Quando la stanchezza si moltiplica per due

Pubblicato il 20 marzo 2009 da valewanda

“Signora, congratulazioni, lei è incinta!”

“Grazie!”

“Però Le devo dire che la gravidanza è a rischio…”

“Oddio…”

“E le devo anche dire che non è uno solo…”

“Come?”

“Eh sì, avrà due gemelli!”

“…”

Eh sì, quando Valewanda ebbe la notizia si trovava in vacanza ad Alghero, allegra e spensierata, con marito e figlio piccolo, al ritorno da un viaggio itinerante in Portogallo, azzardato quanto basta da sentirsi lamentele e proteste da mamma e suocera.

“Ma non si preoccupi, deve SOLO stare a letto immobile”

“Immobile?”

“Sì, non deve alzarsi se non per andare in bagno, e ovviamente non deve sollevare pesi”

Già, semplice, con bambino di un anno e mezzo che, allora, pesava già 15 chili.

“Ma che ha Valewanda, un po’ di ottimismo!”

“E’ solo che non è proprio semplicissimo…”

“Bè, indietro non si può tornare…”

E così Valewanda si mise a letto, giudiziosa come la prima della classe, senza alzare un dito per tutto il giorno, senza alzarsi se non per fare pipì, senza stare seduta con la sua famiglia al momento dei pasti.

E lesse…

Lesse libri, saggi, romanzi, e lesse sul web tutto quello che c’era da sapere sui gemelli. Annotò consigli, posizioni per allattare, appunti su come comportarsi nelle varie situazioni e si convinse, ahi lei, che allattare tutti e due al seno per TUTTE le poppate era cosa fattibile, per una che, alla prima gravidanza, aveva allattato il figlio un anno in assoluta serenità.

La perseveranza l’aiutò, e nacquero due gemelli che di gemelli avevano ben poco, visto che alla nascita pesavano tre chili e passa l’uno, ed erano lunghi 50 centrimetri, più di un mese prima della data presunta.

E da lì partì.

Con le ostetriche insistette per farseli portare insieme, e per farsi assistere a trovare la posizione con coperte e cuscini per allattarli tutti e due in contemporanea.

Con le puericultrici insistette, perché la consigliassero al meglio su come fare, se nel pieno della notte si fossero svegliati entrambi, senza svegliare il marito lavoratore.

Con il pediatra insistette, affinché le desse tisane, bevande e quant’altro, per produrre quanto più latte possibile.

Con il medico di base insistette, affinché le prescrivesse integratori e medicine per aumentare ferro e magnesio e tollerare quello sforzo fisico disumano.

Con il ginecologo insistette, affinché non la mandasse a quel paese, alla descrizione della sua impresa titanica.

Un mese, due mesi, tre mesi, e poi crollò.

Le ore di sonno erano troppo poche, intervallate da pasti interminabili di uno o due poppanti, posizionati in modo improbabile e desiderosi di attenzioni e coccole. La stanchezza era troppa per una cinque chili al di sotto del suo peso forma a causa dei due bambinoni, che appena potevano, succhiavano tutto il possibile. Il morale era troppo basso, per resistere senza avere cedimenti.

E così Valewanda si arenò, e passò giorni ad andare e venire dal bagno per la dissenteria, ad andare e venire dal letto per la troppa stanchezza, a piangere per il mal di testa pesante che sembrava mangiarle il cervello, con l’occhio sinistro che lacrimava a dismisura.

E fu sua madre, con la quale Valewanda litiga, si accalora, si scontra quotidianamente, che la salvò.

Nonna Angela, infatti, prese la valigia, e si trasferì una settimana dalla sua bambina, che in quel frangente ritornò figlia, più che madre, e si prese cura di lei come da tanti anni non aveva più fatto.

Tenne i gemelli la notte, dando loro i biberon di latte tirato da Valewanda, le fece spuntini appetotosi ad ogni ora del giorno per darle forza, le preparò tisane e camomille per tranquillizzarla e sopratuttò la abbraccio, forte, ogni volta che scorgeva nella figlia un’ombra di cedimento.

E Valewanda scoraggiata, impaurita, stanca, piano piano riprese colore, e quando le giornate iniziarono a farsi profumate e leggere, con l’arrivo dell’estate di granite e ombrelloni, finalmente l’incubo finì.

 

7 Risposte per “Quando la stanchezza si moltiplica per due”

  1. Flavia scrive:

    ah, che bello! mi sembra che avevi preteso troppo da te stessa.. certe volte, ci vuole una mamma per salvare una mamma!
    ps. e comunque, avevi dimenticato di cliccare "published" !!!!!!!!! :)))))

  2. Ondaluna scrive:

    Mi sono emozionata nel leggere il nome di una nonna/mamma come la mia.
    Mi sono commossa nel leggere di queste premure e dei tanti abbracci.
    Non sono mai stata troppo "abbracciata", con sapevole della mia condizione, e per paura, spero di non averne mai bisogno, ma riconosco che in alcuni momenti solo un abbraccio può salvarti.
    Sì. Sono contenta che tu l’abbia avuto.

  3. Serena - genitoricrescono scrive:

    Mi sono commossa. Una mamma sa sempre di cosa ha bisogno la sua "bambina" ;o)

  4. Improvvisamentein4 scrive:

    Uh come mi ci ritrovo Valewanda!!! Anche io sono stata salvata da mia mamma… I miei gemelli però sono nati piccini per attaccarsi al seno e io mi tiravo il latte…
    La notte, davo il latte a uno, poi ruttino e poi nanna, poi facevo tutto l’iter per il secondo e poi….vai di tiralatte! Se non ci fosse stata mia mamma non so come avrei fatto… anche se dopo due mesi di tiralatte ho mollato il colpo…

  5. piattini cinesi scrive:

    è bellissima questa storia. e bisogna amare di un amoe disisnteressato e vero per riuscire a metersi nei panni di una figlia, una cosa che apparentemente nonè sempre facile

  6. Mariangela scrive:

    Credo tu abbia una grandissima fortuna, una mamma che sa fare la mamma. Che c’è, e basta, e tu senti che è così. Io è questo che vorrei essere per i miei bambini.

  7. Raperonzolo scrive:

    Se non ci fossero le mamme :-)


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