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L'email di Stefania

Pubblicato il 16 maggio 2009 da Flavia

(segue da mamme in azione)

IERI

C’è un primo meeting la mattina, sulla presentazione che deve essere pronta l’indomani. Riguarda le stime dei risultati di business per l’anno in corso. C’e’ una costante qui: si fanno dei piani, male, nonostante un impegno mostruoso di un sacco di giovani assistenti e manager che fanno notte, con informazioni e previsioni che poi non si rispettano, con strategie contraddittorie, mutevoli, se non del tutto assenti. Ma con obiettivi di crescita sempre super aggressivi. E quindi non ci vuole un esperto per sapere quello che accadrà: i target non si raggiungono, i giovani si deprimono, i capi si incazzano.

Il meeting va avanti tra una grande confusione di numeri vari. Richieste del boss di aggiungere delle iniziative extra quest’anno. Ci guardiamo scettici e cerco di spiegare che non è il caso di includerle, proprio perchè non si sa se ci saranno le condizioni per lanciarle oppure no. Il boss ci cazzia di brutto. Stizzito e feroce, dice che “stiamo replicando la stessa discussione di ieri! io ora me ne vado e quando torno mi dite cosa volete fare! non vedo la logica, non c’è una storia, domani la presentazione glie la fate voi”. Il sangue mi va alla testa, defluendo dal fegato che continua a ribollire di suo.

Altre due riunioni a seguire col boss, per altre priorità. Nel frattempo il mio team sta cambiando freneticamente i numeri. Il boss alle cinque del pomeriggio dice “Sono le cinque, VOGLIO la presentazione, dov’è” “Senti, sono stata qui con te da stamattina, sono questa, cioe’ una. La vedo appena mi libero da qua.” “Allora non stare qua” “Purtroppo sono urgenti anche questi altri punti”. Teleconfererence alle cinque. Teleconference alle sei. Tornano i ragazzi e mi immolo per l’ultima volta spiegando che non abbiamo messo i numeri piu’ alti. Lui li rivede e fa mille altri cambiamenti, sono quasi le otto di sera e tutti sappiamo che questo delirio deve essere finito per domattina. Dice che lo sa che è “un parto difficile” (la sua massima concessione all’empatia), ma che e’ meglio presentare un numero piu’ basso sul primo semestre e uno piu’ alto sul secondo etc etc..  I numeri finali li decidiamo quindi alle otto e mezza, mentre io continuo a sentirmi malissimo per la sensazione di sballottamento privo di senso e per la totale mancanza di controllo. Mi dice “mi raccomando riguarda le chart” (intendendo l’inglese delle chart) e se ne va. Mi metto accanto al Marketing Manager e facciamo il grosso della presentazione, e alle 9.30pm me ne vado lasciandogli da finire le ultime cose. Il MM mi rimanda la presentazione alle 11.30pm (sono a casa da sola, a letto dopo una tazza di latte, un pezzo di pane e miele, cioccolata, un bacio alla piccola che quando arrivo in questo stato e la trovo già addormentata, privandomi così anche dell’unica dolcezza possibile, mi viene da piangere, e dieci minuti in compagnia di Hugh Grant in un film cretino).

OGGi

devo arrivare presto, corro…arrivo prima delle nove e stampo il documento… il Marketing Manager che l’ha preparato oggi non ci sarà, aveva prenotato un piccolo intervento. Riguardando la presentazione mi accorgo che ha dimenticato di riempire alcune parti…! ma porca miseria! devo riprendere i numeri e metterli io, e finire di mettere a posto anche altri dettagli che evidentemente ha trascurato per la stanchezza. Ha dato da fare ai suoi assistenti delle difficili proiezioni di quota di mercato che il boss aveva ci chiesto ieri sera. Peccato che loro lo vengono a sapere alle nove ed io ho la teleconference alle 10. Non ce la faranno mai.

Il boss mi manda un sms poco dopo le nove “rivedi la presentazione e se te la senti la puoi fare tu” (ah, grazie! so perfettamente cosa significa) Arriva alle 9,40 , apre il documento che io ho aggiustato per quanto possibile e comincia: dove sono le quote…..?! non ci sono….!?! …e perchè? non le ha fatte lui, e loro quando le facevano, di notte? (appunto.) questo, cambialo…. cancella questo….sposta questo, spostalo. non c’e’ questo? e quest’altro?..no..no..no…! (e’ ufficiale: delira).

alle 10,20 comincia la nostra teleconference. Il capo del capo si è connesso con un po’ di ritardo cosi’ ho avuto un po’ di tempo per fare mentalmente le prove di cosa dirgli. La discussione va bene. Lui chiede ….le quote, rispondiamo che il calcolo non è ancora disponibile… e comunque alla chart 10 si puo’ vedere abbastanza chiaramente come stiamo andando a parare quest’anno etc etc. Il capo del capo dice che sara’ difficile sostenere col suo capo un numero più basso del piano, e quindi dobbiamo aggiungere altre buone ragioni per difenderlo etc etc. “E comunque la presentazione e’ molto ben fatta, thanks” “ciao, grazie, thanks.” “Ci sentiamo al prossimo forecast” (in cui di sicuro abbasseremo ulteriormente i numeri).

