Prendere coscienza dei nostri limiti

Pubblicato il 25 febbraio 2009 da admin

Nella nostra ultima conversazione...radiofonica abbiamo accennato all’accettazione di sé, con i propri pregi e i propri limiti. Non è semplice, l’abbiamo vissuto e lo stiamo ancora vivendo: l’arrivo di un figlio ci mette addosso una pressione incredibile. All’inizio per una questione di ritmi di vita che vengono sconvolti, poi per una serie di piccoli-grandi drammi psicologici che si innescano intorno al piccolo, tra la mamma, il papà, i nonni, i parenti, tutto il mondo che ha da dire la sua. 
Come tutte le situazioni di grande stress, questo mette alla prova le nostre forze e fa emergere i nostri limiti, ci fa confrontare con i nostri peggiori difetti, magari i nostri sottili complessi; insomma ci vuole una bella forza per attraversare questo cambio di identità e di vita, e ritrovare l’equilibrio. 
Oramai la psicologia ci mette spesso in guardia contro gli effetti nocivi della “pressione sociale” (in cui, certamente, rientra certa pubblicità: ma evito di generalizzare e resto dell’idea che esista anche della buona pubblicita’). Tutti ci confrontiamo con delle finte “pose” sull’amore, la bellezza, la giovinezza e ovviamente la maternità, anziche’ costruirci questi ideali da soli, con tutta la fatica che questo comporta. La perfezione non esiste; e soprattutto quando diventiamo mamme dovremmo poter convivere serenamente con la nostra unicità, i nostri dubbi e anche le nostre paure, che sono normalissime se non diventano solitarie ed ossessive. 
Come persone e come mamme, resistere a queste pressioni della “perfezione” significa coltivare costantemente la nostra autostima. 
Ma non significa certo rassegnarci ai nostri difetti o nasconderci dietro ad essi. Una volta che li si e’ accettati, solo e proprio allora, si puo’ cominciare a fare qualcosa per migliorarci. Farlo per i nostri figli, perche’ ricevano da noi una sufficiente dose di buoni esempi e messaggi positivi (insieme a qualche inevitabile umanissimo errore, su cui a loro volta rifletteranno…), insomma sforzarci di migliorare per il loro bene e’ una motivazione davvero potente. 
Prendiamo per esempio la mia mancanza di flessibilità. Nel lavoro sono una pianificatrice testarda. Mi piace talmente tanto far accadere le cose che ho pensato, immaginato, quantificato, farle accadere proprio come voglio io, preferibilmente quando voglio io, che mi occorre un grande sforzo per cambiare rotta. Come quasi tutti gli aspetti del nostro carattere, ci sono dei lati positivi (in questo caso, la determinazione, l’orientamento all’azione e al risultato, etc etc) ma anche dei lati negativi. Ed io ho sempre pensato piu’ ai vantaggi della mia testardaggine che agli svantaggi. Se si presentava un problema tendevo a rimuoverlo (nel senso di toglierlo di mezzo, con un senso di fastidio, senza soffermarmi troppo a pensarci) piuttosto che fare uno sforzo per rivedere il mio punto di vista, magari capire quello degli altri, e scoprire così nuove opportunità.
Che questo sia un vero limite, e talvolta proprio un grosso problema, me l’hanno fatto capire i miei bambini. Che cosa sia la flessibilita’, ora posso dire che mi e’ finalmente entrato in testa. Pianifichi un viaggio, loro si ammalano. Pianifichi una serata estiva al ristorante, e lui non si addormenta puntuale nel passeggino come tutte le altre sere, ma continua a piangere durante tutta la cena. Prepari tutto l’occorrente per una giornata al mare, ma lui fa cadere la frittata nella sabbia, e a merenda rifiuta lo yogurth che resta a marcire nella borsa. E magari hai dimenticato a casa l’unica cosa che sta reclamando a gran voce, che ne so, il succo di mirtillo. Non si tratta solo di avere soluzioni di riserva pronte all’uso. Si tratta di NON PRENDERSELA quando succede, ed io ho ancora molta strada da fare in questo. Un altro mio difetto e’ l’impazienza…non so aspettare. E poi capita che rimugino troppo a lungo su alcuni pensieri negativi. E poi…potrei continuare. Ma devo dire che scrivere per VereMamme mi sta facendo fare degli esercizi molto utili: per esempio…
 
Piccoli esercizi sulle nostre “aree di debolezza”

  • scrivere una lista dei nostri difetti. Una paginetta di quaderno e’ sufficiente…  :-)
  • parlarne con i nostri cari: spesso siamo ipercritiche, oppure non vediamo le stesse cose che vedono loro.
  • darci delle priorità: per esempio segnare con un cerchietto quei difetti che proprio non vorremmo rivedere un domani nei nostri figli…
  • cominciare a lavorare sui quei difetti nelle situazioni “tipiche” in cui si manifestano…
  • e soprattutto, ricordarsi che questo è l’inizio di un allenamento e che non si cambia dalla sera alla mattina.

 

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2 Risposte per “Prendere coscienza dei nostri limiti”

  1. giuliana scrive:

    e se a soli 5 anni tuo figlio presenta già i sintomi di quei difetti che proprio non avresto voluto trasmettergli? io mi sto macerando in questo, che vivo come un problema proprio grande, ovviamente con un senso di colpa di quelli che solo le mamme si fanno fare (no, non è vero, io ero piuttosto brava anche prima…). kick in the marons

  2. piattinicinesi scrive:

    ah Giuliana come ti capisco! personalmente cerco di prenderla in positivo, lavorando proprio su quei difetti che ho trasmesso e che ho tuttora personalmente.
    ma cosa fa di così grave il piccolo?


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