Si impara

Pubblicato il 30 marzo 2009 da Ondaluna

A volte, soprattutto se sei primipara, ti capita di navigare in un mare di dubbi e perplessità. Dalla cosa più stupida al momento più importante, sebbene il mondo sia pieno di gente che non vede l’ora di dirti cosa fare, come fare, e quando, ci sono delle cose che restano un mistero, nonostante i fiumi di parole che si sprecano per descriverle.
Una di queste per me è sempre stata il mistero del quando la sentirò, e come capirò che sono le capriole.
Mi avevano parlato di bolle d’aria, di crampetti, persino di un battito d’ali d’uccello (immaginatevi come si fa a restare seria davanti ad una simile osservazione: chi ha mai avuto un uccello che batte le ali dentro lo stomaco?!? No-comment.)
Ebbene, a 19 settimane + 1 giorno di gravidanza, il 27 marzo alle ore 15.55, mentre stavo seguendo un vivace ed animato process-group sul quale ero estremamente concentrata, mia figlia ha deciso di manifestarsi in tutta la sua magnificenza, e di sferrarmi una dolorosa e ben assestata serie di poderose sgambettate.
Ta-ra-ta-ta-tà! Ed eccola inequivocabilmente ed in tutta la sua “gentilezza” (ed io che mi immaginavo un esordio da tenera bussatina!).
“Cominciamo bene”, ho pensato.
Perché anche questo, in qualche modo, è un inizio.

Dopo 19 settimane e quasi metà gravidanza posso dire di avere imparato alcune cose, soprattutto “fisiche”.
Col pancione si impara a usare i muscoli dei glutei per spingersi in su quando si fanno le scale; si impara a piegarsi sulle ginocchia invece che a 90 gradi; a passare l’aspirapolvere sotto il letto sdraiandosi per terra invece che chinandosi; a posare le cose pesanti ad una altezza che consente uno sforzo minore; a muoversi con movimenti meno bruschi per evitare i capogiri; a destreggiarsi tra consigli ansiogeni e osservazioni menefreghiste; a bilanciare la parte di te che vuole navigare sui forum di gravidanza con quella che di gravidanza vorrebbe non saperne niente; a conciliare il punto croce con l’aerobica riveduta e corretta per il pancione. Si impara. Ci si adatta alla nuova condizione per trarne il meglio da una nuova (e, diciamolo, anche un pò limitante).
Si impara anche a guardarsi alle spalle, e a misurare la strada percorsa fino a quel punto. E a pensare che scrivere è stata la scelta più terapeutica che avresti potuto fare, perché grazie a tutto quello che hai scritto, nei giorni in rosa come nei giorni in nero, hai potuto avere percezione del processo che ti ha portato ad essere quello che sei oggi, e che ti sta allargando la pancia, ma anche la mente. E se ti avessero detto che avresti imparato queste cose, che sono meno della metà di tutto quello che ti aspetta, avresti detto “non è possibile”. Ma a volte il possibile passa proprio attraverso l’impossibile.

8 Risposte per “Si impara”

  1. Mamma in 3D scrive:

    Ebbene sì, lo ammetto: sono una di quelle che, se sentono parlare di pancia e calcetti, non riescono a stare zitte.
    Mi ha fatto sorridere questo tuo post, perché anch’io ricordo l’emozione dei primi movimenti percepiti durante la prima gravidanza e mi ricordo soprattutto come questi si facessero sentire ancora più frequenti ed energici quando, sul lavoro, ero particolarmente concentrata e attiva, magari anche un po’ nervosa: sopra al tavolo, seria e compresa, andavo avanti in quello che stavo facendo e sotto, nella mia pancia, succedeva di tutto… e così, dentro di me, sorridevo: mi piaceva pensare che il mio piccoletto facesse il tifo per me e mi richiamasse a non prendermela troppo, perché, dopotutto, quello che era davvero importante era lì, sotto al tavolo, e le altre eran tutte seccature e basta.
    Poi mi ha fatto ridere, per le tue osservazioni sui cambiamenti del tuo corpo, perché sono molto vere e, so che i consigli non sono mai simpatici, ma, visto che sei solo a metà strada, mi permetto di suggerirti anche di fissarti bene nella mente l’immagine dei tuoi piedi, perché tra un po’ non li vedrai più, di imparare a memorizzare gli ostacoli a terra quando sei ancora lontata, per evitare di inciampare quando ormai saranno fuori dal campo visivo, e di comprare scarpe senza stringhe (e ti va bene, che si va verso l’estate…).
    E, come nelle migliori tradizioni, questo post mi ha anche commossa, perché queste tue riflessioni sono per te il migliore corso di preparazione al parto che ti potessi regalare. Perché il succo della vicenda sta tutto lì: a volte il possibile passa proprio attraverso l’impossibile. E, quando tutto il possibile sarà la tua bambina calda e pesante sul tuo petto dopo che sarete passate attraverso l’impossibile, ti auguro di sentire come è successo a me tutta la forza di queste parole che sei già riuscita a dire così bene.

  2. ondaluna scrive:

    Lacrimoni di commozione per le tue parole…

  3. Chiara 2 scrive:

    Amelia si è manifestata per la prima volta a Istambul: ero in albergo, appena arrivata, e mi stavo riposando sul letto, e l’ho sentita muoversi. Non una botta, proprio un movimento. Un’emozione fortissima, come se mi avesse detto che stava proprio bene lì, in quella città bellissima e viva.
    Da allora, ogni volta che si nomina Istambul, per me è come parlare di un posto del cuore, anche se ci ho passato solo pochi giorni.
    Ettore invece si è manifestato a Levanto: si vede che i miei figli amano le vacanze! ;-)

  4. ondaluna scrive:

    Chiara, che invidia, hai viaggiato tanto col pancione!
    Anch’io resto innamorata dei ricordi delle vacanze, e nonostante non dimenticherò mai il contesto in cui ho sentito mia figlia per la prima volta (e la sensazione ad esso associata), mi sarebbe piaciuto associarlo a qualcosa di più positivo… questo per dire solo BEATA TE!

  5. Chiara 2 scrive:

    Più che altro, ho avuto la "fortuna" di essere in quei mesi durante l’estate: se fossi stata di 17-19 settimane durante l’inverno, avrei sentito i miei figli sotto il piumone di casa mia! ;-)

  6. Marilde scrive:

    I giorni in rosa e i giorni in nero. E’ tutto lì. E poterlo dire, poter dare un colore scuro scuro anche quando tutti vorrebbero solo colori lievi, rende il viaggio molto più ricco di sfumature e completo. Ciao!!

  7. Mamma Cattiva scrive:

    A me raccontavano di ali di farfalle e curioso che anche io pensai "mai mangiato farfalle in vita mia".
    Onda che belle leggerti!

  8. LGO scrive:

    Ora che l’ho quasi dimenticato, mi sono un po’ commossa al ricordo dei figli nella pancia. Io non ho tenuto un diario, non ho annotato niente, e così non so qual è stata la prima volta. Però a un certo punto succede.
    E mi hai fatto anche ricordare che una volta che stavo appesa alla scala per mettere a posto non so più cosa (la sindrome del nido, no?) sono pure stata accusata di incoscienza.
    Sì, decisamente scrivere è stata una scelta importante.


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