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L'intelligenza emotiva spiegata ai bambini

Pubblicato il 08 febbraio 2009 da Flavia

Rimandare la gratificazione in vista di obiettivi a lungo termine. Questa, secondo  le ricerche sull’intelligenza emotiva, è una delle forme di controllo delle proprie emozioni, tipica delle persone mature. Si vede dall’esperimento delle caramelle. Metti una caramella davanti a un bambino, un bambino molto piccolo. Però gli spieghi che se aspetterà che tu ritorni, tra 10 minuti ,  potrà avere tre caramelle, anzichè una sola. Poi esci dalla stanza e vedi cosa fa. Di solito si getta sulla caramella, con buona pace degli obiettivi di lungo periodo. Ma verso i quattro anni, qualche bambino comincia a resistere, facendo di tutto: tappandosi le orecchie, coprendosi gli occhi, cercando di dormire, sdraiandosi sotto al tavolo, tirandosi dei pugni in testa. E questo è “predittivo” dei buoni risultati che quel bambino avrà nella vita.

Vorrei conoscere il sadico che ha inventato questo esperimento crudele.

Deve essere stato un direttore del personale.

Perchè per vivere bene, bisogna avere degli obiettivi e saper impegnarsi per raggiungerli, anche rinunciando a delle gratifiche immediate. Cosa di per sè buona e giusta, ma da quando ai primi colloqui cominciano a chiederti (sei una neolaureata, un lavoro qualsiasi va bene, basta che mi prendete): “Come ti vedi tra cinque anni?”  “….?”  “E tra dieci?”, la cosa si fa irritante. Io non l’ho mai sopportata, quella domanda. Un mio caro amico (che poi ho sposato) rispose: “Calvo”. E nonostante avesse perfettamente ragione, non fu neanche assunto.

Caro direttore del personale, non sono un bambino di quattro anni a cui chiedi se da grande vuole fare il pompiere o il cubista. So che voglio vivere serenamente, in pace con la mia coscienza, facendo le cose che mi piacciono, consapevolmente e responsabilmente per quello che dipenderà da me.  Su questi avverbi mi posso impegnare. Per quello che invece non dipenderà da me, se mi assumi e mi paghi un biglietto per Delfi, vado un attimo e torno con un responso. Ti piace la mia risposta? No? E chissenefrega.

Dimenticavo: tra cinque anni sarò stata promossa, avrò un mio team da assumere, e quando farò IO i colloqui di selezione mi preparerò delle domande più rispettose dell’intelligenza del candidato.

Solo che, piccolo particolare, quando dopo cinque anni che lavori come un ciuccio (nel senso di animale da soma, e non di oggetto pacificante per bambini…o forse pure, considerato il grado di maturità di alcuni?), quando magari hai anche rifiutato delle altre offerte, chiedi a quello stesso direttore del personale per quando è prevista la tua promozione, la risposta è di solito: “Ma l’AZIENDA NON può darti un impegno preciso sui tempi, questo è impossibile! Non essere immaturo, continua così e vedrai che andrà tutto bene. E poi, lo sai, qui si aprono continuamente nuove opportunità”.

Tanto valeva mangiartela, quella  xxo di caramella a quattro anni, o no?

 

 Di intelligenza emotiva e di mamme cominceremo a chiacchierare qui >>

Vedi le altre sezioni del coaching VereMamme >>

 


17 Risposte per “L'intelligenza emotiva spiegata ai bambini”

  1. Mariangela scrive:

    Anch’io non ho mai potuto soffrire quella domanda!!! E sai cosa rispondevo "felice e soddisfatta della mia vita". Chissà quanti posti mi sono giocata, così. Eppure non ho ancora imparato, a mentire durante i colloqui, anzi più passa il tempo più li uso per sondare la cultura aziendale e cercare di capire se è in linea con la mia Weltanschauung

  2. M di MS scrive:

    Tanti anni fa mio padre chiese al mio fidanzato dell’epoca dove si vedeva tra 5 anni e lui rispose "non so". Mio padre aggrottò le sopracciglia.
    Molto tempo dopo ho sposato un altro che mi dice sempre dove si vede tra 5 anni, anche se non glielo chiedo. Mah! Fermo restando che non tutto dipende da noi e la componenete "culo" ha un peso notevole, tutto sommato a me piace di più il secondo tipo:)))

  3. mammamanga scrive:

