Corso pre-parto, affari di coppia

Pubblicato il 11 aprile 2009 da Ondaluna

La solita telefonata ansiogena dell’amica desiderosa di racontarti la sua meravigliosa esperienza. Si prodiga in frasi del tipo “Non hai ancora pensato al corso di psicoprofilassi al parto??? Incontrarsi con le altre gravide è un’esperienza meravigliosa, dove il vostro mondo è dentro, e tutto il resto del mondo è fuori. Tu non sei più l’aliena, ma capisci che ci sono altre che vivono quello che vivi tu”.
A I U T O.
Non c’è niente che io tema di più che incontrare altre gravide che mi facciano sentire definitivamente fuori dal mondo delle persone normali. E, oltretutto, non c’è niente di peggio della minacciosa frase di chi ti dice “ancora non hai visto niente”. Si, lo ammetto, forse non tutte la pensano come me, ma io, da irrinunciabile nostalgica quale sono, ho più paura che voglia di sentirmi “in un mondo a parte”.
Ma andiamo avanti.

Nonostante le mie reticenze oso dire che ce la metto davvero tutta, e provo a spendere tutto il mio impegno nel fare le cose nel migliore dei modi: riguardo al corso di psicoprofilassi al parto chiedo in giro, telefono, mi informo, prendo appunti. Vorrei un servizio di qualità, ma nello stesso tempo posso affidarmi solo a quello che ne dicono le altre donne, e quello che ne dicono dipende molto dal carattere di chi te ne parla.
Del corso pre-parto leggo e sento cose del tipo:

  • gli incontri previsti per gli uomini sono due, se fossero di più si annoierebbero (ah, grazietante, io invece mi diverto!)
  • molti sono reticenti ad andarci, e comunque, anche se lo desiderano, vivono sensazioni di disagio (a me invece essere gravida e partorire nel dolore piace tantissimo e non vedo l’ora!)
  • il padre è quello che ha un ruolo di supporto e si deve occupare del necessario nei periodi in cui la mamma non può muoversi. La madre è colei che effettua il lavoro più duro (ecco, ora che lo sento dire chiaramente sono decisamente nel panico e notevolmente arrabbiata)
  • quello che spiegano agli uomini è che molti in sala-parto svengono perché non hanno mangiato nulla durante le lunghe ore di travaglio della compagna (quindi, signori, quando le contrazioni sono più ravvicinate invece di assistere la vostra donna scagliatevi sugli avanzi in frigo)

Mettiamo che nel mio caso, invece, MisterG mi ha chiesto espressamente di fare il corso insieme, e che è disposto a prendersi dei permessi da lavoro per venire con me.
Mettiamo che forse ha più voglia di me di partecipare.
Mettiamo che né io né lui abbiamo la benché minima idea di cosa aspettarci da un corso pre-parto  ospedaliero (e non sappiamo quindi se vale la pena o no, per entrambi).
Mi confronto ogni giorno di più con un vero e proprio mondo “a parte” in cui sembra che il parto non sia roba per gli uomini, e mi chiedo (a livello personale ma anche professionale) se non sia possibile fare qualcosa perché finalmente non si possano aprire quelle porte (concretamente, oltre che virtualmente) agli uomini, per ciò che riguarda la preparazione al parto. Sembra che apparentemente siano richiesti, ma in realtà, negli atteggiamenti e nell’organizzazione, non li vuole proprio nessuno. Scoraggiano la presenza, limitano il numero degli incontri, a volte li invitano gentilmente a stare fuori dall’aula, e persino dalla sala travaglio, dato che in alcuni ospedali, richiedono espressamente un’assistenza femminile (io voglio lui in quel momento!!!)
Io si però! Io MisterG lo vorrei davvero, e mi piacerebbe che ci preparassimo insieme, e che il travaglio fosse un momento di coppia in cui entrambi abbiamo un ruolo, anche se diverso.
Insomma: è mai possibile che tutto quello che lui debba fare al corso pre-parto sia tenermi la testa e sentirsi dire che non deve mandarmi a quel paese se impreco? No, decisamente no, non può essere questa la preparazione al parto per i papà.
Altra questione è poi perché per me debba essere così difficile. Perché IO non ci voglio andare?
Vorrei tanto che fosse un’esperienza che non aggiunga ansia a quella che già ho. Provo rabbia nel sentirmi così sola (dato che sembra che sia un corso per sole donne) in un’esperienza come partorire, e prepararsi a partorire.
In questo momento il corso pre-parto per me significa solo “oddio, ci siamo”: posso postergare quanto voglio, ma questa bambina devo uscire proprio da lì che mi piaccia oppure no. Riconosco di avere bisogno di qualcuno che mi aiuti ad affrontare questo momento e che mi insegni a prendermi il sostegno che mi serve, ma vorrei solo non incorrere in una crisi di panico.

