Iniziamo da un addio

Pubblicato il 12 febbraio 2009 da Ondaluna

Addio a tutto quello che non ritornerà. Forse comincerei da qui, dalla repentinità con cui mi sono ritrovata in questa esperienza.
Una parte delle lacrime che ho pianto sono per ciò che ero e che ho dovuto abbandonare da un giorno all’altro, e per il tempo per desiderare un figlio che non sono riuscita a prendermi. Il tempo del progetto, il tempo della scelta. Se questo tempo lo avessi avuto, non so se mai mi sarei data la possibilità. I motivi sono tanti, e per raccontarli tutti ci vorrebbe un’intera vita, -appunto- la mia. Ma c’è un pensare positivo che mi fa dire “chissà”, e crede che forse anche il desiderio di avere un figlio, paradossalmente, un giorno sarebbe venuto fuori. Invece adesso per me funziona al contrario, e il desiderio di un figlio deve crescere, se ci riesco, insieme alla pancia. A fatto già avvenuto, non come scelta ma come accettazione.
Lotto ancora contro la voce della gente che dice che se sono rimasta incinta in fondo lo volevo: una discreta età, un discreto numero di anni di matrimonio, sembra che ad un certo punto SI DEVE fare un figlio. Non era questo che mi dicevano? Il mio NO si leverà eternamente forte e deciso contro questa convinzione, e si rifiuterà per sempre di farsi cucire addosso qualcosa di non mio.
All’inizio mi sentivo, e mi facevano sentire, strana, inadeguata al mondo di mamme che pur nelle loro paure riescono a dire “che meraviglia il miracolo della vita”. Io no. Io piangevo ininterrottamente notte e giorno e non riuscivo a darmi pace, nonostante un marito adorabile che desidera questa gravidanza con tutte le sue forze (se non fosse stato per la sua capacità di accogliere il mio dolore e il mio “delirio”, non avrei mai potuto esprimerlo ed elaborarlo) e pronto a sostenermi con la sua positività.
E non c’è soltanto questo. La malattia di un genitore, i suoi bisogni, a volte assorbono tutta la capacità di prendersi cura, che per me non potevano -ancora- essere rivolte verso la generazione futura perché troppo impegnate verso quella passata. Ecco che la prima reazione è stata di panico, perché ho fatto molta fatica a “ripensare” un modo nuovo di vivere la mia quotidianità che facesse posto ad un figlio senza togliere spazio a ciò che già mi assorbiva completamente. Mi sono ritrovata a pensarmi sola, senza un sostegno familiare. E il lavoro: precario, in continua costruzione nonostante i tanti investimenti di impegno e di soldi, con i clienti che non ti aspettano ed i datori di lavoro che non ti assumono. Tanta fatica a stare in un giro in cui lavori tanto gratis e poco con retribuzione, e appena ti fermi per fare un figlio… chissà.
Il mio inizio è stato un pò “travagliato”, questa gravidanza non la cercavo e mi ha investito in pieno come un tir: non l’ho scelta, ma ho scelto di portarla avanti.
La porto avanti con il coraggio di dire quello che sento: la mia gravidanza urla verità, sincerità, chiarezza. Quando dico che non è tutto rosa molte donne (e qualche uomo) si spaventano. Perché se dici la verità, compresa quella più sgradevole come “ho paura” e “questo figlio non lo volevo”, allora diventi una madre imperfetta, di quelle che forse l’istinto materno non ce l’ha.
Io sono convinta di avercelo, ma forse diverso da tutte le altre. E comunque, sto ancora cercando di scoprire che forma ha, il mio. Sono convinta che essere me stessa sia pulizia, sia chiarezza, sia il modo più sano di accogliere la mia creatura (che non ha colpe, questo mi è stato chiaro sin dall’inizio), e di dargli la possibilità di esprimersi dentro una mamma che a volte prova gioia, a volte prova dolore, ma non per questo non sarà una buona madre.
Non sarà facile, ma sento che posso farcela, e in qualche modo ce la farò. Sono in cammino. Dove sto andando non lo so, la strada è ancora lunga, ma è una sfida con me stessa e con la mia capacità di trovare qualcosa di creativo nel dolore che sto attraversando.

