Scoprire che può succedere

Pubblicato il 18 marzo 2009 da Mamma in 3D

E’ successo dopo la terza maternità, qualche mese dopo la nascita della mia piccolina quando ancora la allattavo.

E’ successo che, improvvisamente, mi sono ammalata, di una malattia vera, di quelle che non pensi ti possano capitare.

E’ successo che quel corpo che, per sei anni, aveva accolto, contenuto, partorito e poi a lungo nutrito i miei tre bambini, quel corpo che tanto era stato in grado di trasformarsi per darmi tutto quello che desideravo, proprio quando pensavo di potermene riappropriare, senza preavviso, ha ceduto e mi ha lasciata lì, a terra.

E’ stata dura, perché le prime terapie non hanno funzionato, perché mi sono spaventata, perché si è temuto che potesse anche essere qualcosa di peggio, perché è stata lunga.

Chi mi è venuto a salvare è stato che mi è stato vicino: mio marito, i miei genitori. E anche chi mi ha curato. E poi c’erano i miei bambini, che sempre avevano bisogno di me, e la mia piccolina, che nonostante tutto prendeva ancora il mio latte.

Adesso sono guarita e sto bene, proprio bene.

Però non sono più la stessa persona.

Perché la paura, quando la senti, poi ti lascia il suo sapore in bocca. 

Perché ogni tanto mi torna addosso quell’angoscia, che qualcosa possa succedere ancora, all’improvviso, a me o alle persone che amo.

Perché, dopotutto, quello che accomuna tutte queste storie di spiaggiamenti è la scoperta inaspettata di poter perdere il controllo di quello che pensavamo fosse pienamente nelle nostre mani.

Però adesso che ho provato la sensazione dell’impotenza, del non riuscire più a fare quei piccoli gesti ripetitivi, a prendermi cura della mia famiglia, ad accompagnare i miei bambini vedendoli crescere, adesso che questa mia vita, con tutte le sue fatiche e le sue gioie, l’ho riavuta indietro, adesso ha tutto un altro gusto.

 

6 Risposte per “Scoprire che può succedere”

  1. Laura.ddd scrive:

    grazie, mamma in 3D, la malattia è una cosa di cui non vogliamo mai parlare, perchè parlarne vuol dire ammetterne l’esistenza, e già questo ci fa paura. Io ho avuto una paura folle per la mia piccolina, è stata una brutta avventura che non potremo dimenticare; ma anch’io ho avuto la stessa sensazione, è come se lei fosse venuta al mondo due volte. E, in ospedale con lei, ho conosciuto delle VereMamme da cui ho imparato cosi’ tanto!

  2. Mamma in 3D scrive:

    Grazie a te, Laura.
    Hai ragione: è difficile parlare e anche solo ricordare.
    E’ una cosa buona che il tempo medichi le ferite (non solo del corpo), ma penso che faccia bene anche fare i conti con quello che ci ha segnato.

  3. Ondaluna scrive:

    Mi colpisce come conoscere il sapore amaro della malattia porti in sé anche il dolce delle cose più belle, che è il suo opposto. Hai conosciuto l’uno e apprezzato l’altro, hai integrato le due polarità, un compito nobile, difficile, che sembra tu sia riuscita a portare bene a termine.
    Ti faccio tanti auguri, e ti auguro tanta tanta dolcezza, che il suo buon sapore ti accompagni sempre.

  4. Mamma in 3D scrive:

    Ondaluna, grazie di cuore. Per la tua sensibilità e l’augurio. Un piacere conoscerti.

  5. Mariangela scrive:

    Commento in ritardo uno dei post che più mi hanno colpita, insieme a quello di raperonzolo. Hai proprio ragione, mamma in 3d, uno dei tratti che accomunano i nostri post è lo spiazzamento di fronte al perdere il controllo, che si esprime in modi più o meno drammatici, e certo la malattia è uno dei peggiori. E anche il senso di impotenza. E anche, direi, la paura e i suoi significati, e il suo impatto, in un momento della vita in cui scopriamo che i nostri sentimenti, così come i nostri desideri e le nostre esigenze, non sono più solo nostre. Il senso di vertigine che prende quando ci rendiamo conto che da come affrontiamo questi spiaggiamenti, sintetizziamo così, dipende non solo come stiamo e come staremo noi ma anche come stanno e come staranno i nostri figli. L’effetto straordinariamente amplificatore della maternità. Nel bene e nel male. Che ci fa deragliare ancora di più, se non lo affrontiamo nella maniera giusta. Che allo stesso tempo ci fa attingere a risorse che pensavamo insperate. Che ci cambia nel profondo, e quanto è bello che succeda, e quanto è difficile da gestire. Fare i conti con quello che ci ha segnato, nascere due volte, curare le nostre ferite e ricordare sempre di averle, per rispettarle…. ma qui sforo sul post di Piattini, e mi sposto per un commento lì.

  6. Mamma in 3D scrive:

    Mariangela, bello questo tuo commento!
    Hai colto quello che volevo dire e lo hai arricchito con le tue osservazioni.
    Hai ragione, è vero: probabilmente non sarebbe stata la stessa storia e soprattutto non l’avrei elaborata allo stesso modo se non fossi stata madre.
    Magari avrei avuto meno paura, mi sarei sentita meno bloccata e inutile, ma non avrei avuto la stessa determinazione nel volermi riprendere indietro la mia vita, mi sarei ripiegata sullo sterile perché proprio a me?, invece non appena ho ripreso le forze ho pensato solo a ricominciare a correre, cercando di sprecare il meno possibile in recriminazioni.


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