Morire figlia, nascere madre

Pubblicato il 19 aprile 2009 da Ondaluna

Forse non è così evidente da essere riconoscibile da tutti, ma la mia gravidanza ha in sé qualcosa che presuppone che niente debba essere facile o scontato. Tutto ciò che precede il nascere madre per qualcuna è un’avventura entusiasmante, per altre è doloroso, per altre è facile e procede con regolare calma, per altre ancora è come una tempesta dagli improvvisi scossoni. Quello che sto provando a fare con i miei racconti è descrivere la mia storia, che non è speciale o migliore di altre, ma sicuramente caratterizzata da un travaglio che mi chiede e mi impone di andare fino in fondo, cosa non facile, ma che -voglio credere- mi permetterà di rinascere a nuova vita.

Mio padre è morto qualche giorno fa. Ha avuto un improvviso malore, e se n’è andato. In punta di piedi, senza darci fastidio. Accudire la sua malattia era stato difficile, ma non avremmo immaginato che il suo cuore si fermasse così, semplicemente, senza attraversare quel calvario al quale cercavamo di prepararci, aspettando che le sue malattie facessero il decorso che  i medici ci avevano preannunciato anni fa. Per sua fortuna non è stato così, e ci ha voluto risparmiare dei momenti difficili come quelli di accudirlo nell’agonia.
Per il mio dolore, per le lacrime che ho pianto a suo tempo, mio padre è morto 8 anni fa: la malattia si è portato all’improvviso il suo corpo di sempre, ed ha spento giorno per giorno, incessantemente (ma con una miracolosa lentezza), la sua mente. Stare con lui non era più stare con il padre che era sempre stato. Pensavo che questo mi avrebbe tolto una parte della sofferenza per la sua morte, e così è stato. Ma non pensavo che non averlo più qui avrebbe tolto il coperchio al resto del dolore che in questi anni aveva cercato consolazione nell’abitudine a stare insieme a quel “guscio” che era diventato la sua presenza.

I nostri genitori sono i paesi da cui proveniamo.
Possiamo essere stati abitanti più o meno felici, soddisfatti, amorevoli, orgogliosi, patriottici o ribelli, di quella terra da cui prima o poi ci siamo allontanati, parzialmente o del tutto.
Sono stata abitante ingrata, ribelle, fuggitiva emigrante, di quel paese che sono stati i miei genitori. Sapevo, ma volevo ignorare, che quando quel paese non più ci sarebbe stato, ne avrei ugualmente sofferto, ma ho voluto scacciare il pensiero pensando a quante cose brutte ho visto nel mio paese.
La morte in questi giorni ha cancellato una parte del mio paese come un olocausto, un terremoto, una calamità naturale. E’ una parte della mia terra che potrà esistere solo nei miei ricordi, e non sarà mai più visitabile. Questo fa male nonostante io abbia scelto di non essere abitante affezionata di quei luoghi, ma in fondo al mio cuore ho sempre saputo che erano miei. Ami ciò che è tuo senza nessuna logica e nessuna ragione, per il solo fatto che è l’acqua e la terra che ti hanno nutrito e ti hanno permesso di avere gambe forti per allontanarti sulla tua strada.
Oggi non penso che dimenticherò le cose brutte che ho dovuto attraversare, ma sento che anche quelle hanno avuto un senso nella mia crescita. Non mi chiedo più “perché ho dovuto viverle”, ma penso solo “le ho vissute”. Non penso più “sarebbe stato meglio non averle”, ma “senza quelle non ci sarebbe stato altro”.

Quando sono rimasta incinta ho temuto che non ci fosse posto: nella mia quotidianità, nell’organizzazione familiare, nell’intreccio delle emozioni; il posto di mio padre, a causa della sua malattia, occupava quello di un bambino bisognoso di essere accudito, ma in un posto che non era gli era proprio, un capovolgimento generazionale che mi rendeva molto difficile guardare al futuro, così legata com’ero ad accudire la generazione precedente. Mi sentivo confusa, e incapace di sdoppiarmi. Ho cercato di trovarlo, quel posto, ma pensavo che diventare madre mi avrebbe dato uno strappo doloroso che mi avrebbe separato da tutto questo, a cui ormai mi ero abituata. Un tradimento. Ho scritto della mia difficoltà a immaginare una famiglia che mi avrebbe aiutata e sostenuta, pur volendolo fare.
Ma mio padre ha pagato il suo obolo, e mi ha liberato prima.
Non mentre sarebbe stato impossibile partecipare alla sua morte, perché avevo il distacco della placenta, non mentre avrei avuto una neonata da accudire, ma proprio adesso, a 22 settimane di gravidanza, in quello che mi è sembrato il momento “migliore”, il momento “giusto”. Forse questi ragionamenti li facciamo per consolarci, ma in fondo ci rendiamo conto, allargando lo sguardo in panoramica, che certe volte è davvero così.
Mio padre ha fatto spazio. Mi ha fatto un regalo che non avrei potuto immaginare, e il cui valore lo apprezzerò nel tempo. Anche se mai avrei chiesto questo, e mai potrò dire che adesso lo apprezzo, ha sciolto pesanti catene fatte d’amore (il nostro per lui) per fare spazio alla vita. Un’altra vita, quella di mia figlia, un’altra vita, la nostra, la mia.
Mi sento completamente diversa, adesso, e mi accingo, spaventata e addolorata, a rinascere madre.
Le strade migliori a volte sono quelle che ti fanno attraversare il dolore più grande, e mai avrei pensato che il suo aiuto sarebbe passato attraverso la sua perdita.

