Le cose che non ti ho detto

Pubblicato il 21 maggio 2009 da Ondaluna

Da qualche giorno tutto mi fa uno strano effetto: sapere che inizia il terzo trimestre, che siamo al settimo mese, che stai aprendo gli occhietti e cominci a vedere qualcosa. Che vedi? Mi piacerebbe che tu potessi raccontarmelo. Mi immagino una luce rosa debolmente diffusa, un’immagine liquida, come al mare quando vado sott’acqua. Un pò mi emoziona sapere che questa è la tua prima esperienza del vedere. Chissà perché le altre “prime volte” (toccare, deglutire, ascoltare) non mi hanno fatto lo stesso effetto. Mi dà un senso di coscienza, di presenza, di cominciare ad esserci per te in questo mondo, un mondo che in questo momento è dentro di me, è fatto di me. Penso che all’inizio penserai che sarò la mamma più meravigliosa del mondo, finché non crescerai, ti guarderai intorno, e comincerai ad urlarmi contro come tutti prima o poi fanno. E quel periodo iniziale sarà narcisisticamente meraviglioso e gratificante per me, e penso che per la prima volta mi sentirò amata come nessuno mi ha amato mai.
Spero di essere capace di amarti come meriti. Sì, questo ancora non te l’avevo (non me l’ero) ancora detto. Ho paura di non amarti, ma dietro una grande paura c’è sempre un grande desiderio. Ed io ho un grandissimo desiderio di amarti (una grandissima paura di non saperti amare), di essere una buona madre (ho paura di fare davvero schifo e di rovinarti l’esistenza), di renderti il soggiorno su questa Terra il più gradevole possibile per quel tratto che percorreremo insieme (ho paura che anche tu un giorno, come me, ti possa rendere conto che certe volte non ne vale proprio la pena…)
Mi sento in vena di bilanci. Forse perché non ho idea di come sono arrivata a questo punto, mi sembra tardi, non ho fatto ancora niente di quello che dovrei preparare per la tua nascita, ma una parte di me è convinta che non sarò mai preparata adeguatamente, e quindi tanto vale non abbandonarmi all’angoscia.
La mia paura oggi ha delle tinte di speranza. Mi guardo indietro, penso a tutta la disperazione attraversata fin qui (quante lacrime, quanto dolore…), mi sento un giocatore di golf che raggiunge una base in quello che tutto sommato è un buon numero di tiri. Mi sembra persino di non aver voglia, oggi, di darmi spiegazioni su cosa mi angoscia tanto del nostro fatidico incontro, Bambina.
Io e tuo padre sembriamo due ragazzini incoscienti: cerchiamo momenti liberi da passare insieme per qualcosa di importante che ti riguarda, e poi finiamo col “non preparare niente”, e trascorrere quel tempo da soli, nemmeno nel modo che preferiremmo, ma come se questi fossero i nostri ultimi momenti di libertà prima di qualcosa che non sappiamo come immaginare (che saresti tu e il tuo arrivo tra noi).
Ogni mattina mi sveglio e mi stringo forte a lui. Come ho fatto per quasi otto anni, mi appiccico come se potessimo restare incollati per sempre, ma ultimamente mi chiedo sempre più spesso quale sarà il tuo posto: io non lo vedo, non me l ‘immagino, ma mentre prima immaginarti nel lettone tra noi mi faceva molto arrabbiare, usurpatrice di qualcosa che era sempre stato mio appannaggio, ora confido semplicemente nel fatto che non posso darti un posto prima che tu fisicamente ci sia. Quando ci sarai, tutti e tre troveremo le nostre nuove posizioni. Spero che la mia nuova posizione non sia per me troppo terribile. Spero di trovare un posto che mi consenta di sentire il tuo corpo vicino ma quello di tuo padre non troppo lontano, ché io non riuscirei proprio a rinunciare alla sensazione di appiccicarmi a lui. Chissà se il tuo piccolo corpicino potrà restare tra me e lui senza farci perdere il contatto (Simbolismo e concretezza di tutto questo).
I tuoi calci sono fortissimi. Mi stupisco della forza che riesci ad imprimere contro le mie costole, contro le pareti della pancia, e la mano sulla bocca dello stomaco mi fa sentire che sei incredibilente in alto. Un pò mi impressiona.
Il mio ombelico è largo, ma ancora non in fuori, e la sera spunta appena sotto una macchietta rosso scuro che diventa molle: sembra uno strappo (che al mattino non c’è) ma ieri sera per la prima volta ho detto a tuo padre un pò “impressionato” che è lì che tu sei attaccata e ti nutri. Mi ha fatto impressione: il mio sangue ti nutre.
Niente linea scura, niente sconvolgimenti morfologici evidenti, e te ne sono grata se un pò ne hai merito. Questa pancia è solo molto larga sui fianchi, abbastanza soda, e anche se mi fa sentire deforme penso che potebbe essere più brutta (oggi sono ottimista).
Ieri mi sono chiesta se riconosci quando la mano è mia o di papà: ché la sua ti fa muovere tutta da una parte come se cercassi anche tu di appiccicarti a lui, e la mia invece ti calma e ti rasserena facendoti tornare “al tuo posto” (sto diventando scema a pensare queste cose?).
Qualcuno dice che perdersi nella totale confluenza con un’esperienza aiuti a viverla pienamente. Ciononostante, per me è una grande speranza pensare che, una volta nata, c’è una possibilità che non avrò la gestione del tuo accudimento in esclusiva. E spero che prima o poi, crescendo, sarà sempre meglio. Non so quanto sarà lungo il periodo “prima che sia meglio” ma io confido che prima o poi arrivi.
Io ho bisogno di credere questo. Quando guardo le altre donne che sono diventate madri, cerco in loro segni di una “ritrovata normalità”. Forse questo è quello che io voglio vedere, anche se questa normalità non è tornare quelle che si era prima, ma nemmeno voglio credere che niente (ma proprio niente) sarà più come prima. Qualcosa dev’esserci. Qualcosa deve restare di questa me, insieme alla me che diventerò. Non ho la pretesa di sapere cosa resterà e cosa cambierà per sempre, e non ho la speranza che le cose peggiori cambino, le migliori restino. Il solo messaggio che può rendermelo accettabile (sempre che non mi ritrovi ad amare tutto questo più di ogni altra cosa al mondo) è che “non sarà per sempre”. Le cose cambiano, anche il dolore si trasforma.

