I dilemmi delle madri

Pubblicato il 19 aprile 2009 da Flavia

Se siete assidue frequentatrici di blog mammeschi, state meditando di aprirne uno, oppure siete transfughe in incognito di forum e community dalla mentalità aperta quanto un monastero del monte Athos alle donne, o  disorientate da siti enciclopedici su gravidanza e maternità, se insomma volete punti di vista alternativi…

…Prendiamo spunto da questo articolo che parla proprio dei temi centrali da cui sono partita la scorsa estate, immaginando VereMamme. L’ansia, i sensi di colpa, la fissazione per la perfezione.

Allora, dopo il libro della francese Sylviane Giampino, di cui abbiamo già parlato, un altro psicanalista francese, Stephane Clerget, si incarica di scardinare i nostri sensi di colpa (dovrei leggere il libro prima di esprimermi, ma il titolo è interessante: “la madre perfetta sei tu”). Un altro francese, Christophe André , ha scritto “imperfetti e felici” che è stato per me un momento formativo importante, mentre mi sembrava di impazzire con due bambini piccoli al mare.

Sembra allora che in Francia si vada nella direzione della “liberazione” dai figli come ossessione e verso l’assoluzione piena delle madri (troppo facile? sono forse menefreghisti questi francesi?), mentre in Italia ci dibattiamo in infiniti dilemmi (troppo difficile? siamo forse troppo coinvolti emotivamente?). Qualche esempio amletico? Lavorare o non lavorare (secondo me la domanda stessa è l’indice primario di inciviltà del nostro paese. Non bisognerebbe costringere una donna a porsi questa domanda. Bisognerebbe metterla in condizione di lavorare tranquilla, punto). Allattare, insistere o desistere, allattare fino a 6 mesi, no almeno fino a 12, ma meglio ancora, fino a quando lui continuerà a chiederlo. Dormire nel lettone oppure no. Fermarsi a uno o fare il secondo.

Quante volte avremo sentito la famosa sentenza: “se non sei in grado di prenderti cura dei figli, se non ci sei e li lasci alla baby sitter, non farli”. Io direi piuttosto: siete in due. Fateli, ne vale la pena, non fasciatevi la testa, siete in grado di essere buoni genitori, anche se lavorate tutto il giorno, e soprattutto se vi dividerete i compiti in due.

Da un lato non riesco a non pensare che in Francia l’allattamento al seno non viene incoraggiato, è considerato quasi una forma di dipendenza arcaica, una minaccia all’emancipazione della donna. Sbagliatissimo. Dall’altro penso che altre donne, all’estremo opposto, vorrebbero convincerti a tutti i costi a tenerlo attaccato alle tette fino agli esami di maturità. Altrettanto sbagliato.

Ma intanto, i numeri ci dicono che in Francia si fanno molti più figli che da noi, e che le politiche per le famiglie, ad esempio le importanti agevolazioni fiscali, funzionano davvero. Saranno anche indietro sull’allattamento, ma di certo in molte altre cose sono più avanti.

In quanto italiana, devo ammettere che il modo francese o ancora più nordico di vivere la maternità, che a prima vista si potrebbe definire “meno ansiogeno, più prolifico”, mi rimarrà nei fatti sconosciuto. A meno di decidere di trasferirmi per qualche anno ad Oslo. Intanto, una lettura iitaliana che consiglio vivamente è Mamme acrobate : il punto di vista di una terapeuta, Elena Roscio, sulle madri postmoderne “in equilibrio sul filo della vita senza rinunciare alla felicità”. Ora, questa cosa della società postmoderna come sapete mi interessa molto, tanto che io stessa mi sono definita un “fenomeno postmoderno” e noi VereMamme postmoderne abbiamo appunto un gruppo Facebook. Scoprire che tutto questo è oggetto di un saggio interessantissimo e ben documentato è per me un conforto (non sono pazza) e un approfondimento molto utile. La tesi del libro è che, in pratica, noi siamo una specie mutante di madri (proprio come ha deciso di chiamarsi Viviana), in mezzo ad un cambiamento profondo di epoca e di cultura. Non avendo modelli, non avendo ruoli predestinati come in passato, ce li creiamo da sole. Ed è una sfida terribilmente faticosa ma anche eccitante. E’ per parlare di quella sfida, infatti, che sono arrivata fin qui.