    A me questa domanda non l’hanno mai fatta, però me ne hanno fatta una peggiore (a parer mio):
    "Hai figli?"
    "si, uno"
    "e COME CREDI di poter concliare lavoro e familgia? Si sa che le donne che hanno figli PORTANO PROBLEMI…"
    Fuori da quest’isola non ho mai fatto colloqui, quindi non so come vadano le cose sulla "terraferma", però queste domande qui sono all’ordine del giorno.
    Che avvilimento…
    Sara

  4. Monica scrive:

    neanche a me hanno mai fatto quella domanda, ma tra quelle che ricordo con più… "simpatia" c’erano queste:
    - Lei cosa privilegia sul lavoro, l’amicizia o la carriera (per un posto che comunque non prevedeva chissà che carriera)
    - Mhmmhmh, Lei ha XX anni, è fidanzata? Progetta di avere dei figli? (Lì la risposta che si è beccato il tipo è stata: Forse dovrebbe prendere un uomo per questa posizione!)

    a uno dei colloqui che ho fatto qui, invece, mi hanno chiesto: Lei ha fidanzati o amici che lavorano per ditte concorrenti?

  5. flavia scrive:

    M di ms, oddio ma tuo padre faceva i colloqui ai tuoi fidanzati???
    Comunque dai vostri commenti capisco che prima o poi orepareremo una piccola guida ai colloqui per neomamme o future mamme.e poi Scherzi a parte, penso che nella vita bisogna avere una visione e una missione, e anch’io còme Mariangela non suggerisco di mentire a riguardo. Qualche volta può essere utile rispondere a una domanda con una domanda, per far capire che non sono solo loro a valutare voi ma anche il contrario…

  6. piattinicinesi scrive:

    a me non hanno mai chiesto dove mi vededo dopo cinque anni.
    in realtà era la domanda che mi sarei dovuta porre da sola, poi mi sarei dovuta dare una risposta e avrei dovuto fare di tutto per raggiungere quegli obiettivi.
    invece prendevo la parola e dicevo che ero entusiasta del posto perché era estatatmente quello che avrei voluto fare, a livello etico e personale.
    a quel punto mi prendevano, ovvio. dove la trovi una che si fa un po’ sfruttare per passione? quando poi aggiungevo quali erano i miei obiettivi personali si facevano una bella risata sotto i baffi…
    alla fine ho capito che per andare avanti dovevo andarmene. certe aziende non hanno la fantasia di vedere le potenzialità dei propri dipendenti….

    ma ai bambini bisogna insegnare ad affrontare la frustrazione, la sconfitta e ad avere pazienza e una visione più a lungo termine.
    sarà antiquato (adesso va di moda il tutto e subito) ma a me piace così

  7. Mariangela scrive:

    Piattini – che è casinista solo apparentemente! – ci fa tornare al tema del titolo…. Sono d’accordo, insegnare ad aspettare e a gestire il fatto che le cose non vadano sempre (o subito) come vuoi è un grande valore da trasmettere. Rilancio con un tema secondo me collegato, o che almeno io sento molto: insegnare che le persone sono più importanti delle cose… Come si fa? Loro sono così materialisti…

  8. Chiara 2 scrive:

    Questa cosa dell’insegnare che le persone valgono di più delle cose è molto bella, ma credo che non vada insegnata. O meglio: i bambini ce l’hanno istintivamente, basta solo rafforzare questo istinto con l’esempio.
    Il fatto è che ci sembra che siano materialisti perché sono attaccati alle loro cose, ma, se ci fermiamo un attimo a pensare che cos’è per loro un oggetto (un giocattolo, un ciuccio, un libro), viene fuori che i materialisti siamo noi. Io ovviamente parlo di mia figlia che ha 3 anni, ma per lei affettivamente non c’è molta differenza tra una bambola (che accudisce, con cui parla, con cui si diverte), una delle nostre gatte e un amichetto: non ha ancora quella scala di valori. Pensate al dolore che avete provato quando il vostro cane ha sbranato il vostro pelouche preferito. Poi pensate al dolore che avete provato quando è morto il cane. E pensate al dolore di perdere un amico, magari anche solo perché se ne va dall’altra parte del mare e non riuscirete più a vedervi. O a quando avete pianto nel rottamare la vostra prima auto, quella con cui avete vissuto mille viaggi.
    Oggi noi siamo adulti, razionalizziamo e "dividiamo", spesso rimuoviamo. I piccoli non sono ancora abituati a questo esercizio: tutto ciò che amano è sullo stesso piano.
    Almeno, questa è la mia esperienza. Poi ci vediamo tra qualche anno, quando staremo litigando per il cellulare ;-)

  9. Mariangela scrive:

    Credo anch’io che ci sia uno sfasamento di sensibilità fra come vivono i bambini e come viviamo noi, e senz’altro quando sono molto piccoli esprimono il loro affetto in maniera abbastanza indifferente fra le cose e le persone (la mia piccola bacia le piante!). Quando però vedo il quasi cinquenne restare assolutamente indifferente al pianto di sua sorella per una caduta e invece scattare pronto se ad essere in pericolo è un suo giocattolo, mi chiedo se sia normale….

