In tre

Pubblicato il 28 maggio 2009 da Ondaluna

L’inquilina della mia pancia da alcuni giorni si muove ormai spesso e con una forza sorprendente. I momenti in cui “è sveglia” sono di più, nonostante io non manchi di notare quando sembra calma e addormentata (cosa che coincide con il mio movimento). E prendo fiato in queste pause.
Quest’ultimo periodo sta diventando molto stressante per me, e nemmeno mi rendo conto di quanto lo sia: è bastato andare fuori città per tre giorni, per un convegno, per rendermi conto di quanto mi faccia bene cambiare aria. E’ semplice: a casa le cose da fare stanno diventando davvero troppe, e unite al lavoro e alla mia difficoltà di “azione”, sono fonte inesauribile di stress. Stress che mi fa agitare, che non mi fa dormire la notte, che mi fa svegliare la mattina con una sensazione di estrema spossatezza. Nella città in cui ero per il convegno non c’era niente che io potessi/dovessi fare, e ho dormito più di quanto non abbia fatto negli ultimi mesi: 8/9 ore per notte mi hanno ritemprato profondamente.
Stare con MisterC è stata una rivelazione: io lo so che ho bisogno di lui, ma spesso non ho nemmeno il tempo di sentire fino in fondo quanto ho bisogno di stare con lui. I ritmi lavorativi sono troppo serrati persino per sentire cosa provi e come aggiustare il tiro, e non mi sono resa conto che il bisogno insoddisfatto di passare del tempo insieme è un’ulteriore fonte di stress. Nei giorni passati fuori insieme, lui “era tutto per me”. E’ questo, ne sono certa, che mi ha fatto addormentare profondamente, e provare intense sensazioni di benessere psichico, più di ogni altra vacanza fatta finora (dal momento che senza rendemene conto ero arrivata ad un livello molto alto di questo bisogno).
Il nostro appartamento in loco aveva una terrazzina all’aperto. La sera stavamo lì, a parlare senza dirci niente, ma con una intensa sensazione di condivisione del tempo.
Da qualche giorno la mia pancia ha cominciato a muoversi visibilmente ad occhio nudo: è ora un’esperienza che posso condividere con chi voglio, e che attira l’attenzione degli altri anche quando non me ne accorgo. Ho passato il tempo con le mani di MisterC sulla pancia, con i suoi sguardi su di lei, e mi sento come se questa cosa avesse avviato un cambiamento profondo dentro di me. E’ nostra. Non sono più sola. Le sue mani possono “parlarle”, possono fermare il suo movimento, o seguirlo, anche mente io mi addormento e “li lascio fare”. Mi è successo di addormentarmi mentre lei si muoveva e lui la seguiva con la mano. E più volte sono riuscita ad abbandonarmi profondamente al sonno necessario a riprendere energia. Avevo bisogno di questa condivisione, avevo bisogno di non sentirmi sola con lei.
Ora che ho provato questo, restare da sole ha un senso diverso: posso starci. La mattina presto, o la notte quando mi sveglia, non mi sento più disperata. A volte mi ritrovo a sorridere. Altre volte ho ancora “paura”, mi stanca, mi avvilisce. Ma sono momenti, momenti che si alternano con la necessaria oscillazione, la necessaria integrazione tra due polarità che sto esplorando pienamente, nella speranza di integrarle, nella convinzione che non esiste l’una senza l’altra, e solo la profonda conoscenza di entrambe porta all’equilibrio. E’ questo il senso che ho sempre dato al dolore provato finora, al rifiuto sperimentato per questa gravidanza: la crescita, l’elaborazione, l’evoluzione.
Ognuno ha un posto da cui viene, io vengo, in questa storia, da un luogo di dolore. Un luogo in cui il ground è stato innaffiato con le mie lacrime, dove ho potuto sperimentare la forza dei miei NO, il coraggio del mio non-la-voglio. Trovo che queste stiano diventando le mie risorse, e più che nemici saranno i miei alleati. Mi serve forza e coraggio per far nascere questa bambina, ma mente lo scrivo mi chiedo se non ne ho messo già nel portare avanti una gravidanza così difficile da accettare per me (una collega in questi giorni mi ha detto “è così lungo il tempo della gravidanza, se ci pensi ci vuole coraggio a fare davvero così tanta strada! E ti sembra poco?”)
Eppure l’ho fatto. Senza sottrarmi alla tempesta di dolore a cui mi ha sottoposto, ci sono stata. A volte ho fatto fatica a lasciarmi andare, cosa che mi avrebbe risparmiato forse un pò di sofferenza, ma senza la quale non avrei potuto sentire quanto sono forte. Dubitare di questa forza mi renderebbe una madre meno efficace. Il mio travaglio è iniziato da lontano, si intensificherà alla fine con quello fisico, ora è come se fosse una pausa per riprendere energia. Comincio a sentire, anche se non lo conosco, che c’è un modo per uscirne, e che presto ne sarò fuori. Sto cercando di trovare la strada, con un istinto animalesco che mi fa ruggire di rabbia e gridare di dolore quando è necessario, ma senza il quale non avrei saputo difendere il mio percorso. Mi è del tutto nuovo vedermi così selvaggiamente in lotta, così fuori dagli schemi, così io. Non per il gusto di oppormi a tutto, ma per la necessità di sperimentarmi diversa. Credo non avrei potuto dare alla luce questa bambina nel modo in cui ero stata finora: sì, l’ho pensato, come uno degli esiti possibili, da quello che ero sarebbe potuto venir fuori anche un legame delirante, qualcosa di non-buono. Ma era solo uno dei tanti finali possibili. Per fortuna qualcosa sta cambiando, lo sento. E forse non diventerò una di quelle madri sdolcinate (che nell’eccesso di amore nascondono sempre la polarità opposta), pronte a dire che nella maternità tutto è entusiasmante (negando quello che in realtà tutte sentono chiaramente). Forse il mio “ma anche no” sarà sempre in prima fila, forse partirò sempre da lì, avendo imparato la strada per esplorare tutto il continuum, fino alla sponda opposta, per poi trovare il “mio punto di equilibrio”.

2 Risposte per “In tre”

  1. Flavia scrive:

    credo, Ondaluna, che chiunque in questo periodo stia cercando "diario della gravidanza", oppure lo cercherà futuro, troverà inaspettati aiuti nelle tue parole, anche se dovesse provenire da situazioni molto diverse…per questo la tua presenza qui è così preziosa. e questo è sicuro, senza "ma anche no" :))))

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Confermo quello che dice Flavia. Per me sei diventata un appuntamento fisso, a volte mi scandisci il tempo. Mi ritrovo nel tuo diario sia perché ricordo emozioni perdute (oggi ce ne sono di nuove, diverse, ma altrettanto intense) sia perché mi aiuti ad attaccarmi a dei momenti che tendiamo a perdere di vista.
    Mi hai colpita questa volta con il sentimento verso il tuo uomo.
    "Dopo", quando "non sarai mai più da sola" , [ricopio una tua frase del "prima"] non ho [avrai] nemmeno il tempo di sentire fino in fondo quanto ho bisogno di stare con lui.
    Non prendere questo mio pensiero come spunto negativo. Al contrario io vivo come positivo il fatto che mi mancano terribilmente i momenti "lui ed io" e ogni giorno lotto per recuperarli. E se ti mancano significa che ancora ci tieni.
    Adesso mi vengono le carie e stamattina dal dentista era tutt’apposto. ;)


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