Non traggo conclusioni sulla maternità ossessiva rispetto a quella assolutoria, mi sembrerebbe di generalizzare troppo.

Mi chiedo solo: possibile che una madre non possa trovare con la propria intelligenza la via di mezzo che fa per lei? Senza essere costantemente al centro di dibattiti? Tanto qualunque cosa tu faccia, troverai sempre qualcuno che ti dimostrerà con vari studi scientifici che stai sbagliando.

Il rischio è ritrovarci deboli e  indecise, bisognose dell’approvazione della maggioranza. Anche la dipendenza psicologica dai forum, devo dirlo, mi inquieta. Non la condivisione di esperienze, che ci fa benissimo. Dico che alcune interpellano i forum anche per decidere se con 17 gradi, pioggerella e brezza fresca è il caso di uscire o no, e cosa gli devo mettere. Parecchio tempo fa un gruppo di ultrà si è scatenato alla domanda “chi è Flavia di VereMamme?”, originata dalla mia pagina Facebook e da qualche invito partito da lì, generando un thread surreale con tanto di stralci del mio curriculum presi da Linked In. Il tutto, dopo un mio intervento sorpreso, si è chiuso con “io chiedo tutto alle mie amiche, dalle previsioni del tempo alla ricetta del risotto. Avevo una domanda e ho avuto una risposta”.  Bene, contenta tu. Solo che la mia persona non è proprio come un risotto. Se ti accontenti delle risposte delle amiche invece di cercare le tue, non credo che tu sia arrivata più vicina di un solo centimetro a sapere veramente chi sono io.

(Ora che scrivo è una giornata piovosa. Deve avermi influenzato l’umore)

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20 Risposte per “I dilemmi delle madri”

  1. Chiara 2 scrive:

    Tipo che sfondi una porta spalancata? Nel 2007 ho partecipato a un blog collettivo di mamme, con la speranza che fosse un angolo dove parlare sì di cose pratiche, ma anche confrontarsi su questioni "di principio" e riflessioni sulla maternità. E’ finito ad essere un continuo cavillare sull’uso della robiola nello svezzamento o sul girello, a parte i racconti estatici di parti e gravidanze.
    Non ho niente contro i blog di questo tipo, ma non incoraggiano certo ad uscire dal triangolo gravidanza-parto-allattamento di cui parla la mia amica momatwork, né ad avere l’atteggiamento di "mamma pensante" che ho felicemente trovato qui.
    Ti confesso che, quando ho sentito parlare per la prima volta di VereMamme, ho avuto molta paura che scivolasse giù per la stessa china. E invece sono così felice che abbiamo preso tutta un’altra piega!

  2. ad occhio e croce, flavia, sei abbastanza vicina, con veremamme, a ciò che dici.
    nessuna soluzione preconfezionata. ma si procede per tentativi ed errori, insieme, o a velocità diverse a chiedersi chi sono, chi siamo. e quando…
    giocando ad eludere schemi prefissati eppure a cercare sicurezze negli schemi che ci rispecchiano.

    progressive definizioni.

    peraltro condivido l’allergia a sentirmi troppo schematizzata.
    mamma va bene, ma anche il resto….

    un abbraccio.
    tò!!
    :-)

