La sindrome della rotonda

Pubblicato il 30 marzo 2009 da Mamma Cattiva

Ho tentato diverse volte ad esprimere il contenuto di questa patologia, spesso come personale esigenza terapeutica e il richiamo acuto delle rotonde balene che si arenano, mi invita a una sana condivisione di sensazioni ricorrenti.

Qualche premessa per inquadrarmi in questo ambiente virtuale: ho un bimbo di 3 anni e un po’ e una bimba di 19 mesi, io mamma quarantenne, intensamente lavoratrice, perché lavoro full-time almeno dalle 8.30 alle 18.00, intensamente supportata da un papà esemplare (un pediatra, che fortuna direte voi…ne parliamo poi in un altro post), intensamente non supportata da altri che non siano persone retribuite, splendide baby sitter ma pur sempre estranee al legame di sangue e assolutamente partecipi del salasso mensile.

Lavoro a circa mezz’ora da casa e nell’ultimo tratto attraverso qualche rotonda. Tipicamente quando esco di casa la mattina provo un senso liberatorio. Emergo da una congiuntura di colazioni, vestiti, medicinali, orari, asili, sorrisi, capricci e sono stanca, anzi stufa, già alle 7 del mattino. Andare a lavorare mi libera da un senso di soffocamento che provo in questi giochi ad incastro.

Durante quel tragitto di mezz’ora lo stato psicologico cambia però in modo inversamente proporzionale. Man mano che mi avvicino si materializza il ricordo quello che mi aspetta: nuovi incastri tra colleghi, progetti, pettegolezzi, decisioni davanti alle macchinette del caffè, l’oppressione di un tetto di vetro e il confronto con chi vive solo una parte della medaglia. Meglio tornare indietro, dai miei bimbi, dal loro odore, quel loro cercarmi intensamente con gli occhi? No, non ho voglia di tornare indietro ma neanche di andare avanti.

Arrivo all’ultima rotonda. E qui ogni mattina mi areno: non vorrei andare avanti perché non mi sento all’altezza, non vorrei tornare indietro per lo stesso motivo. Eppure in qualcosa dovrei eccellere. La soluzione sarebbe nel girare in tondo.

Questa è la mia personale sindrome della rotonda.

Venerdì scorso un soccorso inaspettato. Il confronto con una donna famosa, Un’intervista in tv di una scrittrice che amo leggere e che raramente si concede al pubblico. L’ho ascoltata con l’ammirazione di sempre. Poi l’ho cercata tra i gruppi di un social network per manifestare la mia approvazione e il mio entusiasmo per le sue parole. E qui ritrovo il ricordo di un vecchio articolo. Mi permetto di segnalarvelo perché oggi, maledetto lunedì, sulla rotonda ho proseguito ma poi sono tornata anche indietro:
http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/lettere/mazzantini/mazzantini.html

 

15 Risposte per “La sindrome della rotonda”

  1. viviana scrive:

    Ciao Mamma cattiva, mi hai fatto ridere…scusa.. in realtà mi trovo in una situazione molto simile: potrei scegliere di rientrare dalla maternità del secondo figlio in anticipo, per questioni economiche e mentali, ma di fronte all’organizzazione minuziosa di tutto il baraccone (bambino d tre anni e neonata di 5 mesi) mi tiro indietro; per cui un giorno decido d rientrare e il giorno dopo rifaccio i calcoli e decido di no… è uno strazio, mi sembra di girare nell’ultima rotonda senza trovare la forza di andare avanti o indietro.
    Chissà quante mamme stanno girando sulla stessa rotonda…….

  2. Flavia scrive:

    No, la soluzione non è nel girare in tondo… E l’aspettativa di eccellere è una trappola… benvenuta e grazie, Mamma Cattiva. ti capisco. e poi hai scelto un nick molto provocatorio :) hai un url dove possa scoprire perchè?
    Viviana, forza. La vita ti aspetta, e l’organizzazione comunque "la giri" sarà sempre necessaria. Non farti spaventare!

