Catalogato | Conversazioni di marketing

Tags :

Dall'economia della reputazione alla ricerca di una tata

Pubblicato il 26 maggio 2009 da Flavia

Tra le forme di collaborazione che il web 2.0 ci mette a disposizione, opportunità concrete ed attualissime per chi le sappia capire profondamente nei principi e poi cogliere nella pratica, c’è un meccanismo dal significato che va ben al di là del passaparola. Sto pensando al meccanismo delle review e dei rating.

Lo chiamerei “chi cerca bene, trova anche le garanzie”. In pratica l’incontro di domanda e offerta che da sempre caratterizza tutti mercati, si realizza in nuovi modi.

Una spinta sociale sempre più forte fa sì che le due curve (domanda e offerta appunto) si incrocino non solo sul piano a due dimensioni dove il prezzo e la quantità mettono d’accordo chi offre e chi compra, ma anche su un terzo piano dove la reputazione, un’ulteriore dimensione intangibile, le fa effettivamente incontrare.

Insomma, molto banalmente: tu potresti anche avere esattamente quello che cerco, nella quantità e qualità che voglio, al prezzo giusto per me, ma se qualcuno mi ha detto che sei un mascalzone difficilmente comprerò da te. Ognuno porta con sé un capitale di valori e di comportamenti socialmente apprezzabili, una reputazione sociale insomma, e questo influenza in modo determinante il suo potere contrattuale. Avrete visto le raccomandazioni su LinkedIn, per esempio. Si distinguono subito quelle formali, di pura cortesia, da quelle vere e sentite. L’importanza della reputazione non è certo una scoperta recente, ma il web 2.0 può agire su questa dimensione con effetti notevoli, molto evidenti e molto veloci anche per le grandi corporations, a causa della vasta partecipazione e socialità dei suoi strumenti. Ma la cosa ancora più interessante è che nascono nuovi modelli di business interamente basati su questo.

Questa idea di “capitale reputazionale” porta con sé molte implicazioni sia micro che macroeconomiche.

Per darvene un’idea vi cito gli studi di Adam Arvidsson.

Questo professore, che ho ascoltato recentemente, ha detto che “la prossima economia sarà un’economia etica non più basata sul lavoro, come è stata l’ultima economia capitalistica, ma sull’abilità di costruire relazioni sociali eticamente significative” E ha raccontato che sono in corso esperimenti su modelli di ethical economy in cui i “key stakeholders” delle aziende danno una serie di ratings, e questi contribuiscono a formare un indicatore complessivo del “valore etico-sociale” di quell’azienda, che diventa così un vero indicatore di performance, in quanto tale continuamente mobile. L’impatto ambientale sarà decisamente tra questi ratings.

Qual è il valore aggiunto di una marca in questo momento storico in cui i consumatori stessi producono? E’ il valore (etico) della relazione, è la costruzione di relazioni sostenibili in una comunità produttiva che si riunisce intorno a dei valori. Quei valori diventano la loro motivazione principale a partecipare allo scambio.

E gli attori che forniscono le risorse e le capacità per aggregare le comunità che creano questo capitale di scambio, creano a loro volta valore (economico). Questi sono dunque nuovi modelli di “economia reputazionale” e non sono utopie, sono già tra noi.

Tutto ciò mi sembra veramente affascinante.

Ma tornando a noi utenti: ovviamente l’esempio più famoso di questo meccanismo nel web è eBay. Ma date un’occhiata qui, per esempio: Couch surfing – a better world, one couch at a timemette in contatto chi vuole viaggiare low cost saltando da un luogo all’altro, con chi offre un posto sul suo divano. Grazie al sistema di rating, più guadagni reputazione, più ti sarà facile viaggiare.

(Per una settimana a luglio vorrei farmi un giro da sola con Pezzetto. C’è qualcuno che ci offre un divano letto in Sardegna per caso? Non sporchiamo, non russiamo, e rimettiamo in ordine)

Partendo da queste considerazioni e pensando all’importanza dei ratings ho accolto con particolare interesse un paio di segnalazioni recenti, anche perchè si tratta di servizi molto utili per noi genitori.

Gli affidabili

Cercatata.it

A cercatata ho suggerito di dotarsi quanto prima di un sistema di review, che riproduca appunto la ricerca condotta offline: passaparola, e referenze.