18 Risposte per “Corso pre-parto, affari di coppia”

  1. Laura scrive:

    cara Ondaluna, per il Grande andai al corso preparto, e fu utile e anche piacevole. Anche io avrei preferito affrontare il tutto con il Papi, ma in realtà mi sono goduta quelle uscite rilassate la mattina, visto che già non lavoravo piu’. Prendevo un sacco di appunti e poi la sera li studiavamo insieme. Sono stati momenti belli. Certo, quando mi aiutava a fare il training autogeno, con la sua dolce voce, finiva che lui si addormentava…; comunque per entrambi i parti il Papi è stato fantastico, non avrei voluto nessun altro vicino e posso dire che li abbiamo partoriti insieme, i nostri bambini!

  2. Serena - genitoricrescono scrive:

    Cara Ondaluna, anche per me la presenza del mio compagno è stata fondamentale, per entrambi i parti. Il corso lo abbiamo fatto insieme, interamente, ma non so se questa è una differenza tra la Svezia (dove viviamo) e l’Italia. Il mio secondo parto, avvenuto un mese fa, l’ho raccontato qui.
    Per quanto riguarda la tua esitazione e paura, credo sia assolutamente normale. Io mi ricordo che ho rimandato la lettura di libri sul parto e l’iscrizione al corso agli ultimi due mesi (per entrambe le gravidanze). Non ne volevo assolutamente sapere prima, e me ne restavo nel mio guscio a meditare. L’idea di incontrare altre donne con le quali confrontarmi mi terrorizzava, e non avevo alcuna intenzione di pensare ai dolori e alla fatica del parto. Credo che la 21 settimana di gravidanza, sia un tantino presto. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. Madre natura ci da 9 mesi, che possono sembrare lunghissimi, ma che ci servono tutti per maturare dentro l’idea di diventare genitori.
    Alla fine vedrai che arriverai anche te al punto di sentire il bisogno del corso (e di tutto il resto). In bocca la lupo!

  3. due figlie due corsi due ospedali due papà.
    il primo mini ospedale con toste ostetriche anti medicalizazzione, parto in acqua (un pò). 23 ore di travaglio nesce la grande
    corso fatto poco e male.
    il secondo policlinico, ostetriche pro-medicalizzazione del parto, parto indotto in 2,5 ore è nata la minina. corso fatto benino. interessante scientificamente e anche palloso in alcuni punti.
    detto ciò i padri sono stati essenziali nel sostegno, pur non avendo fatto il corso.
    ma la voce narrante dell’ostetrica che blandiva, sosteneva, suggeriva, insisisteva, respirava con me, è ciò che più ho sentito necessario e fondamentale. era la strada da seguipe per fare nascere le bimbe.
    "spinga signora".
    a me le ostetriche sono piaciute da pazzi, grandi donne, forti e capaci. compagne.
    il compagno papà della grande e il papà della mini, sono stati la sicurezza e l’avvio della genitorailità insieme … con il senno di poi ha aiutato molto anche loro a divenire padri….

    però mi informerei anche sui corsi dei consultori, alcune dicono siano fatti meglio.in ospedale invece familiarizzi con le ostetrice e il luogo che accoglierà il parto, può essere importante anche quello….

    :-9

  4. mi scuso per l’italiano terrificatne ma sono di fretta, frettissima. scusate!!! :-)

  5. Renata scrive:

    Cara Ondaluna,
    ho frequentato il corso per il primo parto e l’avrei seguito di nuovo per il secondo se non fossi stata impedita dalla presenza del primo figlio, è stata una esperienza piacevole. Ho incontrato donne splendide, di età diverse e con un trascorso molto differente. C’era la ventenne lasciata dal compagno che frequentava il corso con il padre/nonno e che ha partorito prima di tutte, proprio durante la lezione in cui dovevamo prendere visione della sala parto. Con lei c’era suo padre ed era l’uomo più felice del mondo in quel momento. C’era la over quaranta che aveva già prenotato il cesareo. C’erano quelle che avrebbero voluto la madre il giorno X e quelle che avrebbero voluto il marito.
    Io ti consiglierei di non perderlo, puoi sempre raccontare al marito come sono andate le lezioni che non può seguire.
    Al primo parto sono stata assistita splendidamente dal marito e mi è mancato molto la sua presenza con il secondo. Se fa piacere ad entrambi è una "bella" esperienza di coppia.