  3. Arianna scrive:

    "Tanto qualunque cosa tu faccia, troverai sempre qualcuno che ti dimostrerà con vari studi scientifici che stai sbagliando". Hai perfettamente centrato il punto. Che si tratti di un dibattito su un forum, o di un confronto tra mamme bloggers, o con una cultura diversa dalla nostra, con la vicina di casa, con il pediatra o con la nonna, c’è sempre e comunque qualcuno che ti insinua il tarlo dell’inadeguatezza. Anche senza farlo proprio proprio apposta.
    Io stessa con i miei primi due figli spesso mi sono trovata a cercare furiosamente "la cosa giusta da fare" in qualsiasi circostanza – vabbé, mica per quanto riguarda la pioggerella, parlo di questioni ritenute dai più "fondamentali".
    Così che quando ho dovuto fare un cesareo, mi sono ammazzata di sensi di colpa per via del bonding mancato, quando a tre mesi non sono più stata in grado di allattare "e perché poverini del latte della mamma ne hanno bisogno", quando li ho mandati al nido a sei mesi per tornare al lavoro "e perché che tanto quel che guadagni va tutto in spese dell’asilo", e quando, per puro istinto di sopravvivenza, ho applicato Estivill "ecco, li hai rovinati irrimediabilmente".
    Ora è nato il mio terzo figlio e ho deciso che basta. Basta ascoltare gli altri. Ascolto me stessa, la mia esperienza ma prima di tutto il mio istinto. Nel lettone? Oggi no, ma domani perché no? Sì, lo allatto. Certo, probabilmente rimarrò per tutto il tempo 10 kg sovrappeso. E allora? Domani non ho più latte? Bene, so già a quale artificiale ricorrere, senza sensi di colpa. Ricomicierò a lavorare? Non ricomincierò? Boh, mah, forse, chissà. Ci penso, vedo cosa per noi sarà la cosa migliore. E con "noi" intendo loro, i miei figli, lui, mio marito, ma anche me, donna e mamma.
    Non sarò mai più vittima dei sensi di colpa, dell’inadeguatezza? Bah, sarei un’illusa. Perché troppe volte l’istinto decido anche di non seguirlo, dando la priorità ad altre cose, cadendo in un circolo vizioso di "vorrei ma non posso", "potrei ma non voglio", cosa voglio, cosa faccio? oppure lo seguo e poi me ne pento.
    Però ecco, il tentativo c’è. Di smettere di paragonarmi a modelli che ritengo migliori (ce n’è sempre!) e spesso per questioni ormai superate sulle quali non posso tornare indietro. Insomma, evitare l’autoflagellazione continua.
    (credo di essere stata un pò confusa, in questo commento, ma anche io ho l’attenuante: stanotte pupo ha mangiato ogni due ore, invece che quattro, dite che è normale o vado dallo psicologo?) :-)

  4. Flavia scrive:

    @Chiara: grazie :) il fatto è che il nome potrebbe ingannare, l’ho sempre saputo (perchè intendo vere nel senso di autentiche e sincere, non nel senso "le migliori") ma magari anche nel nome sta una certa provocazione.
    @Monica, un abbraccio a te, da un’altra allergica :)
    @Arianna: altro che confuso! potessi scrivere io così dopo una nottataccia. la cosa giusta da fare la riconosci da sola quando hai la forza di fare piazza pulita dei "dovrei" "potrei" e tutti gli altri condizionali. grazie di avercelo raccontato dal tuo punto di vista.

  5. se posso permettermi di osservare la faccenda da un piano diverso, direi che paghiamo il costo di voler "espertizzare" ogni faccenda che ci riguarda. e per noi non dico le mamme ma come società … c’è sempre un esperto, un tecnico che ci dice cosa dobbiamo fare per "fare la cosa giusta".

    perchè, è ovvio c’è una cosa giusta e noi non sappiamo quale sia, inevitabile no??
    se poi siamo madri la cosa giusta proprio non la sappiamo. stranamente la razza umana è evoluta anche in assenza di tecnici ….
    per cui ….

    @arianna, più che dello psicologo chiedi a qualcuno di tenerti il pupo mentre recuperi il sonno :-)
    io ho appena fatto così …. :-)) e ho dormito fino alle 8.00!!!