  3. Mamma Cattiva scrive:

    Perché mamma cattiva?
    Non penso di essere una mamma cattiva. Ma non sono neanche una buona mamma. Fondamentalmente mi sento una sfumatura. Mi riconosco sempre nelle giuste vie di mezzo anche se nella pratica reale mi dimeno tra emozioni estreme. Un momento amo senza limiti i miei figli, quello successivo li abbandonerei nel bosco. Sono una mamma rigorosa, di carattere sono una perfezionista e la mia lotta quotidiana è quella di trasferire ai miei figli il senso del giusto. Uso la mia creatività per insegnare loro, divertendoli, cosa è il bene e cosa è il male. Ma non è sempre efficace. Arrivano i momenti in cui non c’è altro mezzo, o meglio non c’è nessun freno all’urlo selvaggio: “basta”! E scatta la punizione. E non c’è niente di peggio della negazione della punizione. E qui casca l’asino. Capita che sulla strada lastricata di punizioni costruttive si metta in mezzo la voce fuori campo “mamma cattiva” Quella voce rende tutto vano, ogni tuo sforzo, ogni tua coerenza. E quello per me è il nemico. Chi mi definisce mamma cattiva diventa il nemico.
    In questo modo è arrivata la consapevolezza che sì, io sono una mamma cattiva e sono fiera di esserlo.

  4. ondaluna scrive:

    Ma chi lo stabilisce cosa fa la differenza tra una buona madre e una cattiva madre? Questa classificazione non traduce forse già un giudizio?
    Quando sento queste cose mi viene in mente una vecchia pagina di un vecchio libro universitario: "la normalità è un concetto statistico".
    Se solo qualcuno ogni tanto ce lo ricordasse…

  5. ondaluna scrive:

    Ho letto l’articolo, e mi ha tolto il fiato.
    E dovevo dirtelo: GRAZIE.

  6. PamPam scrive:

    Una balena arenata in una rotonda sabbiosa.
    Una balena schizofrenica che è a momenti triste e alla ricerca di aiuto e a momenti rabbiosa, sorridente e cattiva come la migliore delle madri.
    Una rotonda piena di spettatori divisi fra chi parla e consiglia, possibilmente a vanvera, e chi, in silenzio, scuote la testa.
    E se c’è qualcuno che dice qualcosa di utile la balena non lo sente perché c’è un rumore di fondo insopportabile che altri non è se non il famoso, annoso, incredibile, ingombrante, enorme, storico, politico, sociale, mestruale, religioso, femminista, maschilista, giovane, vecchio, ma soprattutto sempre attualissimo SENSO DI COLPA (anche quest’anno lo troviamo in tutte le collezioni P/E 2009).
    La colpa di essere una balena senza le zampette scattanti di un’antilope.
    La colpa di aver scelto una strada che ti porta ad una rotonda.
    La colpa di averla trovata insabbiata come una spiaggia sull’oceano.
    La colpa di non chiedere aiuto.
    La colpa di chiederlo male o troppo tardi o troppo presto.
    La colpa di sentirsi in colpa che lo psicologo te l’ha detto per 5 anni che fa male provare sensi di colpa.
    La colpa che tutte fanno qualcosa di utile, escono dalla rotonda, prendono la strada e via spedite come il vento e tu stai lì con le pinnone a spinnare inutilmente.
    La colpa di volere essere.
    La colpa di non volerlo essere.
    Eeeeeeehhhhhhh che fatica!!!!!!
    Mi sento spesso balena arenata in una rotonda: però mentre lo scrivo sorrido perché oramai questa condizione mi appartiene. Non che mi ci senta quotidianamente, ma almeno ho capito che un paio di giri di rotonda ogni tanto fanno parte del mio essere.
    Che forse è l’essere di una femmina mammifera: che oscilla, gira e rigira intorno alle cose, dentro e accanto.
    Che se le guarda per benino parecchie volte perché alla fine qualche sfumatura importante la trovi sempre e magari è proprio quella che farà la differenza.
    Grazie per l’articolo che mi ha riempito il cuore di emozione..
    Ecco, direi che per oggi, l’articolo è l’uscita dalla rotonda.
    … che a noi balene arenate spesso basta molto poco per riprendere il largo …

  7. Flavia scrive:

    @Mamma cattiva, lo sai, ora che ci penso Pezzetto esclama esattamente queste due parole, seguite da molti punti esclamativi, quando mi arrabbio con lui e nel rimproverarlo cambio faccia. E quelle due paroline dette da lui mi fanno male…anche se spesso l’urlaccio è inevitabile e conclusivo.
    @PamPam, benvenuta!!

  8. lastaccata scrive:

    Io sul senso di colpa potrei scriverci un saggio. Leggerti, mamma cattiva, riassume e centra pienamente quella che è la mia sensazione attuale, in questi ultimi tempi più che mai. Toccante, incisivo, verissimo il tuo articolo. Anche il saggio più articolato e autorevole sull’argomento non potrebbe essere più efficace, soprattutto non potrebbe essere così "mammesco".
    Io più che trovarmi alle prese con una rotonda mi trovo alle prese con un bivio, ormai da qualche mese. Ma bivio o rotonda il senso rimane lo stesso. L’importante è imboccare la strada giusta, il più serenamente possibile. Prima o poi la troveremo questa benedetta strada, o forse continueremo ad infilarci in strade senza uscita torturate dai se e dai forse. Ma è lecito crogiolarsi nei perchè, fa parte del DNA femminile. Soltanto gli stupidi non fanno mai domande.
    Un abbraccio

  9. Mamma Cattiva scrive:

    Rientro dopo diversi giorni. Come è dura gestire il tempo.
    Non ho scritto ma vi ho lette e avidamente seguite. La cosa inaspettatamente mi arricchisce.
    @Flavia Questo Blog (ma molto più di un Blog) è stimolante, colto, ricco, diverso, pieno di spunti e di energia. Paradossalmente lavoro da anni su internet, con internet e per internet ma non l’ho mai voluto fare con una mia identità digitale. Chissà che questa volta non sia proprio quella buona. Sono alla ricerca di un mio possibile contributo. Non è semplice perché mi sembra che tutti abbiano qualcosa da dire e la mia voce è solo una delle tante.
    @Viviana Se ti ho fatto ridere ho raggiunto la meta. Che bella cosa riuscire a far ridere. Sei stata la prima a rispondermi. La prima in senso assoluto.
    @ondaluna Il tuo grazie mi aveva enormemente gratificato, ma prima di leggerti. Dopo averti letta quel grazie ha avuto un valore di sapore diverso. Non sai quanto mi riconosco nelle tue emozioni. Ti seguirò e spero ogni tanto di riuscire a donarti qualche passaggio in apri-pista. In bocca al lupo per il tuo percorso. E’ arduo ma hai un’anima speciale. Lo si percepisce dalle tue parole.
    @PamPam Siamo decisamente sulla stessa strada!!
    @luana Vero, non solo rotonde ma anche e soprattutto bivii. Magari la rotonda ti permette qualche volta di girare in tondo, il bivio impone (forse) la scelta. Aaaarghhh!

  10. Flavia scrive:

    Grazie di tutti i tuoi bellissimi aggettivi :)
    e nessuna voce qui è solo "una delle tante". ogni voce ha una sua forte personalità… quindi sei la benvenuta in qualunque modo tu voglia contribuire. intanto, al prossimo blog cafè .)

  11. ondaluna scrive:

    Sono contenta che la condivisione possa essere fonte di arricchimento reciproco, le tue parole mi emozionano, sono onorata del fatto che continuerai a seguirmi, ed i tuoi apri-pista li attendo con ansia.
    Spero che tu possa insegnarmi a girare intorno (spesso in questo periodo invece resto paralizzata dalla paura e divento incapace di muovermi) perché ad ogni giro le cose cambiano, non sono mai le stesse, e potresti vedere cose di cui non ti eri accorta al giro precendente…

  12. patrizia polito scrive:

    La pediatra alla prima visita: la bimba sta bene? dorme, magia? si, bene. Lei come sta? ha già avuto voglia di buttarla dalla finestra? Io sgomenta….beh, sa. Lei, senza lasciarmi finire. Ok allora ha già sviluppato l’istinto materno!
    Rimasi fulminata ma mi aiutò a capire che oscillare da stati d’animo di totale euforia all’angoscia di essere indispensabile era del tutto normale. Così decisi di essere una mamma normale e di seguire solo il mio istinto. Dopo un po’ è nata anche la seconda bimba.

    Ora sono una mamma tardona con bimbe piccole. Donna in carriera no, ma ho deciso che ero stufa di dribblare anche al lavoro e quindi mi sono messa in proprio. Almeno evito la terribile situazione della macchinetta del caffè con pettegolezzi e annessi;-)
    Più che arenata io a volte mi sento quasi autistica: vado avanti come una macchinetta, tutti i giorni sempre le stesse cose, alla stessa ora, altrimenti perdo l’orientamento:-). Vivo in una metropoli che per l’organizzazione è un vero incubo, io nordica vissuta in un piccolo centro ordinato, pulito e civile.

    La mia giornata è un incastro, un puzzle: perdo un pezzo, sballo un orario ed è la fine. Quello che mi manca di più, oltre al tempo, è riuscire ad avere la mente sgombra per pensare: a me, al mio ristoro intellettuale, ai miei hobby. Pensadonci bene, sono disorientata. Mamma Patrizia c’è ma donna Patrizia dov’è?

  13. Mamma Cattiva scrive:

    Mamma cattiva, attempata e pure autistica.
    Donna Patrizia mi tiri fuori pensieri sulla bellezza e l’utilita’,
    (scusate se in questo commento non riusciro’ ad accentare le parole ma sto usando la tastiera americana del portatile di mia madre di 75 anni, pure iscritta su Facebook, e non trovo le lettere accentate…chissa’ se le trova lei!!! Chiudo parentesi :) )
    ma talvolta anche il peso, degli aggettivi qualificativi. Mi sa che iniziero’ a collezionarli e a catalogarli. Che ricchezza!
    Flavia, non trovi che nelle nostre conversazioni gli aggettivi diano prova delle nostre emozioni, di quello che siamo, dell’esperienza che vorremmo donare alle altre per avvicinarci e capirci?
    Sulla scheda medica di una donna alla prima gravidanza oltre i 35 anni, spesso osano definirci "primipare attempate" (giuro io ce l’ho). Una mazzata! Troverei piu’ delicato #tardona# di Patrizia. Piu’ avanti si aprono le riflessioni sull’opportunita’ o meno di fare villo/amnio, transnucale, bi-tri test E in quella fase un’altra mazzata. Mi ricordo che decisi di fare l’amnio con la risposta a una semplice domanda: "Signora, lei quanti anni ha?" Anche 22 mesi dopo un cesareo d’urgenza, la definizione "attempata", non piu’ accompagnata al partner "primipara", mi porto’ a decidere per un secondo cesareo programmato (alla sua eta’ ha voglia che le esploda l’utero?).
    La mia cronaca non vuole ammorbarvi sulle personali decisioni cliniche prese durante le mie gravidanze ma di nuovo ribadire come la strada delle rotonde e’ spesso trafficata da voci fuori dal coro che tamponano, abbozzano o sfanalano la nostra psiche. Voci che non tengono conto delle nostre fragilita’ e dei nostri alti e bassi.
    Autistica mi piace moltissimo. A volte mi aiuterebbe una strada senza rotonde con dei bei quadrettoni di cui non calpestare le righe alla Jack Nicholson in Qualcosa e’ cambiato.
    Buona Pasqua a tutte!

  14. Flavia scrive:

    ma siete meravigliose, dove vi ho trovate? se è vero che sul proprio blog si attraggono e si trattengono gli spiriti affini, ehm ehm…. sto messa proprio bene.
    Donna Patrizia vieni fuori, lo sappiamo che sei lì. cosa? un elicottero e 1 milione? aspetta, parliamone.
    Mamma Cattiva, sfanalare mi è nuovo e rende molto l’idea. vedo che oltre agli aggettivi hai anche una grande ricchezza di predicati verbali. Io li butterei fuori strada tutti, quelli che mi sfanalano. Una volta mi ha sfanalato uno al supermercato, era dietro di me e non gli stava bene che mi fossi fermata davanti allo scaffale. e certo, gli ho detto, uno al supermercato ci va per fare 58 volte il giro completo delle corsie prendendo le cose al volo e senza fermarsi, se no disturba, crea incidenti e arriva la safety car dell’Esselunga.

    Buona Pasqua!

  15. ondaluna scrive:

    Sorrido, non solo per divertimento, ma anche per "compiacimento", perché mi rendo conto che fate centro, ragazze, eccome se lo fate!
    Dal pieno della mia gravidanza vi confermo che Voci che non tengono conto delle nostre fragilita’ e dei nostri alti e bassi ne incontro a dozzine, quotidianamente, e spesso peggiorano la già fragile condizione di chi sta in equilibrio precario, di chi a quella rotonda tenta di scegliere quale direzione prendere, e di chi stancamente sta decidendo davanti ad uno scaffale del supermercato, quando ti arriva lo sfanalatore rapido, sicuro e deciso, che sa sempre quel’è la parola da dire in un nano-secondo. Peccato che per te quella NON E’ la parola giusta.


Lascia un commento

Parliamone

email facebook friendfeed linkedin rss twitter wmi

Le conversazioni del Village

thetalkinvillage.com

E’ una lunga storia

Scarica il banner!

veremamme

Iniziative