    PS: però prendi tempo sei a metà percorso, non avere fretta…

    .

  6. Mamma Cattiva scrive:

    Onda cara,
    mio PERSONALISSIMO parere è che il corso pre-parto non serva a nulla. Ma a mio discapito ti dirò che l’ho potuto capire solo dopo averlo fatto e quindi forse va fatto per capire da sole che non serve a nulla :) Ma il mio personale parere è solo tra tanti che sentirai.
    Durante la seconda gravidanza quindi ho deciso serenamente di non farlo e di investire tempi e permessi per stare un po’ con il primogenito o per andarmene a spasso.
    Al corso che feci andai sempre da sola perché il doc viveva in un’altra città e la cosa paradossale è che…lui fa i corsi pre-parto e quindi si è rifiutato categoricamente di organizzarsi per esserci. Curioso, non credi?
    Una cosa "didattica" che mi servì di più furono delle sessioni tematiche più specifiche, prima e dopo, sull’allattamento, sulla respirazione o sui massaggi ai bimbi, tenuti da persone molto ispirate e quindi assai coinvolgenti.
    Ma in generale la cosa che non amavo era l’estremismo delle posizioni come se per ogni cosa ci potesse sempre essere solo un modo, QUEL modo.
    In quello al solito ci soccorre la nostra testa.
    Onestamente, per come "ti sento" che sei,il tuo buon senso sarà il miglior corso di cui usufruirai.
    Ribadisco, mi ripeto, fino alla nausea, goditi il tempo ora più che puoi, facendo nulla, tanto, perdendo tempo. E anche questo,forse, lo capirai, come noi tutte, solo dopo. Va bè…

  7. Chiara 2 scrive:

    Se un corso preparto è fatto bene, vale la pena di farlo. Soprattutto quando ti spiegano cose "tecniche" tipo come affrontare il post partum (bottiglietta per fare il bidet, fondamentale!) o come evitare che i tuoi capezzoli diventino le piaghe di Padre Pio (lanolina come se piovesse, ora lo so!), e lì la presenza del padre è effettivamente un po’ superflua. Per quanto riguarda invece aspetti sanitari, psicologici e organizzativi, penso che la presenza del padre sia fondamentale.
    Ospedali e ASL a parte (che cmq possono essere validissimi, non tutto quello che è pubblico è fatto male e viceversa), ci sono un sacco di associazioni che promuovono corsi di questo genere. Tu di dove sei?
    Un’altra cosa che mi viene in mente che potresti fare è sentire Silvia – Mammaimperfetta, che è molto esperta: lei potrebbe darti buoni consigli.
    La terza cosa che mi viene da dirti è che, se non trovi corsi che accolgano di buon grado i padri, puoi comprare "Manuale del padre contemporaneo" di Biondillo e Severini: è un bel modo per capire che i padri veramente coinvolti non sono né un’utopia né una rarità.
    Infine, ti racconto la mia esperienza: mio marito è venuto con me al primo incontro del corso preparto, per il resto abbiamo bigiato entrambi. Al primo parto, sarebbe svenuto sì ma dal sonno (era in piedi dalle 5 e Amelia è nata alle 9.25 del giorno dopo). Al secondo, ho partorito letteralmente appesa al suo braccio (storia complicata e buffa, ma che mi è servita per rispettare tutte quelle specie che partoriscono appese a un ramo tipo koala).
    Questo per dire che non è necessario essere preparati per aiutare: basta averne davvero l’intenzione.

  8. un link interessante…. almeno credo. se lo è facci sapere!
    :-)

    http://www.mondo-doula.it/parto_on_line.asp

  9. ho sposato un comunista scrive:

    ei ondaluna, nessuno puo escludere il tuo mister c. Quindi tu lo vuoi con te e lo avrai! Il mio compagno non permetterebbe mai a nessuno di escluderlo da una simile esperienza, e rifiuterebbe un corso dove ci dicono che gli uomini sono solo accessori inutili e ingombranti. e io sono d’accordo con lui. Tu scegli quello che fa per te, ormai ce ne sono di tutti i tipi! Siete padroni della Vostra esperienza!
    Inoltre l’atteggiamento italiano è fortemente diverso degli altri paesi, la mammanza italiana è una spece di militanza radicale in cui l’unica bandiera è la sofferenza, siamo noi quelle che soffriamo cosi possiamo dire tutta la vita agli uomini che non servono a niente e se puta caso ti viene un maschio allora pure lui è destinato a sentire il senso di colpa.
    E se non trovi la cosa giusta, ci sono ostetriche private che ti fanno corsi personalizzati creando un bellissimo team a tre, affiatato e partecipe.
    Mh mo mi sono arrabbiata! Mi viene da incitarti con ogni sorta di volgarità in stile romano!
    Mi asterrò, con la pancia dicono non possiamo dire parolacce, ops tranne durante il parto…mah!

  10. ondaluna scrive:

    Non dissento da nessuna di voi quando dite che la presenza del nostro compagno è fondamentale. Questo è esattamente quello che penso io.
    Fermo restando che ciascuna donna può e deve scegliere il sostegno laddove la rassicura trovarlo davvero, io sono una che pensa di volerlo cercare proprio in lui. Siamo entrambi nuovi ed inesperti a questa esperienza, e questo è un limite, ma credo sia anche una risorsa. Ho a mio vantaggio una sua grande voglia di Esserci. Il suo desiderio di diventare padre è -oserei dire- più grande del mio di diventare madre. E’ già innamorato pazzo di sua figlia, e non oso immaginare come sarà dopo. Tutte queste cose penso siano importanti per affrontare insieme questo momento.
    Ma forse questo, purtroppo, non basta.
    Ad oggi, che sono un pò più avanti con la gravidanza, posso anticiparvi che sono venuta in contatto con diverse strutture che organizzano i corsi, ed ho optato (come vi racconterò più avanti) per il corso ospedaliero, che comincerò quando entrerò al settimo mese, ovvero tra poche settimane.
    Le ragioni della scelta sono molteplici, ma essenzialmente mi va di familiarizzare con l’ambiente e il personale della struttura nella quale partorirò.
    Il mio vissuto rispetto al parto fa storia a sé, ma quello che mi sconvolge davvero è che, a quanto ho visto finora (mi riservo di raccontarvi il resto non appena inizierà il corso), questi corsi sembrano aperti anche ai papà, in realtà mi scontro quotidianamente contro un velato ostruzionismo che dà per scontato che lui per certe cose non serve (si annoia, non gli interessa, etc).
    Possiamo farlo decidere a lui? Questo è quello che chiederei volentieri.
    Lui è interessato a sapere, chi altri dovrebbe spiegargli la fisiologia del parto? Lui è interessato a vedere, come altro potrebbe costruirsi delle aspettative su quello che io vivrò? Lui è interessato a restarmi accanto: perché mai dovremmo dare per scontato che la sua presenza è "opzionale" e sarà il personale ospedaliero a guidarmi nel migliore dei modi?
    Senza poi contare la valenza relazionale che ha per una coppia condividere (come qualcuna di voi ha scritto) il progetto su questo evento.
    Perdonatemi, ma mi piace credere che condividere il mio dolore trovando sostegno nella sua presenza attiva sia quello che mi aiuterà ad atttraversare questo momento facendo piena leva su tutte le mie risorse.
    E mi sembra legittimo il suo bisogno di non essere escluso da quei pochi incontri in cui si parla di TUTTI gli aspetti del parto (compresa la ginnastica preparatoria), con cui un uomo troppo spesso non può confrontarsi.
    Oso nel dire che è mio timore che la presenza dei papà sia ancora troppo ingombrante per gli operatori sanitari, più interessati alla futura partoriente. Trovo che la solitudine di questa esperienza (in ospedale) sia un ottimo fattore predittivo di disagi (nel ritorno a casa), depressioni post-partum, difficoltà relazionali, inevitabili in un mutato equilibrio quale l’arrivo del primo figlio.

