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La leadership è…mamma

Pubblicato il 21 febbraio 2009 da Flavia

Cosa?! La… leadership?

Come sempre, trattandosi di un argomento su cui esiste una letteratura sterminata, posso solo darne un’interpretazione personale, senza alcuna pretesa di scrivere un saggio scientifico.

Leadership è una parola che mi ha sempre intimorito, forse perché mi ci sono confrontata abbastanza tardi e ci ho messo parecchio a riempirla dei miei significati. Sin dai primissimi giorni del mio primo lavoro mi si è palesata in tutta la sua potenza un’aspettativa nuova che il mondo esterno faceva pesare, all’improvviso, sulle mie spalle: dimostra la tua leadership.

Solo che l’ambientino era talmente “fanatico” che se a mensa, arrivati alla frutta, mi lasciavo scappare qualcosa del tipo “beh, andiamo al bar per il caffè?” e gli altri anziché alzarsi continuavano imperterriti a chiacchierare, potevo essere certa che qualcuno mi avrebbe presa in giro: “A Fla’, e che leadership!”. D’accordo, innocente giovanile bullismo, ma io passavo il tempo a interrogarmi, mettendo a dura prova la mia sensibilità eccessiva e tutto il suo bagaglio (un portabagagli pieno) di insicurezze.

Fatto è, che ho trascorso parecchi anni a chiedermi “ho abbastanza leadership? Sarò/Sono un bravo capo? So guidare un team? So essere un punto di riferimento per le persone? E un pochino mi vogliono bene? ”. La risposta tuttora è BOH, bisognerebbe chiederlo agli altri. Magari lo sono stata di più in certi momenti, di meno in altri. Ci sono riuscita meglio con alcune persone, per questioni di affinità, e peggio con altre; anche se, si sa, devi saper lavorare con chi ti capita. La risposta è che forse uno fa bene a non smettere mai di chiederselo. E una certa tranquillità si raggiunge solo quando si è consapevoli di fare sempre del proprio meglio per avvicinarsi all’idea di leader/persona che si vorrebbe essere. Per cui la prima mossa è decidere come si vuole essere, e poi motivarsi ad esserlo.

E così ben prima di diventare mamma, era sempre talmente importante per me capire quali doti avrei dovuto sviluppare per essere una buona leader, che quando intervistavo dei candidati chiedevo loro invariabilmente: “chi è un buon leader per te? Quali caratteristiche ha?” “E invece che cosa davvero non sopporti in un capo?” “Mi racconti di un’occasione in cui hai dimostrato della leadership?”, per poi farmi un esame di coscienza e chiedermi se sarei stata all’altezza di quelle definizioni. Una specie di sondaggio, applicato alle mie strutture mentali, da cui ho poi distillato la mia personale interpretazione di leadership ideale.

Autorevolezza e non autoritarietà, quante volte l’avremo sentito, anche per quanto riguarda i nostri figli? Vorrei riempire questa dichiarazione di principio, che rischia di diventare uno sdolcinato luogo comune, di maggiore significato, dopo anni di queste verifiche personali.

Un leader autorevole è, come minimo:

  • Competente (per cui sa quello di cui parla e sa sbrogliarti una matassa quando hai bisogno di un consiglio), anche senza pretendere di essere onnisciente
  • capace di delegare (per cui si circonda di un team di persone a loro volta competenti, anzi meglio ancora se più competenti di lui/lei in alcune aree specifiche)
  • capace di ascoltare…
  • …e poi capace di prendere delle decisioni e di assumersene la responsabilità
  • capace di comunicare in modo chiaro una visione di cosa si vuole raggiungere e come
  • capace di darsi e di dare agli altri obiettivi sfidanti ma non demoralizzanti
  • capace di motivare: per esempio, se c’è un problema cerca la soluzione e il modo di evitarlo in futuro, non cerca un capro espiatorio su cui sfogare la sua rabbia
  • capace di cambiare stile (da “push” a “pull” e viceversa) a seconda delle persone con cui ha a che fare
  • coerente, perchè non c’è scollamento tra quello che dice e quello che fa

Insomma una delle aree dell’intelligenza emotiva più affascinanti per me, che è stata poi alla base di tutte le mie riflessioni semi-e-serie su management e maternità, è questa leadership. Non è una definizione ortodossa, nel senso che sarebbe più corretto dire che l’intelligenza emotiva è una capacità “al servizio” della leadership, insieme a molte altre, ma per me è così imprescindibile che l’unica mia definizione di buon leader è quello intelligente nelle relazioni umane. (Per cui se avessi mai un’azienda mia, l’affermazione “certo che è uno stronzo, ma è bravissimo” non troverebbe cittadinanza.)

Ora, tu, tutte queste belle cose sopraelencate le sai, dopo qualche tempo le sai bene. Ma non sempre riesci a farle. Poi un giorno arriva un momento di puro terrore: un certo numero di persone deve riempire un questionario su di te. E come risultato ti mostrano delle medie anonime su vari fattori di valutazione più o meno attinenti a tutte quelle belle cose. E allora capisci, per esempio, che quelle che a te sembravano imperdonabili debolezze sono invece apprezzate, e quelle doti di determinazione e severità che magari vorresti maggiormente rafforzare, vengono già viste come..abbondanti, anzi… eccessive. Perché tra come noi ci sentiamo dentro e come ci percepiscono all’esterno esistono degli strati multipli di distorsioni, e molteplici fattori di disturbo (tempi, luoghi, contesti, persone, caratteri…) ma questo è un altro capitolo e ha a che vedere con l’adattabilità e la comunicazione. Di certo è indispensabile chiedere feedback agli altri, sapendo che quello positivo fa bene e lusinga, ma che è molto più utile quello negativo. D’accordo, il feedback… ma d’altro canto, non possiamo far dipendere il nostro rapporto con noi stessi dalle mutevoli opinioni altrui, dobbiamo pur sempre mantenere il contatto con un centro forte di noi e lavorare con quello. Insomma, che compito maledettamente difficile!

