Le discese ardite e le risalite

Pubblicato il 07 aprile 2009 da Ondaluna

2 Aprile 2009, ventesima settimana: siamo a metà. Le mie emozioni sono inscatolate dentro un contenitore a chiusura non ermetica, che fa fatica a contenerle. Altaleno vistosamente (complici gli ormoni) dal nulla alla disperazione. La canzone giusta per me sarebbe “io vorrei, non vorrei ma se vuoi” di Battisti, che recita “le discese ardite, e le risalite, su nel cielo aperto e poi giù il deserto, e poi ancora in alto con un grande salto…”.
Il momento della fatidica ecografia morfologica è arrivato, e lo abbiamo superato come un giro di boa che tutto sommato ha dato meno scossoni di altri momenti, come ad esempio sapere che è una femminuccia, cosa scoperta già alla sedicensima settimana e adesso confermata ancora di più (si, io qualche timore da colpo di scena me lo ero immaginata). Come dice MisterG, “è ancora femmina, è ancora una”: le contrazioni sono normali, l’aumento di peso è nella norma, la piccola è paffutella e particolarmente vispa. Io ho qualche infiammazione che dovrò curare, ma niente di grave.
Recuperato il video che riproduce l’ecografia del mese scorso, che non eravamo riusciti a vedere per motivi “tecnici”, adesso mi ritrovo con due-dico-due video da vedere uno di seguito all’altro. Non so perché una parte del mio cervello si rifiuta di distinguere quello che MisterG, seduto sullo sgabellino davanti al monitor, anticipa nelle descrizioni così bene che sembra essere nato per fare il tecnico ecografista. Più concentrato che davanti alle partite di calcio, si districa in distinte comprensioni di cose che per me sono immagini assolutamente senza senso, e mi ritrovo a dire “sì, lo vedo” più per non deludere il mio ginecologo che per reale comprensione. Un motivo ci dev’essere: sarà di certo qualche rifiuto psicologico. Oppure sono scema.
[Piccola digressione per chi mi legge: un'ecografia al mese non è né necessaria né indispensabile, lo so bene, e ne sono sufficienti tre o quattro in tutto il corso della gravidanza, ma questa tabella di marcia è una scelta fatta tra me e il mio ginecologo nonché amico, che non solo mi fa pagare molto meno rispetto a quanto propone il mercato medico per le donne gravide, ma mi consente incontri "terapeutici" che per me sono indispensabili non solo a "vedere mia figlia" (cosa che mi inquieta ma a cui non rinuncerei per niente al mondo), ma anche a incontrarmi con lui che mi tranquillizza su tutte le stupide paranoie sulla gravidanza. Più o meno.]

Tutto sembra procedere a normale velocità di crociera, ma chissà perché io non riesco ad apprezzare la vista-mare e le splendide condizioni meteo. Sarà perché per me il momento del parto è una tempesta preannunciata e inevitabile alla quale non posso fare a meno di pensare continuamente. Da una parte provo uno sconforto che mi sta sulle spalle come uno zaino da trekking troppo pesante, dall’altro provo un senso di graduale abitudine a qualcosa dentro cui sono ormai in ballo, pur senza esserne preparata.
Mi sveglio con una sensazione di grande fatica, in un trimestre che dovrebbe coronare “il trionfo dei super-poteri”, e comincia ad essere difficile fare i miei soliti esercizi di ginnastica.
Tra un pò è Pasqua, ho degli inviti e non entro in nessun vestito. Ho provato a comprare qualcosa, ma non riesco a vedermi confezionata come un uovo o in tessuti adamitici che mi fanno sentire nuda. E poi vorrei sapere perché diavolo una donna incinta ha solo due possibilità di stile: o vestire “alla marinara”, o con una salopette jeans da meccanico (i negozi sono anche pieni di roba estiva molto carina ma così leggera che non ha senso comprare adesso per peggiorare la mia bronchite).
L’altro giorno ho dovuto metter via l’ennesimo paio di scarpe, ma stavolta non per questione di tacchi alti, ma perché sono un paio di stivali ai quali non riesco più ad alzare la cerniera: il messaggio era “benvenuta nel mondo delle gambe gonfie e della ritenzione idrica, questo è solo un inizio”.
Odio lo shopping, odio girare per negozi, odio provare abiti. E pensare che ero una che fino a poco tempo fa ci teneva ad uscire decentemente vestita quel minimo indispensabile a non sembrare peggio di quella che è. Sono consapevole che la gravidanza è “una cosa a tempo determinato” e che poi tutto tornerà nella norma, ma non mi illudo che sia gratis e senza sforzi e sacrifici da parte mia (mi riferisco alla dieta), e senza garanzia che sia esattamente come prima: non me lo aspetto. Sì, ok, so che ci sono cose più importanti nella scala dei valori morali, rispetto alle lagne sul “mi sento brutta”, ma al di là della futilità apparente sul tema, credo che il sottotitolo sia “il cambiamento è velocissimo e si fa una gran fatica a stargli dietro”.
Vorrei tanto tirarmi un pò su il morale, ma proprio non so come si fa, e non riesco ad accettare consigli che suonano tipo “fregatene” o “pensa a quando avrai tra le braccia la tua spendida creatura”: non funziona (sono due cose distinte e separate e per me non si compensano).
Ancora una volta la gravidanza è per me mettere insieme gli opposti: la tenerezza per quella creaturina che si muove dentro di me, con il mio corpo ingombrante e che cambia tanto velocemente da spiazzarmi.

