La punta di cioccolato del Cornetto

Pubblicato il 04 febbraio 2009 da Flavia

Prendiamo, per esempio, il gruppo Facebook inneggiante alla “punta di cioccolato del cornetto Algida”. Mi fa impazzire.

In Unilever lo sanno che esiste? No, non dico i giovani Product Manager, magari proprio uno di loro è l’amministratore di questa cosa che si è inventato una sera per scherzo e adesso se la fa sotto dalla paura (non lo so, non ne ho idea), ma io dico l’amministratore delegato di Unilever Italia lo sa? Ha idea della potenza di questa apparente cavolata?

Al momento in cui scrivo il gruppo conta 529.100 iscritti. Cinquecentoventinovemilacento PERSONE, molto di più degli abitanti della mia città natale. E’ un numero SPAVENTOSO. Testimonia la potenza aggregante di qualcosa, qualcosa di cui una marca è portatrice, spesso addirittura a sua insaputa. Esistono anche due contro-gruppi di gente a cui la famosa punta di cioccolato fa schifo e la butta via (oddio, che orrore!) e uno di sfigati: “quelli che la punta del cornetto gli si incastra nella carta” che già offre spunti di riflessione sui possibili rilanci del cornetto. A me questa famosa punta ricorda mia madre, da cui ho preso tutta la golosità di cui sono capace, le estati da adolescente al mare, e le lotte con lei per accaparrarsela. E altre 529.000 persone avranno altri ricordi.

Ecco alcune cose che si potrebbero fare avendo questo patrimonio emotivo fra le mani (butto giù a caso):

- beach party con inviti personali agli iscritti al gruppo

- invito a registrarsi in una community ristretta dove si lavora allo sviluppo delle prossime varianti di cornetto, oppure si vedono e si commentano in anteprima le prossime pubblicità

- invito personalizzato ad altri eventi speciali on line. Che so, una sessione di domande e risposte col responsabile ricerca sviluppo e assaggi del cornetto, che si collega in diretta da Londra o Parigi

- quick surveys: vi piace questo packaging? No? Cos’ha che non va? Allora quest’altro? Ti piace questo claim “da oggi la punta non si spezza più?” oppure preferite “la punta più cioccolatosa di sempre?”

- invito al contro gruppo per rispondere al test “che cosa esattamente ti fa schifo?”

- altre ricerche di mercato (le agenzie di ricerca si fanno pagare per trovare 300 persone disposte a rispondere a un test, qui c’è un bacino potenziale di cinquecentoventinovemila…)

- widget per i blog o per le pagine face book: “sono un fan della punta di cioccolato”

- per non parlare delle applicazioni FB, dalla grafica personalizzata per la propria pagina ai test “che parte del cornetto sei”, agli album di foto, e tremila altre cose che se il Team cornetto algida si sedesse per una giornata di brainstorming, non dico tanto, verrebbero sicuramente fuori.

- Promozioni: mandaci la foto più simpatica della tua punta di cioccolato e diventi il testimonial del mese. Se l’invito lo mandi a chi si è iscritto al gruppo, stai parlando a persone che ti accoglieranno con benevolenza e ne saranno persino lusingate, non stai sprecando miliardi in TV ad urlare a un pubblico di sordi.

- Ah, e ovviamente, l’invito al blog del cornetto, dove i contenuti potrebbero essere quanto di più trendy e gli editors i giovani del marketing e delle vendite che raccontano le loro avventure e disavventure.

Un prodotto, grazie ai social media, non farà più pubblicità: farà amicizia con i suoi fan, se saprà proporsi in modo umano, simpatico e non supponente. Li metterà al corrente delle iniziative in anteprima, insomma si comporterà come ben sa fare chi gestisce un fan club. E i fan, sono loro che faranno pubblicità. Le persone non credono più nella pubblicità istituzionale ormai, ma credono ad altre persone. Potrebbe farlo anche uno spray sgrassatore, un dado da brodo? Sì, sì, se in modo intelligente e carino, sono convinta di sì. Nel giro di poco tempo cominceremo a vedere iniziative del genere che si moltiplicano. Le più divertenti faranno notizia. Poi diventeranno normali, e i marketers che non sanno che pesci prendere correranno a fare trainings per mettersi al passo coi tempi. Siamo entrati in pieno nell’epoca del WOM (word of mouth, anzi, word of MOUSE), mentre la comunicazione di massa se la passa sempre peggio.

