La palestra

Pubblicato il 14 maggio 2009 da Ondaluna

In fondo, lo so, la mia caparbietà è dura come la roccia.
Mi immagino ad andare avanti in questo percorso strisciando con fatica attraverso cose che mi fanno male, ma nelle quali alla fine riesco a trovare un senso che sia buono per me (anche se di buono apparentemente sembra non esserci niente).
La scorsa settimana, pur sentendo che NON VOLEVO andare per nessuna ragione al mondo,  ma incosapevole del perché, sono andata in palestra ad assistere alla lezione del corso di preparazione fisico-respiratoria al parto, tenuto da un’insegnante Isef molto brava alla quale si sono rivolte tutte le mie amiche.
Finché ero lì, tutto ok o quasi.
Tante pance, tante donne, tanti discorsi. Prima la ginnastica. Poi la preparazione al parto vera e propria, la voce dell’istruttrice che guidava gli esercizi di respirazione, che descriveva l’arrivo delle doglie, il respiro. A volte parlava, poi aumentava la voce simulando l’incremento del dolore, poi la diminuiva. Tante spiegazioni.
E uscita da lì mi è scoppiato un pianto disperato, risvegliato dalle mie angosce più profonde.
Non importa perché o quali sono: ci sono, sono legate a me, alla mia vita, al mio passato, al mio presente, alle mie relazioni. Importa che ci sono, e si sono svegliate tutte, improvvisamente, come un’inondazione violenta che fa male.
E’ vero, è stato doloroso venire a contatto con il mondo in cui ci si prepara a partorire: ci ho messo una settimana a riprendermi da una depressione molto profonda. Il giorno dopo non riuscivo ad alzarmi dal letto, i pensieri mi facevano fisicamente male, una sofferenza forte mi ha scosso ogni fibra corporea e mentale. Ma sono contenta che sia successo, perché ora ci posso lavorare. Sono contenta di non avere incontrato questa cosa, questo dolore, al momento del parto. Sono contenta che sia successo adesso. Soffrire, talvolta può essere un’opportunità. Un’opportunità di stare con delle parti sconosciute ma vere di te, un’opportunità di imparare, un’opportunità di guarire.
Forse per me sarà così.
Qualcuno mi ha fatto notare tempo fa che dovrei raccontare a mia figlia che la mamma fino al quinto mese di gravidanza faceva ginnastica ogni giorno (pur non essendo scattante e atletica). Non è una cosa da poco, non è una cosa che fanno tutte. Sì, è vero, voglio raccontarglielo. E vorrei anche raccontarle che guardare in faccia le mie angosce non è una cosa che mi ha fermato. Nemmeno rispetto alla preparazione al parto.
Una settimana per guarire, per poter tornare lì, una settimana non facile. Ma otto giorni dopo sono andata, non a guardare, ma armata della mia tutina rossa da ginnastica e delle scarpe da tennis, pronta a scendere in campo. In una sala piena di specchi che rimandavano l’odiosa immagine della mia enormità, del mio cambiamento, ero col mio materassino a muovermi tra le altre pance. Non è facile stare lì per un’ora.
“Devi ammettere che ho fegato a fare questa cosa, con quello che significa per me”, ho detto a MisterC. Sì, mi sono sentita stoicamente coraggiosa, ma determinata ad andare fino in fondo. Meglio essere preparata che non esserlo, meglio soffrire prima che dopo. Meglio essere consapevole.
Com’è andata? Concentrata sul micro-compito, e mente chiusa, per salvarmi: inspira, espira, muovi la mano destra, ruota la caviglia, contrai il perineo…
Chiudere tutti i canali di accesso mentale al mondo esterno, e stare concentrata su una sola parte del corpo che lavora. E ho anche ricevuto qualche complimento sulla mia flessibilità.
In realtà io mi sento molto molto molto fisicamente impreparata. Mi sento incapace di respirare adeguatamente per rendere il parto più veloce e semplice. Eppure sento una gran determinazione, convinta che l’impegno che posso metterci può salvarmi. Penso a cosa posso fare. Penso a cosa voglio fare per trarre il meglio da una situazione che non posso evitare, il parto. Devo rendermelo assolutamente più facile, devo essere brava, devo riuscirci. Qualcuno deve insegnarmi come si fa: io sono pronta ad imparare.