Dunque, concludendo: quando un Marketing Manager o il titolare di un bar si pone come obiettivo “il passaparola sul web” non ha detto un bel niente. Non ha soddisfatto il primo requisito che deve avere un obiettivo per costruirci sopra un piano: essere specifico. TUTTI vogliono il passaparola, ma di che tipo? “positivo” “voglio che parlino bene di me” Ehm sì, grazie tante. Ma di cosa vuoi che parlino, con quali valori vuoi coinvolgerli, e con quali meccaniche? (per favore smettetela di dire “ingaggiarli”, engage vuol dire coinvolgere, non ingaggiare. Ingaggio una comparsa in un film o un killer per una cognata, non una persona di cui ho bisogno di conquistare e mantenere la fiducia). Insomma: quale capitale reputazionale vuoi incrementare e con quali strategie? Se il vostro prodotto o servizio può trovare un terreno fertile nelle review degli utenti, il mio consiglio è di sfruttare questa opportunità al massimo, dal semplice rating al racconto dettagliato dell’esperienza che si è vissuta. (I viaggi ne sono un classico esempio).

Se avete dei bei casi di attività web basate sulle review dei clienti che creano capitali di reputazione, segnalatemele (ce ne sono tanti, ma ditemi quali vi hanno colpito di più).

12 Risposte per “Dall'economia della reputazione alla ricerca di una tata”

  1. Mamma Cattiva scrive:

    Flavia, sei un vulcano. Leggerti non è mai banale. Nessuno è mai banale ma la tua reputazione cresce con i contenuti del sito…

    Mi fai pensare che recentemente molte mie amiche mi consultano per la ricerca della tata: come si trova, cosa le devo chiedere, come la assumo etc etc Evidentemente mi sono fatta la reputazione di quella "esperta" nel trovatata. Qualche giorno fa mi chiama un’amica neo-mamma che deve rientrare a lavoro: "Trovata!!" E io: "Bene", bla, bla, "Ma hai delle referenze, hai parlato con altre famiglie con cui ha già lavorato?". "No, veramente, no." Illuminata da questo consiglio che a molti sembrerebbe scontato è entrata in quella che chiami terza dimensione e ne ha scelta un’altra…

    Segnalo http://www.aziende.it, neo-nato. Si basa proprio sulla costruzione della reputazione costruita dalla community…Take a look!

  2. Flavia scrive:

    Grazie, ci vado subito. ma per il "vulcano", ricordati il post della festa della mamma :))…
    Aggiungo che questo post segue idealmente l’ultimo commento lasciato da Monica qui:
    http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2009/5/24/non-voglio-un-mommy-blogging-ne-un-mommy-marketing-allameric.html

  3. Isa scrive:

    Interessantissimo, come sempre ;)
    parlando di marketing ed etica aziendale, avete visto l’ultima pubblicità della Heineken?! cosi’ sessista che ho deciso di fare un boycott! dopottutto, c’è sempre la Bud;-))

  4. Alessandro scrive:

    Ciao Flavia,
    sono Alessandro, uno dei fondatori de GliAffidabili.it. Oltre a ringraziarti per averci segnalato in questo post, volevo congratularmi per come hai ben spiegato nel tuo pezzo l’importanza del "capitale reputazionale", concetto su cui é imperniata la nostra iniziativa.
    A tale proposito ti segnalo un post del nostro blog dove abbiamo riportato una bella illustrazione di David Armano che a mio avviso sintetizza efficacemente il ruolo del passaparola nella "post-consumer era":
    http://www.gliaffidabili.it/blog/2009/04/il-marketing-del-futuro-ed-il-ruolo-dei-network-sociali/

  5. giuliana scrive:

    la reputazione rappresenta il vero valore in rete. ed è il motivo per cui molti blogger preferiscono non entrare in contatto con le aziende: questo nuocerebbe alla loro reputazione (di indipendenti, obiettivi, onesti, etc). per questo, un meccansimo basato sulla reputazione (attribuita, come fa ebay, come fa amazon, etc) è necessariamente alla base delle attività in rete. perché, se ci pensiamo bene, tutte le nostre attività in rete sono uno scambio: di tempo, di attenzione, di conoscenze. certo, il quadro di riferimento è diverso da quello classico, qui parliamo di economia del dono (il che non vuol dire che non ci possano essere attività professionali e dunque retribuite), e anche oltre, di economia della felicità. un consiglio, se non l’hai ancora fatto, leggiti "Economia della felicità" di Luca De Biase. e naturalmente leggiti anche il suo blog.