Qualunque mamma ha in sé, in potenza, la figura di una leader carismatica: occorre solo prenderne consapevolezza ed impegnarsi per tirarla fuori, applicando un personale approccio femminile alla responsabilità e alla guida di un piccolo branco. Le caratteristiche della leadership femminile sono ben riassunte in uno studio di Mc Kinsey che potete scaricare qui.

Come piccolo esercizio potremmo fare una riflessione, come qualcuna di voi proponeva qualche post fa: chi è stato un/una buona leader per voi? Un mentore, una guida?

Poi, potreste “somministrare” (si dice così, come uno sciroppo)  un piccolo questionario-gioco ai vostri figli. Se riuscite a superare lo shock delle loro risposte su di voi, scoprirete cose sorprendenti.

Prometto che quando i Pezzetti saranno di circa 9 e 6 anni, giusto il tempo di capire bene le domande, ci proverò anch’io. E poi non farò la media…

 

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7 Risposte per “La leadership è…mamma”

  1. Chiara 2 scrive:

    Non so se sono una buona leader (quando ho avuto delle persone da coordinare e guidare, ho sempre cercato di dare il massimo, ma è durata troppo poco perché potessi capire come andavo). Ma sono una brava organizzatrice: dare direttive e farle applicare mi viene benissimo.
    Purtroppo, sul lavoro, sono ancora nel gradino più basso della scala, quindi al massimo posso indicare al collega come possiamo dividerci il lavoro. A casa, questo mi ha dato la possibilità di non diventare una wondermama opprimente: ho sempre delegato senza ansie, fidandomi delle persone anche se non si comportavano esattamente come me, per potermi concentrare su ciò che ritenevo più importante.
    Spesso penso a come venivano educate le donne ricche del passato, quelle che avrebbero dovuto gestire una grande casa: era l’educazione di un manager, né più né meno, altro che l’immagine angelicata della donna accanto al focolare!

  2. Laura scrive:

    anche a me ha sempre intimorito, pero’ a un certo punto ho cominciato a sentirmi chiamare "capo" con affetto; e quando hanno fatto sparire il mio gruppo di lavoro ho capito che avevamo costruito un bel team. E’ stata, sul lavoro, una faticosa ma gratificante esperienza. Ma avete ragione, per fare la mamma occorrono grandi doti di leadership! La domanda è: come la mettiamo con l’altra metà del cielo?

  3. Isa scrive:

    interessantissimo il tuo articolo! anche a me fa un po’ paura la parola, e mi sono sempre chiesta se sarei capace di essere un "buon" capo, di dirigere una squadra… ?!? la mia professione non mi ha mai veramente messa in una situazione tale, ma mi è spesso capitato di fare da leader quasi istintivamente quando avevo delle idee che volevo vedere realizzate a modo mio! lol … il mio dubbio più grande viene dalla consapevolezza che ho di un mio grande difetto: sono troppo diretta e faccio fatica a tacere quando qlcosa non mi va giù! … Tu che mi conosci bene, forse mi potresti dire cosa ne pensi !? (in privato, eh! LOOOOL)

  4. piattinicinesi scrive:

    capi bravi ne ho avuti, e anche di terribili, un giorno dovrei parlarne
    anche dalla mia esperienza come capo ho imparato molto, e anche di questo dovrei parlarne
    per quanto riguarda i figli, ho la "fortuna" di averne due che no si tengono in bocca un cecio (esperessione romana), se c’è da fare una critica te la fanno, te la motivano e ti danno anche i dettagli.
    e per me questo è fondamentale

  5. Flavia scrive:

    Chiara: delegare e fidarsi è fondamentale! interessante lo scorcio storico…non ci avevo mai pensato. piuttosto avevo pensato che le nostre nonne contadine passavano delle dure giornate fuori casa…
    Laura: quella familiare è una leadership condivisa che non dovrebbe subire logiche di potere come in azienda(dove c’è un numero uno e un numero due…) ma basarsi sul talento di ciascuno..vedremo di riparlarne magari coinvolgendo anche l’altra metà del cielo!
    Isa: beh, siamo molto simili. anche per me lo stimolo più potente è quello di "realizzare delle idee, e a modo mio!" :) e anch’io vado un po’ troppo diretta al punto. ma su questo l’età porta consiglio (eh eh)

  6. Flavia scrive:

    PIattini, raccontaci tutto… un’altra bella skill è come gestire le critiche (sia darle, che riceverle..): infatti come tutte le skills, si trasforma facilmente in un kick!

  7. credo di essere più competente come formatrice che come capo, anche se tra una faccenda è l’altra mi ci sono trovata e ritrovata a fare il capo.
    non so bene come, ogni tanto finisco per per fare quella "roba" lì…. :-)
    mi trovo più a mio agio nel concetto di coordinamento e corresponsabilità che non di leadership.
    mi interessa più fare crescere le persone che guidarle, convinta come sono che … a ben vedere … sono perfettamente competenti anche loro.
    il che vuole dire la stessa aspettativa anche in famiglia … beatamente non corrisposta.


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