9 Risposte per “Le cose che non ti ho detto”

  1. Flavia scrive:

    Cara Ondaluna, anch’io penso che questo sia un amore mai provato prima, in entrambi i sensi, e so che prenderà il suo posto naturale per voi e tra voi, anche se con qualche naturale scossone :). Il tuo diario matura con te, è già impressionante notare le differenze rispetto alle prime cose che ho letto quando ti ho conosciuta. E la te che diventerai (che stai già diventando, come puoi vedere) non è affatto un’estranea, è una donna che non smetterà di crescere. un grande abbraccio :)

  2. Pocahontas scrive:

    Cara Ondaluna,
    mi azzardo solo ora a scrivere un commento ai tuoi post pur seguendoti silenziosamente da un po’. Non riesco a condividere il tuo approccio alla gravidanza perche’ il mio e’ stato molto differente (ma non per questo migliore o peggiore, solo diverso). E’ questo il mio punto, ognuno elabora le proprie emozioni durante quei 9 mesi in maniera diversa, la cosa che mi fa riflettere e’ che le tue paure, i tuoi interrogativi non sono poi cosi’ dissimili da quelli di tutte le altre mamme in gravidanza. Le tue ansie sono del tutto condivisibili e fanno parte di questa fase di mutamento, le emozioni che ne conseguono sono invece del tutto personali. Il fatto che tu ti ponga certe domande dimostra che hai gia’ iniziato a pensare come una mamma che non smette mai di interrogarsi, migliorarsi, evolversi, crescere. Niente di cio’ che eri svanira’ per sempre in seguito alla nascita di tua figlia, quella rimarra’ la base su cui continuerai a costruire, un mattone alla volta, la tua identita’ di madre, moglie, donna (e molto altro ancora!).
    un abbraccio.

  3. ondaluna scrive:

    Si Flavia, ne sono consapevole del cambiamento, e questo post l’ho scritto pensando di volerne lasciare traccia, soprattutto a me stessa, e poi, di conseguenza, anche a chi mi legge.
    Ho iniziato questa storia un pò per caso, mi sono subito resa conto di quanto fosse importante per me scrivere, e avere consapevolezza del processo di crescita che sto attaversando, che probabilmente senza questi scritti non sarebbe così chiaro.
    Ammetto in alcuni momenti di essermi sentita smarrita e senza speranza. Di aver dubitato se fosse il caso di condividere il miei pensieri tristi.
    Nello stesso tempo non rinnego nulla: ogni lacrima versata ha irrorato semi che germoglieranno nel terreno fertile della mia anima, e mentre inizialmente tutto questo dolore mi faceva terribilmente paura, quello che voglio comunicare è che anche da un inizio un pò "unconventional" può venir su qualcosa di buono.
    Voglio dare un messaggio di speranza a chi sente che a volte è "un pò troppo", a chi si sente "sbagliata", a chi sente di non farcela.
    Io tutto questo l’ho attraversato. Ma soltanto trovando la forza di stare male fino in fondo per vedere cosa c’è oltre il dolore, si può scoprire cosa c’è di buono alla fne del viaggio. Solo che per farlo ci vuole tanto coraggio, e tanto supporto.
    Voglio citare una frase di De Andre’ nella canzone "Via del Campo":
    "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".
    Per me questo oggi è vero.

