Quello che vedo entrando in quella stanza …

Pubblicato il 17 aprile 2009 da pontitibetani

  Quello che vedo entrando in quella stanza…sono le possibilità.

Sono i corpi. I corpi nella loro possibilità di incontrare conoscere esplorare toccare vedere annusare sciogliersi dalle tensioni quotidiane ridere emozionarsi raccontarsi saltare correre.

I corpi li incontro, lo faccio per lavoro, sono una psicomotricista (insieme a milioni di altre cose: che Vera Mamma sarei … sennò??).

Creo contenitori, scelgo musica, evoco sensazioni, invito a fare ed esplorare….

Persone che abitano nei loro corpi, e per me sono indifferenti le forme, le misure, le dimensioni, la bellezza, il glamour, l’eleganza, il fascino, il potere.

Il corpo (=persona _mente e corpo) fa e comunica a prescindere, il corpo che è in contatto con se stesso diventa bello ed espressivo, misterioso ed emozionante, il corpo che gioca con gli altri e poi racconta cosa ha raccolto e scoperto è un attimo di magia.

Io sono il brutto anatroccolo secco spennato ed anoressico che è diventato una donna, una che ama il suo lavoro e si appaga di esso, e dopo anni anche una madre; tutto a partire  dal percorso formativo come psicomotricista.

Brutti anatroccoli sono i ragazzi disabili che partecipano al mio laboratorio di psicomotricità, dei cui corpi ho parlato sino ad ora. Goffi sgraziati e brutti solo se guardo la disabilità, cigni emozionanti se osservo l’emozione che danno quando nel laboratorio entrano in contatto con la parte vera di sè: via la maschera … ora sono “io”.

6 Risposte per “Quello che vedo entrando in quella stanza …”

  1. Isa scrive:

    Che bel racconto!
    mi ha fatto tornare alla mente un esperienza vissuta otto anni fa, in un centro di rieducazione dopo un intervento chirurgico al ginocchio; ci sono rimasta due mesi e eravamo tutti mischiati in salla terapia, i post-intervento come me, ma anche paraplegici e altri con diverse disabilità (scusate gli errori di ortografia, ma faccio al volo, e non ho tempo di verificare sul dizio! lol)… cmq, quest’esperienza è stata una lezione, quando si va oltre alle apparenze, quando vanno via le maschere e i timori/timidezzà di tutti generi (da entrembe le parti), si scoprono persone bellissime, veramente belle! :-)

  2. Flavia scrive:

    sì, davvero interessante. ma ti sei fermata sul più bello Monica: dicci, cosa accade quando va via la maschera e… "sono io"? in cosa consiste la psicomotricità? e secondo te ne ho bisogno? (vabbè dai l’ultima domanda lasciala stare…)

  3. pontitibetani scrive:

    @isa infatti forse la cosa più bella, quando accade, che si trovano persone interessanti anche senza essere eccezionali come susan boyle. anche se per noi è bello vedere che esistono cigni nascosti nei brutti anatroccoli ….

    @ flavia, dopo c’è il fatto che una persona è una persona ancor prima di esser disabile, e che sente, racconta, mostra tensioni e rilasci, racconta (anche con un gesto) la meraviglia di cosa ha scoperto, che esce dagli schemi rigidi della disabilità, dell’educazione, per scoprire poco o tanto quello che può fare con il corpo.
    non cose eccezionali, ma con i disabili capita che siano molto legati a cosa gli altri gli hanno insegnato e mostrato di dover esser, a me piace che possano cercare se stesso attraverso il movimento, il gioco, l’incontro con gli altri …

    molto banalizzando la psicomotricità può essere raibilitativa/o educativa e attraverso il corpo, nel suo movimento ri-scoprire il mondo, gli oggetti, il gioco, il piacere di fare e sperimentare, da soli e con gli altri. come dire un attività corporea che rimette in contatto la parte corporea e quella mentale. ovviamente si avvale di spazi specifici, am la/lo psicomotricista usa se stesso e il suo movimento per aiutare gli altri a riscoprirsi…..

    spero di aver chiarito e non incasinato ….
    cmq va bene per tutti, come attività educativa, e come vanno bene tutte quelle tecniche ci ci rimettono in contatto con la nostra parte fisica, correlandola alla nostra parte più mentale e psichica … in mdo da renderci più armoniosi ed integrati ….

    una esperienza comune come blogger:
    dopo un tot di ore al pc, ci dimentichiamo del nostro corpo, assumiamo posizioni astruse, e non sentiamo più delle parti, abbiamo dis-equilibrato troppo la parte pensante a discapito di quella più fisica. quando poi lavoariamo in giardino a zappar, piantar fiori, etce tec ci sentiamo meglio, perchè abbiamo recuperato quell’unità….
    questo è un possibile esempio di integrazione corpo mente …

  4. piattini cinesi scrive:

    monica, il tuo post è bellissimo e lo condivido in pieno. arrivo solo ora a commentare per mere esigenze di tempo.
    la parte più vera di noi è difficile da conquistare anche per chi partecipa dei canoni della normalità, perché gli atteggiamenti sono sempre imposti.
    io ho lavorato con bambini down, e fatto teatro danza, contact ecc. quell’equilibrio di mente e corpo di cui parli è importantissimo, e lo coltiviamo troppo poco

  5. viviana scrive:

    Ciao pontitibetani, il tuo nome mi piace tantissimo. Ho riletto tutti i post e ritorno al tuo perché penso che abbia perfettamente centrato il punto. Non è quello che vedono gli altri in noi e neppure quello che pensano gi altri ad essere importante. Quello che importa è che il nostro corpo sia sempre la nostra casa, il luogo quieto in cui tornare. Proiettarsi al di fuori con aspettative o alla ricerca di riscontri non serve. Soltanto nella consapevolezza del movimento possiamo trovare una via alla meditazione e alla serenità. (riuscirci sarebbe bello)!!!
    Mi sento bella qundo pratico yoga e quando medito ecco tutto il resto è niente!

  6. pontitibetani scrive:

    @piaatini e viviana
    lo avete detto il nodo è l’equilibrio e l’idea di casa corpo, dove tornare, essere e stare!


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