  10. Flavia scrive:

    la base dell’intelligenza emotiva è l’empatia, la caapcità di immedesimarsi nei sentimenti altrui. Mariangela, il tuo esempio è utile e credo che ne riparleremo spesso (se segui il link in basso nel post trovi il primo consiglio di lettura, il libro di Goleman). Forse – e Piattini che ha scritto un bellissimo racconto per bambini credo ci potrà illuminare su questo – raccontare o leggere storie ai nostri bambini, e parlare con loro dei sentimenti dei vari personaggi, può essere un bel modo di "insegnare" loro l’empatia. Un altro modo è dare un nome ai loro sentimenti, cosa che da piccoli non sanno ancora fare da soli: quando è arrabbiato e frustrato, iniziare col dirgli che capiamo come si sente.
    Ma Il tuo cinquenne forse vuole solo fare il..macho e crede che piangere sia una roba da femmine :) ? Non preoccuparti. Ricerche recenti dimostrano che i maschietti di oggi stanno lasciando andare questo mito e stanno diventando più capaci di esprimere le loro emozioni.

  11. Mariangela scrive:

    Flavia, temo ci sia qualche problema sul link perchè se ci clicco mi dà login failed ma sono correttamente loggata…. boh!
    Di Goleman ho letto Intelligenza Emotiva tout-court, non so se è quello il link o se parli di un altro libro specifico sui bambini….
    Quanto al cinquenne e alla propensione alla lacrima…. tutto fuorchè macho, è un frignone di prima categoria!!! No, parlavo proprio dell’indifferenza, non solo nei confronti della sorella ma di un pò tutti. Ha uno strano modo di rapportarsi agli altri, molto savonarolesco, tutto basato su quanto rispettano o no le regole, e poca attenzione spontanea…

  12. Flavia scrive:

    ok grazie di averlo segnalato, ora il link dovrebbe essere a posto. sì il libro è quello, e offre molti spunti su come allenare l’intelligenza emotiva sin da piccoli.
    certo che ogni bambino ha poi una parte di temperamento tutto suo, su cui non possiamo pretendere di esercitare un controllo…possiamo solo fare del nostro meglio per continuare a dare buoni esempi…

  13. Mariangela scrive:

    Già, già… mi sono anche chiesta se dipende dal mio modello educativo un pò panzer ma non è che poi posso sentirmi in colpa per tutto no? ;-)

  14. Laura scrive:

    ciao,
    @mariangela anche il mio settenne mi stupisce per l’indifferenza, a volte ha una capacità di non accorgersi degli altri, una capacità di isolamento che fa paura; altre volte invece è sensibile e estremamente ragionevole. La piccola invece è diversa, molto piu’ attenta alle persone, al loro umore, si accorge immediatamente se c’è qualcosa che non va e prova ad intervenire a modo suo (cio’ non toglie che quando vuole sia una gran testona piantagrane). Che sia una differenza anche di genere? Bah, io cerco di far presente al grande che esistono anche gli altri, senza stressarlo troppo, anche io alla sua età preferivo leggere Topolino che giocare a Barvie con mia sorella….

  15. piattinicinesi scrive:

    mi sembra che il tema sia molto sentito e quindi meriterebbe ulteriori approfondimenti.
    da quello che vedo stando con i bambini mi sembra che i bambini siano fondamentalmente egositi perché è nella natura umana esserlo e loro sono ancora grezzi. la capacità di interessarsi agli altri va educata e affinata a poco a poco.
    rapporto con gli oggetti, rapporti tra fratelli, compassione….sono temi così vasti che meriterebbero ognuno un post a parte…ma si può fare, no?

  16. Flavia scrive:

    certo! segnato :)

  17. Mariangela scrive:

    ma voi, dite che si riuscirà mai a trovarsi a metà strada tipo un pranzo in trattoria a Bologna???
    ;-) grazie


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