Non ti manca niente, pensa a chi sta peggio.

Pubblicato il 21 aprile 2009 da My

Figlia unica.

Abbiamo solo questo.

Sei la cosa più importante della nostra vita.

Vuoi bene a papà?

Sei brava come papà e bella come la mamma.

 

Sei prepotente.

Abituata ad avere tutto.

Viziata.

Fai solo cosa vuoi.

 

Sei il nostro miracolo.

 

BOOM!

Esplodo?

Dopo 24 anni.

24 anni sono lunghi.

24 anni di male “porco”, come lo chiamo io.

Di insicurezze.

Di ricerca di una strada, di un’identità.

Da un eccesso all’altro.

Un po’ sposa e un po’ troia.

Un po’ santa e un po’ cattiva.

Nessuna capacità di relazionarmi in rapporti equilibrati, sereni.

Tutto era spinto da paure, bisogno di essere accettata.

Creavo e distruggevo.

Creavo e distruggevo.

Basti pensare che dei primi miei 24 anni ho pochissimi ricordi.

Non ero li’.

Ero mentalmente impegnata a cercare di farmi accettare, ben volere, capire, conoscere.

E senza accettare, ben volere, capire e conoscere me stessa, facevo solo dei danni ancora più grandi. Logoravo rapporti, mi facevo voler male.

Mentre gli altri erano impegnati a scegliere gli studi o a viaggiare, io come una mosca chiusa nell’abitacolo di un auto non facevo altro che sbattere, sbattere, sbattere e andare ancora più forte…….a sbattere.

Poi un giorno, alla veneranda età di 24 anni, avevo di nuovo distrutto tutto cio’ che di bello mi era capitato nella vita e tutte le mie paure di rimanere sola si sono manifestate nel modo più ridicolo, infantile e palesemente stupido: giuravo di amare una persona, ma questo, stufo, era con un’altra. Allora prendevo il telefono e chiamavo un altro, giurando di amarlo, ma era con un’altra.

Finito.

Avevo finito di giocare.

Distrutto tutto.

I miei castelli di carta.

Mi ha salvato una scintilla di bene che c’era in tutto quel casino che ero: l’intelligenza.

Ho chiamato un amico psicologo, l’ultimo gesto che ho fatto della mia vecchia vita.

Poi lui mi ha preso in braccio e mi ha tirata fuori.

Piano piano, mi ha lasciata toccare il fondo.

Quello brutto.

Quello in cui la gente intorno ti dice: non ti manca niente, pensa a chi sta peggio.

Sono una persona sensibile, conosco e sono vicina alle grandi sofferenze dell’umanità.

 

Ma a me mancava TUTTO.

Non avevo niente in mano di me stessa.

 

Nei mesi successivi, non so nemmeno dire come, è successo tutto:

sono nata a 24 anni.

 

Una personalità.

Una donna da amare e coccolare.

Una donna di cui essere fiera.

 

La pace.

 

 

 

 

3 Risposte per “Non ti manca niente, pensa a chi sta peggio.”

  1. pontitibetani scrive:

    incredibilmente uguale alla mia, questa storia, con qualche variazione di tema, che riconverge in un simile epilogo.
    grazie.
    vedersi allo specchio, di un altra, mostra ancor meglio la propria storia.
    e nei momenti difficili permette di ricordare che quella strada l’hai fatta.
    ma è anche una strada comune …. ci sono altri che ci son passati o che passeranno, se ne trovan le tracce.
    la strda è quella ed è solitaria, ma sai che è fattibile …

  2. Flavia scrive:

    GRAZIE, My. Solo questo. Chi ti leggerà sentirà che c’è sempre una via, un aiuto, per poter uscire, è questo è un grande dono che ci fai.

  3. Mamma Cattiva scrive:

    Pontitibetani commenta giusto: siamo in tante ma siamo spesso sole in quel percorso, poi però si tocca il fondo, quello assoluto e non si può scegliere altrimenti. Sali oppure ti stendi e chiudi gli occhi.
    Il brutto è quando l’anima si ammala e il corpo le va dietro e il pensiero non riesce neanche più a fermare la caduta a capofitto di quel corpo. Io scelsi o meglio fui costretta all’aiuto quando corpo e anima divennero tutt’uno e un angelo di psicologa mi prese per i capelli e mi tirò su. Poi la strada la devi fare da sola, ma proprio perché conti solo su te stessa, nel momento in cui hai capito l’inghippo, rinasci più forte.
    Quando rimasi incinta la prima volta, chiesi alla mia ginecologa, se con i miei precedenti fossi un soggetto più a rischio, se la depressione sarebbe stata un destino scontato. Lei molto francamente mi rispose di sì ma che grazie ai metodi appresi, alla lunga introspezione affrontata, sarei stata più forte e più brava.
    In parte ha avuto ragione ma è stata dura.
    Forse la differenza prima dei bimbi è proprio una solitudine fisica che ti fa pensare troppo. Dopo sei quasi costretta a proteggere loro oltre te stessa.
    Grazie, My.


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