    Cara Pocahontas, grazie per il tuo incoraggiamento.
    A volte mi sento dire quello che dici tu, altre volte mi assicurano che il cambiamento sarà radicale e immutabile. Capisco che devo scoprirlo da sola, ma essere incoraggiata mi aiuta.
    Concordo sulle differenze di approccio alla gravidanza, so che il mio è solo uno dei tanti modi possibili, e come ho sempre detto e continuo a ribadire, per me ha questo significato, questi timori, che per altre potrebbe non avere, ma per qualcuno forse si.
    Mi è stato facile trovare qualcuno che la pensasse in maniera diversa dalla mia, un pò meno qualcuno che invece si ritrovasse in qualcosa di simiile alle mie emozioni. L’idea di questo diario nasce esattamente da qui, dal dare voce a quello che generalmente non si dice, o non si può dire…

  4. Pocahontas scrive:

    Sono d’accordo quando dici che e’ piu’ difficile trovare qualcuno che si ritrovi in qualcosa di simile alle tue emozioni, ma non per questo le tue emozioni sono "sbagliate"! Sono quello che sono, sono il risultato della tua personalissima elaborazione di un percorso altrettanto privato. Non c’e’ un modo giusto o sbagliato di vivere la gravidanza (a livello emozionale, ovviamente), cerca di accettare serenamente il tuo modo di affrontare questo periodo, con tutte le contraddizioni che ne scaturiscono. Credimi, non ti voglio giudicare,vorrei solo farti sentire meno "sola".
    A presto

  5. Marilde scrive:

    Cara Ondaluna, mentre ti leggevo mi sono tornati alla memoria i momenti "tutti nel lettone", quando il bebè è così piccolo che si è cauti per non fargli male, e poi più avanti quando gli abbracci tutti insieme sono un groviglio di braccia e di gambe. Per non parlare di quando a un figlio si aggiunge un altro figlio e un altro ancora (in alcuni casi). E la tenerezza, e il calore, e c’è davvero posto per tutti e poi… si prende il bambino e lo si porta nel suo letto e ci si riappropria del proprio spazio.
    Il tuo diario è bellissimo Ondaluna e può essere d’aiuto a molte donne. (Ma la cosa importante ora è che ha aiutato te). Trovo tutto il tema che ricorre nelle tue parole, quello dello spazio intendo, una descrizione accurata del passaggio che fa una coppia, dall’essere due al diventare tre (famiglia).
    Un abbraccio.

  6. caiacoconi scrive:

    sul dopo non posso aggiungere niente, perché anch’io mi faccio le stesse domande, ma proprio oggi leggevo su un libro di steiner che nei primi anni di vta di un bambino è molto più importante l’esempio del genitore, piuttosto che la norma educativa impartita. per cui la maggior parte del lavoro sta in un’autodisciplina, termine da leggere nella sua accezione più vasta. be’ credo che il tuo approccio così profondo rispetto a quello che ti succede, ai tuoi cambiamenti, alla tua vita emotiva, sia un ottimo punto di partenza. poi il resto verrà con la tua Bambina.

    un abbraccio

  7. Laura scrive:

    Coraggio Ondaluna, ti aspettano mesi duri, ma tanto intensi e ricchi, grazie alla tua grande sensibilità e consapevolezza. Sii generosa con te stessa.
    Un abbraccio.

  8. Chiara 2 scrive:

    Non te lo nascondo: se, come me, godi del momento dell’addormentamento come di un momento di comunione e magari rappacificazione con il tuo uomo, ci sono momenti in cui i tuoi figli li regaleresti al primo circo che passa. Soprattutto quando sono malati o quando capita una serie un po’ più lunga di difficoltà di addomentamento. Ma ci sono anche momenti in cui, se hai figli allergici al lettone come il mio Ettore, i rari momenti di sonno insieme te li godi con gli occhi a cuoricino e ringrazi quell’improvvisa botta di freddo che ha fatto sì che lui accettasse il lettone.
    Insomma, quando sono fuori, è tutto un equilibrio di attaccamento e distacco, che sarete voi a trovare, in 3.

  9. ondaluna scrive:

    Ragazze, grazie del vostro sostegno, in una sera di stanchezza come questa è quello che ci vuole per concedersi due lacrimucce ristoratrici.
    Io sono fiduciosa nel futuro.
    anche quando mi concedo pessimismo e stanchezza.

    Marilde, un grazie particolare a te, per le parole che scrivi, sia personalmente a me, che a tutte le donne, o solo per te stessa, e di cui mi nutro con altrettanta gratitudine.


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