  6. LGO scrive:

    Mettiamola così. Ora, con i figli un po’ più grandicelli, sono un po’ più rilassata. Prima, soprattutto con la figlia più grande, anche per la mia storia passata, evitavo come la peste il confronto con gli altri, in particolare le altre madri, soprattutto di figli piccoli. Tipo che ho comunicato che ero incinta ai familiari al quinto mese. Tipo che in ospedale non ho familiarizzato quasi con nessuno. Ho avuto un sacco di dubbi, che ho testardamente affrontato facendo a modo mio. E facendo ovviamente un sacco di errori. Solo quando stavo allattando il più piccolo mi sono lasciata convincere dalla ragazza che a suo tempo aveva tenuto la figlia precedente quando sono tornata a lavorare (al sesto mese) a parlare con una consulente della Leche League. Bè, abbiamo avuto questo colloquio, sedute per terra a gambe accavallate, col nano che ciucciava-provava a gattonare, riciucciava e rigattonava (Lei era incinta della seconda figlia). Ma non è stato un vero e proprio colloquio. Io all’inizio non volevo parlare, lei era tranquillamente lì. Poi le ho raccontato qualcosa, sempre di più, perché alla fine pensavo che tanto non avevo niente di cui vergognarmi. Non si è turbata per niente, mi ha ascoltato e mi ha raccontato anche lei cose di sé. Alla fine, non mi ha dato risposte, ma un po’ di sicurezza in più, sul fatto che non è possibile evitare gli errori. Che la cosa migliore da fare, quando si è genitori, è provare e riprovare a mente aperta, essendo anche pronti a tornare sui propri passi tante volte, finché non troviamo il nostro equilibrio.
    All’inizio ero un po’ scettica su VereMamme, ve lo dico molto sinceramente. Un po’ mi interrogavo sul nome (che vuol dire "Vere"? Forse che ci sono mamme vere e mamme meno vere? Forse alcune sono più buone di altre?), ma vedo che questo posto è frequentato di mamme cattive, mamme imperfette, e mi attira di più.
    Anche se penso che alla fine la maternità non può essere il comune denominatore che cementifica il rapporto tra persone, e ora sono in quella fase della vita in cui una si chiede cosa le resta, dopo dieci anni di accudimento di figli, della sua vita.
    Ok, come si vede sono molto confusa :-)
    Ma anche molto orgogliosa di saper sbagliare senza farne troppi drammi ;-)

  7. LGO scrive:

    Flavia, scusami.
    Non volevo insistere sul nome, solo c’è stato in pochi minuti un intreccio di commenti, e ho letto il tuo precedente solo dopo aver pubblicato il mio :-)

  8. marilde scrive:

    "Mi chiedo solo: possibile che una madre non possa trovare con la propria intelligenza la via di mezzo che fa per lei?".
    E’ proprio questo il punto Flavia. A volte l’intelligenza non basta. Certo l’intelligenza aiuta e per alcune donne risolve, ma per tante, anche estremamente intelligenti la pressione di un modello che arriva dall’esterno ( e anche dall’interno) è più potente ancora. Per questo motivo spazi come questo sono fondamentali, spazi nei quali di maternità si parla uscendo dal proprio ombelico e provando a pensare, a scrivere, a raccontare la maternitità in modo diverso da quel modello che ancora propinano. Mi pare che però ci sia qualche segnale di miglioramento. Piccolo. Ma c’è. Io su queste cose discuto da venti anni almeno. All’inizio venivo guardata come un mostro, più avanti con meno in quietudine, oggi le persone mi ascoltato e vedo nei loro sguardi un’attenzione diversa. (Sarà anche che invecchiando mi arrabbio di meno e sono più pacata nel fare affermazioni controcorrente).

  9. Isa scrive:

    vedo che hai fatto i compiti, eh!? ah ah :-))) "Sti francesi"… sempre all’avant-garde, non?! loooool
    Provocazione a parte, è sempre interessantissimo vedere come si fa altrove, analizzare, ponderare, per poi ispirarsi delle cose buone.
    Ci dai spunti di riflessione molto interessanti; grazie!