Non è con grande fervore religioso che adesso penso ad un brano della Bibbia, il Qohelet. Penso soltanto che contenga una grande verità, ovvero che c’è un tempo per ogni cosa, e che nessuno di noi riesce a cogliere ciò che è mentre è, ma solo quando è stato. Ma che non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere, c’è solo da abbandonarsi al naturale scorrere delle cose.
Non sarà facile morire figlia, nascere madre, non sarà solo gioia o solo dolore, ma questa è la mia strada, e non posso fare altro che percorrerla.
E anche se adesso non riesco, è troppo presto, spero di riuscire un giorno a dirgli serenamente “Addio Papà”.

1 Per ogni cosa c’è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il sole
2 C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace
9 Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?
10 Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.
11 Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; ha posto anche nel loro cuore il mistero del tempo, senza però che gli uomini riescano a capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.
12 Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita;
13 ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio
14 Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di lui.
15 Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è; Dio ricerca ciò che è già passato.

13 Risposte per “Morire figlia, nascere madre”

  1. ondaluna scrive:

    La pubblicazione di questo post, oggi, per me è ancora più significativa, perché è passato un mese esatto dalla morte di mio padre.

  2. Flavia scrive:

    lascio le parole al loro giusto tempo, e oggi ti do solo un grande abbraccio.

  3. Renata scrive:

    Non so cosa aggiungere alle tue parole, al tuo saluto a tuo padre. Un abbraccio.

  4. Mamma in 3D scrive:

    Grazie. Un forte abbraccio.

  5. Marilde scrive:

    Grazie Ondaluna.

  6. pensata scrive:

    Ti leggo sempre ma commento poco, questo post è davvero incredibile, tocca corde dell’anima che credi di aver nascosto bene ed invece… anch’io ho perso mio padre a causa di un ictus, lui avrebbe potuto essere un nonno presente e forse si sarebbe finalmente "sciolto" e si sarebbe lanciato a "vivere i sentimenti".
    L’ironia della sorte ha voluto che se ne andasse via proprio il giorno in cui aveva scoperto di stare per diventare nonno.
    Un abbraccio Onda di cuore

  7. Laura scrive:

    grazie di cuore, Ondaluna; riesci a esprimere cosi’ tanto!

  8. Improvvisamentein4 scrive:

    Mi hai commossa Ondaluna.
    Grazie. Di cuore.

  9. Mamma Cattiva scrive:

    Grazie Ondaluna.
    Luisa

  10. Silvietta scrive:

    Seguo pian piano la tua gravidanza (sono mamma da poco più di 3 mesi) e sento tanta affinità. Noi abbiamo perso mio suocero durante la gravidanza (e sono rimasti soltanto 2 nonni)…. E’ difficile fare spazio alla vita mentre si lascia andare via qualcuno, ma pian piano sì, forse si impara a godere dei tempi diversi della vita.
    Un abbraccio

  11. mio papà è morto il 28 novembre 1995, un infarto gli ha alleggerito il decorso di una malattia che sarebbe stata veramente dolorosa…
    credo sia stata una fine dolce. il giorno prima si era ricordato con una rosa gialla (acquista in ospedale) il mio compleanno.
    ma mia ha lasciato le chiavi del mondo, e ancor oggi pur avendo ancora voglia di potergli fare una telefonata, di fare 4 chiacchere, riconosco il grande lascito … come dici tu è un lasciare spazio, un lasciare che apre la possibilità.
    per me stato il permettermi di "usare" tutto quello che mi aveva offerto in una vita, il suo sapere, i consigli, l’affetto …
    la sua assenza è diventata una presenza interna, che mi ha sostenuto nella altre tappa difficili ….

    un abbraccio monica

  12. ondaluna scrive:

    Vi leggo in silenzio, perché rispondere è difficile, ma emozionandomi, perché il vostro conforto mi serve. Continuate a scrivermi: le vostre parole servono ad accarezzare un’emozione tanto faticosa.

  13. pontitibetani scrive:

    p.s. mi scuso per l’italiano spaventoso, ma la notte in bianco causa dentizione della minina, ha ridotto le mie capacità di concentrazione….
    monica


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