6 Risposte per “Iniziamo da un addio”

  1. Laura scrive:

    Condivido l’emozione di Flavia, e l’affetto spontaneo per te Ondaluna, (che bel nome hai scelto per raccontarti). Non smetto di stupirmi per quante cose mi accomunano alle donne che ho trovato qui. La paura davanti a quelle due linee sul test, il silenzio di mesi passati in eremitaggio e inattività pressocché assoluti (perché la mia non é stata, la seconda come la prima volta, una pancia troppo accogliente: non so perché ma sembrava sempre volersi liberare con grande anticipo di quegli esserini che stava nutrendo). Tu sai che tutto andrà bene e che sarai la madre che desideri essere; hai accanto un uomo che diventerà padre, e in due affronterete tutto. Grazie per il tuo coraggio e per la verità, siamo contente che la penna e la tastiera abbiano cominciato a scrivere, anche per noi.

  2. Renata scrive:

    Ho letto il tuo commento al mio post, ma non ti conoscevo.
    La paura di come gestirsi con un figlio, come riorganizzare la propria vita senza aiuti esterni fidati e possibilmente gratuiti è un fase che passiamo in tante. E’ una paura che ti destabilizza e quando avrai davanti tuo figlio diventerà ancora più forte. Tutto verrà da sè giorno per giorno, imprevisto dopo imprevisto. Non puoi fare piani, puoi fare programmi ed essere pronta a rivederli sempre. Sai quanto ho cercato il mio primo figlio ma non sai che le tue paure le ho concentrate tutte dopo che Marco ha compiuto tre mesi perchè ho iniziato a tormentarmi per cercare di conciliare la me stessa mamma con la me stessa che voleva la sua vita di prima e non era possibile. Ho smesso quando è arrivato il mio secondo figlio. Perchè la mia testa era già troppo occupata a risolvere il contingente che di preoccuparsi del cosa farò non ha più avuto tempo e in questa incoscenza generale oggi sto cercando il terzo figlio. Tutto questo per dirti coraggio, non ti tormentare. E’ un cambiamento radicale è normale che ti destabilizzi, ma un equilibrio lo si trova, non ti scoraggiare.
    Non l’hai cercato questo figlio, non lo volevi, e quando ti farà arrabbiare ti dirai "ma chi me la fatto fare, potevo interrompere la gravidanza, potevo rifiutarmi di arrivare in fondo" per accorgenti un attimo dopo che non ne potrai più fare a meno. Ne sono certa.

    PS: se mai scoprissi di essere in attesa non ti stupire se vedrai un altro diario in gravidanza perchè ci sto pensando da un po’.

  3. Renata scrive:

    "l’ha" mamma mia!

  4. Chiara 2 scrive:

    Sorrido, perché anch’io avevo tanta paura della mia prima figlia, credevo che la mia vita sarebbe stata dolorosamente sovvertita e che avrei avuto tra le mani un esserino incazzoso e ingestibile (devo dire che i racconti di mia madre non aiutavano).
    E non parliamo poi della paura del secondo: ma chi me l’ha fatto fare, e se fosse malato, e se fosse un rompiballe paura, e se la prima fosse gelosa…
    Invece la mia vita non è diventata un deserto, anzi, è ancora più ricca e divertente di prima, il rapporto con mio marito è cambiato ma è sempre bellissimo ed io lo amo e lo stimo anche per aspetti che senza i figli non avrei visto.
    So anche che sentirsi dire queste cose PRIMA non è poi così rassicurante, perché pensi: e se a me non andasse così? Beh, io mi sono fatta l’idea che, salute a parte, la nostra serenità ce la costruiamo noi. Anche attraverso l’ammissione di ansie e paure.

  5. Marilde scrive:

    Non ho nulla da commentare a ciò che hai già detto così bene tu. Volevo solo salutarti. Un abbraccio.

  6. Wonderland scrive:

    Brava Onda, mi fa piacere averti "iniziata" alla condivisione online… :D


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