  10. my scrive:

    ne aprofitto per fare outing: anche a me il nome non piace! e ancora non mi avete convinta, sob!!

  11. Flavia scrive:

    @ LGO, grazie per essere passata… "Provare e riprovare a mente aperta", come hai raccontato, è di sicuro l’atteggiamento più produttivo
    @Marilde, la tua riflessione è utile… si può essere molto intelligenti e tuttavia soffrire i modelli imposti. per questo bisogna cercare di essere "vere", cioè veramente se stesse. come ho commentato spesso, secondo me lo si ottiene quando si empatizza con i punti di vista altrui, e quindi si smette di giudcare le altre e di sentirsi giudicate (ci vuole molta forza e a volte è davvero dura).
    e torniamo al nome…
    @My, "veremamme che sanno cosa vogliono", capisco che di primo acchito suoni aggressivo. diciamo che fa parte del character :) Se non ti abbiamo ancora convinta sul nome mi dispiace, ma se spesso sei qui vuol dire che l’importante è la sostanza ! :))

  12. my scrive:

    " l’importante è la sostanza ! :))"

    assolutamente si! sempre e comunque!!!

  13. Cosetta scrive:

    Cara Flavia,
    sono molto interessata, come te, ai diversi modi di vivere la maternità e all’idea di aiutare le madri a essere tali nel modo che più aggrada loro, ma sinceramente ho letto anche in passato quello che scrivi e non mi pare che il tuo sito vada in questo senso, in tutta sincerità.
    Qui si lege un giudizio ben preciso su come le cose dovrebbero essere, che può avere l’unica utilità di fungere da "autorinforzo" per quelle che la pensano come te. Più+ utile del confronto e della discussione? Non credo: è solo vedendo i vati punti di vista possibili e i diversi modi di vivere la maternità che una donna intelligente può anche cambiare idea e scegliersi il modo che trova più congeniale al suo modo di essere.
    Perchè sentirsi a disagio di fronte ai modi diversi di vivere, anche per quanto riguarda internet. Nn ami i forum? ibera di non partcipare e di star q

  14. Cosetta scrive:

    ui a parlare da un palco. Perché la necessità di denigrare altri modi di fare?

  15. Bilingue Per Gioco scrive:

    Io un’opinione in merito ce l’ho, anche se poco moderna.
    Secondo me non siamo state programmate per affrontare la materinita’ da sole, in tutte le societa’ le giovani mamme vengono affiancate da donne piu’ esperte, le loro ammme/zie/vicine/etc. che le aiutano a tramandano loro una secolare saggezza femminile. Oggi, nella nostra societa’, questo non succede piu’, o comunque meno.

    I nonni non sono piu’ parte integrante della vita familiare, e comunque le nostre mamme spesso hanno fatto una vita diversa dalla nostra, quindi i loro consigli a volte li accettiamo a volte no.

    Lo dico perche’ ho fatto enrambe le esperienze. Ho vissuta la mia maternita’ a Londra, da sola. Non un’altra mamma con cui scambiare esperienze e pareri (nel mio giro di amicizie non c’erano mamme). Passavo tanto tempo al telefono con altre amiche, leggevo libri, passavo ore online a cercare info su tutto: la Toxo, Yoga per la gravidanza, da che medico andare, cosa comprare, etc etc…
    Poi ho partorito in Italia e qui mi sono fermata, mia madre e altre amiche mamme mi sono state vicine, in maniera molto naturale. E le info non le cerco online, anzi non le cerco proprio, tranne rari casi per problemi specifici.

    Non credo sia giusto criticare chi cerca consigli, perche’ mamme non si nasce, si diventa, e ogni donna nel suo essere mamma traferisce millenarie esperienze. Ogni nuova mamma e’ piena di dubbi, che si risolveranno con l’esperienza e con un po’ di supporto. Ma sono d’accordo che c’e’ qualcosa di sbagliato se una deve andare su un forum per sapere se mettere la maglia al bambino, cavolo, mettigliela e poi al limite gliela togli!