4 Risposte per “Le discese ardite e le risalite”

  1. Renata scrive:

    Ci sono vestiti carini anche se hai la pancia, alcuni servono a nasconderla altri a metterla in mostra, dipende dai gusti. Io avevo comperato un paio di pinocchietti di Jeans con pancia graduata e mi sentivo davvero bella. Senti se rivedo le foto ora non ero poi così bella, il panzerotto (come lo chiamavo) c’era, ma con quei pantaloni non ero poi così male.
    Fai un po’ di shopping per te e non pensare alla bambina per ora!

    PS: anche io faticavo a capire dove fosse la testa, le manine, i piedini…. mio marito invece riconosceva subito tutto! :-)

  2. Chiara 2 scrive:

    Allora, prima di tutto un consiglio pratico: vai da H&M e/o da Zara e troverai vestiti premaman adatti e carini. Io da Zara ho preso un paio di jeans che mi stava meglio di tutti i jeans che ho mai preso nella mia vita! Evita come la peste Prenatal e Chicco, per carità!
    Anch’io mi facevo abbastanza schifo in gravidanza. L’unica soluzione che ho trovato per sopportare è pensare che prima o poi finirà: il pensiero del fagottino non funziona, confermo.
    Pensa al parto come al momento della liberazione. Fa paura, lo so bene (quanta paura avevo al secondo, proprio perché temevo che fosse lungo come il primo!), ma alla fine è come gli esami di maturità, solo un po’ più doloroso ;-)

  3. alla prima figlia mi sentivo radiosa e figa alla seconda un cesso cosmico!!!
    in entrambe i casi sono tornata nei MIEI jeans in tempo adeguato – mex 9 mesi – senza dieta bastavano le sveglie notturne a tenermi in forma.
    bene per la forma male per il sonno, che io personalmente adoro!
    fortuna o genetica, non è dato saperlo.
    per me è stato peggio l’atterraggio con l’esserino e lo scombussolamento del riassetto ormonale…
    ma passa, per fortuna, e lo dico ora a quota 10 mesi ed 1gg della minina.

    in ogni caso di cedo volentieri la frase che mi ha ceduto una persona amica (credo sia una citazione) … se la vita di pare un tunnel senza via di uscita… arredalo!!
    insomma se riesci ridici su, al pancione, al sentirti pinguina, all’inadeguatezza, siamo state un pò tutte mamme nerd … e a tratti so che io lo sarò ancora!!!

  4. caia coconi scrive:

    cara ondaluna
    riguardo lo sballonzolamento da mongolfiera posso solo dirti che sono sulla stessa barca, riguardo shopping e premaman mi unisco alle altre nel confermare che qualche speranza tampone c’è e anche a costi ridotti. ma sappiamo bene che non è questione di salopette o chili… quindi ti mando un abbraccio di solidarietà a fior di pancia e intriso di ormoni…


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