Se scrivessi a mia madre

Pubblicato il 04 marzo 2009 da Ondaluna

Cara mamma, se ti scrivessi una lettera, non ci sarebbe bisogno di dirti che questa gravidanza non la volevo. L’ho detto, e questa cosa ti ha spaventato molto. Lo capisco, ma non potevo fare finta che fosse qualcosa di diverso. E d’altro canto, in quei difficili primi giorni, non ti ho chiesto di capirmi, né di aiutarmi: non ti ho chiesto nulla. Forse tu sei sempe stata interventista, e questa cosa la accetto come dato di fatto. Ma del resto, in quel breve momento in cui avrei dovuto decidere cosa fare di questa gravidanza che non volevo (il perché non la volevo non ha importanza in questo momento), nessuno avrebbe potuto dirmi cosa è giusto o sbagliato o darmi un consiglio: queste sono le cose della vita in cui devi decidere da solo. Fermarti, sentirti, e capire cosa vuoi.
Il distacco della placenta ha cambiato tante cose dentro la mia testa. Non mi ha fatto spaventare di perdere il bambino, ma mi ha fatto capire quanto profondamente fossi “sola” nell’esperienza della gravidanza. Non come fatto negativo, ma come fatto inevitabile. Ho capito che quel sangue era il mio, quel dolore veniva dal mio corpo, e per quanto si dicano tante parole sul sostegno, delle altre donne, del futuro padre, dei parenti e degli amici, ho capito che pensare di poter “con-dividere” una gravidanza era assolutamente un’illusione in cui mi ero cullata, forse per la paura di dover affrontare le cose da sola. Da quel momento in poi ho proprio capito il senso di quel “da sola”: è dentro di me che c’è questa cosa,  fisicamente non è in condivisione con qualcun’altro. Bene, questo mi fa assumere il mio senso di responsabilità: perché ci sono tante persone che si prenderebbero il carico fisico di questa cosa per alleggerirmi, ma ne converrai che è impossibile. Semplicemente non si può. Da quel momento in poi ho preso coscienza di quale è la mia parte e quello che tocca a me: io ci devo mettere il corpo (anche le idee, i pensieri, le emozioni , ma prima di tutto il corpo). Forse questo è esattamente quello che avrei fatto a meno di metterci, ma come si dice,  senza un  corpo non nascono i bambini.
Non voglio un giudizio su quello che sto dicendo, è solo una mia riflessione che indica la strada su cui mi sono mossa finora, ed i perché che mi hanno portato a queste considerazioni credo non abbiano importanza, dato che questo pezzo di strada l’ho già fatto, e sono arrivata fin qui.
In quei giorni, mentre facevo i conti con un corpo “ammalato” che mi costringeva all’immobilità (non perché la gravidanza è una malattia, non lo penso, ma perché la mia mi ha portato a stare male fisicamente), cercavo anche di capire di cosa potevo avere bisogno, e soprattutto SE avevo bisogno.
Ti ho visto darti da fare, cercare di prevenire le mie necessità, anche arrabbiarti, talvolta, per la frustrazione di non poter fare niente di concreto come avresti voluto.
