Bisogno di traguardi

Pubblicato il 15 giugno 2009 da Ondaluna

Ho sentito diverse donne raccontare che alla fine della gravidanza cominciano a sentire il desiderio di tenersi il bambino dentro la pancia. Lo raccontano come voglia di tenerlo protetto dentro di loro, piuttosto che separarsene. Mi chiedo ancora una volta se io sono così diversa da tutte le altre, ché questa cosa comincio a sentirla anch’io, ma con significati completamente diversi.
Io con la separazione non credo di avere particolari problemi, anzi, la immagino come qualcosa di buono, che apre possibilità in più, come quella di poter affidare la bambina a qualcun’altro e sentirmi un pò più leggera, anche se solo per un pò.
Quello su cui invece rifletto spesso per ora è il silenzio. Un silenzio in cui mi sento immersa e che mi piace tanto, e che mi chiedo quanto sarà interrotto e “distrutto” dalle sue urla. Separarci significa anche questo, che lei farà di tutto per farmi tornare ogni volta che mi allontano. Non me l’immagino come una cosa facile accorrere al grido di un neonato strillante per un qualsiasi motivo.
E il sonno che tanto importante sta diventando per me, forse proprio perché mai profondo, duraturo, e continuamente interrotto dai movimenti della pancia, mi sembra qualcosa che è un crimine togliere ad una coppia che decide di mettere al mondo un bambino.
Il parto si avvicina ed in me certi temi ritornano: non ho molta voglia di affrontare questo cambiamento di vita così radicale, e l’unica differenza rispetto a prima è che mi sento un pò meno in lotta contro l’ineluttabilità della cosa. Ciò non toglie che non riesco a mettere un “traguardo” da raggiungere e superare, per poi girare pagina e scrivere la parola fine: nel senso che, se mi dicessi stanca della gravidanza, attenderei la data del parto come qualcosa che mette fine a questa cosa. Ma riguardo al dopo, non riesco a immaginare, per consolarmi, qualcosa a cui pensare per sentirmi fuori da quello che non mi va di fare. Sarà un periodo lungo, quello dei primi mesi con mia figlia, e me lo immagino anche molto difficile. Un periodo lungo e senza traguardi, che non prevede altro che il trascorrere del tempo in attività nuove. Forse scoprirò che non è poi così terribile, forse scoprirò (come per la gravidanza) che non mi ha cambiato poi così radicalmente, forse scoprirò che posso mantenere alcune delle mie vecchie abitudini, forse scoprirò che si ha paura solo di quello che non si conosce.

2 Risposte per “Bisogno di traguardi”

  1. Chiara 2 scrive:

    Ma ci hanno fatte con lo stampino, me e te? Stesse paure e stesse sensazioni, sia con la prima che con la seconda gravidanza. Adesso, guardandomi indietro, mi rendo conto che tante paure che provavo erano infondate: c’è sì il momento dell’urlo ma anche tanto silenzio (coi neonati, ma dall’anno in poi scordatelo: parlano in continuazione), non credere che tua figlia ti cercherà più di tanto perché nei primi tempi le basterà stare in braccio a una qualsiasi persona che le voglia bene, non temere più di tanto la mancanza di sonno perché ti stai già allenando adesso.
    Certo, se allatti non puoi star via più di tanto, ma sarai tu a decidere quanto tutto ciò sarà pesante per la tua salute mentale ed eventualmente potrai anche decidere altrimenti.
    Insomma, lo so che è difficile da credere quando sei lì con questa pancia enorme e nessun indizio su come sarà "dopo", ma sappi che è meno dura di quanto sembra.

  2. Flavia scrive:

    si ha paura di quello che non si conosce, giustissimo. datti quindi il tempo di…conoscervi, e in men che non si dica scatteranno le… lotte a cuscinate. per stasera son cotta, non mi è venuto niente di meglio :)))))) !!


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