Corso pre-parto, prima puntata

Pubblicato il 04 giugno 2009 da Ondaluna

Dopo la vacanza all’estero, passata a stremare le mie gambe e NON-esercitare il resto dei miei muscoli, mi ha fatto un discreto piacere tornare in quel luogo che al primo impatto mi ha fatto versare lacrime di terrore: prova del fatto che non era il contesto ma i miei vissuti personali sull’inizio di questo nuovo periodo di preparazione (misto ad una buona dose di fragilità emotiva, sia per la gravidanza che per la recente morte di mio padre).
Momenti di sconforto mi attraversano ancora, così come una forte ansia, che è però confinata a circoscritti episodi. La possibilità di pensare alle mie risorse, possibilità da mettere in pratica in momenti di “difficoltà”, comincia lentamente a profilarsi, anche se poco nitida e forte, ancora.

Mercoledì mattina io e MisterG, armati di buona volontà e non poco nervosismo, ci siamo presentati alla struttura dove partorirò, per l’inizio del tanto discusso corso preparto. Motivo personale della scelta: voglia di familiarizzare con la struttura ed il personale, e buona dose di umiltà sul “c’è sempre qualcosa da imparare”.
Auletta in seminterrato, affollata di donne con la pancia dall’aria smarrita da primo giorno di scuola (ma io stavolta ero preparata all’immersione nel “mare di pance”!) e un paio di papà oltre il mio compagno. Con stupore ho notato che qualcuno si è fatta accompagnare dalla propria madre.
La prima lezione è stata tenuta dall’ostetrica con la quale partorirò, che io, tra l’altro, avendola vista solo una volta, non ho nemmeno riconosciuto. Mi inquieta terribilmente la sensazione che sia troppo giovane, unita ad un indefinibile non-so-che che mi rende difficile immaginarmi di affidarmi a lei per farmi sostenere nel dolore. Cerco di scacciare questo pensiero pensando che così dev’essere e cercando di trovare pensieri ancora poco concreti sul fatto che lei sarà la persona giusta (ce la posso fare!).
Con un certo sbigottimento, io e MisterG ci siamo fermati a constatare che i temi di esordio sono stati ovulazione e fecondazione: giusto per concederci una battuta di spirito, ad un certo punto MisterG ha fatto notare che ciascuno di noi aveva già superato quella fase! Tutte le donne col pancione hanno riso sottolineando che al più avremmo potuto tenere in considerazione quei concetti per una prossima gravidanza.
Abbiamo proseguito con le fasi di sviluppo dell’embrione e poco altro.
Il corso doveva prevedere, per quanto ne ho capito, una ginnastica che non è stata fatta pare per ragioni di spazio. Con un’ora di ritardo è arrivata una psicologa che dovrà condurre il corso di training autogeno, e che non si è né presentata, né scusata per il ritardo, ma piuttosto lamentata del nostro esubero numerico come se il gruppo non fosse stato composto da loro ma fosse piuttosto una nostra colpa il fatto che lo spazio ed i materassini sarebbero stati insufficienti (!!!).
E’ seguito giro di presentazioni da parte nostra, nel quale ci veniva richiesto di dire il nostro nome, la nostra età, qualcosa sulla nostra gravidanza, com’è andata finora (sempre dalla suddetta persona che non si è presentata e che a quanto pare non è nemmeno madre).
Siamo tutte donne più o meno coetanee, alla prima gravidanza, tra il settimo e l’inizio dell’ottavo mese. Il discorso introduttivo faceva ben sperare sul fatto che è stato detto che questo gruppo dovrebbe essere un luogo di confronto e di accoglienza delle difficoltè e delle contraddizioni, dei conflitti, dell’ambivalenza, che accompagna la gravidanza e il puerperio, che noi ne siamo consapevoli o meno.
“Bene” mi son detta, “finalmente qualcuno che lo dice”.
Peccato però che nei fatti, almeno a questo primo incontro, così non è stato: in un ambiente nuovo fatto da persone sconosciute, lo stereotipo del “sono una mamma felice che ha desiderato questa gravidanza sopra ogni cosa e sono certa che l’amore per mio figlio mi farà superare tutte le difficoltà” ha avuto necessità di prevalere (cosa che trovo anche piuttosto comprensibile, e ora spiego anche perché): qualcuna -più di una- ha timidamente provato ad accennare a frasi del tipo “ho paura del parto” o “ho paura del post-parto”, o altri timori, ma da sola, in funzione autodifensiva e per timore di essere giudicata male da gente sconosciuta, si autocensurava smentendo quello che aveva appena detto con frasi autoconsolatorie. Questo fatto, piuttosto che ricevere l’adeguato sostegno da parte della psicologa, che avrebbe dovuto supportare l’espressione del disagio e il coinvolgimento del gruppo sul tema (la circolarità, credo, avrebbe consentito di far sentire la malcapitata meno “aliena”), ha invece trovato frasi scontate da “cultura popolare” (da inorridire la battuta “ma si! in fondo partoriscono tutte le donne del mondo!!!) che hanno ottenuto l’effetto totalmente contrario al proposito dell’espressione dell’ambivalenza, delle paure, e delle difficoltà.
Voglio dare alla psicologa il beneficio del dubbio, e pensare che il suo sapere e la sua competenza si manifesteranno negli incontri successivi.
Tanta rabbia e tanta ansia mi si sono attivate stando seduta in quel cerchio, soprattutto rispetto a queste incompetenze professionali. Il gruppo mi piace, per quel che ho potuto vedere, ma stare lì per me non è facile. Ho la fortuna di poter lavorare altrove sulle mie difficoltè personali, e mi sento abbastanza sostenuta da altre fonti, ma mi crederete se dico che coerentemente ho espresso me stessa per quello che sono: ho detto Come sono rimasta incinta, come Non volessi questa gravidanza, come ci sono stata male all’inizio, le difficoltà ad accettarla, i vissuti di rabbia, e il percorso che mi ha portato a sceglierla, attraverso le mie grandi difficoltà, scegliendo di non abortire, e di curare piuttosto le mie minacce d’aborto. Mi sento ora attivamente responsabile della scelta di portarla avanti, ed altrettanto responsabile che questo per me ha significato e significa venire a patti con le mie difficoltà più profonde. Ho sottolineato il valore positivo che questa sfida ha per me, e che la maternità per me costituisce un’avventura che, nonostante tutto, voglio scoprire come andrà a finire, nella fiducia che dopo tanto dolore, dopo un temporale, prima o poi spunta sempre il sole. Almeno un raggio. Tutto cambia.