Lo capisco. Non so se mi crederai, ma lo capisco, perché so cosa significa amare, e so che a volte si vorrebbe intervenire. Il punto è che quello che rende una madre “sufficientemente buona” e permette al figlio di crescere è proprio questa capacità di sostenere pur rimanendo ad una giusta distanza. Il malessere che ho avuto è solo una, la prima, di tante cose che “toccano a me” come madre. Un giorno non troppo lontano dei prossimi mesi dovrò attraversare un dolore ancora più grande, ed una fatica fisica ancora più impegnativa. Forse potrò avere bisogno della vicinanza di qualcuno, non ne ho idea, ma nessuno potrà condividere il mio compito. E sarà semplicemente l’inizio di una serie infinita di cose nuove, a cui non sono preparata (non lo sarei nemmeno se fosse il decimo figlio, perché ogni volta è sempre un’esperienza nuova).
Preparata a cosa? Tutti i sentimenti contraddittori che mi sono presa il lusso di vivere pienamente in questi mesi (e ne vado fiera) mi fanno capire che non tutte le donne sentono l’immediata ed esplosiva felicità del desiderio di un figlio. Forse il sentirmi madre per me passa per questo silenzio, per questa sofferenza, che non mi ha portato a rifiutarla (la gravidanza) ma mi ha invece portato al coraggio di “sopportarla” per vedere dove mi porterà. Con tutto il dolore e la fatica che significa per me “starci”.
E’ una scommessa, e so che è solo l’inizio.
E attraverso cosa passa poi il benessere di una creatura? Io mai finora mi sono sentita felice, eppure ogni frase del mio ginecologo ha sempre sottolineato quanto il bambino stesse bene, nonostante il mio malessere fisico (esprimibile e manifesto) ed il mio malessere psicologico (indicibile e privato). La mia sofferenza non gli ha mai impedito di attaccarsi a quella parte di me capace di “tenerlo”. Forse perché in me l’istinto materno si esprime in modo suo, in un modo che nemmeno io capisco, e proprio perché è istintuale porta avanti una cosa che io non comprendo, ma che sono in grado di fare. Forse sta iniziando proprio dal mio corpo.
In tutte queste riflessioni, che hanno fatto una strada di quasi 16 settimane, quando vi vedo pieni di premurosa voglia di fare tante cose e vi sento fare progetti pieni di buoni propositi per il mio immediato futuro, ci vedo in tutto questo tanto amore nei miei confronti, ma anche l’incapacità di vedere che ho gambe che non sanno camminare, e mi serve la MIA energia per rischiare di cadere e di farmi male, per arrivare alla fine. Non potete evitarmelo, se volete concedermi di crescere.
Non penserò che mi hai abbandonato, se la tua parte di madre sarà ancora una volta sostenermi pur rimanendo alla giusta distanza. Non mi sentirò sola se saprai esserci quando mi serve, e farti indietro quando non ti chiedo nulla. Non sarà come se tu non ci fossi, perché so che posso chiedere quando ho bisogno.
Non preoccuparti, puoi farcela. Possiamo farcela.
Anche se sarà dura quando ti dirò che non mi serve niente e che ho bisogno di restare da sola.
E non è che mi sento troppo sicura di me, mi sento anzi assolutamente impreparata, ma mi sembra già un miracolo riuscire a pensare che in un modo o nell’altro ce la farò, davanti ad un’esperienza che non conosco e che non ho idea di come si presenterà. Ma forse questo strano ottimismo mi viene proprio dalla consapevolezza di potermi permettere una domanda stupida nell’esatto momento in cui mi servirà una risposta (o un aiuto) che sembrerà banale.
So che in ogni momento vorrai fare più di quello che ti chiederò, ma sappi che quello che ti chiederò sarà esattamente quello che mi serve, nella giusta misura, e ciò per cui potrò ringraziarti.

