Le molte rivincite del brutto anatroccolo

Pubblicato il 19 aprile 2009 da Chiara 2

Ebbene sì, da ragazzina ero una vera sfigata: preferivo l’opera ai Duran Duran, leggevo biografie storiche invece di Cioè, non mi vestivo firmata e, soprattutto, andavo bene a scuola e quindi ero bollata come secchiona (all’epoca si diceva “martellona”).
Ero talmente sfigata che alle medie il più bello della classe stava al telefono con me dalla mezz’ora all’ora tutti i giorni, ma poi quando ci incontravamo a scuola faceva finta di non vedermi. Poveretto: oggi mi fa pena pensare a quel bambino a cui piacevo, ma che non osava confessarlo neppure a se stesso per non essere preso in giro dai suoi fighissimi amici.

Poi qualcosa è cambiato, quando sono andata al liceo. Prima di tutto, essendo un liceo classico, eravamo in molte ad essere “diverse”: vuoi perchè amavamo leggere anche cose strane (Thomas Mann prima dei 14 anni, tipo), vuoi perché già solo il fatto di andare in una scuola dove si deve sgobbare non è tanto “normale”, vuoi perché eravamo per l’85% ragazze con un 14,5% di maschi orrendi e quindi era come essere in una scuola femminile, fatto sta che mi sono trovata bene.
Unico tormento: il bello della scuola, dietro il quale io morivo e che non sapeva neanche chi fossi. Per due anni, poi lui prese la maturità e tanti saluti.

Nel tempo, già prima che FB mettesse in contatto compagni delle elementari, ho reincontrato molte persone che mi avevano scartata come una sfigata e ho capito il senso di quel soffrire da adolescente.
Prima di tutto, molti di quei maschietti strapponi sono notevolmente più brutti di mio marito: ingrassati, flaccidi, con pochi capelli. Magari ancora ricchi, per carità, ma il jeans D&G su pancia strabordante… beh, insomma, ci siamo capite, no?
Ma almeno loro li vedo in giro. Le ragazze, invece, sono proprio sparite: o sono talmente cambiate che non riesco a riconoscerle o rinchiuse nelle loro belle case perché “dopo i 30 non è che ti puoi più far vedere in piazza” e quindi via di Canottieri e Motonautiche varie. Poi sono pure capaci di dir male delle musulmane segregate, poverette.

Ma la mia rivincita non consiste in questo. Consiste nel fatto che sono diventata una persona viva e interessante, che viene cercata dagli amici veri e da persone belle dentro, che ha una famiglia davvero felice e non solo per facciata.
Le mie rivincite arrivano ogni volta che una mia allieva di danza mi ringrazia o che un mio lettore mi fa un apprezzamento. Oppure quando porto i miei bambini da qualche parte e c’è sempre qualcuno che fa loro complimenti sinceri. Oppure quando qualcuno ricorda il mio matrimonio come una festa e non come una cerimonia. Oppure ancora quando le amiche mi chiamano o mi scrivono col solo scopo di fare una chiacchierata.
Le mie rivincite arrivano tutti i giorni, quando mio marito mi guarda in un modo speciale o quando mia figlia si mette a ballare con un foulard “per ballare come la mamma e la sua amica F.”.

Ma la mia rivincita più grande è una foto dell’ultimo spettacolo in cui ho ballato, in cui sono talmente gnocca che non mi riconosco. Appena recupero il file originale, è certo che me ne faccio diverse gigantografie.

2 Risposte per “Le molte rivincite del brutto anatroccolo”

  1. Mamma Cattiva scrive:

    Bellissima Chiara! Sì, ho detto bellissima. Leggerti mi lascia questo pensiero. Io lo avrei pensato anche quando ti credevi un brutto anatroccolo.
    Da piccola subivo moltissimo il fascino delle persone "strane", quelle che si isolavano dal gruppo dominante, quelle che in classe brillavano di una luce diversa perché già sapevano di più, già avevano le idee più chiare su ciò che ne valeva la pena e cosa non.

    Vorrei provare a farti una domanda, a cui come sempre ci sono non-risposte ma almeno puoi provare a passarmi la tua visione.

    Come si fa ad essere così? O meglio come si fa a generare dei figli così? Come posso sperare che un giorno i miei bimbi, oggi ancora piccolissimi, amino più l’opera che le Winx, leggano con voracità, spontaneamente senza forzature, senza rincorrerli? In poche parole, a me non dispiacerebbero dei figli "secchioni".

    Per te cosa è stato? L’esempio dei tuoi, l’incontro con un maestro ispiratore? Una reazione contraria a qualcosa o qualcuno? Hai cercato tu Mann a 14 anni o è stato qualcuno a portarlo a te?

    Non ho intenzione di forzare i miei figli verso una conoscenza piuttosto che un’altra ma almeno seminare in loro la malattia della curiosità, quella per le cose complesse. Come si fa?

    Grazie Chiara!

  2. Chiara 2 scrive:

    Beh, io più che altro vorrei che ai miei bambini piacessero le Winx E l’opera. Soprattutto vorrei che capissero che una preferenza non è più rispettabile di un’altra, tutti i prodotti culturali di qualità devono stare sullo stesso piano (ci sono opere orrende, scritte perché l’autore doveva mangiare, e si sente!).

    Per il mio caso, si può parlare di un insieme di coincidenze: per dire, l’opera l’ho scoperta perchè nel libro di musica di prima media c’era Va’ pensiero, ho detto che mi sarebbe piaciuto sentirlo com’era veramente e mia mamma mi ha suggerito che si poteva prendere l’opera in disco. Ma mia mamma non è un’appassionata di opera, né di musica classica.
    Oppure, per le letture "strane": ho cominciato a frequentare la biblioteca del mio paese, che è molto ben fornita, e con assoluta libertà ho preso libri di ogni genere e autore.
    Certo, come dice Steiner, i bambini fanno ciò che vedono fare ai genitori. A mia mamma piaceva molto leggere, per esempio. Quindi posso ragionevolmente supporre che i miei figli continueranno a leggere volentieri, a ballare e suonare, a cucinare e mangiare e a voler usare un computer.

    La malattia della curiosità, come la definisci tu (bella definizione), pure è contagiosa. Se tu ami andare a vedere un concerto anche solo per capire com’è quel genere o vedi una mostra che ti ispira e ti ci infili o cose di questo genere, sta’ ben certa che prima o poi (magari passando attraverso una fase di rifiuto, perché no?) anche i tuoi figli manifesteranno gli stessi sintomi :-)


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