9 Risposte per “La palestra”

  1. Laura scrive:

    sono certa che sarai bravissima

  2. Chiara 2 scrive:

    Al primo parto, ammetto: ero impreparata. Il dolore mi faceva inarcare, accentuando ancora di più una postura sbagliata, appresa dalla mia prima insegnante di danza.
    Al secondo, grazie a mesi di posizione in bacino retroverso, prima e durante la gravidanza (e dopo), ho imparato a non inarcarmi, facilitando l’espulsione. Infatti (OK, era pure il secondo) ci ho messo 1/3 del tempo.

  3. caiacoconi scrive:

    quando te lo dicono mi fai il riassunto???

    (leggo sempre con molta empatia le tue parole, ma non sempre ne trovo di giuste per rispondere, commentare, ma ti sento molto vicina e questo volevo dirtelo)

  4. ondaluna scrive:

    Prometto che cerchero’ di riportare qualcosa di veramente interessante che apprendero’ su questa esperienza, ma al momento la sensazione di impreparazione rimane…
    Tra qualche giorno iniziera’ il corso di training prenatale ospedaliero, sara’ anche questa una bella avventura! A meta’ giugno invece faro’ un corso "particolare" sulla psico-profilassi al parto, lo faro’ con MisterC, spero di riuscire a farvi sapere…

    Caia, per te, e per tutte le persone che mi hanno scritto che mi seguono ma spesso non trovano le parole giuste per commentare: vorrei dirvi, davvero, che non ci sono "parole giuste". Questo spazio vuole essere semplicemente un luogo virtuale di incontro e di condivisione, di emozioni, di pensieri, di esperienze, e c’e’ spazio per tutti coloro che vogliono fare sentire che ci sono, indipendentemente da quello che hanno da dire.
    Quindi mi farai piacere tutte le volte che vorrai lasciare un segno del tuo passaggio.

  5. silvietta scrive:

    scusami, solo due rapide parole. Io ero molto molto molto angosciata. Anch’io ho avuto pianti improvvisi e dirompenti. In brve, sul sito di mammaimperfetta mi hanno consigliato di leggere il libro di Verena Schmidt venire al mondo dare allla luce (o qc del genere). E’ stato duro, a volte esagerato – per me – ma le cose che ho letto mi hanno fisicamente aiutato nel parto (per accelerare mi hanno fatto l’ossitocina e ho rifiutato l’epidurale. quindi due ore veramente "dirompenti" ma ne sono uscita non solo vittoriosa… una leonessa (con l’allattamento è andato un po’ diversamente, Flavia lo sa). Se hai dei dubbi sul tuo corpo… non so, prova. Un abbraccio. forza

  6. Renata scrive:

    Da quello che leggo di te abbiamo un vissuto e delle esperienze talmente diverse che fatico a capire fino in fondo il tuo stato d’animo, i tuoi sentimenti, le tue paure. Però tii ammiro per come le stai affrontando e passo dopo passo arriverai a superare tutto e a lasciarti il passato alle spalle.
    Una cosa però capisco bene:" il sentirti non preparata, il respiro…" é una paura comune, e non è solo una paura. Ma non ti fare prendere dall’ansia già ora, cerca se riesci di stare serena.

  7. ondaluna scrive:

    Silvietta, ho letto quel libro, in alcune cose e’ molto bello, in altre un po’ sdolcinato, ma comunque utile. Uno dei pochi sul parto che ho apprezzato (almeno dalla consultazione in libreria) e l’unico che ho comprato.

    Renata, le esperienze e le emozioni sono diverse perche’ diverse sono le persone, diverse le storie di vita, diversi i percorsi da cui proveniamo… l’intento qui e’ solo quello di con-dividere. Anche le differenze.

  8. Silvietta scrive:

    si, concordo, anche per me certe affermazioni erano forti. Altre fuori luogo. Però… durante il travaglio certe frasi continuavano a venirmi in mente.. quindi qc ha seminato. Vedrai che sarà così anche per te! (per inteso, non sono un’eroina ma una VeraMamma – con tutti i suoi difetti – per intenderci, a metà travaglio, per darmi forza ho pensato "e vai, che presto potrai rimetterti il tuo maglione preferito!) buon proseguimento.

  9. ondaluna scrive:

    Silvietta, questa tua frase diverrà un mantra per me, sei grande! :)
    Sono sicura che mene ricorderò, grazie! :)


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