  6. Flavia scrive:

    @Isa, l’ho intravista e mi è sembrata molto antipatica se pure english humour. ma la birra è il tempio dei luoghi comuni machisti!
    @Alessandro, ciao e grazie, vi seguirò.
    @Giuliana grazie, approfondisco :)

  7. Pocahontas scrive:

    Grazie Flavia,
    come sempre ci dai un bel po’ di informazioni su cui riflettere. Devo dire che sono una grande fan delle reviews degli utenti, ammetto che quando compro qualcosa on-line su cui non ho precedente esperienza mi affido quasi sempre al giudizio di chi l’ha gia’ provato. Qui ormai quasi tutte le aziende offrono il rating dei consumatori (toys r’ us, amazon, barnes and noble, target e molte, molte altre) come parametro di scelta. Se "inciampo" in qualche sito basato sulla costruzione del capitale di reputazione degno di nota te lo segnalo!

    PS: scusa la pessima sintassi ma ho una delle nane che mi saltella sulle gambe incessantemente!

  8. Pocahontas scrive:

    Perdonami, sono ancora io. Nella mia posta elettronica ho appena trovato un messaggio di una societa’ che produce detersivi eco-compatibili che uso da quando sono qui (sono ottmi). Mi hanno mandato un questionario per il lancio di alcuni nuovi prodotti. E’ da un po’ che ti volevo segnalare il sito e mi sono sempre dimenticata e’ una visione di marketing molto interessante la loro con tanto di community "meet people against dirty". Un po’ come il concetto dei blogs barilla ma allargato a centinaia di persone.

    eccoti il sito http://www.methodhome.com

    il questionario l’ho gia’ complilato e quindi il link non funziona piu’ ti posso dire che si affidano a zoomerang (www.zoomerang.com che si occupa appunto di online surveys)

  9. Manuela scrive:

    Ciao Flavia,
    visto che tramite Linkedin mi hai segnalato questo articolo..bè prima di tutto complimenti e davvero interessante e condivido il cambiamento in atto e l’importanza della reputazione…aziendal e personale!
    visto che inviti alla segnalazione di siti segnalo qui il nostyro http://www.lavoriamocisu.it: sito nel quale è possibile trovare e scrivere recensioni sulle aziende in cui si lavora, si è lavorato o si desidera lavorare! credo che sia un enorme vantaggio poter sapere cosa si dice di un’azienda da chi ci ha lavorato prima di fare un colloquio o prima di essere assunti..per spare prima se ciò che viene riferito corrisponda a realtà…quante volte capita che dopo alcuni mesi in cui si è stati inseriti in un’azienda ci si accorge che le cose non sono come ci sono state presentate inizialmente?e quanto sarebbe utile sapere prima il clima aziendale, il work life balance, la crescita professionale…vi invito tutti a partecipare!
    ciao

  10. Flavia scrive:

    @Pocahontas, Manuela, grazie mille per le vostre segnalazioni.

    quella della reputazione delle aziende è un’ottima idea, ma bisogna avere un campione e una partecipazione molto vasta, credo.
    Una cosa è l’impressione di chi ha già fatto degli step di carriera in un’azienda e una cosa il malcontento dello stagista alle prime armi che si sente spremuto.
    Io per esempio avrei grandi cose da dire sull’azienda in cui hi lasciato il cuore, ma ci ho passato nove anni, e in certi periodo di superlavoro e stress, come tutti, sarei volentieri scappata via. Insomma come si forma una visione obiettiva? è una bella challenge.
    un’ultima cosa, la realtà non è MAI come te la presentano ai colloqui. questa è una facilissima regola universale. sta a te cercare il tuo adattamento creativo, stimoli, e opportunità, valutando se l’ambiente ha dei valori che ti si confanno, e fermo restando che sei non vuoi faticare nella vita devi solo essere ricco di famiglia oppure sperare di trovarei un’ereditiera/e e campare di rendita.

  11. mamma a spasso scrive:

    Cioè ma come ci sono arrivata qui? Non sono più in grado di ricostruire il percorso, ma ti dico grazie Flavia ho spulciato solo un pò qua e là e questo sito è strepitoso! Non ho ancora esattamente approfondito il tutto, ma mi riprometto di partecipare, partecipare, partecipare. a presto. Ilaria

  12. Flavia scrive:

    Mamma a spasso, bentrovata e grazie mille! ti aspetto allora, magari anche su FB..ciao


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative