Calimero, il piccolo pulcino nero.

Pubblicato il 20 aprile 2009 da Mamma Cattiva

Nacque un tempo, circa 10 lustri fa, una bimba di nome Calimero. Questo in realtà non era il suo vero nome, assai più bello, ma un nomignolo affidatole fin da piccola insieme a molti altri appellativi.

Calimero, piccolo e nero, con il suo fagottino sulle spalle, il lacrimone sulla guancia, lo sguardo abbassato.

Calimero era la seconda di tre. Primogenito era bello, buono, ubbidiente, riflessivo, taciturno ma insofferente alla presenza della sorellina zanzarina, arruffata, monella, loquace, da lui presto soprannominata “pureio”. Primogenito mangiava poco e tutti gli stavano dietro. Calimero era vorace e stava dietro a tutti.

A distanza di meno di due lustri arrivò inaspettatamente Principessa: bella, occhi color dell’ambra, la piccola di casa, coccolata e infinitamente amata, soprattutto da Primogenito, se non altro per far dispetto a Pureio.

La vita scorreva, i tre fratelli crescevano.

Primogenito sempre perdonato di tutti, perché primo, perché maschio, perché bello, perché discreto; Principessa adorata perché bella, intelligente, raffinata; Calimero in mezzo con il naso all’insù verso Primogenito e all’ingiù verso Principessa, da accudire, sorvegliare come fosse una figlia, nata prima del tempo.

Calimero aveva talento da vendere. Disegnava come un’artista ma presto, essendo piccola e nera, buttò via matite e colori; parlava lingue straniere come recitasse filastrocche ma presto, essendo piccola e nera, buttò via libri e cuffie; cuciva e ricamava come donne di altri tempi ma, essendo piccola e nera, buttò via anche calze e ferri. Ogni nuova impresa veniva iniziata e lasciata a metà.

A Calimero non mancarono gli amori, amori piccoli e neri che la costrinsero ogni volta a impacchettare il fagottino per scappare via. Riversò allora il suo amore in un mestolo da cucina e portò l’arte, l’esotismo, i ricami nei suoi piatti. La sua nonna del resto le diceva che il cuore è vicino allo stomaco e cucinando leccornie avrebbe fatto felice gli altri. Magari gli altri l’avrebbero amata.

Un giorno arrivò un cavaliere di un paese lontano: bello, biondo, di poche parole. In lui vide dedizione e forza. Calimero e il suo Principe si sposarono.

Calimero non amava i bambini. “Vuoi dei bambini?” le chiedevano da piccola. “Per carità!” rispondeva. “Mi basta Principessa!”. Ma il Cavaliere le diede due figli, insieme al dovere di crescerli, accudirli e proteggerli. Crescere i suoi figli significava dare loro tutto quello di cui avevano bisogno, dare nel senso di lavorare sodo per guadagnare a sufficienza e non far mancare loro nulla. Bastava che chiedessero e lei dava. Due bei ragazzi crebbero paffuti e panciuti, viziati e colmati di ogni offerta il mondo mettesse a disposizione.

Calimero lavorava tanto, per tutti, ma nulla somigliava alla sua cucina, alle sue alchimie, ai suoi profumi. Lavorava a testa bassa per senso del dovere, per far felice quella famiglia di origine che infondo non l’aveva stimata, perché tutto fosse come doveva essere. Il cavaliere straniero perse fiducia in se stesso e pur di non affogare nel fiume in piena della sua loquacità cercò il silenzio nell’assenzio. Figliogrande, sebbene sveglio e intelligente, trovò ascolto immateriale tra compagni bulli e prepotenti. Figliopiccolo trovò il conforto nelle patatine con la maionese.
Un giorno Figliogrande fu invitato a lasciare la scuola e fu spedito nella lontana terra paterna, da grandpa e grandma. Il resto della famiglia lo raggiunse poco dopo. Il tempo di fare un altro fagotto.

In quella terra straniera Calimero raccolse le forze e dal fondo cominciò a credere di poter realizzare un sogno. Tirò fuori tutti i suoi appunti, i ritagli, le fotografie, i libri e le riviste di cucina collezionate nel tempo compulsivamente. Disegnò la sua locanda e ne fece il regno dei sapori. I sapori della sua terra di origine.

Oggi Calimero recita “tutti mi vogliono bene perché sono piccola e nera”.

3 Risposte per “Calimero, il piccolo pulcino nero.”

  1. Flavia scrive:

    è una storia che mi tocca il cuore, raccontata con tanta sensibilità e tanta dolcezza. E poi Calimero ha un posto speciale in me, e NON per il Carosello di lontana memoria. anzi, prima di tornare a commentare, ti chiederei: hai letto il mio CV per scegliere il personaggio? :)) scherzi a parte, grazie. e Brava!

  2. Mamma Cattiva scrive:

    Grazie Flavia. Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento.
    Il tuo CV me lo sono perso ma se mi dici dov’è lo leggo volentieri :)
    In realtà la scelta del personaggio non è frutto della mia fantasia. Questa è una storia vera. Calimero con il suo soprannome e il suo vissuto esiste. Solo gli altri sono stati camuffati con un nick.
    Ciao e a presto…

  3. ondaluna scrive:

    A volte c’è un posto incantato dentro di noi, e noi partiamo per un viaggio lontano alla sua ricerca, per poi scoprire che si trovava esattamente lì da dove eravamo partiti.


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