  11. Pam scrive:

    Ciao a tutte!
    Ebbene sì, alla fine anch’io ho ceduto e sto frequentando il famoso corso pre-parto: devo dire che non sono partita con grandi aspettative, piuttosto con curiosità anche perchè i pareri di amiche e conoscenti erano discordanti – come del resto quelli sugli ospedali di Milano! -
    Che dire, intanto mio marito non frequenta con gran dispiacere (!!) e io sperimento tecniche di training autogeno che francamente non so quanto e se utilizzerò durante il travaglio: ho come l’impressione che sarò presa da altri pensieri!!!
    Fondamentale per la mia lucidità sarà la presenza di mio marito in sala parto, da sempre riesce a calmarmi e spero che anche in questo caso sia in grado di farlo!
    In conclusione mi sento di dire che ogni gravidanza è a sè, ogni mamma deve fare un pò quello che si sente e vivere i nove mesi (che volano!) con la massima serenità: e se non vuoi fare il corso pre-parto pazienza! I bimbi nascono lo stesso.

  12. Flavia scrive:

    ho capito. tra le prossime iniziative di VereMamme deve esserci il blog dell’ostetrica: un corso pre parto on line con tanti racconti interessanti…se ne conoscete una strasimpatica mi raccomando, mettetemi in contatto:) io comunque l’ho fatto al primo ma non al secondo, e l’ho fatto molto a modo mio. il minimo sindacale, concentrando tutti gli incontri che mi interessavano in poche settimane durante il settimo mese. non ricordo più molto, ma mi ha dato la sensazione di sapere cosa mi dovevo aspettare, ecco qui.

  13. mi passate una battutaccia? spero di si!

    il vero parto è sempre quello che non ti hanno raccontato!
    anche nel bello, a onor del vero.

    però è vero che te ne dimentichi in fretta.
    ma te lo ricordi subito quando resti incinta del figlio 2!

    in ogni caso in ospedale da sempre fastidio ogni cosa che non sia medicalizzabile e controllabile, mica solo i padri…
    qualche ospedale sembra esserci attrezzato meglio per questa esperienza di gruppo …

    per la cronaca 11 anni fa ho scelto di andare a partorire facendo un viaggetto di un h in autostrada per avere il parto in acqua e un ospedale accogliente, era il mio bisogno irrinunciabile di allora….
    (h di chieri – torino – 11 anni fa lo so per esperienza diretta)
    mi dicono anche il san gerardo di monza a milano e il san paolo a milano – me lo dicono amiche neo madri …
    in futuro al policlinico di pv dovrebbe sorgere un nuovo blocco parto attrezzato con zone per il parto naturale (in acqua, con le varie stanze per partorire in tranquillità nella posizione preferita…..)

    si flavia mi piace la faccenda dell’angolo dell’ostetrica! :-)) pensavo giusto di dirti perchè non apri una sezione narrazione parto, viste le belle cose che escono??…. e tu sei già lì! grande
    :-)

  14. ondaluna scrive:

    La struttura dove partorirò è molto all’avanguardia. E’ ben attrezzata, ha una bassa incidenza di tagli cesarei, permette il parto in acqua, pratica l’epidurale. Ha un importante centro di neonatologia. Sarò seguita da gente giovane, sembra in gamba, ed IN TEORIA sembra tutto molto adeguato e moderno. E poi mi fido molto del mio ginecologo.
    La mia sensazione forte rispetto al gradimento della presenza del maschile intorno alle questioni di parto però è un pò al di fuori dello "staff" da cui mi auguro di essere circondata (almeno questo è ciò che io spero).
    Ciò che mi allarma è un latente atteggiamento culturale, mentale, non saprei come dirvi. Voglio credere che io e MisterG, nella nostra determinazione, possiamo fare la differenza (per ciò che ci riguarda). Mi riservo di attraversare questa esperienza, e di aggiornarvi, prometto.

  15. Laura.ddd scrive:

    riprendo questa tua frase Ondaluna: "Oso nel dire che è mio timore che la presenza dei papà sia ancora troppo ingombrante per gli operatori sanitari, più interessati alla futura partoriente" per dirti che la mia esperienza in entrambi i casi è stata opposta: gli operatori sanitari sono stati ben felici di lasciare mamma e papà da soli nella stanzetta travaglio (con la nostra musica in sottofondo), il papà teneva il conto dell contrazioni e le ostetriche venivano ogni tanto a fare i controlli e poi all’ultimo è stato il papà a chiamarle, perchè altrimenti la sala parto non la vedevamo neanche. Dolore a parte, un’esperienza di grande intimità.