7 Risposte per “Corso pre-parto, prima puntata”

  1. Chiara 2 scrive:

    Sull’ostetrica si apre tutto un mondo. Perché ho scoperto che non c’entra tanto se è giovane o vecchia, se è madre o no (se ci sono bravissimi ostetrici uomini…) o cose di questo genere. C’entra quanto siete in sintonia, quanto riesce a capire TE, in quel momento.
    Al primo parto, sono stata assistita da un uomo fino quasi alla fine. Molto dolce e premuroso, ma l’ostetrica che è venuta dopo mi ha dato quella grinta che mi ci voleva per "concludere".
    Al secondo parto, mi ascoltano un po’ e poi mi dicono: secondo me per te va bene la Daniela, che ha un approccio un po’ particolare. E mi portano la stessa ostetrica del primo parto, che felicità!
    Tengo però a sottolineare che, in una struttura valida, puoi trovarti più o meno bene, ma quasi mai male. Pur avendo sentito tante lamentele sulle infermiere di reparto, non ho mai sentito nessuna lamentarsi delle ostetriche del blocco parto.
    Senti più pareri che puoi, ma, se pensi che la struttura sia buona, vai tranquilla che sono gran professioniste, e trovano sempre il modo di metterti a tuo agio.

  2. ondaluna scrive:

    Grazie Chiara, le tue parole, non so perché, mi incoraggiano molto. Sembrerebbero scontate, ma arrivano dritto a quella parte del cervello e del cuore che ha bisogno di essere sostenuta e di "pensare positivo".
    Parlerò cn l’otetrica che mi seguirà in modo da cercare un pò di "sintonia" prima del grande giorno.

  3. silvietta scrive:

    …anche per me l’ostetrica è stata fondamentale. L’Ostetrica che mi ha seguito alla fine della gravidanza mi ha aiutato nei monitoraggi durante la notte,dandomi carica. Al mattino, è arrivata un’ostetrica che sembrava Heidi, che ha saputo darmi tanta fiducia e seguirmi con dolcezza e naturalezza in tutti quei momenti in cui poteva esserci allarme o difficoltà. Se puoi, cerca davvero di capire se sei in sintonia con l’ostetrica che ti deve seguire, è un appoggio fondamentale! In uno dei due parti silvialamammaimperfetta racconta anche delle "presenze perturbanti"…. ecco, a una mia amica è successo davvero che l’ostetrica fosse una persona così e alla fine è stato il marito a farla partorire!!
    Mi spiace per il tuo corso preparto, io mi ero trovata benissimo, ma credo davvero dipenda tantissimo dalle persone che sono tenute a tenerlo. No comment sulla psicologa!!!!

    buon proseguimento, cerca il sole!

  4. ondaluna scrive:

    … e che faccio se dovessi scoprire che non sono in sintonia con l’ostetrica???
    Non posso cambiarla… quindi???

  5. silvietta scrive:

    boh, qui da noi – Aosta – si.
    Intanto l’ostetrica che ti segue non è detto sia quella che ti seguirà nel parto (anche perché chi ha un travaglio prolungato magari deve incontrarne due o tre di ostetriche…) e poi addirittura puoi chiedere – in turno sono due -di partorire con l’altra se con quella che hai non ti "trovi" (questo ce l’avevano detto al corso preparto… aggiungendo che è raro, ma che può accadere…). Credo che la cosa importante resti rispondere a se stesse alla domanda "che parto voglio,io?" (me l’avevano chiesto alcorso– ci ho messo un po’. però poi ho capito…)
    a presto,
    s.

  6. silvietta scrive:

    opps scusa, ho mal interpretato il tuo quindi….
    mhmh ci lavorerei su, con lei e con te.
    fammi sapere

  7. Flavia scrive:

    Onda, mi sembra giustio lasciarti qui lo stesso commento che ti avevo lasciato sul post originale:
    .. preparati a ricevere una bella overdose di cultura popolare e armati di setaccio. del resto se siamo in rete a dire che un vero sostegno psicologico alle future e neo mamme NON esiste, un motivo ci deve essere. io, lo sai, ho un istinto protettivo nei tuoi confronti e mi sentirei di consigliarti di abbassare molto le tue aspettative verso questi corsi. Prendi le informazioni mediche e dimenticati il confronto psicologico. oppure in alternativa, stampati un po’ di bannerini di qualche blog che ritieni utile e distribuiscili alle compagne di corso, così la volta successiva avrai almeno 2 o 3 sguardi complici su 15. per le altre sarai una strana (scusami non voglio buttarti giù, ma io ti dico sempre come la penso :))


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