È stata dura ma dico grazie

Pubblicato il 06 maggio 2009 da MammaNews

Il brutto anatroccolo è la storia che mi sono raccontata per anni. Quando alle feste nessuno mi invitava a ballare, quando a scuola ero un’occhialuta, secca come un chiodo e senza nemmeno un barlume, nemmeno lontano, di femminilità.

L’adolescenza è un periodo di guerre e ribellioni, di incognite e sfide, ma anche di grandi dolori e grandi felicità. Per me è iniziata in maniera traumatica.

Un mese bambina, vezzeggiata, carina, ingenua, felice. Il mese successivo catapultata in una classe di IV ginnasio dove le ragazze si atteggiavano a donne e i maschi se ne fregavano delle scaramucce tra le compagne. Ero un pesce fuor d’acqua. E come tutti i pesci diversi, i brutti anatroccoli, i Calimeri, sono diventata oggetto di scherzi e sorrisini.

Sola. Diversa. Un bersaglio.

Vittima di un gruppo di coetanee schierate a branco. La mia adolescenza è iniziata così. Un anno terribile che ancora oggi in alcune occasioni fa capolino nella mia vita assolutamente splendida. Ma che, letto dalla donna che sono oggi, è stato indispensabile. Se non avessi vissuto quei momenti forse sarei diversa. Meno forte, meno fiera, meno determinata. Meno.

Alla fine è stata una vittoria. Ma quando mi capita di ascoltare i discorsi sul bullismo mi sale ancora un pizzico di angoscia e anche se la vita mi ha restituito tanto in termini di soddisfazione, gratificazione, amore e amicizie e se su quel brutto periodo ci ho costruito un invidiabile equilibrio, resta ancora una sottile, latente e sempre presente sensazione di essere a disagio.

 

5 Risposte per “È stata dura ma dico grazie”

  1. Renata scrive:

    Sono contenta di come sia finito il tuo racconto. Anche in classe con me c’era una ragazza che ha vissuto la tua situazione, ero in prima liceo però, sempre al classico. A volte mi faceva rabbia per come veniva trattata e ammetto di averla anche difesa alcune volte. Era diversa, strana per noi, dici bene: un anatroccolo.
    Lei si fidava di me, ma una volta ricordo che avevo seguito il gruppo lasciandola in disparte…lei si era sentito ancora più umiliata e sola. Non l’ho più vista spero che sia diventata uno splendido e forte cigno.

  2. Flavia scrive:

    Grazie Mammanews.E quando c’è stata la tua rivincita? è statp solo un discorso fisico? o hai tirato fuori qualche talento inaspettato che primanon si era visto?

  3. piattini cinesi scrive:

    la cattiveria degli altri può davvero farci soffriire a qualunque età.
    ma credo che dopo averla provata non si sia più come prima. quella sensazione di disagio secondo me è la consapevolezza di essere fragili, esposti. ma non è una debolezza, anzi, secondo me è un punto di forza

  4. Chiara 2 scrive:

    Io ho vissuto un po’ la stessa cosa qualche anno prima, alle medie. Andare al liceo è stato come una boccata d’aria fresca. Non è un caso se le amicizie di quel tempo durano tuttora!
    Penso che nel nostro liceo tu saresti passata assolutamente inosservata e saresti stata accettata senza problemi: da noi quelle strane erano le strappone!

  5. MammaNews scrive:

    Pensa Chiara che dopo quell’anno ho cambiato scuola e da lì è cambiato tutto in meglio (ho trovato gli amici della vita e professori sensibili e straordinari che mi hanno aperto la mente a letture illuminanti e mi hanno aiutato a scoprire chi ero). La mia rivincita è iniziata da lì. Da quel desiderio di cambiare e dalla fiducia che ho riposto in quella possibilità.
    Sai Flavia…non credo si tratti di aver tirato fuori un talento nascosto. È stata prima di tutto una questione di tempi. Una tredicenne non è né carne né pesce, non sa chi è ed è ancora un bozzolino che prima o poi si trasformerà in farfalla, ma intanto è un bruco. A quell’età i talenti si stanno creando, sono nascosti, stanno ancora ribollendo nella brodaglia e ci vuole tempo (ed esperienze, amicizie, battaglie) per farli venir fuori. Per questo sono certa che quel periodo mi abbia formato, in positivo e in negativo.
    In positivo ne è venuta fuori una bella dose di forza d’animo, di lotta per l’autostima, di coltivazione di interessi diversi che oggi fanno parte del mio bagaglio, ma anche una spontanea solidarietà verso l’altro da me, un’attenzione benevola e incuriosita verso la diversità, uno sforzo di rendere interessanti le parti di me totalmente avulse dall’aspetto esteriore. Mi porto dietro anche un attaccamento quasi passionale nei confronti dei miei amici che una volta che (non molto tempo dopo quell’annus terribilis) sono stati trovati e riconosciuti sono stati coltivati e amati e che sono ancora oggi i miei compagni di vita.
    Di negativo c’è che quando si conosce il rifiuto degli altri, soprattutto quando questi altri sono una parte determinante del tuo mondo, si fa una terribile e fulminante scoperta (non tutti mi amano, non posso essere accettata da tutti, anzi quelli da cui voglio essere accettata mi deridono) che ti porti dietro per tutta la vita e infatti ti resta sempre addosso la sensazione di non essere immediatamente a tuo agio in situazioni diverse. Ma forse, come dice Piattini, la cattiveria degli altri esiste e fa parte della vita. averlo scoperto diventa un punto di forza perchè si evita di essere cattivi con gli altri.
    Poi devo dire che a un certo punto finalmente sono arrivate le tette… e da lì tutto è cambiato :)


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