  16. Chiara 2 scrive:

    @monica: io ho partorito al San Matteo di PV, quindi so di cosa parlo. Il San Matteo non ha bisogno di ampliare il blocco parto, che non avrà le vasche ma ha la migliori ostetriche che si possano desiderare (Flavia, se l’ostetrica che mi ha fatta partorire avesse il tempo per un blog, ci ammazzeremmo di risate). Il San Matteo dovrebbe investire nella zona nido e degenza: dove i bambini d’inverno passano in un lungo corridoio senza riscaldamento ogni volta che di notte li portano alle mamme, dove i bagni sono cessi spesso rotti (e cmq 4 bagni per 20 camere doppie sono davvero pochi), dove le infermiere addette alla nursery sono spesso sgarbate e per nulla disponibili (con encomiabili eccezioni, per carità), dove le stanze non sono attrezzate per tenerci dei bambini piccoli (ve la vedete una puepera a cambiare un bambino immerdato di meconio piegata a 90 perché non c’è un fasciatoio?), dove il rooming in è dalle 9 alle 17 e poi ti portano i bambini ogni 4 ore, dove il bonding non viene per niente favorito e poi però ti trattano malissimo se hai difficoltà con l’allattamento.
    Scusa la sfogo, ma che puntino ad essere un centro nascita alla moda quando mancano i fondamentali proprio non mi va giù.

  17. @ chiara
    ho partorito anche io al san matteo e ho riportato ciò che dicevano le ostetriche, stupite del mio parto in acqua a chieri ben 10 anni prima…. come se fosse fantascienza …

    per il resto non posso che confermare interamente la tua esperienza
    ottime ostetriche
    ottime anche le donne delle pulizie o le asa che siano, vicine e tenere
    scarse le infermiere della maternità ma peggio quelle della nursery, abbastanza discutibile anche l’atteggiamento del servizio di monitoraggio fetale
    ottimo il servizio di neonatologia
    pessima la struttura e l’ambiente
    ottime punte la ginecologa della villocentesi e ancora meglio il genetista.
    è l’unico difetto che nell0′ottimo blocco parto l’aria condizionata al 4 di luglio era così invernale che il mio compagno è uscito a comprerarci un paio di maglie manica lunga!!!
    :-))

  18. LGO scrive:

    Oh mamma! Io il corso preparto l’ho fatto secoli fa! Da sola, ovvio, perché il papà lavorava in un’altra città. Insomma, non ricordo di essermene preoccupata troppo, c’era la possibilità e l’ho fatto. Ho imparato a rilassarmi, cosa che mi è ancora utile se qualche volta stento a dormire -anche se ormai quando vado a letto sono talmente distrutta che svengo-. Ho trovato utili gli esericizi preparatori, quando il papà tornava a casa glieli raccontavo e mi aiutava a farli. Ma non mi ricordo altre informazioni fondamentali, e comunque, quando poi le cose accadono davvero, sono talmente diverse da come le hai pensate o addirittura programmate…
    Dalla seconda gravidanza in poi invece ho evitato come la peste il confronto, anzi persino il contatto, con le altre mamme, figuriamoci se andavo a fare il corso.
    La prima volta che ho partorito abbiamo fatto un travaglio in ospedale da soli come laura.ddd, poi però è finita con un cesareo d’urgenza :-((
    Gli altri parti sono stati tutti cesarei (io non avrei voluto, ma il ginecologo è stato inflessibile, e d’altra parte io volevo partorire nel suo ospedale) tutti in anestesia totale, ma il papà ha assistito, almeno lui, e ha aiutato l’ostetrica. Ha anche dato a L il primo biberon, e a casa ha fatto lui i primi cambi e bagnetti. Per dire che poi con un po’ di pazienza si riesce a fare tutto, anche senza corso.
    E’ vero che spesso i padri negli ospedali ingombrano, e gli operatori tendono a semplificarsi la vita escludendoli. D’altra parte, non sono molti i padri desiderosi di avere un ruolo attivo. Gli operatori tendono a seguire la strada di minor resistenza, ma a volte con un po’ di tranquillità si riesce ad ottenere qualcosa anche nelle situazioni apparentemente più complicate.
    Io poi alla fine questi figli qui l’ho partoriti tutti nello stesso ospedale, nello stesso reparto, a tre anni di distanza l’uno dall’altro. E ogni volta ho trovato delle novità. Basta che un paio di ostetriche se ne vadano, e un altro paio ne arrivino. Basta che cambi l’appalto con la ditta che fornisce i servizi. Non parliamo di quello che succede cambiando un primario…


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative