Blog Cafè, VereBlogger si confessano

Pubblicato il 17 marzo 2009 da Flavia

Confesso, anch’io, di essermi commossa oggi, leggendo gli ultimi due post che ci avete regalato. Cercando le ragioni profonde, i motivi per cui Raperonzolo e Giuliana e anche le altre CafèBlogger mi hanno toccato così, come levandomi uno strato di pelle, direi che sono questi.

1. Di solito abbiamo tutti una paura folle di mostrare le nostre debolezze, e quelli che percepiamo come nostri fallimenti. Le vostre sono voci che non hanno paura di condividerli, sono voci dal coraggio infinito, e quel coraggio vorrei che si propagasse da qui come un contagio. Perchè, vedendoli così, guardandoli dritto negli occhi insieme a voi, non sono più fantasmi e fallimenti, ma espressioni di umanità, parti di noi e occasioni di crescita.

2. I problemi che raccontate sono ferite aperte. I lutti invisibili. Sì Rape, hai ragione, l’aborto spontaneo è una cosa frequentissima e normalissima eppure è una cosa di cui nessuno vuole parlare, così come la depressione post partum, meno frequente ma rivestita dal sacro terrore dei mostri. Ci si vergogna. Ho due ricordi brucianti anch’io: un’infermiera a Milano che senza informarsi nemmeno sul perchè io sia lì, di fronte alla mia richiesta insistente di cercare la dottoressa con cui ho appuntamento per l’intervento, sbotta con un “non muore mica nessuno!” (idiota, a me che mi sentivo proprio la morte dentro, mio marito mi ha quasi trattenuta dal saltarle addosso), e poi mia suocera che mi dice al telefono “non ti preoccupare, noi ti vogliamo sempre bene“, buonissime le intenzioni ma pessima la scelta delle parole, poverina. Perchè una donna in fondo, lì in fondo all’anima dove i secoli le hanno seminato e coltivato a sua insaputa foreste intere di riti e superstizioni, ha il terrore di fallire come donna se non riesce a fare figli, o peggio ancora se non vuole. “Mi volete bene anche se non ce l’ho fatta vero? Nonostante abbia fallito, vero? Una volta una donna veniva ripudiata se non era in grado di garantire una stirpe al marito, giusto? Ma tu magnanima mi concedi di continuare a godere del vostro amore…” Piombai nel Medioevo, io che avevo un ruolo e una posizione nella vita fino ad allora molto “maschili”, io che mai avrei immaginato di confrontarmi con questi lati così oscuri della femminilità. Mi esplose dentro una rabbia incontrollata e irrazionale contro tutto il mondo, che mi fece molto male.

3. Il lavoro lascia spesso delle ferite, capita a tutti, uomini e donne. Ora ho capito perchè Giuliana ha deciso di chiamarsi mammaincorriera, per quanto io glie lo cambierei volentieri, oggi, quel nome. Ma ad un uomo, può succedere che un altro gli faccia le scarpe e si prenda una promozione che spettava a lui, che un capo stronzo lo seghi, che lo trasferiscano senza possibilità di scegliere dove, che la crisi lo mandi in cassintegrazione, può succedere di essere licenziato in tronco con due lire o con una buonuscita d’oro, che un po’ aiuta. Ma non gli succederà mai di sentirsi dire “ora sei un papà e devi dimostrare tutto daccapo” o altre assurdità che si sentono dire le donne. E così quella ferita resta legata alla maternità, e la rabbia è vissuta con un ennesimo senso di colpa, perchè la maternità dovrebbe essere felicità incondizionata, no?, e bisognerebbe dire sempre e comunque “la carriera? ma quale carriera, non rimpiango nulla, ora c’è lui ed è tutta la mia vita, sì certo, fatemi santa subito”. Solo una donna deve sperimentare questa tortura di sentirsi tirare, slogare le braccia e le gambe, senza neanche potersi lamentare perchè il mondo non pensa affatto che quella sia una tortura, ma pensa che sia l’ordine naturale delle cose: sei una lavoratrice in gamba, d’accordo, allora non sei una brava mamma. Sei una mamma, allora la tua testa è altrove, non puoi lavorare bene.

Chi ci verrà a salvare? Non illudiamoci: nessuno. Solo noi stesse, voltando le spalle alla stupidità, rifiutando le situazioni che non ci fanno vivere bene, ignorando il mondo,  i cori e i branchi, reinventandoci continuamente le nostre identità.

Perchè chi si confronta con questi demoni e ne esce più forte, è finalmente una persona che sa vivere bene con sè stessa.

Ma quanta forza ci vuole, e quanta ne avete, ragazze, la vostra scrittura è terapeutica per tutti noi.

Grazie di essere Vere.

ps. il prossimo BC lo faremo comico, così ribilanciamo

2 Risposte per “Blog Cafè, VereBlogger si confessano”

  1. valewanda scrive:

    quello che hai scritto è di una verità profonda, davvero… grazie Flavia, e grazie a tutti i racconti… spero di riuscire a scrivere anche il mio. Un abbraccio

  2. Ondaluna scrive:

    Sono contenta di avere trovato la tua solidarietà, Flavia: questo mi fa sentire molto meno arenata.


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