    My 2 cents…

    L.
    http://blog.bilinguepergioco.com/

  16. Flavia scrive:

    @cosetta, ciao e benvenuta. il mio punto era più che altro sulle "esagerazioni" perchè penso che gli eccessi non facciano mai bene. sul fatto di non poter piacere a tutti, l’ho sempre saputo e quindi il tuo commento è benvenuto ed è un buon segno che tu ti sia sentita libera di lasciarlo. Ma una cosa è dare- inevitabilmente- la propria impronta ad uno spazio, una cosa è pretendere di imporre punti di vista agli altri, io quello non lo faccio mai.
    a proposito del confronto sono d’accordo con tutto quello che dici, tranne due parole: "palco" e "denigrare". sul palco, se così si può chiamare qualsiasi luogo della rete, salgono tutte quelle che vogliono partecipare qui, e più sono diverse da me più sono contenta. denigrare, lo escludo: ho criticato l’esagerazione e ho portato un esempio in cui a causa di quell’eccesso sono stata denigrata io :)
    mi farà piacere se tornerai a trovarmi :)

  17. mi piace l’input di marilde volto ad usare la scrittura come modo di tirare fuori, ancora una volta, la propria maternità; come a dire che si fa nascere un figlio e poi si fa nascere (una nuova nascita) anche la madre che noi siamo….
    va da se che ognuna ha un figlio diverso ed è una madre diversa, con principi e stili diversi…

    quello che condivido con flavia è la ricerca di un modello che sia più simile a ciò che siamo che non a ciò che ci invitano ad essere …

  18. Arianna, sei mai andata a scavare dietro alle parole che ti insinuano quel tarlo?
    Vacci per favore.
    Chi c’è?

    Io spesso, dietro chi sproloquia (almeno per parlare ci vuole il palco, per sproloquiare basta la piccionaia) ho trovato donne disarmanti.

    Quella che non lavora che si permette di fare finta di sapere cosa significhi lavorare e gestire una famiglia;
    quella che non esce mai di casa che ti critica se vai 2 giorni con il marito senza figli;
    quella che "ah io non partirei mai senza i miei bambini" e poi lascia i bambini alla baby sitter o al nido tutto il giorno;
    quella che legge 6 libri l’anno che ti dice che tu ne leggi 50 perchè non trombi; quella che lascia i figli soli perchè deve stare al pc che ti dice che lei non lavora perchè ha scelto la famiglia;
    quella che dice "ah, io non lavoro per scelta" e poi scopri che non lavora perchè non se la piglia nessuno, nonostante 2 lauree e 4 master;
    quella che ti fa una capa tanta sul parto naturale e poi chiede l’epidurale "perchè IO avevo dei dolori assurdi";

    Non fermatevi alle frasette, andate a vedere da che bocca escono…diventerete improvvisamente ilari e vi sentirete delle madri supeperfette, almeno per un istante.

    Flavia, non toglierti mai questo cappellino diverso. Questo che stai facendo con le mamme è un lavoro SERIO, di cui si sentiva la mancanza.

    Rubino for President. :D

  19. Flavia scrive:

    ullalà Silvia, grazie per il tuo apprezzamento. manterrò il caschetto da miniera stretto in testa :) "for president", no no grazie lo stesso !! :)))

  20. piattinicinesi scrive:

    sono molto d’accordo con Silvia sul guardare da dove vengono le critiche. una cosa che ho imparato (anche sul lavoro) è che le persone che sono tranquille, che valgono, che hanno tratto un vero profitto dalla propria esperienza sono quelle più incoraggianti, più generose e più tolleranti. le critiche feroci in genere vengono da chi ha i conti aperti con se stesso ed ha bisogno di scaricare sugli altri la propria inadeguatezza.
    in qualche modo ne abbiamo fatto le spese tutti. ma perfortuna la maggior parte delle volte se ne esce bene.
    e io sono sempre più contenta di questi spazi di condivisione :)


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