienza di amiche, libri o manuali che tenga.
    E se mai decidessi di ripetere l’esperienza, non t’aspettare di sapere come andrà (tranne che per le inezie tecniche), perchè tu sarai diversa e tuo figlio sarà un altro.
    I miei parti (2) sono stati diversissimi: per il primo un travaglio lunghissimo, un’epidurale-salvezza e una fase espulsiva in cui avrei potuto benissimo fare le parole crociate, tanto era poco intensa; per il secondo una dilatazione veloce (7 cm in 3 ore), un’epidurale che evidentemente non era fatta di roba proprio pregiata, mi viene da dire :-P, e una fase espulsiva interminabile e intensissima, senza parole crociate, direi.
    Mai avrei pensato che sarebbe stato così, mai avrei pensato di sentirmi così protagonista della mia vita solo per avere vissuto il parto.
    Un bacione, Morena

  5. ondaluna scrive:

    A mio parere è proprio questo essere protagoniste della propria vita (belle parole Morena) e di un evento così importante che fa la differenza tra "prepararsi" e "lasciare che accada" (in senso passivo).
    Non mi aspetto che esista una preparazione che renda nota un’esperienza che deve ancora essere fatta, ma che in quache modo essere consapevoli di alcune cose, per linee generali, ti metta in una posizione "attiva".
    Ci sono cose che puoi pensare che accadano, e altre che vanno vissute come esperienza del momento.
    Per il resto sono scelte: c’è chi preferisce sapere tutto, c’è chi non vuole sapere niente. Io mi sono iscritta al corso non perché avessi davvero qualcosa da imparare ma perché per me era importante familiarizzare con l’ambiente dove partorirò e col personale che mi ritroverò intorno in quei giorni. Capire il loro sile relazionale e la loro filosofia di lavoro è stato molto utile per me, e notevolmente tranquillizzante. Avevo molte paure che si sono dissipate, e questo credo mi consentirà di affrontare quei momenti in modo diverso.
    E’ questo tipo di "sapere" che secondo me fa la differenza (non tanto come si chiamano le cose, anche se ad alcune è molto utile perché non ne hanno mai sentito parlare).


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