Intanto, un albergatore furbissimo di Perugia ha pubblicato questo annuncio nella bacheca del gruppo:

Ciao a tutti i chocoholics! Se volete venire a pernottare presso il nostro Hotel a tema cioccolato…..Siete i benvenuti! Affrettatevi! I primi 5 vincono una camera matrimoniale a soli 0,99 centesimi! E se non rientrate tra i primi 5….Non preoccupatevi! 30 camere sono disponibili per la notte del 13 febbraio, suddivise su tre piani: latte, gianduia e fondente! Affrettatevi!
Fate amicizia con noi!

Immagino che abbia cercato tutti i gruppi di amanti della cioccolata e abbia scritto in bacheca. Pubblicità gratis, copertura nazionale, target specifico di chocoholics. Fate amicizia con noi.

Mentre i dottori si scervellano sulle metrics del social media e le società di consulenza calcolano i ROI (return on investment), questo qui sì che ha capito come si fa. Basta che gli risponda lo 0,5% della gente che ha contattato, e altro che occupare le sue trenta camere. A me sta già simpatico.

nota: finito di scrivere, sono tornata di là un attimo – e sono diventati 529.710. devo sbrigarmi a pubblicare questo post o sarò già terribilmente “outdated”…

8 Risposte per “La punta di cioccolato del Cornetto”

  1. Isa scrive:

    Affascinente! da’ molto da pensare e meditare… davvero.

  2. Flavia scrive:

    spero pensieri positivi… si aprono frontiere di creatività incredibili per comunicare con le persone. come in tutto, ci sarà chi lo saprà fare bene e chi lo farà male – ma in quel caso la folla potrà fargli "buuuuu" :)

  3. Isa scrive:

    assai positivi! ;)

  4. M di MS scrive:

    Grande!
    Io se fossi Unilever ti chiamerei subito…

  5. Chiara scrive:

    Più che a un’applicazione "commerciale" di questa tua riflessione, penso a un’applicazione socio-politica. I partiti si lamentano spesso della mancata partecipazione dei giovani alla politica. Ma ecco un punto da cui partire per non far più sentire la politica come una cosa "aliena": non basta che il politico "ggiovane" di turno si apra una pagina su FB, bisogna tirare fuori tutte queste implicazioni e sfruttarle al massimo.

  6. piattinicinesi scrive:

    @chiara alcuni politici lo hanno capito meglio di altri, in Italia Di Pietro (con Grillo che gli ha fatto da apripista) e poi abbiamo l’esempio di Obama
    in qualche maniera la rete sta facendo cambiare i comportamenti culturali ed etici delle persone, specialmente se riesce a connettersi con altri media.
    io trovo che sia interessante anche come sia possibile trovare lavoro o proporsi attarverso i social network
    ehi, Flavia, mi hai dato qualche idea!

  7. stefy scrive:

    certo che sei un vulcano!!!… anche io penso che il modo di relazionarsi stia cambiando così velocemente che probabilmente tra qualche ‘giorno’ anche utilizzare commercialmente facebook non sarà più all’avanguardia! Per adesso però è proprio un bacino vergine!! Va considerato inoltre che l’età media degli iscritti a FB sia piuttosto bassa e che molte aziende (es.telecomunicazioni) stanno cercando di conquistare segmenti di mercato proprio tra gli adolescenti e giovani…. quindi lo strumento ha un potenziale molto alto!! Andebbero adottate solo alcune cautele per dare credibilità a quello che per molti è un "gioco". A presto

  8. Flavia scrive:

    @M di MS: grazie per la fiducia :)
    @Piattins: non c’è niente di più bello che far venire delle idee a qualcuno, dico sul serio (si chiama "motivazione" no??)
    @Stefy è interessante quello che dici sulla credibilità, ma infatti la componente ludica è proprio il grande cambiamento che si sta verificando e secondo me va nella direzione di una maggiore credibilità. Da comunicatori istituzionali paludati, dal linguaggio tipo conferenza stampa, a gente come noi che scherza con noi. credo che la potenza sia proprio quella…


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