Allora mi alzo prendendo le mie cose, laptop, telefono, blocco, penna e calcolatrice. Dico al boss che prendero’ tutte le chart che si sono usate negli ultimi anni nella divisione, le buttero’ e le rifaro’ daccapo. E che se mancavano delle cose e’ stato  perche’ fisicamente non ne abbiamo avuto il tempo.

Punto, accapo.

Ora, moltiplicate questo per decine di giorni e settimane. Praticamente per due anni. E forse vi siete fatti un’idea. Non sono un dirigente, sono un animale da circo.

9 Risposte per “L'email di Stefania”

  1. Raperonzolo scrive:

    Che coraggio! Io resistetti sei mesi. Poi colta dalla nefasta assurdità del mondo che mi circondava, passai a inseguire treenni nei corsi ginnici per minbipedi, consumare tazze da té ai mothers and toddlers, cambiare pannolini etc. Un nuovo mondo in cui almeno tutto riacquistava un senso, ogni gesto, ogni sforzo una sua ragione di essere. Non è il mondo del lavoro che mi è alieno, ma l’alienazione del modo in cui il lavoro si è evoluto nelle grandi aziende in questi ultimi anni. Spremere persone come limoni in nome del profitto. Se proprio si deve essere spremuti, meglio farlo a beneficio di qualche altro essere umano, non di un budget. :-)

  2. Flavia scrive:

    cara Rape’ ti capisco. Io ho lavorato a questi ritmi per ….una quindicina d’anni, ma quello che mi ha fatto voltare pagina dopo gli ultimi due anni non è stato il ritmo stressante, è stata la qualità delle persone e della cultura, nel momento in cui le ho sentite totalmente aliene da me. Non tutte le grandi aziende sono così come in questo scorcio, e soprattutto non tutte LE PERSONE nelle grandi aziende sono così. Ci sono ambienti in cui gli obiettivi e i metodi di lavoro sono un po’ più chiari e meno schizofrenici, anche se con ritmi serratissimi. E ci sono team in cui la comprensione reciproca e la risata sono sempre presenti in quelle 12 ore che passi insieme, non come il personaggio folle e isterico di questa mail (che naturalmente esiste davvero) che dispensa offese, nervosismo e infelicità a piene mani.
    Quindi (nella mia esperienza) anche lavorare per il profitto di un’azienda può essere personalmente gratificante e autenticamente divertente, oltre a creare valore per una comunità. La qualità della vita è tutta qui secondo me: vividezza di quello che vuoi raggiungere, partecipazione e passione in quello che fai, e buoni rapporti umani con chi ti circonda. Non è mai tutto perfetto, non sarebbe realistico, ma si possono realizzare dei microcosmi positivi.

  3. Flavia scrive:

    due precisazioni, dopo essermi riletta:
    1. schizofrenici nel senso di incoerenti, che cambiano continuamente. una cosa è lavorare 15 ore per una cosa che tra sei mesi sarà ancora valida, e una cosa è con il senso continuo dell’inutilità e precarietà….
    2. il personaggio folle e isterico è il capo di Stefania, non la povera Stefania (ma credo che si capisse…) :))

  4. Laura scrive:

    Questo si chiama "affondare il coltello nella piaga". Ormai è deciso: in un modo o nell’altro ne verro’ fuori. Devo solo capire come, prima che il cervello si iberni completamente.

  5. Mamma Cattiva scrive:

    Flavia, mai stata più d’accordo. Non è l’intensità di lavoro che rifuggo o lo stress o la fatica fisica. Quello è un destino comune a tutti i lavori.
    E’ quando ti senti satura mai non hai più nulla da dare.

    Tutte le aziende lavorano per il profitto, anche le "no profit", e ci sono quelle dove ci si diverte anche, dove i tuoi colleghi sono persone interessanti ed evolute, dove magari il prodotto è bello e stimolante.
    Eppure può arrivare un momento di rottura, esattamente come succede in un rapporto di coppia e non ce la fai più. La soluzione è trovare il modo di "divorziare", di fare i tuoi conti, cercando di farlo nel modo migliore possibile, per l’azienda da cui vieni a cui magari devi anche qualcosa e per te stessa, per fare una nuova scelta corretta, senza passare dalla padella alla brace.

    E’ una scelta e un percorso difficile, esattamente come tutti i cambiamenti e le rotture, ma se diventa una priorità e una soluzione allora ne vale la pena!

  6. Flavia scrive:

    Laura, in bocca al lupo, sono con te :)
    Mamma cattiva, continua così, sono anche con te :)

  7. elle scrive:

    Che forza d’animo! Avete mai provato il metodo Shamu con il vostro boss ??
    Un po’ di umanità non guasta mai ;-)

  8. Flavia scrive:

    ciao elle… a giudicare dal vostro sito molto carino mi sa che tu appartieni alla categoria più giovane a cui arrivano a cascata le chart dell’ultima mezz’ora… se ci siamo incrociati da qualche parte ultimamente, sappi che non era colpa mia! comunque sono molto d’accordo con te sull’umanità…

  9. elle scrive:

    so solo che quando mi chiedono le cose impossibili (e magari all’ultimo momento), vorrei avere la bacchetta magica, ma non tanto per fare ciò che mi hanno chiesto, quanto per trasformarli in statue di marmo! ;-)
    Come dici te, è il senso di alienazione che pesa maggiormente.


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