7 Risposte per “Se scrivessi a mia madre”

  1. Chiara 2 scrive:

    Bisognerebbe stampare questa lettera e distribuirla alle nonne, così, come volantini. Io non posso lamentarmi troppo, anche perché mia mamma lavora ancora e questo la porta a non potermi "invadere" troppo.
    Ma vedo troppe persone della mia età che hanno delegato alla nonna la responsabilità e il peso dei figli. Io, per carità, sono cresciuta coi nonni, ma proprio per questo so che esiste un confine ben preciso: esistono i nonni che supportano e quelli che si sostituiscono.
    Un bacione
    Chiara

  2. Silvia scrive:

    Io vorrei dirti tante cose, ma ci sono momenti in cui vale la pena solo ascoltare e cullare i pensieri altrui.
    Sei già tanto "imperfettamente" mamma, come tutte noi.
    Ti cullo.
    Silvia
    http://mammaimperfetta.iobloggo.com/

  3. Mamma Cattiva scrive:

    Nel leggerti rimango sempre tanto colpita da quanto sottovaluti la tua preparazione a quello che ti sta capitando. C’è una tale forza nelle tue osservazioni, un guardare oltre che, ti confesso io non ho mai provato durante la mia prima gravidanza voluta, cercata, attesa. Per scoprirmi poi nei primi, lunghi, interminabili mesi dalla nascita del mio primo figlio assolutamente priva di senso materno, osservata, squadrata, scrutata da una mamma a cui ne avanzava pure per i nipoti. Ho raschiato dentro di me alla ricerca di un amore assoluto di riferimento che non dovesse impallidire di fronte a quello insegnatomi da una mamma altrettanto assoluta. Ora sto guadagnando un cammino di riconciliazione con lei. Sono proprio le emozioni contrastanti che vivo per i miei figli che mi hanno aiutato a capire. Capire che l’amore assoluto a volte è una forma di difesa dal relativismo della vita.
    Stasera sono uscita con un’amica e abbiamo visto "due partite", un film voluto da una sceneggiatura teatrale in cui ho ritrovato diversi dialoghi, pensieri, paure di VM. Cara ondaluna, se tante volte avessi modo, è uno spaccato interessante di due generazioni di Donne, amiche, mamme…

  4. ondaluna scrive:

    Care Amiche,
    quando ho pubblicato questo articolo sapevo che sarebbe stato un tema delicato: ho esitato, sentivo di mettermi particolarmente a nudo, ma ho deciso di osare. Il rapporto madre/figlia, sopratutto quando si diventa madre a propria volta, è sempre ricco di emozioni, parole, trasformazione.
    La gravidanza mette in moto tuti gli aspetti profondi di questo rapporto che nel tempo, come una palla di vetro con la neve finta, si erano sedimentati posandosi da qualche parte, e che ora, proprio per la gravidanza, fanno un altro giro e si rimettono in moto.
    Penso che troveranno un altro posto, nuovo. Per alcuni migliore, per altri tale e quale, per altri forse un pò peggio.
    Il fatto è che quei pochi mesi in cui si vive la gravidanza (sembrano tanti in realtà sono pochissimi per tutto quello che ci sta dentro) sono un momento "epico" in cui improvvisamente tante cose rivivono in cerca di nuove strade.
    Per me una di queste cose è il rapporto con mia madre: come in una carrellata velocissima, un fiume di sensazioni sulla nostra relazione, di tutta la vita, improvvisamente è tornato in primo piano, con tutto quello che di positivo e di negativo questo comporta.
    E’ solo una delle tante strade che si sono aperte, dei punti vivi che pulsano perora nella mia esistenza, ed è per questo che ho scelto di raccontarlo.

    @Chiara, leggere le mie parole, ad ogni donna (mamma/nonna) farà un effetto diverso. C’è chi si riscopre in un rapporto al femminile, c’è chi si ritrova ad affrontare delle difficoltà. Di certo per tutte è un momento di svolta.

    @Silvia, mi lascio cullare, in attesa che vorrai donarmi le tue parole. Spero mi dirai presto qualcosa, ne sarò felice.

    @Mamma Cattiva, cercherò di vedere il film, e ti racconterò le mie impressioni. Le tue parole sul mio percorso e sulla mia consapevolezza mi incoraggiano più di quanto pensi, e sono preziose per me. Spero tu abbia ragione. Mi sento sempre tanto inadeguata… Stanotte ho pianto tanto (ogni tanto mi prende così) ma stamattina, leggendoti, ho tirato un sospiro di sollievo. Un’altra giornata mi aspetta.

    Grazie a tutte.

  5. Laura scrive:

    Io l’ho scritta quella lettera a mia madre; un giorno, spero lontano, la ritrovero’ in uno dei suoi cassetti, perchè sono certa che l’ha conservata, lei conserva tutto.
    L’ho scritta molto prima delle mia gravidanza; io avevo deciso di sposarmi, lei non era d’accordo, ma adesso so cosa cercava di dirmi: della solitudine delle madri.
    Siamo arrivate allo scontro, ma senza perdere l’amore e il dialogo, anche se ancora non ci capivamo. Dopo qualche giorno ha tirato fuori il suo abito da sposa e mi ha detto: "se vuoi usa questa stoffa per fare il tuo". Da li’ abbiamo ricominciato. Ancora ho le lacrime se ci ripenso.

  6. di tutto mi commuove laura, con quell’abito simbolo per ricostruire donato da sua mamma.
    perchè il ritessere il rapporto madre e figlia, con una figlia che diventa madre è così lungo, e tormentato.
    ma inevitabilmente testimonia che il percorso per diventare donne e madri è lungo, e solitario e non sempre può esser raccontanto in parole …


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